sabato 5 settembre 2026

GIOVANNI CAPECCHI EXTRA EXTRA EXTRA LARGE, TRA ALESSIO DOLFI, CERTI CONSIGLI E CERTE FESTE, IL PCUS, UN ORTOLANO E...MATTEO RENZI.

Ha destato un certo stupore e anche un po' di comprensibile amarezza, l'ordine del giorno del prossimo consiglio comunale di Pistoia, previsto per lunedì 7 settembre alle ore 14 a Palazzo di Giano.

Di solito, infatti, si dice sempre: "ne parliamo a settembre", "decidiamo a settembre", "incontriamoci a settembre", "settembre sarà decisivo", e le agende, normalmente, si riempiono a velocità doppia, tripla rispetto al normale.

Non dimentichiamo poi che sul mese di settembre sono state scritte canzoni bellissime, come quell'"Impressioni di settembre", portata al successo dalla Premiata Forneria Marconi (Pfm) e poi rilanciata, tra i più giovani (relativamente ormai) dai Marlene Kunz.

E' vero, però, che siamo in tempi di cambiamento climatico, assistiamo ad un'estate prolungata, e che la Giunta guidata da Capecchi (Giovanni) conta i suoi primi cento giorni, unica al mondo, derubricando i sabati e le domeniche e il ferragosto.

A questo punto, però, la convocazione quasi farsesca del consiglio comunale di Pistoia prevista per lunedì si poteva davvero evitare/rimandare.

Quei malevoli dell'opposizione (a proposito: Pistoia Rossa-Potere al Popolo dove sei finita? Batti un colpo! Ripigliati!) pensate un po', hanno fatto due più due (risultato: quattro...) e hanno realizzato che lunedì 7 settembre, a Santomato, alla festa comunale del Pd di Pistoia, scenderà in campo, all'ora dell'happy hour, niente popò di meno che il figliol prodigo, il senatore "saudita" di Rignano (e della "rinascimentale" Riad...) Matteo Renzi.

Anche per l'effetto curiosità-amarcord si confida in un bel pienone a Santomato. 

Soprattutto dopo che venerdì 4 settembre la Giunta Capecchi, quasi al completo (mancavano le assessore più "leggere" e il sempre bilanciato, quasi chetogenico, curiale, oserei dire vaticano Mattia Nesti) si è confrontata, imbeccata, blandita, coccolata dal maestro di cerimonia Alberto Vivarelli, con non pochi vuoti nella, già non amplissima, area conferenze del circolo Arci.

Il tutto sulla via ("inceneritoria"...) di Montale (a proposito un plauso vero e riconoscente ai volontari e alle volontarie della festa).

Non va poi dimenticato che l'attuale Presidente del Consiglio Comunale, il "riformista-villabaggese", anche lui figliol prodigo nel Pd, Paolo Tosi, fu,nel 2017 di tomasiana memoria, il recordman di preferenze della lista renzian-local-sovranista "Prima Pistoia", compagine che sosteneva a spada tratta come candidato sindaco il renzianissimo, avvocatissimo, quasi venerabile Roberto Bartoli.

Uno che, ricordiamolo insieme, lanciò la sua candidatura in funzione antibertinelliana e anti Pd, utilizzando sobriamente il buon Bruce Springsteen in "Born to run"...

Quegli iper malevoli dell'opposizione di destra hanno adombrato che il Tosi (e non da solo) si sia fatto prendere dai richiami della nostalgia e della gioventù e che, quindi, abbia appositamente cucinato un odg più fiacco che più fiacco non si può.

Un ordine del giorno, diremmo, alla faccia dei Righeira, davvero pienamente ferragostano: nessuna delibera, solo generiche e scarne comunicazioni all'inizio e alcune interpellanze.

Insomma un odg adatto per arrivare in tempo e in prima fila da Matteo (Renzi...) a Santomato, con striscioni, mazzi di fiori, majorette e selfie d'ordinanza.

Una potenziale comitiva magari arricchita dalla neo-renzianissima assessora capecchiana Olimpia Banci, ex sostenitrice di Alessandro Tomasi, il fascistissimo dagli occhi celesti (copyright della presentatrice Lavinia Ferrari, al comizio finale pre-primarie di Giovanni Capecchi in Piazza Spirito Santo il 9 aprile 2026...)

Si sa, specialmente quando cambiano le maggioranze e i contesti, succede anche che mutino le proprie  idee politiche e il proprio schieramento (cambiare opinione a volte è segno di intelligenza, a volte di mero opportunismo...).

