IL PROCESSO CONTRO IL LICENZIAMENTO POLITICO, GRAVATORIO, DISCRIMINATORIO E ILLEGITTIMO DELLA CISL (dopo venti anni di impegno e passione) E' FINALMENTE FISSATO, A FIRENZE, PER IL 21 OTTOBRE 2026.
Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana
sabato 30 maggio 2026
LE ORGANIZZAZIONI NON PERDONO MAI? INSIEME OGNI RIVOLUZIONE E' POSSIBILE.
giovedì 28 maggio 2026
PERCHE' UNO SCIOPERO GENERALE OGGI. CONTRO IL GOVERNO DELLA PRECARIETA' E DELLA GUERRA.
Per difendere il diritto di sciopero, bisogna scioperare...
E' un'affermazione che può sembrare banale, ma che ci permette di ricordare che, recentemente, l'Italia è stata condannata dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali (CEDS), organo del Consiglio d'Europa, per aver violato la Carta Sociale Europea, proprio in materia di diritto di sciopero.
Lo sciopero generale di oggi, indetto da molte sigle del sindacalismo di base, a partire dalla CUB, ha un titolo inequivocabile: "Contro il Governo della precarietà e della guerra".
I temi fondamentali alla base della mobilitazione sono quattro:
- emergenza salariale;
- salute e sicurezza sul lavoro;
- riduzione progressiva del welfare, a partire dal diritto alla casa;
- esplosione delle spese militari e promozione di una politica e di una società di guerra.
In Toscana a Firenze, l'appuntamento della mobilitazione, alle ore 10, è fissato in un luogo significativo per mille ragioni: l'ospedale di Careggi.
Un tema cruciale, oltre alla tutela dell'ambiente e della salute, dentro e fuori i luoghi di lavoro, e il sostegno al popolo palestinese, è quello del diritto al dissenso.
A questo aggiungerei il grande tema del diritto alla rappresentanza, soffocata da regole che, di fatto, impediscono ai lavoratori di scegliere i sindacati che vogliono e ai sindacati rappresentativi, al di fuori di Cgil Cisl e Uil e dei firmatari del Testo Unico del 2014, di esercitare quello che è lo strumento principe del movimento sindacale, insieme allo sciopero: la contrattazione collettiva.
Non possiamo, poi, non essere solidali e lottare per il reintegro immediato di Simone Vivioli, segretario nazionale Flmu Cub, licenziato ingiustamente e gravatoriamente da Tim a causa della sua attività sindacale e sociale.
La mobilitazione nelle piazze italiane, pur scontando il solito silenzio mediatico, la criminalizzazione degli effetti sul trasporto pubblico, etc. sarà importante.
Ecco un primo elenco dei presidi e delle manifestazioni, in continuo aggiornamento:
mercoledì 27 maggio 2026
NEGLI OCCHI DI MANLIO E DI FRANCO: "CONTINUIAMO A LOTTARE PER UNA SOCIETA' PIU' GIUSTA". 28 MAGGIO 1974 - 2026. INSIEME, OLTRE L'INDIFFERENZA.
Quando, dopo oltre quindici anni, ho risentito la voce di Manlio Milani mi stavo avvicinando a piedi verso Guernica, un luogo iconico del Novecento, dove il 26 aprile 1937 la popolazione fu falcidiata dal terribile bombardamento reso eterno, nel suo grido infinito di dolore, da Pablo Picasso.
Non va dimenticato che quel terribile bombardamento fu diverso da tanti altri: non aveva più di tanto ragioni militari, ma servì, soprattutto, per testare contro la popolazione civile, nuove terribili armi che sarebbero poi state usate da nazisti e fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Manlio Milani si avvicina ai 90 anni. Si deve principalmente a lui se a Brescia non accostiamo solo la "Loggia del silenzio", ma alimentiamo anche la "Casa della Memoria".
Quando mi risponde nella mia salita verso Guernica sono accompagnato da una pioggia insistente, proprio come era insistente la pioggia, a Brescia, quella mattina: il 28 maggio 1974.
Cinquantadue anni fa.
Chi si ricorda di Livia? Chi?
Quando gli occhi di Manlio, scampato per un puro caso, alla strage che uccise la moglie e i suoi amici, ricordano la giovane moglie, insegnante e militante della Cgil scuola (ma allora il sindacato confederale, a partire dagli insegnanti era molto unitario...) sono ancora più dolci, ancora più crocifissi.
Non ci sentiamo da quindici anni, ha quasi quaranta di febbre, ma mi risponde, mi accoglie, mi chiama Francesco e, quasi, si scusa di non avere fiato.
Mi promette che scriverà ai pistoiesi in occasione dell'iniziativa del 15 maggio su Piazza della Loggia e lo farà, lasciandomi senza parole per il sentimento di riconoscenza.
