venerdì 24 luglio 2026

"L'AVVENTURA DELLA LETTURA" E UN SAPERE CHE: "ESISTE SOLO PER DARLO". FARE, ESSERE COMUNITA' NEL GIORNO DI SAN JACOPO

"Ogni uomo, con le sue azioni e con le sue omissioni è responsabile del destino dell'umanità".

E' una celebre frase di Dom Helder Camara, il "vescovo dei poveri e dei perseguitati", voce coraggiosa e profetica, nel Brasile sottoposto a una dittatura autoritaria e militare di estrema destra, di un Vangelo e di un grido laico di pace e di giustizia che ci ha indicato la strada della conversione e della nonviolenza.

Dom Helder, tra mille difficoltà, anche dovute ad ampi settori della Chiesa brasiliana e vaticana, cercò di tradurre in realtà, come scrive nella sua bella biografia Anselmo Palini, il sogno di un altro mondo possibile, basato non solo sulla giustizia e sulla pace, ma anche sulla fraternità, sognando e costruendo, frammento dopo frammento, una Chiesa aperta allo Spirito, povera e serva del Regno.

La frase del vescovo brasiliano mi ha fatto venire in mente l'incipit delle bellissime riflessioni del nuovo vescovo di Pistoia Augusto Mascagna in vista del giorno di San Jacopo che, soprattutto nella loro prima parte, ci paiono essere adatte sia a credenti che a non credenti (e d'altronde San Jacopo è, da sempre a Pistoia, sia una festa religiosa che civile).

Scrive il vescovo Augusto in occasione di questa giornata così importante per Pistoia che non si può ridurre solo a turismo e folclore:

"Lassù in alto, sulla facciata della Cattedrale, la statua di San Jacopo continua ad attirare la nostra attenzione con il suo mantello rosso e sembra dirci: «E tu? Verso dove cammini? Per chi sei disposto a dare la vita? Qual è la passione che ti smuove?».

Il vescovo ci racconta, poi, della passione di San Jacopo, della sua lotta con la morte.

Un pensiero di morte, sottoposto ad un'economia "che uccide", come avrebbe detto Papa Francesco o "disumana" come dice oggi Papa Leone.

Una realtà di dolore che, pensiamo a Gaza e a tutti i conflitti, scrive ancora il nostro vescovo: "uccide gli innocenti, sfrutta i deboli e i piccoli della Terra".

Vengono alla mente le parole e la testimonianza dolorosissima del cardinale Pizzaballa che recentemente, durante la consegna di un premio, non ha voluto parlare di sè, ma dei bambini di Gaza morsi, divorati dai topi nel nostro complice silenzio e del rischio dello scoppio di gravissime (e forse volute) epidemie.

Di che cosa abbiamo bisogno/desiderio oggi, nel giorno in cui ricordiamo e (per chi ci crede) celebriamo San Jacopo?

Io penso, sinceramente, che abbiamo, soprattuttto, bisogno di testimoni credibili.

Non di eroi perfetti, per carità, non di superuomini che pensano di poter risolvere, da soli, tutti i problemi, magari con l'uso della forza e dell'autoritarismo repressivo! Ma di uomini e donne che, sempre come ci ricorda il Vescovo Augusto. ci donino luce, fede (non per forza confessionale) e speranza.

Un dono, un "germoglio di vita" afferma ancora il vescovo Augusto che, partendo dai giovani, possa illuminare la "nostra Pistoia, ma anche il "mondo intero".

Sì, perchè non c'è contraddizione fra guardare alle proprie profonde radici (come nella festa religiosa e civile di San Jacopo), e il fermare il nostro sguardo sul mondo, a partire da chi è scartato, da chi non ha voce, ed è risucchiato da un pozzo nero di morte e di indifferenza.

Il vescovo ci parla di un'"occasione di speranza valida per tutti" e aggiunge: "noi".

Già, ma che cosa significa quel "noi"?

Dove è la comunità? Quali sono, se ci sono, i suoi confini? Quali sono le sue note, il suo spartito condiviso?

Forse più di confini, si può parlare di: "limiti".

Soprattutto per chi non vuole costruire comunità di esclusione, "maledette", ma positivamente "inoperose", "rispettose dei limiti e dei corpi", avrebbe scritto Jean Luc Nancy, e del pianeta, potremmo fagli eco oggi.

Abitare il limite, senza frantumarlo, senza ignorarlo ci dà anche il segno di una nuova responsabilità verso le giovani, ma soprattutto future generazioni: la prima conversione in direzione del futuro e della speranza, ce lo ha spiegato benissimo Papa Francesco nella "Laudato sì", e lo ricordiamo oggi, a ottocento anni dalla scomparsa terrena del santo di Assisi, è, infatti, quella ecologica.