Soprattutto, però, non si può non notare come certi ambienti/persone, magari aiutati da qualche parentela illustre, passino improvvisamente da reietti o almeno distantissimi, a sinergici, utili, utilizzabili anche a scapito di figure degnissime, esperte, di indiscusso valore, ma con il difetto di non essere acritici/acritiche yes man o, soprattutto, yes woman.

Intendiamoci, all'odg del consiglio comunale di lunedì 7 ci sono anche temi assolutamente importanti, come, tra gli altri: 

- gli impianti sportivi del Legno Rosso e le loro relative modalità di riapertura;

- il comitato cittadino per i gemellaggi (che, come ha giustamente ricordato il consigliere quasi Pd Tommaso Braccesi, attende di essere attuato da oltre tredici anni, manco fosse il Ponte sullo stretto di Messina o la qualificazione dell'Italia ai mondiali di calcio...);

- la questione, davvero spinosa, dei costi esosi e forse impropri (a detta dei consiglieri perfidi, cattivoni e magari anche un po' fascisti Dario Baldassarri e Matteo Pomposi...) di tutto lo staff del sindaco.

Al di là degli screzi individuali che nessuno nega, non si tratta di una battaglia ossessiva contro una persona (sarebbe troppo facile...), ma della constatazione che certe promesse elettorali di rinnovamento non solo dei contenuti, ma soprattutto dei modi, della postura della politica e dell'esercizio del potere sono venuti immediatamente e tristemente meno, a urne ancora calde.

Mi riferisco, non nascondiamoci dietro a un dito, alla questione peculiare e dirimente del social media manager comunale tuttofare, l'eterno studente (per citare Francesco Guccini, non si pensi male...), più o meno matricola di Letteratura con tutor illustre, il serravallino Alessio "Ghianda" Dolfi.

Anche qui non si tratta solo di parentele illustri o presunte tali, ma di scelte politiche e amministrative più che discutibili, certamente inopportune, forse illegittime.

Si tratta del fatto, evidentissimo a chi lo vuole vedere e molto grave a mio, e non solo mio, parere, che lo stesso, millimetricamente identico, lavoro/impegno svolto da Alessio Dolfi per Giovanni Capecchi, prima in occasione della proposizione della candidatura, poi nella campagna elettorale per le primarie, e infine in quella relativa alle elezioni effettive, e che veniva correttamente pagato dal candidato e/o dal suo comitato, o svolto in forma gratuita e volontaria, è oggi finanziato, non pocotramite i soldi pubblici dei cittadini e delle cittadine di Pistoia.

Non si tratta, quindi, di una "questione secondaria", di un'"ossessione malvagia di pochi livorosi", di un "grave scadimento dei toni del dibattito pubblico", di una "politica a testa bassa" (copyright, Alessandro Errigo-Lista Capecchi) ma di un fatto davvero dirimente, se si sono creduti seriamente gli impegni e le promesse di Giovanni Capecchi in campagna elettorale, compresi quelli sulla compressione, non populista, dei costi della politica.

Se si vuole anche, oserei dire, essere fedeli alle Speranze suscitate in tanti e tante.

Impegni e promesse che, è opportuno ricordarlo, prevedevano anche la, ora apparentemente e silentemente derubricata, riduzione volontaria, ancora sempre possibile, del proprio stipendio da sindaco da parte di Giovanni Capecchi, una volta eletto primo cittadino.

Consiglierei ai dottissimi sacerdoti della Lista Capecchi una lettura molto utile: "Il potere dei senza potere", uno dei saggi politici più influenti del XX secolo, scritto nel 1978 dal drammaturgo, dissidente e poi presidente cecoslovacco Václav Havel.

Insieme a molte altri aspetti interessanti c'è nel libro la famosa: "metafora dell'ortolano".
Havel usa, infatti, l'esempio di un fruttivendolo che espone in vetrina il cartello "Proletari di tutti i paesi, unitevi!". 
L'ortolano non crede davvero allo slogan, ma lo espone per lealtà di facciata, per evitare problemi e vivere tranquillo.
L'ortolano, quindi, vive nella menzogna: i peggiori regimi si reggono proprio sul fatto che tutti e tutte accettano di recitare una parte, conformandosi alla menzogna generale.
Il "potere dei senza potere", per Havel, risiede nel rifiuto individuale di questa ipocrisia. 
Se il fruttivendolo decide un giorno di togliere il cartello, di dire ciò che pensa o di lavorare onestamente senza piegarsi ai rituali di partito, compie un atto rivoluzionario perchè rompe le regole del gioco. 
Il sistema si basa sulla complicità di tutti/e, basta che una sola persona inizi a "vivere nella verità" per dimostrare che il re è nudo, minando l'intera struttura del potere.
Mi si dirà, è vero che Giovanni Capecchi è sostenuto anche da Rifondazione Comunista di Pistoia (realtà, peraltro, moderatissima, quasi invisibile...), ma il saggio di Havel va ben oltre la critica al blocco comunista dell'Europa dell'Est imperante all'epoca del suo coraggioso scritto.
Ci parla anche del presente, anche del locale.
Il "potere dei senza potere" è una riflessione universale sulla responsabilità individuale, sul pericolo del conformismo di massa e su come i piccoli gesti quotidiani di integrità morale possano sfidare grandi e miseri sistemi di oppressione e/o di manipolazione sociale...