Così come, tra mille impegni, interverrà, con un video, anche la generosa, magnifica, inestimabile Benedetta Tobagi.
Come ho raccontato al circolo di Capostrada a vedere in anteprima nazionale, nella città di Licio Gelli, il docufilm, dedicato alla strage fascista e di Stato di Piazza della Loggia, a Brescia, a ricordare i suoi caduti antifascisti (è riduttivo, come dice sempre Benedetta, parlare di "vittime") eravamo in pochi, pochissimi.
Non più di quaranta persone.
Oggi non voglio fare altre polemiche, anche se ho il vomito nel cuore.
Oggi voglio fare solo un appello, a chiunque legga questo mio post:
prendete un amico/a, una compagna, un compagno, soprattutto un figlio, una figlia, un/una nipote.
Prendete un padre, una madre, un nonno/a, fatevi raccontare gli anni Settanta, non solo come anni di piombo e terrore, ma soprattutto, come anni di partecipazione e diritti.
Fateli sedere accanto a voi.
Guardatevi negli occhi, scopritevi nudi nel cuore e nell'anima.
Impiegate una cinquantina di minuti di silenzio e di parole, di memoria e di lotta, di resistenza e dolcezza, di democrazia e di rivolta civile per vedere questo docufilm che è volutamente libero da copyright.
Ecco il link: https://www.arcoiris.tv/scheda/it/91868/addC
I depistaggi, lo stupro della democrazia, come ci racconta Manlio Milani nel docufilm, vivono, si alimentano del silenzio e dell'oblio.
Ma il silenzio, può anche essere uno spazio di libertà e di empatia, in cui abbassiamo il nostro rumore e ascoltiamo, invece, la ricerca della Verità.
Perchè, come dice benissimo Benedetta Tobagi, è ora di smettere di parlare di misteri sulle stragi italiane, ora si può parlare di verità, storica e, per Brescia, pur incompleta, pur tardiva, pur beffarda, anche giudiziaria.
E' ora, infatti, dopo il silenzio, dopo l'ascolto, di tornare a parlare e a parlarci.
Non ci parliamo più, annegati nei telefonini, non ci guardiamo più negli occhi, men che meno ascoltiamo il nostro e altrui cuore.
Il 28 maggio non è un semplice anniversario e, di sicuro, non riguarda solo la città di Brescia e il suo mai sopito dolore.
Il 28 maggio Giorgia Meloni non è mai stata a Brescia e, ne sono sicuro, non ci sarà nemmeno oggi.
Ma noi possiamo tendere la mano a chi, vicino a noi, guarderà questo nuovo preziosissimo docufilm, leggerà le parole di Manlio, ascolterà il messaggio ai pistoiesi di Benedetta, ricorderà l'impegno di Pace di Giovanni Bachelet, presente a Capostrada.
Il 28 maggio ci fa riflettere sia sulla violenza del potere che sulla violenza politica diffusa, complice dell'autoritarismo di Stato.
Il 28 maggio, ricordando anche Aldo Moro e il suo: "guardate ai politici presenti ai funerali di Piazza della Loggia, per comprendere chi ha promosso la strategia della tensione" dobbiamo stringerci in un abbraccio.
Un abbraccio vero, non finto.
Come si strinse in un abbraccio tutta la città di Brescia, accogliendo seicentomila persone ai funerali dei caduti della strage di quella mattina piovosa del 28 maggio 1974.
Il servizio d'ordine lo assicurò il sindacato, lo Stato, infatti, non era più lo Stato, non aveva più alcuna autorevolezza, perchè la strage di Brescia fu una strage annunciata, beffarda, sicura dell'impunità complice delle istituzioni nazionali e non solo.
Da quel palco interveniva con parole che andrebbero tutte rilette, comprese quelle che non poterono essere pronunciate, Franco Castrezzati.
Partigiano e sindacalista, il primo, in Italia, prima di Pierre Carniti, Bruno Trentin, Giorgio Benvenuto a credere, già a metà degli anni Cinquanta, nell'unità sindacale.
Franco è scomparso pochi mesi fa all'età di 99 anni. Infermo, non ha mai rinunciato alla piazza, alla memoria, ogni 28 maggio.
Oggi Franco non ci sarà.
Ci sarà il suo grido ai giovani che mi affidò in una intervista nel 2014, a quaranta anni dalla strage:
"Continuiamo a lottare per una società più giusta".
Oggi in Piazza a Brescia dobbiamo, idealmente, esserci tutti e tutte. Ore 10 e dodici minuti.
Perchè la democrazia, la pace, la libertà, la giustizia possono morire nella nostra complice, terribile, sterile indifferenza.