Se quel noi è una comunità che non costruisce confini, ma si pone dei limiti, essa diviene un luogo, uno spazio, aperto e libero, coerente con il proprio nome.

Il termine "comunità" viene, infatti, da: "cum munus", lo abbiamo ricordato ieri a Pontepetri ad un evento organizzato dalle Acli provinciali di Pistoia sul lavoro povero e fragile, facendo anche memoria, nell'anniversario della sua scomparsa, di un dolce maestro, come è stato per tanti e per tante, l'ex Presidente Nazionale, proprio delle Acli, Giovanni Bianchi.

Il tutto in un luogo, come quello dell'Ecomuseo diffuso della montagna pistoiese che fa memoria della fatica dell'uomo, ma anche del suo rapporto con l'ambiente e l'innovazione produttiva, a partire da un'area interna, a sua volta debole, fragile, apparentemente periferica.

Com munus, ci parla anche di un vuoto, meglio di uno spazio.

Uno spazio o, come afferma il vescovo Augusto in occasione di San Jacopo: "un'occasione di speranza".

Non, però, la speranza, un po' rituale e stantia di un solo giorno, ma un: "tempo opportuno", un kairos che sappia unire e, come ha detto benissimo in un intervista al Quotidiano Nazionale, l'attuale Presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, sappia curare le ferite, nel lavoro e nel territorio.

San Jacopo, al di là di una lettura confessionale, rappresenta quindi, lo ripeto un'"occasione di speranza" per, cito ancora il vescovo di Pistoia: "continuare a credere".

Credere, in primis, nella fratellanza e nella sorellanza, proprio come fece, con un coraggio incredibile, dom Helder Camara nel Brasile della dittatura e della repressione; credere ostinatamente, nei furiosi anni Venti del Duemila: "in un amore capace di affrontare anche la morte".

Quest'anno il palio della Giostra dell'Orso, dipinto dall'artista Paola Imposimato, interpreta il tema: "la lettura è un'avventura".

Pistoia affronta il 2026, un anno di significativi cambiamenti nel potere civile e religioso della città, come capitale italiana del libro.

Nel pensare ai giovani e alla lettura (che ovviamente non riguarda solo loro) si potrebbe trasformare la domanda iniziale del vescovo Augusto e chiedere agli studenti (ma, perchè no, anche ai docenti e ai presidi), di Pistoia e non solo:

“Perché andate a scuola?”

Sarebbe bello poter rispondere con convinzione: “Per essere liberi di scegliere il nostro futuro, per inseguire e realizzare i nostri sogni, per sapere di esserci e di esistere.”

Certo, a leggere certe indicazioni del Ministro dell'Istruzione (e del merito...) Valditara, si potrebbe pensare altro; dipingere e giudicare la scuola con un certo disprezzo; percepirla come un mondo di regole e imposizioni dove, per citare Michel Focault, autore assolutamente indigesto all'attuale Ministro: non discutere più di tanto delle "parole e le cose", ma soprattutto: "sorvegliare e punire".

Come afferma il professor Alessandro D’Avenia, la scuola, un po' come la città, un po' come la cattedrale, invece, è un luogo bello, in cui si incontra ciò che non muore nel mondo, ciò che è vivo.

Come è stato affermato in occasione  del centenario del liceo classico di Bressanone: "È a scuola che possiamo comprendere come essere veramente vivi e fare altrettanta vita. La scuola diventa così il tempo della scoperta di ciò che ci ispira e ci muove: la passione che trasforma il dovere in desiderio."

La scuola, (ma anche la città, la comunità) non deve quindi avere la pretesa di trasmettere sé stessa, ma di realizzare sé stessa, facendo in modo che lo studente (ma anche i docenti, i presidi, i gentitori, il personale non docente...) sia in grado di diventare a sua volta soggetto di un nuovo processo educativo e quindi forza generativa.

La scuola è bella perché si dedica, citando Socrate, alle “cose degne di amore” (le virtù, la conoscenza, la saggezza) cioè a quelle cose che danno vita alla vita, le danno un senso.

Ma come si connettono, al di là della crescita personale, individuale, la scuola, la lettura alla città/comunità inclusiva e al mondo?

Don Lorenzo Milani, che, insieme ai suoi ragazzi ci ha regalato il bellissimo mosaico, conservato a Barbiana, del "santo scolaro", affermava, con la sua consueta e sapiente radicalità: “il sapere serve solo per darlo”.

Questa frase racchiude l’essenza più autentica dell’educazione: la conoscenza non come privilegio individuale, ma come bene da condividere, come strumento per costruire comunità, solidarietà, profezia, innovazione e futuro.