Tornando al consiglio comunale di lunedì, il problema vero, appare poi essere legato al fatto che lo strumento dell'interpellanza, per i vari temi, è molto limitante e debole in sè.

L'interpellanza, infatti, permette solo un batti e ribatti tra proponente e rispondente, senza un vero e proprio dibattito e confronto consiliare.

Sul caso Capecchi-Dolfi, all'interno della questione, più ampia e non meno delicata, Capecchi-staff, che ha anche visto, in queste ore, esponenti di primo piano e di garanzia del Pd pistoiese esplicitare pubblicamente, onestamente e trasparentemente tutte le loro perplessità, credo che, al di là delle polemiche politiche e di opportunità, dovrà, inevitabilmente, pronunciarsi la Corte dei Conti.

Mi permetto di aggiungere che, se è vero che la legislazione di riferimento da allora è mutata, visti i precedenti molto negativi della giunta guidata da Renzo Berti, non credo ci sia da stare tranquillissimi, poi chissà...

Insomma, in attesa del video-post, forzatamente di quindici secondi, cucinato dal fido Alessio Dolfi, a latere del prossimo ricco consiglio comunale di Pistoia, la linea sembra pronta per passare alla regia, pardon a... Santomato-Rignano-Renzieland...

Che si deve fare per vincere un'elezione., penso con sincera empatia al povero e atletico sindaco Giovanni "Condor" Capecchi, difeso con una certa arroganza e aggressività dalla sua Lista Civica e stretto in una politica dell'abbraccio avvolgente e, ormai, permanente, con Dolfi e Renzi, Renzi e Dolfi...

Ma soprattutto, mi chiedo io, che ci si deve inventare poi per sopravvivere e per tenere in piedi, pardon "vivo" il Pd e il creativissimo, sempre amabile e sorprendente, "campo extra-extra-extra large"... dividendosi tra Pistoia e Santomato e barcamenandosi tra riformisti, autonomisti, nenniani, schleiniani, quasi civici, arcisti, mohican branchettiani, bottacciani, cotti, crudi, etc.

Ai prossimi, imminenti, autunnali congressi l'ardua sentenza... (on. Marco Furfaro e Maurizio Acerbo permettendo, s'intende... mentre Fratoianni e Bonelli no, loro, come nel Pcus sovietico che piace tanto a giornalisti spin doctor del sindaco Capecchi, paiono, invece, nominati a vita...) 

Se davvero si vuole, anche in vista delle prossime, ormai imminenti, scadenze elettorali nazionali, essere realmente alternativi e non solo episodicamente vincenti, rispetto alla destra e alle destre, occorre, soprattutto, risultare credibili.

Pienamente.

Francesco Lauria

venerdì 4 settembre 2026

UNA PREZIOSA "FOLLIA" DA PISTOIA AL MONDO: "NON UCCIDERE" E IL CORAGGIO DI GIUSEPPE GOZZINI. PER UN 4 NOVEMBRE "DISARMATO E DISARMANTE".

  "Ogni uomo, con le sue azioni e con le sue omissioni, è responsabile del        destino dell'umanità".
(Helder Càmara)

Esattamente fra due mesi, all'inizio di novembre, ricorderemo i sessantacinque anni dall'uscita di un film che ha, a suo modo, cambiato la storia.
Si tratta di: "NON UCCIDERE - TU NE TUERAS POINT", film del 1961 di Claude Autant-Lara.

Quest'opera, coraggiosissima, quasi temeraria per l'epoca, sull'obiezione di coscienza che raccontava un fatto reale avvenuto in Francia nel 1949, fu vietata e censurata, in particolare in Italia, nonostante un cast importante e la presenza, nella colonna sonora, di una canzone: "L'amour et la guerre", cantata da una vera star di quel periodo: Charles Aznavour.