Ma gli occhi profondi e veri, forti e dolcissimi di Manlio non ce lo consentiranno mai...
"Non distruggere i sogni", il saluto a Pistoia di Manlio Milani:
https://sognaredasvegli.blogspot.com/2026/05/non-distruggere-i-sogni-la-lettera-ai.html
"Perchè ricordare Brescia", il video di Benedetta Tobagi per l'iniziativa del 15 maggio scorso:
https://www.youtube.com/watch?v=5oeYmSeEX4k
"Per una società più giusta". L'intervista del 2014 a Franco Castrezzati:
Francesco Lauria
martedì 26 maggio 2026
GIOVANNI CAPECCHI, ALESSIO DOLFI E L’OLTRAGGIO AI CADUTI DELLA STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA.
Come è noto, è stata organizzata a Pistoia il 15 maggio scorso un'iniziativa culturale-elettorale in memoria della strage fascista e di stato di
Piazza della Loggia a Brescia, di cui domani ricorrerà il cinquantaduesimo
anniversario.
Un incontro di memoria e di impegno, intitolato, non a caso,
da una frase di Franco Castrezzati, il sindacalista che stava intervenendo dal palco
quando scoppiò l’infame bomba: “Continuiamo a lottare per una società più
giusta”.
L’iniziativa ha visto la proiezione, in anteprima nazionale, del docufilm, a cura di Daniela Preziosi, inviata del quotidiano Il Domani (ed altri) che ripercorre la strage, i depistaggi, l’ostinata memoria dei “caduti” (non ha senso, infatti, parlare di generiche vittime).
Il docufilm ricorda
anche le tardive, ma fondamentali sentenze che hanno recentemente ricostruito
la storia della responsabilità non solo della galassia nera di estrema destra
(in primis Ordine Nuovo di Pino Rauti), ma anche di esponenti non secondari del
Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante (così ammirato da Giorgia Meloni),
dei servizi segreti, di apparati dello Stato, della Nato, di Gladio.
Hanno partecipato, oltre al sottoscritto che ha moderato in quanto giornalista e Presidente dell’Associazione Sognare da Svegli, Valentina Vettori, Presidente del Circolo Arci di Capostrada che ha co-organizzato e ospitato l’iniziativa, Daniela Preziosi, lo storico delle relazioni internazionali e candidato Pd per Giovanni Capecchi Piero Graglia, l’ex deputato e segretario generale della Cgil di Pistoia Renzo Innocenti, Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio, vittima delle Brigate Rosse.
Giovanni Bachelet fu colui
che seppe, con immensa forza d’animo, durante i funerali del padre, offrire
preghiera e perdono ai terroristi (senza, ovviamente, mai rinunciare a verità e
giustizia) ed è stato, recentemente, Presidente del Comitato della Società Civile per il No alla
riforma della magistratura promossa dal Governo di centrodestra.
Infine Benedetta Tobagi, storica (tra l’altro anche della strage di Piazza della Loggia) e scrittrice, ha realizzato un contributo video appositamente per l’iniziativa e per i pistoiesi che può essere visionato qui:
https://www.youtube.com/watch?v=5oeYmSeEX4k&t=15s
Non va dimenticato l’ampio intervento del futuro sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi che anche assistito a quasi tutta l'iniziativa.
Preciso che le riflessioni che seguiranno sono a titolo del
tutto personale e non coinvolgono in alcun modo né il circolo Arci di
Capostrada, né la sua Presidente.
L’iniziativa è stata boicottata su più fronti, in particolare
da esponenti di Avs-Sce che avevano assicurato la loro presenza a Capostrada e
da figure interne e cruciali dello staff di Capecchi, come il giovane Alessio
Dolfi che ha provveduto a far sparire/non consegnare le locandine di questo e di altri eventi elettorali
e culturali in programma presso la Libreria Lo Spazio prima della tornata elettorale.
Il 15 maggio a Capostrada erano presenti una quarantina di
persone, a fronte delle centocinquanta previste, Alessio Dolfi che non ha,
credo, mancato nessuna, ma proprio nessuna delle iniziative di Capecchi, non si è fatto, bontà sua, ovviamente vedere.
Il tutto è surreale: Daniela Preziosi prenderà spunto, ad
esempio, dal suo soggiorno pistoiese per scrivere un importante articolo sul
quotidiano nazionale Il Domani a sostegno e di racconto della candidatura di Capecchi.
Storia triste, triste...
A fronte di tutto l’impegno erano state concordate alcune
spese di importo complessivo comunque inferiore ai 300 euro, che avrebbero
dovute essere coperte dal comitato/lista elettorale di Giovanni Capecchi e che
erano anche state approvate più volte dal futuro sindaco.