Voglio ricordare un passaggio dell’introduzione alla terza edizione del mio volume: “Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro”, che riprende il discorso svolto dal cantautore e romanziere italo-albanese Ermal Meta, pronunciato a Taranto, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, esattamente a cinquanta anni dalla pubblicazione del testo: “Lettera a una Professoressa”:

“Ho imparato a disobbedire a scuola. Non in senso negativo. Parlo di disobbedienza culturale.  

Per disobbedire bisogna conoscere, bisogna sapere, bisogna studiare. Sono diventato culturalmente, mentalmente disobbediente proprio tra i banchi di scuola, perché ho avuto l’occasione di conoscere me stesso, di imparare. 

Se avete questa possibilità, e ce l’avete, cercate di imparare il più possibile. Soltanto attraverso la cultura si può imparare a dire dei sì, dicendo di no. Scegliendo la propria dimensione, la propria strada (…) 

C’è sempre spazio dentro di noi per tutto quello che è stato e quello che c’è. 

La cultura fondamentalmente è questo: crearsi dei varchi nella vita, come tante piccole finestre. Più cose sai, più finestre hai attraverso le quali guardare il mondo (…) 

Bisogna essere migliorativi: se non si è migliorativi si tende a fare del male al pianeta in cui viviamo. 

Quando dico pianeta intendo anche le persone che ci stanno intorno: il mondo siamo noi, siamo migranti del tempo. 

Attraversando questo tempo, dietro di noi lasciamo delle tracce e il modo migliore per lasciare tracce è il cuore delle persone, le loro menti, i destini degli altri (…) Fate in modo, ragazzi, di non sprecare nemmeno un’ora del vostro tempo.

Torniamo, anche grazie ad Ermal Meta, alla frase iniziale di Dom Helder Camara, ma anche alle domande opportune, nel giorno di San Jacopo, del vescovo Augusto, a Pistoia.

E non è un caso che un grande passista di montagna come il nostro nuovo vescovo ci chieda e si chieda: "Tu dove cammini? Verso dove? Con chi? Quale l'orizzonte e il percorso del tuo viaggio, qual è la tua meta?"

Mettendo da parte le polemiche, magari solo per un giorno, in questo importante giorno, non dobbiamo iniziare a domandare all'altro/a, ma partire da noi stessi (ma quanto è opportuno discutere senza conformismi, confrontarsi apertamente, creare anche un conflitto generativo!) 

Abbiamo di fronte a noi, nel tempo e nello spazio, testimoni che non dobbiamo pensare lontani o irraggiungibili.

In ognuno/a di noi, infatti, sembra dirci dall'alto e nel suo cammino San Jacopo, c'è un frammento di infinito.

E sapere, un po' come l'avventura di leggere, è proprio un verbo che, ascoltando don Lorenzo Milani, si coniuga in due modi: "insieme e all'infinito".

Rimanendo consapevoli anche che, come affermava ancora Don Lorenzo, in consonanza con dom Helder Camara: "ciascuno/a è responsabile di tutto".

San Jacopo veglia su di noi e ci sono molti modi di credere e di giungere alla verità.

Oggi, 25 luglio, non limitiamoci a guardare i nostri piccoli passi, inciampando.

E' più sicuro e saggio ammirare il cielo, stupirsi e lasciarsi abbandonare alla passione dell'infinito: occasione, spazio, orizzonte di senso e  di comunità, preghiera di una Speranza condivisa e rispettosa di ogni diversità e ogni credo.

Di ogni musica, di ogni strumento, di ogni nota. 

Camminando, insieme, e senza lasciare nessuno/a indietro, nella "convivialità delle differenze"

Francesco Lauria

mercoledì 22 luglio 2026

CRESCITA DEI SALARI E LOTTA AL LAVORO POVERO: IN ITALIA NEMMENO SI PARTECIPA. DOMANI ALLE 18 INCONTRO ACLI A PONTEPETRI.

Domani le Acli di Pistoia svolgeranno quello che, ormai, è, tradizionalmente, il loro appuntamento annuale più importante a livello provinciale.

Prima della pausa estiva, infatti, a Pontepetri, nella montagna pistoiese, si svolge, ormai di consueto, un incontro con un rappresentante nazionale dell'associazione: l'anno scorso era stato presentato il libro del Presidente Nazionale Emiliano Manfredonia: "L'armonia degli sguardi" (qui la mia recensione della pubblicazione per il Diario del lavoro: https://www.ildiariodellavoro.it/larmonia-degli-sguardi-di-emiliano-manfredonia-edizioni-san-paolo/ ).

Quest'anno verrà, invece, presentato il rapporto annuale dell'Istituto delle Acli, l'Iref, sui redditi da lavoro dipendente, con un approfondimento interessante e opportuno su lavoro e aree interne.