Si tratta di un lungometraggio che, nell'intreccio delle due storie che lo contraddistinguono, verte sia sull'obbedienza che sulla disobbedienza, sulla banalità del male, così come sulla normalità luminosa e coraggiosa del "bene".

Il giovane protagonista, rischiando una diagnosi "politica" di pazzia, andando incontro al carcere e, chissà a quanti altri problemi futuri, è perfettamente consapevole dei prezzi da pagare alla salvaguardia della propria coscienza, individuale e civile.

Non ci sono scappatoie possibili, favoritismi, compromessi silenziati.

C'è, invece, lo scandalo opportuno di una scelta che aprirà la strada a tanti e a tante e che, oggi, di fronte al trionfo della militarizzazione dell'economia, della società, della politica, financo dell'educazione, assume una nuova, rinnovata, opportuna, urgente attualità.

L'obiezione di coscienza alla leva militare nel 1949, ma anche nel 1961, anno di uscita del film, costituiva, ancora un grave reato, una "follia", vera e propria.

Di lì a pochi anni Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, sarà processato (e, dopo una prima assoluzione, condannato dopo la sua morte) per averla difesa, per esserne stato: "apologeta" anche nello scontro, interno alla Chiesa, con i cappellani militari.

A Firenze, il sindaco Giorgio La Pira disobbedì e promosse alcune proiezioni, solo apparentemente private, del film di Autant-Lara.

Esattamente un anno dopo l'uscita del film, il giovane lombardo Giuseppe "Beppe" Gozzini, l'8 novembre 1962, a Pistoia, dichiarerà la propria scelta di obiezione di coscienza.

Di fatto, in Italia, quella di Gozzini a Pistoia fu la prima dichiarazione di obiezione di coscienza alla leva militare esplicitamente motivata in quanto cattolico (prima di lui avevano obiettato solo alcuni Testimoni di Geova, come Pietro Pinna, e anarchici).

Il rifiuto di un cattolico di portare la divisa militare ruppe un vero e proprio tabù, va ricordato che ci collochiamo, temporalmente, prima del Concilio Vaticano II°.

Giuseppe Gozzini fu processato e condannato al carcere per il suo gesto, senza condizionale.

Su di lui e sulla eco che la sua testimonianza ebbe in tutto il Paese, ha scritto recentemente lo storico emiliano Mirco Carrattieri all'interno del suo ultimo, corposo e prezioso volume sul pacifismo negli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta del Novecento.
Il libro di Carrattieri si intitola, significativamente: "Alle origini dell'Arcobaleno".


A Giuseppe Gozzini e al suo coraggio, alla sua scelta "pistoiese", in tanti, in tutto il Paese, siamo profondamente debitori.

Non è un caso poi che, proprio a Pistoia, in particolare negli anni Ottanta del Novecento, in una data simbolica, quella del 4 novembre (prima, Festa dell'Unità d'Italia e poi anche delle forze armate) si siano tenute in passato manifestazioni pacifiste radicalmente alternative e politicamente dirompenti.

Parlo, soprattutto, della "Festa delle forze disarmate", iniziativa di controinformazione e protesta antimilitarista organizzata dalla sinistra extraparlamentare, in particolare da Democrazia Proletaria (DP), in opposizione e alternativa proprio alle celebrazioni ufficiali del 4 novembre.
A Pistoia, particolarmente significativa fu, ad esempio, quanto avvenne nel 1988, di cui il Centro di Documentazione della città conserva i materiali d'archivio
Prezioso è il manifesto politico, stampato dalla tipografia La Commerciale per conto di Democrazia Proletaria di Pistoia. 
Il manifesto invitava la cittadinanza alla "Festa delle forze disarmate" tenutasi venerdì 4 novembre 1988 presso il Centro sociale delle Casermette, con parole d'ordine incentrate sul pacifismo e sul "disarmo unilaterale". 
La festa fu principalmente organizzata da Giuliano Capecchi, padre dell'attuale sindaco di Pistoia, Giovanni Capecchi militante sociale, cattolico del dissenso e storico esponente della sinistra radicale pistoiese.
Giuliano Capecchi è stata, infatti, al di là dei ruoli formali ricoperti, una vera figura di riferimento per Democrazia Proletaria e per le lotte pacifiste, ambientali e sociali sul territorio di Pistoia e della sua provincia.
L'ormai anziano attivista ha contribuito in maniera cruciale e centrale all'organizzazione e alla diffusione delle manifestazioni pistoiesi e toscane di dissenso contro il militarismo e i blocchi contrapposti degli anni '70 e '80 del Novecento, ma anche contro l'incenerimento indiscriminato dei rifiuti (altro tema di grande attualità non solo a Pistoia, ma in tutta la piana sull'asse Prato-Firenze-costa).
Da questa memoria importante possono scaturire nuove iniziative che fondano le radici dell'antimilitarismo e del pacifismo militante con le nuove sfide della lotta all'economia di guerra, all'economia dello scarto e al cambiamento climatico.
Una traccia importante di ispirazione può essere rappresentata dal recentemente pubblicato volume collettivo, curato da Marco Deriu e dall'Associazione Maschile Plurale: "Disonorare la guerra. Percorsi e proposte per una maschilità di pace".
Il testo, con una ricchissima e competente molteplicità di voci, affronta la questione dei conflitti e dell'autoritarismo delle leadership anche con un punto di vista di genere (una volta tanto, criticamente, maschile).
Un approccio davvero innovativo, certamente complesso e anche, per certi versi, discutibile, ma indubbiamente coraggioso, spiazzante e onesto.
Contrastare la cultura della guerra oggi, nel 2026, non è per nulla semplice, come non lo era nel 1949, nel 1961-1962, nel 1988 (forse, in quest'ultima data, si aveva qualche speranza più forte...)
Ci contrapponiamo, esattamente come nel film "Non uccidere", all'idea di un corpo-arma, ci impegniamo con tutta l'anima possibile contro l'immaginario del "future warrior", del soldato macchina che è al centro non solo dei film, ma anche dei laboratori militari.
Proponiamo oggi un'obiezione di coscienza che non è solo alla leva militare (peraltro tornata purtroppo di attualità sia in Italia che in molti altri paesi europei), ma, più in generale, alla militarizzazione della persona, della società, del pianeta.