Si tratta di un treno di andata e ritorno da Roma per un
relatore e di un treno di andata e di un pernottamento per una relatrice, per
un totale di 230 euro.
A seguito del raffreddamento dei rapporti con il Capecchi e
il suo entourage, dovuto peraltro alla copertura/indifferenza rispetto a fatti,
a mio parere, gravissimi, il sottoscritto e l’associazione Sognare da Svegli
hanno rinunciato integralmente, pur producendo tutte le ricevute/fatture, al rimborso
delle spese, comunque concordato.
Rimangono i circa 50 euro di locandine nascoste/sottratte da
Alessio Dolfi fino al giorno prima del 13 maggio (giorno della prima
iniziativa).
A fronte dei giustificativi di questa ultima spesa, il referente finanziario della giunta Capecchi Paolo Mazzanti non rispondeva alla richiesta che era anche di principio e si trincerava su un direi incredibile: “No, non sono il referente finanziario. Se te l’ho detto un paio di settimane fa o te lo ha detto Giovanni, mi sono sbagliato, ci siamo sbagliati…”.
Ben
consapevole che stavo venendo preso in giro dallo staff di Capecchi e da quello
che era comunque un candidato, non secondario, della sua lista in consiglio
comunale, mantenendo una calma zen, ho chiesto se potessi conoscere chi fosse,
allora, il nuovo referente finanziario del candidato/sindaco Capecchi, anche in
vista degli adempimenti di legge e di trasparenza.
La risposta, datami ieri mattina da Paolo Mazzanti sulla
soglia della sede della Lista Capecchi in Via degli Orafi, immagino in via di
smobilitazione, è stata stupefacente: “No, non te lo dico chi è il referente finanziario.
Te lo devi scoprire da solo”.
Non c’è che dire: un bel viatico di trasparenza per chi
intende costituire una giunta e amministrare la cosa pubblica!
Non avendo tempo di giocare a nascondino farò le mie
verifiche di legge ed eventualmente provvederò alla denuncia contro Alessio
Dolfi (ma la responsabilità morale di questo cortocircuito è, a mio parere, tutta
di Giovanni Capecchi) per vedere rispettati non solo i miei diritti, ma la
memoria di una strage di cittadini e cittadine antifascisti/e, caduti/e cinquantadue
anni fa per la nostra libertà e per difendere la fragilissima democrazia
italiana.
Una memoria e un impegno civile, ancor più importante a
Pistoia, città del "venerabile" Licio Gelli, che, direttamente, Alessio Dolfi, ma con la sua
proverbiale inazione/incapacità di scegliere, anche Giovanni Capecchi, hanno purtroppo contribuito, il primo
direttamente, il secondo indirettamente a oltraggiare e boicottare.
Sul perchè Dolfi e Avs (o gran parte di essa...) abbiano boicottato l'iniziativa ovviamente non sorvolerò e nei prossimi giorni ci saranno novità, non appena compiuti tutti i numerosi passi legali necessari.
Francesco Lauria
lunedì 25 maggio 2026
CONCRETAMENTE: LA CRAVATTA DI CAPECCHI E GIANI E IL SILENZIO FORZATO. A VILLA DI BAGGIO.
No, non lo scorderò.
Non scorderò il momento in cui G, quasi alle 23 di domenica sera, mi invita a fare silenzio e a guardare fuori dalle grandi finestre della ex scuola elementare di Villa di Baggio, sede delle sezioni elettorali 97 (la nostra, al secondo piano) e 98.
Già, perchè Pistoia non si ferma, come è noto e come abbiamo ripetuto alla noia, alle belle vie del centro, a quella Piazza Spirito Santo o a quella Chiesa di San Giovanni (dove fino a pochi anni fa erano stanziali i padri domenicani) luoghi ormai "capecchiani", per le iniziative, i comizi e i festeggiamenti.
Il comune di Pistoia va molto oltre, arriva alla mia Emilia, all'Orsigna, si incunea a Nord nelle Valli della Bure, Iano, Baggio e, appunto, Villa di Baggio.
Ne avevo sentito parlare di Villa di Baggio e di Baggio, dei piccoli musei dedicati ai lavoratori del carbone, altro secolo, altri tempi, altra Pistoia. Non ci ero mai stato, tranne, forse, per una cena, una quindicina di anni fa.
A Iano, invece, ero stato il 2 maggio nel pomeriggio e sarebbe stato un momento di svolta, negativo e doloroso, nel mio impegno durante la campagna elettorale per Giovanni Capecchi e non solo.
Sono posti bellissimi, lo scrissi anche a Capecchi, mentre, proprio al circolo Arci di Iano, lo aspettavo, quel pomeriggio, dopo aver parlato, purtroppo, con i massimi vertici di Avs-Sce.