Sono contento che le Acli di Pistoia abbiano colto il mio suggerimento di valorizzare il lavoro di ricerca dell'Iref e che a presentare i contenuti del rapporto saranno presenti domani a Pontepetri alle ore 18: Gianfranco Zucca, direttore dell'Iref e Raffaella Dispenza, vice presidente nazionale vicario delle Acli, con delega al lavoro.

Il titolo che abbiamo scelto per l'evento, insieme a Raffaella è stato, infatti, questo: "tutelare il lavoro, rigenerare territori e comunità".

Per chi volesse approfondire i temi e i dati che l'Iref ogni anno affronta nel suo rapporto, con particolare attenzione al c.d. "lavoro povero", è disponibile la chiacchierata che io, Carmine Marmo e Stefano Gregnanin abbiamo svolto con Gianfranco Zucca, tre mesi fa, sul canale Youtube: "Il buon lavoro", questo è il link: https://www.youtube.com/watch?v=lACWXZyiC5k&t=288s

Chi volesse, invece, prepararsi all'incontro e leggere l'intero Rapporto Iref di quest'anno, intitolato: "Un'Italia stabilmente fragile", lo trova qui: https://static.acli.it/wp-content/uploads/2026/04/acli-ReportPRA2026-4.pdf

Ma, in sintesi, quali sono i dati politicamente più rilevanti del rapporto Iref-Acli, che viene realizzato ogni anno estrapolando migliaia e migliaia di dati enucleati dalle dichiarazioni dei redditi presentate presso gli sportelli Caf Acli?

Il rapporto evidenzia una situazione di stagnazione economica e sociale. 

Tra il 2020 e il 2025, ad esempio, il 51% dei lavoratori non ha recuperato l'inflazione, perdendo il 18% del potere d'acquisto. 

Manca, inoltre, la mobilità sociale: il 66,1% di chi nel 2020 era nella fascia più bassa di reddito, vi è rimasto nel 2025.

I dati chiave del Report IREF ci raccontano la perdita di potere d'acquisto dei salari italiani: nonostante l'aumento delle ore lavorate, oltre la metà dei lavoratori ha visto erodere il proprio salario reale.

Non solo: due terzi dei lavoratori a basso reddito risultano "intrappolati" nella stessa fascia economica dopo sei anni.

Una delle caratteristiche più importanti del rapporto è il c.d. fenomeno del "multi-lavoro": il 23% dei lavoratori ha più di un datore di lavoro, ma guadagna comunque meno di chi ha un impiego stabile con un solo datore.

Il rapporto Iref parla quindi di: "intreccio delle fragilità": a un lavoro che non garantisce sicurezza economica si sommano il peso insostenibile dei costi per l'abitare e le mancate opportunità di formazione per le famiglie.

Recentissimamente, a confermare in pieno i dati e le elaborazioni del Rapporto Iref è stato un Ente del tutto autonomo, l'Ufficio Parlamentare di Bilancio, che ha rilevato, per i redditi da lavoro dipendente, un declino di lungo periodo, chiaramente frutto di scelte sbagliate, sulle quali, però, a quanto pare, si insiste.

Il declino salariale è un dato conclamato. Lo hanno evidenziato da almeno dieci anni ricerche e istituzioni neutrali (non il Cnel), dalla Bce e dalla Banca d’Italia all’Ocse e all’Istat e all’Inps. 

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ci ricorda, nella sua ricerca, che, in Italia, le retribuzioni sono tornate indietro (meno 1,6 per cento in termini reali dal 1990), mentre in tutti i principali paesi esteri sono cresciute.

Quest’ultima approfondita ricerca (che si può scaricare a questo link: https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/07/Nota-1_2026.pdf) ha un significato politico più preciso, perché il suo compito era:analizzare il ruolo dell’Irpef nel determinare la dinamica delle retribuzioni nette e l’evoluzione della capacità redistributiva dell’imposta nell’ambito dei redditi da lavoro dipendente nel periodo 1990-2026, caratterizzato da una crescente polarizzazione delle retribuzioni lorde e da riforme che hanno alleviato il carico fiscale sulla parte medio-bassa della distribuzione“. 

In poche parole, come giustamente rilevato dal blog: "Il9marzo.it" bisognava capire se l’alleggerimento fiscale – strategia seguita ma molti governi di vario orientamento, e ora anche dell’attuale – sia servito a controbilanciare la perdita della retribuzione. 

La risposta è no; anche perché, come ha scritto Gianni Trovati sul Sole 24 Ore, “non è questo il mestiere delle imposte“.

Incredibilmente, il giornale della Confindustria ha le idee più chiare di molti sindacati: per aumentare i redditi dei lavoratori dipendenti l’alleggerimento fiscale non è una soluzione strutturale. 

