Ma tu ci vieni domani alla Messa delle 10 a Ramini?
Questo messaggio, inviatomi ieri da una persona del luogo, mi ha fatto interrogare a lungo.
Ho criticato tanti e tante che in questi giorni parlano di Vicofaro e Ramini senza sapere nemmeno dove sia Pistoia e mi sono detto: è molto tempo che non ascolto un'omelia di don Massimo Biancalani, che non vivo quel clima, è giusto, senza nessun intento bellicoso, anzi disarmato nell'anima, andare.
Ho deciso, quindi, di recarmi a Ramini con ampio anticipo.
Anche se, come mi è stato sfatto scherzosamente notare da chi poi questa mattina ha dato "buca", avevo già assistito alla funzione festiva partecipando, alla messa serale prefestiva celebrata dal Vescovo Mascagna in San Bartolomeo.
Parcheggio volutamente un po' distante dalla Chiesa di San Nicolò, voglio entrare lentamente, in ascolto, non in dimensione di giudizio.
Trovo, per la prima volta in questi mesi, la chiesa aperta, anche se deserta.
Ci sono molti pannelli di una mostra realizzata a Vicofaro in collaborazione con la Fondazione Migrantes, mi metto in seconda fila, provo a pregare.
Gradualmente arriva qualche persona, non conosco nessuno/a.
Chiedo di poter utilizzare un bagno ed entro nella casa, saluto alcuni migranti, che, dai vestiti, mi sembrano di religione islamica, ascoltano, mi pare, Radio Dee Jay...
Entra in chiesa, con qualche minuto di ritardo, anche don Massimo Biancalani.
Senza riconoscermi mi saluta, stupito, perchè alla messa partecipano normalmente solo i suoi pochi stretti collaboratori, nessun parrocchiano, nessun "esterno", nessun migrante/ospite.
Quando inizia la funzione, alle 10.15, siamo in otto, poi raggiungiamo un massimo di dodici fedeli (come gli apostoli...) compresi me e don Massimo.
Prima dell'inizio della funzione parliamo, gli spiego chi sono, fa un sospirone, ci diciamo con franchezza, ma senza animosità, complice anche il luogo, quello che pensiamo delle reciproche affermazioni, l'uno dell'altro.
Gli faccio presente di aver subito delle minacce gravi da suoi sostenitori, citando anche i nomi e i cognomi, lui prende, per fortuna, le distanze.
Inizia la Messa e dall'altare don Massimo mi stupisce:
"Francesco, se vuoi leggi tu la Prima Lettura".
E' proprio il passo, bellissimo, di Isaia che avevo citato nella lettera aperta inviatagli di prima mattina e che l'ex parroco non aveva ancora letto.
Risuonano in me e nella chiesa di Ramini le parole, che avevo ripreso anche all'alba, dell'Antico Testamento:
«Ti toglierò la carica,
ti rovescerò dal tuo posto.
In quel giorno avverrà
che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkìa;
lo rivestirò con la tua tunica,
lo cingerò della tua cintura
e metterò il tuo potere nelle sue mani."
Don Massimo si concentra, nella sua lunga omelia, soprattutto, in realtà, sul Vangelo di Matteo: caratterizzato dalla domanda di Gesù ai discepoli: "Ma voi chi dite che io sia?"
Più che sulla domanda, contrariamente a quanto aveva fatto nella messa serale prefestiva il Vescovo Mascagna, Don Biancalani si concentra sulla riposta di Pietro e sul ruolo del papato nella Chiesa cattolica e nell'Occidente.
Commenta, ovviamente, l'intervento di Papa Leone sui migranti al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini (con, ovviamente, annessa battuta su Comunione e Liberazione, ma ci sta...), e poi, inevitabilmente, fa cenno all'esperienza di tentata accoglienza a Vicofaro e Ramini.
Ricevo da lui la comunione ed è un bel segno di riconciliazione e di pace nel nome di Cristo.
Al termine della Messa don Biancalani raccoglie i collaboratori e il sottoscritto e aggiorna su quanto avvenuto e su quanto avverrà.
Ci sarebbero almeno due o tre scoop sul passato e sul futuro (sui due vescovi, sull'ex sindaco, sul Governo, sui dicasteri e sui tribunali vaticani, sugli eventuali ricorsi e sospensive, sul futuro di Ramini, sulle trattative con la Regione toscana, sui tempi del trasloco anche da Vicofaro, sulle spese per l'accoglienza, sulla nascita dei vari comitati e il rapporto con alcune parrocchie e sacerdoti del centro di Pistoia etc...), ma, rispettando i contenuti di una comunicazione che ritengo confidenziale, preferisco non riprendere nulla delle parole di Biancalani che, comunque, andrebbero verificate con le controparti...