A Villa di Baggio, poco prima delle 23 di domenica 24, un giovane filosofo delle Fornaci, mio compagno scrutatore, un attimo prima della prima provvisoria campanella, dopo sedici ore di quasi silenzio, mi invitava al silenzio e allo sguardo.
Si perchè il cielo stava per diventare buio, ma non aveva avuto ancora la meglio del tutto sulla nostra giornata di luce a Villa di Baggio.
Una giornata passata ad aspettare i pochi, pochissimi votanti di Baggio, il paese più spopolato, più in alto, privato del seggio in loco alcuni anni fa.
Un paesi prevalentemente di anziani che faticano a percorrere i due chilometri e mezzo che lo separano dalla più bassa Villa.
Pochi sanno che a Villa di Baggio non prendono i cellulari (nemmeno i più moderni e ostinati) e non funziona internet.
Salvo alcuni momenti catartici in cui, spingendosi quasi all'esterno delle finestre della ex scuola, con relativo pericolo, si raggiungeva un pericolante e quasi sempre beffardo segnale 1G, non c'era proprio verso.
Tablet comunale silente. Al suo posto l'utilizzo del vecchio, insostituibile e novecentesco telefono fisso, per comunicazioni e risultati.
Niente Google Maps, solo richieste a voce agli abitanti, nel piccolo centro della collina pistoiese.
E silenzio, tanto silenzio.
Due circoli (uno Acli e, uno, ovviamente più grande, Arci) che aprono ad orari strani, ad esempio, a "un toc e mezzo" che, da immigrato emiliano, imparo, significa alle 13.30.
Stare due giorni abbonanti nel silenzio di Villa di Baggio, con i compagni/e delle due sezioni, in parte autoctoni ed in parte importati, come me, da Viale Adua e dintorni, è stato, per me, salvifico.
Pochissimi i momenti in cui rispondere agli hater, hooligan capecchiani, e in cui anche io, lanciarmi all'attacco all'arma bianca del candidato che, nei giorni precedenti al voto, mi aveva sconvolto e deluso e che avrebbe, certamente, stravinto, trionfato.
Ma quel momento, quello in cui azzero i pensieri e il bel panorama della disconnessa e semplice Villa di Baggio mi conquista e zittisce, non lo dimenticherò mai.
Se, per due giorni, essere disconnessi dal mondo può risultare, come lo è stato per me, salvifico e autotutelante, esserlo sempre (certo, ci si fa l'abitudine) non è la stessa cosa.
Certo, ormai c'è il wi-fi, c'è Starlink. Elon Musk, arriva persino a Baggio, Iano e Villa di Baggio.
Ma non è la stessa cosa.
E' più difficile svolgere, ad esempio, una giornata in smart working, è pericolosissimo, magari per colpa di un branco inaspettato di cervi e dopo aver schiacciato un povero istrice, rimanere in panne la sera/notte con la macchina.
Non puoi telefonare a nessuno e, ovviamente, nemmeno la vecchia cabina telefonica esiste più.
Se, come ho fatto io questa mattina, si cercano notizie su questi disagi e disservizi, si trovano lamentele dei cittadini almeno dal 2016.
Più di dieci anni.
Mi chiedo, qualcuno magari c'è morto in dieci anni, aspettando più del lecito e necessario, un'ambulanza dispersa tra le curve.
Stando più leggeri, quanto tempo, magari, un innamorato/a ha aspettato, invano, la risposta su whatsup dell'amata/o, dovendo, invece, procurarsi degli antichi francobolli, ormai introvabili anche dai tabaccai?
Mi dicono che il problema verrà presto risolto, che ci sono state una serie, imbarazzanti, di circostanze sfortunate, beghe di paese, permessi mai accordati/concessi per i pali telefonici, antenne realizzate e poi rimaste spente.
Ma la politica è rimasta lì, ferma o, comunque, inconsistente per oltre un decennio (quindi centrodestra, ma anche uno scampolo di centrosinistra) senza mai risolvere un problema, concretissimo, direi di cittadinanza delle persone, di borghi che si vanno spopolando.
Sono le famose, vituperate, abbandonate aree interne, anche a Pistoia, orfane di servizi: uffici postali (aprono meno dei circoli, quando ci sono...), presidi medici, scuole, edicole etc.
Il silenzio è bellissimo, in questi nostri tempi, forse una vera e propria rivoluzione. Ma quando è solo forzato lo è, certamente, meno.
No, non ho ovviamente avuto nè tempo (ero ancora al seggio), nè voglia di mischiarmi, inopportunamente, alla festa di Capecchi e dei suoi nella Ztl del centro cittadino.