Se ne deduce, quindi, che l’unica risposta vera può essere una politica salariale espansiva, secondo modalità realistiche, ma anche reali e non solo simboliche.

Quest'ultima ricerca, proprio perché incrocia l’analisi sulle retribuzioni con quella sul fisco, aggiunge un elemento ulteriore al quadro già noto, cioè il fatto che la diseguaglianza cresce anche fra i lavoratori e le lavoratrici dipendenti. 

Chi guadagna di più e ha un prelievo più alto (percentile 90) ha comunque registrato un aumento della retribuzione di poco superiore all’inflazione (più 3,3%; anche se molto indietro alla crescita del Pil); tutti gli altri hanno perso, mentre chi è crollato è il percentile più basso: meno 40,8 per cento in termini reali.

In pratica, il lavoro nel suo complesso ha capitolato sulla partita della distribuzione della ricchezza nazionale, ma anche quel poco ottenuto dal mondo del lavoro è stato redistribuito verso l’alto anziché verso il basso.

Ci sarebbe molto da riflettere per le confederazioni sindacali, governate, di fatto, dalle potenti Federazioni dei Pensionati, portate naturalmente a interessarsi più del fisco e del welfare che delle buste paga (e, sempre come nota il blog il9marzo.it, si rifiuta, spesso, contemporaneamente il salario minimo, che ai pensionati non interessa per definizione). 

All’estero le vere politiche contrattuali le fanno, invece, le federazioni sindacali di categoria, con un ruolo di eventuale correttivo, ma comunque subordinato per le azioni politiche confederali.

I sindacati dei pensionati in tutta Europa, laddove esistono, contano politicamente molto meno, e tutti/e, almeno sembrano, stare meglio. 

I più deboli sono, infatti, tutelati dal salario minimo, non con uno strumento inadeguato allo scopo come il fisco.

Siamo costretti a invidiare la Spagna, che, in questi giorni, ha più caldo di noi e i cui salari crescono poco (più 12,9% contro il 35% della media Ocse) ma che almeno  ha festeggiato la vittoria nella Coppa del mondo di calcio.

Noi italiani, invece, un po' come per la crescita dei salari, al campionato non abbiamo nemmeno partecipato, non ci qualifichiamo proprio e non da oggi.

Materiale per discutere domani a Pontepetri, mi pare, ce ne sia parecchio...

Partecipate!

Ricapitolando:

📆Venerdì 24 Luglio 2026
⏰ Ore 18
📍Museo del Ferro dell'Ecomuseo della Montagna Pistoiese

Al termine ci sarà la cena presso lo stand gastronomico della Pro Loco Pontepetri.

Francesco Lauria

GEMELLAGGIO PISTOIA-GERICO: UN PRIMO PASSO NEL SEGNO DI NONVIOLENZA, CONVIVENZA E SOLIDARIETA' DI FRONTE AL GENOCIDIO. QUALI RISORSE?

Scrivo queste note, non potendo essere presente oggi (sono a Roma per lavoro) all'incontro promosso presso il Comune di Pistoia in vista dell'auspicabile e importante gemellaggio tra Pistoia e la città di Gerico.

Una città, come è noto, governata dall'Autorità Nazionale Palestinese, con un sindaco, Salem Ghrouf che, proprio come quello di Pistoia, rimarrà in carica dal 2026 al 2030.

Va ricordato che, nove mesi fa,  con un'altra amministrazione, la città di Gerico ha firmato il gemellaggio con il Comune di Bergamo.

La popolazione di Gerico è integralmente palestinese con circa 20.000 musulmani e una piccola comunità cristiana di circa 500 unità.

Questa città che è anche patrimonio culturale dell'Unesco, una delle più antiche abitate del pianeta, ha molto da dirci e rappresenta sicuramente una scelta più che opportuna di impegno e responsabilità di fronte al genocidio del popolo palestinese perpetrato a Gaza e, potenzialmente, anche in Cisgiordania, dal governo israeliano.

Aggiungo un elemento che, spero, Pistoia possa fare proprio, ricordando Giuseppe Gozzini, recluta che, il 13 novembre 1962, presso il Car della città, si rifiutò di indossare la divisa dell'esercito, venendo poi trasferito nel manicomio militare.

Gozzini non fu il primo obiettore di coscienza in assoluto (si pensi a Pietro Pinna o ai testimoni di Geova), ma il suo gesto rappresentò, all'inizio degli anni Sessanta, un vero e proprio spartiacque a livello nazionale, anche nel fermento cattolico nel clima legato al Concilio Vaticano II.