Concludendo.
Pistoia, nella Toscana di Cesare Beccaria, nel mondo rovente del post Papa Francesco e del trionfo meccanico dell'algoritmo sull'umano, saprà tornare all'altezza di una parte (purtroppo mai maggioritaria) della propria storia? 
O, anche su questo, nonostante i proclami e le promesse da campagna elettorale, ha perso, a questo punto si può dire definitivamente, la propria memoria?
Questi due mesi che ci separano dall'inizio di novembre saranno fondamentali per non continuare a disperdere un patrimonio di storia, impegno, progettualità che necessita di cura e rigenerazione.
Chi, a Pistoia come altrove, fosse interessato/a a riflettere sui temi esposti e ad impostare l'organizzazione di iniziative in vista di un 4 novembre nuovamente: "disarmato e disarmante" può scrivere all'indirizzo mail: sognaredasvegli@gmail.com 
Francesco Lauria

giovedì 3 settembre 2026

"LA DIPLOMAZIA DELL'EUROPA MINORE", IL COMITATO PER I GEMELLAGGI, SANELA E L'OPZIONE SPERANZA CHE CI IMPEGNA TUTTI E TUTTE.

LETTERA APERTA AL CONSIGLIO COMUNALE DI PISTOIA
"A incontrarsi o a scontrarsi non sono culture, ma persone.                                        Se pensate come un dato assoluto, le culture divengono un recinto invalicabile, che alimenta nuove forme di razzismo. Ogni identità è fatta di memoria e oblio.             Più che nel passato, va cercata nel suo costante divenire".
Marco Aime
                                                                    "Potrete ingannare tutti per un po',                                                                                potrete ingannare qualcuno per sempre,                                                                  ma non potrete ingannare tutti per sempre".
Abramo Lincoln
Nel giugno 2013 (inizio dell'amministrazione di Samuele Bertinelli) il consiglio comunale di Pistoia, attivato allora come ora, da Tommaso Braccesi approvò, con ampio consenso, la costituizione Comitato cittadino per i gemellaggi.
E' facile immaginare le critiche preventive ad una riflessione/interpellanza su questo tema: "ci sono il caro vita, la guerra permanente, il cambiamento climatico, l'aumento enorme delle tariffe dei rifiuti, siamo pure preoccupati per il campionato della Pistoiese, e tu Lauria (ma anche tu, "caro" Braccesi...), ora rompi pure anche con sti gemellaggi?
In realtà, in queste ultime settimane, la Giunta del Comune di Pistoia e, in primis, il sindaco della città Giovanni Capecchi, molto si sono impegnati su un gemellaggio in fieri, quello con l'antica città di Gerico in Cisgiordania, nell'area sotto il controllo (sempre più eroso) dell'Autorità Nazionale Palestinese.