Come mi si è fatto notare, Capecchi, tranne in una sezione a Ramini e in alcuni pochi altri posti, ha vinto ovunque, anzi ha stravinto anche nella mia montana sezione 97.
Dove non c'è la Ztl, se non per il fatto che, per un pezzo, a Baggio, dopo i lavori per il metano, manca proprio un pezzo di strada. Meno di cento metri, ma fondamentali, anche per i pochissimi autobus pubblici.
Chissà se quando tornerà, come promesso, a Baggio, Villa di Baggio, Iano, magari nella "sua" Castello di Cireglio, Capecchi metterà la cravatta che gli ha regalato, credo, Eugenio Giani, da indossare nei loro tavoli importanti e decisivi.
Non che sia fondamentale, in realtà.
Qui basta che la politica rialzi un palo, riaccenda un'antenna spenta per problemi burocratici.
E quando il silenzio, a Villa di Baggio, sarà cercato, non forzato, sarà ancora più bello di quella domenica, poco prima delle 23.
Qualche ora prima del trionfo, annunciato, anche a Villa di Baggio, anche a Baggio, anche a Iano, di Giovanni Capecchi.
Io, credo che ci tornerò a Villa di Baggio, magari per camminare, così come tornerò, mi auguro di poterlo fare, al parco letterario di Castello di Cireglio, nel bosco, alle fontanelle.
Farò certamente silenzio, se non altro per la fatica della salita e del cammino.
E, se come mi è capitato sempre domenica, poco dopo le 23, incontrerò una giovane volpe, quasi al buio, sarò comunque felice della mia scelta.
Con o senza il necessario e dovuto (agli abitanti) 5G...
Con o senza cravatta arancione, non importa.
Ma la Politica, a Iano, Baggio e Villa di Baggio, deve tornare prima che sia troppo tardi, prima che lo spopolamento e la morte (per vecchiaia, per carità...) vincano, non alle elezioni, ma sulla cittadinanza e sulla vita.
Problemi che, come è noto, non sono nè di destra, nè di centro, nè di sinistra.
E quando torneranno, la Politica e Capecchi, al di là della cravatta, potranno farlo in un modo solo: concretamente.
Francesco Lauria
giovedì 21 maggio 2026
LETTERA APERTA AL SINDACO GIOVANNI CAPECCHI: LA FERITA E IL POTERE, IL CORAGGIO E LE SCELTE.
Caro Giovanni, Sindaco
Ti scrivo, da semplice cittadino elettore, senza pretendere di rappresentare nessuno se non me stesso, dopo aver condiviso, questa mattina, la quotidiana odissea dei pendolari pistoiesi (e non solo) verso Firenze e aver perso la coincidenza ferroviaria per Roma.
Il treno regionale era così pieno che, nonostante fossi
seduto, una pendolare, nello scendere a Prato, ha travolto suo malgrado, il mio
Pc.
Ti chiamo Sindaco, Giovanni, perché ormai nemmeno tu ti
nascondi più, anche pubblicamente. Sappiamo tutti e tutte che il 24 e 25 maggio
prossimi sarai eletto sindaco di Pistoia, con grande probabilità al primo
turno, con margine.
Chi ti descriveva come Belzebù, magari a ridosso delle
primarie, ora tesse sociologicamente le tue lodi sui giornali, dichiarando che sei, da sempre, un sindaco nato, fin dalla prima elementare.
Ti scrivo nel giorno in cui, credo per la prima e unica
volta, un quotidiano nazionale si occupa di Pistoia e della tua candidatura,
con un pezzo, che, come sai da giorni, ho sostenuto, supportato, ispirato,
financo nella foto scelta, pur suggerendo, in verità, di non santificare
nessuno, nemmeno te.
Addirittura nell’ultima settimana elettorale (su questo,
invece, farei gli scongiuri…) prima come battuta sussurrata e poi dichiarata manifestamente
nelle iniziative, si è addirittura rivendicato come necessario e certo anche un
tuo secondo mandato.
C’è chi ti paragona, tra il serio e il faceto, a una specie
di Messia: “Giovanni Capecchi è (ri)apparso su Pistoia, addì… etc, etc.”
Tornando all’eventuale secondo mandato, ricordo che questo
tema non ha portato molta fortuna a predecessori di centrosinistra come Samuele
Bertinelli che lo rivendicavano apertamente per: “passare alla storia”. Sappiamo
bene come è andata e che il consenso, anche il più ampio, può erodersi, svanire
in un battibaleno (Renzi e Salvini, ma anche Prima Repubblica docent).
Caro Giovanni,
hai saputo, davvero, narrare un sogno, forse una favola, prenderti,
aprirti spazio in città, in quella “palude pistoiese” della sinistra che
descrivesti con impressionante precisione e spietata, inequivocabile chiarezza,
a San Domenico, il 28 febbraio scorso.