In coerenza con questa storia e approvando senza alcuna riserva il gemellaggio con la città palestinese di Gerico, sottolineo quanto sia importante che si operi anche al fine di sostenere i militanti e le militanti nonviolenti/e e pacifisti palestinesi e israeliani.

Vanno sostenute, soprattutto, le azioni congiunte di disobbedienza civile, verso la logica della creazione del nemico e della istituzionalizzazione permanente del conflitto.

Riporto una storica lettera, pubblicata il 21 settembre 2003, vigilia di Rosh Hashan, capodanno ebraico, firmata da ventisette militari israeliani e ripresa nel bellissimo libro a cura di Marco Deriu e dell'Associazione Maschile Plurale: "Disonoriamo la guerra. Percorsi e proposte per una maschilità di pace".

La lettera è stata ripresa anche in occasione delle Letture di Pace che si svolgono ogni due lunedì a Pistoia.

"(...) Noi che siamo stati educati ad amare lo Stato d'Israele, noi che siamo cresciuti nell'Idf e viviamo l'aviazione come una scelta importante, ci rifiutiamo di partecipare ad attacchi aerei sulla popolazione civile. Definiamo queste azioni illegali e immorali, oltre che la diretta conseguenza di un'occupazione che è causa di corruzione morale per la stessa società israeliana".

Si chiedeva, nel 1991, quindi in una fase storica sicuramente più aperta alla speranza e al dialogo rispetto a quell odierna, il grande pacifista sudtirolese Alexander Langer:

"Come sarà la società israeliana di oggi e di domani, se una grande parte degli adulti (uomini e donne) che si incontrano - anche a congressi scientifici o a manifestazioni artistiche - è stato in servizio in un esercito di occupazione, ha perquisito case, arrestato persone, forse sparato o minacciato con armi, o interrogato spietatamente?"

Ovviamente l'azione di sostegno alle iniziative congiunte dei pacifisti e dei nonviolenti israeliani e palestinesi non può non tenere conto di quanto, già nel giugno del 1992, lo stesso Langer affermò al Parlamento Europeo, come hanno, recentemente riportato in un prezioso saggio su come lui stesso abbia affrontato la questione palestinesi i docenti universitari Maria Chiara Rioli e Lorenzo Banducci:

"(...) Bisogna dire che ogni giorno che passa, la parte palestinese diventa più debole. A questo punto estremisti, come noi chiamiamo i fondamentalisti, ostacolano in ogni modo questo processo con le loro iniziative violente che seminano odio e incomprensione. Quando parlo di estremisti o fondamentalisti intendo riferirmi ai gruppi, alle forze politiche, che pretendono di togliere e usurpare i diritti degli altri, terrorizzandoli e tentando di cacciarli via. Credo che gli estremisti e i fondamentalisti siano tanto più pericolosi quando hanno dietro di sè uno Stato. Questo vale tanto che lo Stato si chiami Iran o Israele."

Infine, le risorse.

Il bando della Commissione Europea per i gemellaggi fra città — denominato CERV-2026-CITIZENS-TOWN-TT (Town Twinning) e inserito nel programma Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori (CERV)scade il 23 settembre 2026 alle ore 17:00 (ora di Bruxelles).

Il bando mira a promuovere gli scambi interculturali tra cittadini europei, rafforzare la partecipazione democratica a livello locale e stimolare la consapevolezza dei valori e della storia comuni dell'Unione Europea.
Qui di seguito le specifiche tecniche, appurato che SOLO UNO dei comuni del gemellaggio debba essere situato all'interno dell'Unione Europea.
Suggerisco di cogliere l'opportunità anche se, ovviamente, questo solo finanziamento risulterebbe insufficiente.
Ma costituirebbe un buon primo inizio.
Francesco Lauria
💰 Risorse e Finanziamento
  • Budget totale: La Commissione Europea mette a disposizione 6 milioni di euro complessivi.
  • Importo per progetto: Il contributo europeo è compreso tra un minimo di 8.455 € e un massimo di 50.745 €.
  • Modalità di erogazione: Il finanziamento avviene in modalità lump sum (somma forfettaria). Non è richiesta una rendicontazione analitica delle singole spese, ma il pagamento è vincolato al raggiungimento effettivo dei risultati e del numero di partecipanti concordati. 
👥 Chi può partecipare (Beneficiari ammissibili)
Possono presentare la candidatura enti pubblici o organizzazioni non profit formalmente costituiti in uno dei Paesi ammissibili al programma CERV:
  • Comuni e municipalità.
  • Comitati di gemellaggio.
  • Autorità locali e regionali, o associazioni che le rappresentano.
📋 Requisiti chiave del progetto
  • Transnazionalità: Il progetto deve coinvolgere comuni di almeno due Paesi ammissibili, di cui almeno uno deve essere uno Stato membro dell'Unione Europea. 
  • Numero minimo di partecipanti: Gli eventi organizzati devono prevedere un minimo di 50 partecipanti diretti, inclusi almeno 25 partecipanti internazionali invitati (provenienti dal comune partner). 
  • Durata: I progetti devono avere una durata flessibile compresa tra i 6 e i 12 mesi.
  • Attività finanziabili: Organizzazione di seminari, workshop, conferenze, festival culturali, dibattiti pubblici e campagne di sensibilizzazione sui temi dell'integrazione e dei diritti dell'UE.
🗓️ Tempistiche e scadenze successive
La gestione della call segue un calendario indicativo ben definito:
  1. Presentazione delle domande: Entro il 23 settembre 2026 tramite il Funding & Tenders Portal della Commissione Europea.
  2. Valutazione: Tra ottobre 2026 e febbraio 2027.
  3. Comunicazione dei risultati: Marzo 2027.
  4. Firma del contratto (Grant Agreement): Giugno 2027