Qui il link ad uno dei tanti articoli usciti in merito:

https://www.lanazione.it/pistoia/cronaca/verso-il-gemellaggio-con-gerico-41946d8b
Quello con Gerico è un gemellaggio di cui si è discusso anche durante la precedente amministrazione di centrodestra e che, almeno in parte, ha anche diviso il c.d. "movimento Pro Pal", allorchè, con una scelta più che discutibile, sembrava che la maggioranza, guidata prima da Alessandro Tomasi e poi da Annamaria Celesti, lo volesse derubricare ad una sorta di improbabile (almeno in questo tempo, purtroppo consolidato, di guerra) accordo turistico, di fatto depotenziandolo.
Una parte dei "Pro Pal" pistoiesi, compresi alcuni presunti "duri/e e puri/e, sembrava incline a voler salvare il salvabile e ad accettare il compromesso in mezzo tra il no secco al gemellaggio con una città palestinese e la scelta (che si sta sviluppando ora) di una piena collaborazione sociale, politica, educativa e, solo in seconda battuta, economico/turistico/commerciale.
La maggior parte, dei c.d. "Pro Pal", ma anche dei consiglieri di opposizione, fortunatamente, si è opposta a quella che, sembrava essere nulla più che una foglia di fico.
Le elezioni, come è noto, le ha vinte trionfalmente il centrosinistra larghissimo, lanciando l'ambizioso: "Laboratorio nazionale Pistoia", e il percorso verso il gemellaggio pieno con Gerico sembra essere partito con un minimo di celerità ed efficacia anche se non mancano alcune perplessità/incongruenze/mancanze/omissioni.
Uno dei problemi di Pistoia è che si tratta una città che, permanentemente, ha perso e perde la memoria.
Lo dimostra, plasticamente, l'ordine del giorno del Consiglio comunale cittadino del prossimo 7 settembre, reperito sui social (a proposito: Comune di Pistoia, Svegliaaa!: non c'è nulla sul consiglio, e siamo alla mattina del 4 settembre, sul sito del Comune e la cosa mi pare davvero inaccettabile anche da un punto di vista democratico, non solo informativo...) 
Pistoia ha perso completamente la memoria, per più di tredici anni, ad esempio, proprio in merito al comitato cittadino per i gemellaggi, proposto e fatto approvare dal consigliere Tommaso Braccesi (insieme a Giovanni Sarteschi) nel giugno 2013 e rilanciato solitariamente e meritoriamente fuori dall'oblio, sempre dal consigliere Braccesi, nell'agosto del 2016.
Più di tredici anni, tre diversi sindaci (Bertinelli, Tomasi e Celesti), di diverso colore: nessuno/a che si sia peritato di realizzare quello che doveva realizzare secondo il voto del Consiglio comunale e cioè rendere operativa la decisione della realizzazione del Comitato cittadino per i gemellaggi.
Nel 2013 sono stati approvati non solo la costituzione, ma anche il regolamento per l'istituzione del comitato.
Chi scrive, dopo un'ampia ricerca sul campo, svolta sia nella parte serba che in quella croato-bosniaca dello "spezzatino" Bosnia, post accordi di Dayton, si è occupato, ormai ben ventidue anni fa, con la propria tesi di laura e anche dopo, di ricostruzione partecipata delle comunità locali dopo un conflitto terribile, sanguinario, interrogante come la guerra civile ex jugoslava.
La mia tesi, discussa letteralmente sulla frontiera (Università di Trieste, sede di Gorizia) si intitolava, non a caso, e grazie all'intuizione non mia, ma del sociologo Alberto Gasparini: "La diplomazia dell'Europa minore" e si occupava del caso concrete dell'Agenzie (prima Ambasciate) della Democrazia Locale in generale nei Balcani e nello specifico in Bosnia-Erzegovina.
Di fronte all'inerzia complice, terribile dell'Europa sia comunitaria che degli stati nazionali, di fronte alla carneficina, non solo etnica e religiosa, ma anche di poteri ed interessi economici, che si sviluppava annientando persone e comunità, il Consiglio d'Europa, realtà della società civile e una serie di comuni europei (da ricordare, in particolare rispetto all'eroica città di Tuzla, il compianto, visionario, coraggioso sindaco di Bologna, Renzo Imbeni...), decisero di fare qualcosa, a partire da una nuova concezione di cooperazione internazionale decentrata di comunità.
Attraversavamo le "comunità maledette", etniche, monoreligiose, chiuse, identitarie come a Prijedor, "buco nero d'Europa", nella repubblica Srpska di Bosnia, quella di Radko Mladic, dove nelle miniere di ferro, un tempo centro di cittadinanza attraverso il lavoro, poi vendute ad un euro, inquinate ed inquinanti a guerra finita, ad una multinazionale indiana, erano stati ammassati uomini, donne, bambini, trucidati in un genocidio agghiacciante e colpevolmente dimenticato.