Lanciasti la tua parola d’ordine, poi forzatamente accettata
dalla maggioranza del Pd e dai piccoli partiti che, a sinistra e al centro, non
ti sostenevano: le primarie aperte di coalizione.
Che, però, a causa tua, tanto aperte non sono state.
C’è stato, infatti, un primo infortunio: il muro inaspettato
e inopportuno che il tuo gruppo personale e il partito Avs-Sce hanno posto
davanti a primarie davvero inclusive di giovani e immigrati residenti, come avviene,
da sempre, in tutto il resto d’Italia.
Ho provato in tutti i modi, pubblici e privati, a farti
cambiare idea, ho scritto appelli, raccolto firme, discusso insieme a te e ai
tuoi sponsor di Avs-Sce, ma non c’è stato verso. A differenza di Stefania Nesi,
molto più libera di te in quel frangente, mi sei sembrato davvero imprigionato.
Al di là di quanto detto pubblicamente e privatamente da
molti tuoi sostenitori, sulle primarie pienamente aperte non esisteva, come
ovvio, alcun problema pratico (perché a Pistoia no e, quasi contemporaneamente,
a Viareggio sì?) ma il diffuso terrore dell’impegno della comunità albanese che
vedeva coinvolti due pezzi da novanta come Bernard Dika e Bruno Leka, schierati
con Stefania Nesi, rivelatasi, un po’ a sorpresa, tua impegnativa competitor.
Conversando con Bruno ci siamo detti in questi giorni: ma
che male ci sarebbe stato, anche sulla base di naturali conoscenze, se ci fosse
stata una normale mobilitazione della comunità albanese pistoiese (che
peraltro, in parte vota, come è normalissimo, centrodestra) in quelle primarie?
Non vale lo stesso discorso, ad esempio, per una comunità
molto forte a Pistoia, per vari flussi migratori interni, come quella degli originari
del Cilento?
Il livello di integrazione e inclusione dei cittadini
albanesi pistoiesi è altissimo, le loro storie personali, penso a quella di
Bernard, ma anche a quella commovente di Bruno, giunto avventurosamente a
Pistoia a tre anni durante la guerra civile in Albania, hanno molto, moltissimo
da insegnarci.
E se Bernard e Bruno, entrambi nati in Albania, la
cittadinanza la hanno, altri/altre, altrettanto meritevoli, altrettanto
cittadini e cittadine, anche per colpa di un centrosinistra in passato su
questo tema immobile a livello nazionale, purtroppo no.
Negare il voto alle primarie è stata una grave violenza e a
nulla valgono tardivi mea culpa giunti del tutto fuori tempo massimo dal tuo
ristretto entourage.
Un ulteriore grave infortunio è stato quello relativo alla
sicurezza e alle note questioni: Ramini, Vicofaro, Biancalani.
Caro Giovanni, io più di te e in più occasioni, ma insieme, abbiamo
toccato con mano, la sofferenza, il dolore, l’esasperazione, direi la
disperazione della popolazione di Ramini, tenuta in ostaggio da una figura che
io ritengo molto negativa per la comunità di Pistoia che non si chiama Matteo Pomposi
(un po’ sopravvalutato, secondo me), ma Massimo Biancalani.
Stiamo parlando di una pseudo-accoglienza priva di qualsiasi
requisito di sicurezza e di progettualità: un ammassamento di corpi e di anime inverosimile
che produce, purtroppo, ma inevitabilmente, diffidenza, lontananza, scontro,
paura, pregiudizio, deleterio razzismo e, perché no, anche qualche fisiologico
opportunismo elettorale.
Abbiamo provato con l’Associazione Sognare da Svegli il 13
maggio scorso, a proporti, caro Giovanni, quattro diverse e sperimentate strade
di accoglienza, integrazione, nuova cittadinanza, alternative al fallimentare,
nocivo, pericoloso c.d. “modello Biancalani”.
Da te abbiamo ricevuto purtroppo assenza e silenzio che qualche
tuo supporter chiama tristemente: “prudenza elettorale”.
Stiamo parlando di un modello sbagliato che nelle tue
altalenanti dichiarazioni sembri sostanzialmente difendere (a parte le “quantità”),
ma che non ha davvero nulla a che fare con il messaggio liberante,
emancipatorio del Vangelo: un modello negativo che si nutre del “culturalismo”, una corrente
razzista e molto ignorante che giustifica qualsiasi problema, ma anche molti
reati, sulla base dell’inferiorità malamente presupposta delle culture di origine
dei migranti stessi.
Siamo molto, molto distanti dalla nostra Costituzione, dalla
Carta dei diritti dell’Unione Europea, ma anche dagli insegnamenti di Don
Lorenzo Milani, indimenticato priore di Barbiana.