martedì 21 luglio 2026

GIOVANNI, GIULIANO E ILVO: I CAPECCHI TRA TROTSKY E FRAGAI, POTERI BANCARI E ACCADEMICI; LA P2 E I FANFANIANI DELLA DC; DEMOCRAZIA PROLETARIA E LISTE VERDI ARCOBALENO... (Prima puntata).

Quando scrissi un articolo a urne aperte, ben conscio della sicura vittoria di Giovanni Capecchi alle elezioni amministrative di Pistoia, addentrandomi nelle origini genealogiche della sua famiglia, in diversi tra i miei pochi lettori, rimasero sorpresi di una mia voluta, e direi importante, omissione.

Nonostante la mia gentilezza, il neo sindaco si arrabbiò parecchio, promettendomi una sintesi della storia della sua famiglia (in particolare del ramo paterno) che, però, non è mai giunta.

Ho, quindi, provveduto da solo.

Tornando alla mia omissione, all'epoca non volli calcare la mano e, in attesa anche di compiere studi e analisi più puntuali, rinunciai a rimarcare quello che a Pistoia è noto, ma non notissimo: un nonno di Giovanni, Ilvo, fu potente esponente del potere bancario e accademico toscano e, soprattutto, risultò ufficialmente tra i (sorprendentemente non moltissimi) affiliati pistoiesi alla loggia massonica deviata P2. Loggia guidata, come arcinoto, dal pistoiesissimo Licio Gelli.

Le tessera di affiliazione di Ilvo Capecchi alla P2, nell'elenco ritrovato nel 1981 a Castiglion Fibocchi fu la numero 205. 

Il tutto è consultabile su questo importante sito (e su molti altri...): https://www.stragi.it/archivio/doc/66.pdf 

Come è, abbastanza noto, anche se non a tutti/e, nonno Ilvo Capecchi (1922-2003) è stato un esponente politico di spicco di area democristiana a Pistoia (nello specifico della ondivaga e multiforme, oltre che rilevantissima in regione, corrente fanfaniana) e ha ricoperto importantissimi incarichi tra cui quello di Presidente della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, secondo alcune fonti dal 1957, ma io ritengo solo dal 1962 (a giudicare i documenti conservati alla biblioteca Forteguerriana e utilizzati, nel 2024, per una mostra sulla storia della banca, dalla data del 26 giugno di quell'anno).

La guida di Ilvo Capecchi dell'istituto di credito si protrasse fino al 1974, anno, peraltro, della grande debacle della Dc a guida fanfaniana, sconfitta, insieme all'Msi, nel referendum sul divorzio (slogan, fortunatamente sfortunato degli esponenti fanfaniani: "Sì, come il giorno delle nozze!").

Per l'occasione fu ritirato fuori dalla naftalina persino il destrosissimo democristiano Luigi Gedda.

Tornando alla dimensione pistoiese, va riconosciuto, in ogni caso, che Ilvo Capecchi abbia guidato la banca accompagnando una fase di forte espansione del tessuto florovivaistico e industriale pistoiese. 

Va poi detto che, al momento del ritrovamento degli elenchi (che, come è noto, e come è evidente anche dalle diverse numerazioni, erano solo parziali) la figura di Ilvo Capecchi risultò: "in sospeso", qualifica che nella loggia di Gelli poteva significare cose diverse: un adepto non in piena regola con i pagamenti alla loggia stessa o, più probabilmente, una figura particolarmente importante del mondo accademico, politico e bancario (e Ilvo Capecchi era appartenente a tutti e tre questi mondi) la cui affiliazione avrebbe dovuto essere tenuta ancor più riservata delle norma, per favorire gli obiettivi, politici e di potere, della loggia stessa, enunciati nel famoso ed eversivo Piano di Rinascita Democratica.