Proprio da queste comunità maledette, partendo dal locale e non da un'illusione umanitaria presuntuosa, travalicante, affaristica, provavamo a ricostruire insieme la possibilità di comunità solidali e sconfinanti, inclusive, aperte, pacifiche, operose, ecologiche.
Provavamo a osare, a sostenere quella che Alexander Langer, dal suo Sudtirolo delle irrisolte e comode "gabbie etniche", aveva definito intellgentemente, coraggiosamente: "la scelta della convivenza".
Perno di questa scelta era, provava ad essere ed esistere, da entrambe le sponde dell'Adriatico e dello Ionio, l'Europa minore che partiva dalla propria fragilità, dalla propria piccolezza, dalla propria imperfezione, dalla propria necessità dello sguardo, degli occhi dell'altro/a.
Dall'intreccio delle tre diverse e intrecciate dimensioni della sussidiarietà, anche transnazionale: verticale, orizzontale, circolare.
Dall'impegno comune, condiviso, paritario, contruito su una reciprocità non utilitaristica: tra dimensione europea, poteri locali, società civile organizzata, volontariato, resilienti imprese sociali.
Questo anche nella parte c.d."croato-musulmana" nella "pace fredda" della Bosnia: a Zavidovici, vicino a Zenica, dove ha giocato recentemente la nazionale italiana di calcio e dove, allora, ho incontrato diverse vedove del massacro genocida di Srebrenica, nel freddo dell'inverno bosniaco e ho ricevuto da loro in dono un paio di ciabatte calde che, per anni e annim ho portato spesso anche d'estate, commosso fino alla punta dei miei capelli.
I nostri erano un impegno, ma anche una ricerca che tenevano salde le radici nel socialismo municipale e nel movimento comunale europeo tra Ottocento e Novecento, così come nel federalismo europeo integrale, non solo istituzionale, ma multidimensionale, multiculturale e personalista.
Proprio da quel federalismo europeo, dall'idea di un'Europa che si unisce dal basso, non solo tra gli Stati nazionali, cito due grandi figure da me conosciute, due maestri: Umberto Serafini (inventore dei gemellaggi europei, attraverso il Crre e l'Aiccre) e Gianfranco Martini (ideatore delle Ambasciate/Agenzie della Democrazia Locale, prima nei Balcani e poi anche nel Caucaso) che nasce l'occasione di pace e convivenza dei gemellaggi transnazionali.
Non un'occasione di folclore, di qualche fiera e di qualche superficiale gita scolastica o di pensionati, ma, fedeli al motto: "liberare e federare" di Silvio Trentin (grande esponente della resistenza antifascista europea, come il figlio Bruno, poi importantissimo sindacalista).
Di questo, anche a partire dal gemellaggio con Gerico, si discuterà, dalle ore 14, il prossimo lunedì 7 settembre, presso il consiglio comunale di Pistoia.
Il gemellaggio con Gerico (e gli altri che, magari seguiranno), può rappresentare un mero atto istituzionale, peggio, simbolico, un suggello politico, o, invece, mettere in gioco l'incontro vero, multiforme, esigente tra due comunità e società che sconfinano, si conoscono gradualmente, imparano l'una dall'altra, mettono in comune società civile, progetti municipali, percorsi formativi ed educativi, storie millenarie, cultura, solidarietà, pace.
Non in una logica binaria, ma aperta al mondo.
Come per l'ex Jugoslavia, dove ho imparato e decostruito molto il mio comodo immaginario visitando le chiese ortodosse serbe sbarrate e crivellate di proiettili nella Kraina croata.
Proiettili della c.d. "Operazione Tempesta", di provenienza Nato, magari prodotti e commercializzati, triangolizzando, con tanti saluti alla Legge 185/90 sul commercio delle armi con i paesi in conflitto, dalla Smi di Campo Tizzoro.
Piangendo, da cattolico, lacrime colme di vergogna e mangiando una indimenticabile, terribile, pessima, indigesta pizza margherita nella "polvere di Knin", ribadisco, con forza, che non possiamo che ripartire dal dialogo con tutte le parti coinvolte, senza, ovviamente, confondere vittime e carnefici.
Verità e Giustizia, ma anche la Pace possono compiere dei passi solo insieme: così il gemellaggio con Gerico non potrà che coinvolgere non solo le comunità islamiche e cristiane palestinesi, ma anche gli ebrei, gli israeliani che non ci stanno, che si alzano in piedi, ascoltano la propria coscienza, disobbediscono, disertano, sopportano l'accusa di essere dei traditori, dei venduti, reprobi degenerati/e.