Al termine della funzione decidiamo, anche con il fedelissimo Doriano, di prenderci un caffè (che Biancalani mi offre...) e di entrare nel vicino circolo Arci.
Il sacerdote mi mostra a tutti quasi come un trofeo e dice, prendendomi bonariamente in giro: "ma lo sapete di chi abbiamo avuto l'onore della visita? Del famoso Francesco Lauria!".
Prendiamo il caffè e continuiamo a discutere, il clima è disteso, ma, sia chiaro, forse perchè siamo sotto le insegne dell'Arci di Pistoia e non più in chiesa, non avviene proprio nessun miracolo.
Ognuno rimane sulle sue posizioni: Biancalani di difesa assoluta, totale, estrema della sua esperienza, io di critica severa, rivendicando che la mia è una discussione ragionata e "da sinistra" che pone al centro del futuro la dignità degli ospiti/migranti e il rapporto, la necessaria relazione con le comunità parrocchiali.
Uno dei coordinatori del circolo Arci, sorridendo, risponde a Biancalani: "Lauria lo leggiamo sempre, scrive davvero benissimo, anche se con te, Don Massimo, un pochino esagera..."
Un pochino. Lo reputo quasi un riconoscimento,, diciamo un pareggio in trasferta e senza pubblico a favore.
Il mio ego è comunque soddisfatto, all'Arci di Pistoia non mi rispondono nemmeno, anzi se possono mi cacciano, almeno all'Arci di Ramini mi leggono e, almeno parzialmente, diciamo letterariamente, mi apprezzano.
Speriamo non li commissarino...!
Ci salutiamo e ci ringraziamo, entrambi abbiamo tanti pensieri, siamo sovrastati dal tempo ristretto, dalle preoccupazioni, ma felici di una pausa di distensione, consapevoli che il dialogo è sempre la scelta giusta, lo strumento giusto, anche nel conflitto, anche nel duro conflitto.
Biancalani scherza: "Lauria, fai il bravo, se no, come hanno scritto sui social, ti veniamo a prendere a casa eh...!"
Io sorrido e replico che sono pronto a suggerire a tutti la strada di Barba... dove c'è, come è noto, l'abitazione del sacerdote.
Prima di partire scambio due parole in inglese con un ospite del Gambia.
Mi chiede che lavoro faccio e io, che già non ho il dono della sintesi, mi ritrovo a spiegare che cosa sia un sindacato che, secondo me, ha perso l'anima, un licenziamento politico e come funzioni l'apertura di una Partita Iva.
Il futuro di queste persone è molto più importante delle mie dure critiche o delle affermazioni, spesso provocatorie, di Don Biancalani.
Come ho già scritto non ci possono essere le stesse soluzioni per chi è sostanzialmente integrato, lavora e chi è, invece, iper fragile, come molti di coloro che provengono, in particolare, dall'accoglienza di Vicofaro.
Anche per la mia esperienza personale, dolorosissima, un pensiero solo mi raggiunge mentre torno, solitario, verso la macchina.
Non si dovrebbe mai arrivare, nel contenzioso tra due persone, nelle comunità, nelle parrocchie, ai tribunali, ai ricorsi, ai rigetti, alle "Cassazioni vaticane" o alle corti repubblicane di vario grado, ai testimoni di parte, alle delazioni, alle dispendiose carte bollate, ai silenzi di chi non si schiera mai se non sa prima chi ha vinto.
Su Vicofaro, ha pienamente ragione il vescovo Mascagna, abbiamo perso tutti.
Su Ramini la partita è ancora aperta e io continuo ad essere dell'opinione che, anche per il loro equilibrio, sia don Biancalani che la comunità di Ramini debbano, reciprocamente, voltare pagina.
In mezzo ci sono, però, le oltre cinquanta persone accolte, spesso in condizioni di disagio e precarietà.
Occorre incontrarle una ad una. Riconoscerle come soggetti, come cittadini.
Con diritti e, come insegnava Don Lorenzo Milani, anche con doveri.
Non sono un incidente da cancellare, ma una nuova scommessa da condividere.
Questa volta, caro Vescovo Augusto, caro sindaco Giovanni Capecchi, caro sottosegretario Bernard Dika, caro terzo settore di Pistoia e territori limitrofi, caro Francesco Lauria, si tratta di una scommessa da vincere.
Insieme e senza aspettare troppo...
Nevè Shalom - Wahat al Salam.
Francesco Lauria
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