Va ricordato, inoltre, che Ilvo Capecchi, non risulta abbia mai smentito, almeno da analisi piuttosto approfondite che ho svolto in diverse settimane, la propria appartenenza alla loggia massonica P2, ma se mi sbagliassi, ovviamente, sarei pronto a correggermi e a scusarmi.

Capecchi (Ilvo) fu una figura rilevante anche da un punto di vista culturale, in particolare grazie ai suoi studi che fondevano competenze storiche e competenze economiche.

Di professione prima preside e poi docente universitario, Capecchi (Ilvo) ha dedicato gran parte della propria carriera alla ricerca e alla pubblicazione di saggi di storia economica, lavorando a stretto contatto anche con l'Accademia dei Georgofili a Firenze.

È stato autore di numerosi testi, tra cui spiccano gli studi sul Monte di Pietà di Pistoia e sull'agricoltura. 

Nel 1973 è stato anche insignito dell'onorificenza di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

A cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, Ilvo Capecchi guiderà poi il "Centro agricolo sperimentale" della Facoltà di Agraria di Firenze, venendo, in quella veste, colpito dalla rivelazioni degli elenchi degli iscritti alla P2 ritrovati a Castiglion Fibocchi.

Se è vero che il potere cittadino a Pistoia, dal punto di vista strettamente politico, fosse saldamente in mano al Partito Comunista, diversa e più plurale era stata, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la geografia del potere economico e bancario, a partire, anche, dalle casse rurali, ambito del quale il nonno dell'attuale sindaco di Pistoia era particolarmente esperto.

A Pistoia, a partire, in particolare dagli anni Settanta del c.d. "compromesso storico",, poi, divenne noto anche il manuale spartitorio alla Breda ferroviaria, spesso implicitamente veicolato anche dai sindacalisti locali: tre assunzioni alla volta spettavano al Pci e una alla Dc.

Tornando alla "più grande industria della città", appena visitata nella sua odierna dimensione giapponese da Capecchi (Giovanni) e dalla sua giunta, insieme all'"ambasciatrice" Caterina Bini, va ricordato, poi, che un sindacalista della Breda, Lido Scarpetti, divenne, negli anni Novanta del Novecento, sindaco della città, con un giovane consigliere comunale presente in Palazzo di Giano fin dal 1994, e qui parliamo sempre di Capecchi, e sempre di Giovanni, nipote di Ilvo.

Il giovane Capecchi (Giovanni) fu esponente delle liste Verdi, nate dalla confluenza tra i Verdi del Sole che Ride e Arcobaleno, questi ultimi nati, a loro volta, nel 1989, da una costola di Democrazia Proletaria, cui aveva aderito il sempre giovanissimo Giovanni.

Una scelta, quest'ultima, compiuta sulle orme di un altro Capecchi, il padre Giuliano, vera figura in discontinuità con la storia familiare e fondatore, fra le varie cose, nel 1968 (tre anni prima della nascita di Giovanni) del Centro di Documentazione di Pistoia, tutt'ora attivo presso la Biblioteca San Giorgio.

Tornando a nonno Ilvo, egli, certamente, non era di sinistra e certissimamente non era comunista.

Tralasciando il tema, certamente complesso, dei rapporti tra mondo cattolico e massoneria in particolare in Toscana, nel caso di Capecchi (Ilvo) non si pose mai il dilemma ricorrente, anche se sciolto, in origine, dalla Terza Internazionale nel 1920, con l'influsso fondamentale di Leon Trotsky: divieto, incompatibilità assoluta tra appartenenza contestuale al Partito Comunista e alla massoneria.

D'altronde, al di là delle locali spartizioni di potere, c'è qui un elemento di coerenza politica: la natura estremisticamente anticomunista, oltre che autoritaria, della Loggia Massonica P2.

Il tema della compatibilità tra contemporanea adesione al Partito e alla massoneria, riguarderà, molti anni dopo, il neonato Partito Democratico in buona parte erede del Pci (almeno in Toscana).

Esso verrà affrontato in maniera sorprendente, nei primi anni Duemila, da Agostino Fragai, nel 2026 grande spin doctor della candidatura a sindaco di Pistoia di Capecchi (Giovanni) e, all'epoca, assessore regionale, poi presidente della Commissione di Garanzia sempre regionale del partito (il Pd). 

Va ricordato, infine, che Fragai è stato in passato, funzionario, fin dai primi anni Ottanta, del Pci di Pistoia che, come rivendicato con orgoglio pubblicamente dallo stesso Fragai era, all'epoca, una corazzata da circa 8.000 iscritti/e.

Ma questa, almeno in parte, è un'altra storia (continua...)

Francesco Lauria