Solo così, includendo, non escludendo, si potranno provare a costruire sentieri trasnazionali di pace, nonviolenza e convivenza, fragilmente duraturi.
Solo così, un atto apparentemente burocratico, come la costituzione tardiva di un comitato cittadino per i gemellaggi, messo negli scatoloni e impolveratosi per tredici anni, potrà, invee, diventare segno decisivo, in direzione ostinata e contraria, rispetto alle politiche armate della guerra permanente, dell'economia dello scarto, dell'annientamento che si sostituisce, con la violenza, al mosaico opportuno e molteplice delle differenze e delle diversità.
Quando, cari consiglieri e consigliere comunali di maggioranza e di opposizione, cara Giunta, cara Olimpia Banci, assessora con delega ai gemellaggi, caro sindaco, lunedì 7 settembre discuterete di avviare, incredibilmente per la prima volta, il comitato cittadino per i gemellaggi, pensate ai bambini di Gaza mangiati dai topi, ma anche, stando voi nella regione dove ha operato Giorgio La Pira, alle fragole di Sanela.
Dopo oltre vent'anni mantengo ancora i miei occhi nei suoi occhi verdi.
E' difficile descrivere un bellissimo sorriso che non riesce a liberarsi dal velo della tristezza e della perdita, ma, nonostante questo, va avanti e affronta, non senza difficoltà, il futuro.
Era la primavera del 2004, peraltro vigilia delle elezioni europee coincidenti con il più grande allargamento della storia dell'Unione, ben dieci paesi.
No, i Balcani non c'erano, continuavano ad essere: "buco nero d'Europa".
Prijedor non c'era.
E però votammo, con urne non ufficiali, ma votammo.
Nelle schede artigianali e simboliche era scritta la richiesta vibrante di essere inclusi, che un ponte fragile (ancora doveva essere riaperto il Ponte Vecchio - Stari Most di Mostar) da Bruxelles e da Strasburgo (altra storica frontiera di sangue) raggiungesse la piazza del mercato di Prijedor.
Dove Sanela, ogni mercoledì, giorno di mercato, vendeva le sue fragole.
Le vendeva tenendo il suo banco di giovane donna vedova, mussulmana, di fianco a quelli di coloro che, magari, avevano sterminato la sua famiglia, suo marito, i suoi genitori.
No, non era stato per nulla facile.
Però quello era il segno di un cambiamento, di una scommessa di ostinata speranza: un campo, non solo un banco di fragole.
Perchè Sanela era stata la prima, coraggiosissima, quasi incosciente.
Ma poi non era rimasta sola.
Senza quel gemellaggio di comunità, non solo fra istituzioni, forse Sanela non sarebbe tornata a vendere le fragole nella piazza del mercato di Prijedor, "buco nero d'Europa".
Non ha ricevuto quella forza dall'esterno, l'ha trovata dentro di sè, da donna eccezionale, di fronte al maschilismo della guerra e degli stupri etnici perpetrati da tutte le parti in conflitto.
L'ha trovata e poi condivisa dentro la sua indelebile, ma non incurabile ferita, la sua lacerata sofferenza, abitando il proprio lutto, attraversandolo senza cancellarlo.
E', però, tra memoria e oblio, le fragole rosse e gli occhi verdi di Sanela sono l'orizzonte di senso non solo di una persona, di una donna eccezionale, ma di una politica possibile e necessaria che cambia, nei cuori, nelle intelligenze, sulle spalle e con le mani delle donne e degli uomini, dei bambini, dei ragazzi, dei vecchi, il corso, apparentemente senza alternative, senza opzioni, della storia.
La fragole di Sanela, come la storia siamo (anche) noi.
Fino a Palazzo di Giano, tredici anni dopo aver approvato, senza mai costituirlo, il comitato cittadino per i gemellaggi.
Arma nonviolenta, come il voto, come lo sciopero, ci hanno insegnato don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi, le sue ragazze, per ritrovare, ricostruire dal basso, dai margini, dalle frontiere abitate, a Pistoia, come a Prijedor, come a Zavidovici, come a Gaza, come a Gerico, a Kiev, come a Barbiana, come a Sterzing/Vipiteno, un orizzonte azzurro, ma anche rosso (di fragole, non di sangue) e verde di Verità, Giustizia, Pace.
Un Sogno fatto da svegli, da comunità federate nel segno della Speranza e di una reciproca, quotidiana, permanente Liberazione.
Francesco Lauria, Presidente Associazione Sognare da Svegli.