Potrei andare avanti a lungo Giovanni e continuare, ad
esempio, analizzando una tua innegabile timidezza nell’affrontare il tema
vivaismo e inquinamento delle falde acquifere (e non solo).
Nei tuoi interventi, in maniera crescente, sembra che i
vivaisti pistoiesi siano un modello assoluto di responsabilità sociale, che i
problemi a partire dal glifosato e dall’utilizzo massivo di plastica e acqua
(non dimentichiamoci il cambiamento climatico) siano definitivamente risolti (o
quasi) e che, magari, ci si possa prospettare ulteriori espansioni pervasive di
questo autoproclamato: “vivaismo sostenibile”.
Se è vero che passi avanti sono stati fatti, ci prenderemmo
in giro se dati epidemiologici di Pistoia Sud ed Est alla mano, (ma basta dare
un occhio più superficialmente ai prezzi delle case) pensassimo che la
questione, complessa, dal rapporto tra vivaismo e ambiente, tra vivaismo e
salute, sia prematuramente da derubricare dai problemi della futura
amministrazione di Pistoia.
Sintetizzo, infine, sul ruolo di partiti di centrosinistra spesso
stra-divisi al loro interno, dilaniati da personalismi endemici e da irrisolti snodi
programmatici.
Il sistema, per me, perverso della preferenza doppia uomo-donna
non aiuta (peraltro ci sarebbe anche stato un referendum vittorioso sulla
preferenza unica nel 1991…), ma, certo non possiamo nemmeno vivere, lo abbiamo
visto alle ultime elezioni Regionali, di svilenti e per nulla rappresentativi listini
bloccati.
Sorvolo sulla grave e quasi totale assenza di una classe
politica pistoiese di governo nel centrosinistra (basta dare un’occhiata alle
liste e ai c.d. ticket) e alla presenza di una tua lista civica generosa, di
alto livello culturale, ma che è esempio di un amalgama politico tutto da
dimostrare, sperimentare, costruire.
Non posso poi un po’ sorridere sulla questione
partecipazione: hai un capolista di una tua lista, parecchio quotata, che si
vanta di proporre come parole d’ordine, da un po’ di anni: “cura, servizio e
sogno” e, almeno è la mia feroce esperienza, nella pratica rappresenta esattamente
l’opposto: “noncuranza, opportunismo e incubo”.
Vengo e chiudo con il tuo rapporto con un tema complesso
come il “potere” e al modello di leadership che hai proposto, in queste
settimane, alla città di Pistoia.
Ormai quasi cinque anni fa, in un nostro breve saggio,
scritto a quattro mani sulla Rivista Passione&Linguaggi, io ed Ilaria Lani,
già coordinatrice nazionale dei Giovani della Cgil, ricordammo insieme, i
vent’anni dai fatti di Genova 2001.
Citammo subito una canzone del 1979 di Silvio Rodriguez: “La
maza” che affermava metaforicamente il valore dell’essere, dell’immaginare, del
costruire comunità: “Che cosa sarebbe il
piccone senza la cava?”.
Ieri notte, tornato dalla casa del popolo di Bottegone, dopo
che ci siamo salutati, ho aperto i giornali online e ho scoperto l’orrore degli
attivisti di quaranta diversi paesi della Flotilla, prima torturati e poi umiliati
e derisi dal ministro fascista-ortodosso del governo israeliano Ben Gvir, per fortuna
durissimamente contestato dal nostro Presidente della Repubblica Sergio
Mattarella.
Di fronte a persone inginocchiate, bendate, ammanettate Ben
Gvir ha gridato beffardo: “Benvenuti,
questa è casa nostra!”. E di fronte ad un’azione violenta e del tutto
illegale della polizia israeliana ha affermato subitaneamente: “Ben fatto!”.
Eccola la comunità escludente, direbbe Aldo Bonomi, citando
i nazionalismi nei Balcani: “maledetta”.
Quello che colpisce è che non si tratta di immagini rubate,
filmate di nascosto da qualche coraggioso attivista e giunte avventurosamente
sul web.
Si tratta di filmati caricati online, con sprezzo di ogni umanità,
proprio dal famigerato Ministro del criminale Governo Netanyahu.
Abbiamo compiuto, venticinque anni dopo Genova 2001, un
terribile passo in avanti: la violenza del potere si trasforma in esplosione
del dominio (pensiamo, tornando a Genova, ai fatti della scuola Diaz). Essa non
ha più bisogno delle tenebre, dei depistaggi, dei segreti. La violenza del trinomio
potere-dominio-guerra può tranquillamente manifestarsi, sostenuta
sfacciatamente da una leadership maschilista-machista, autoritaria, che affonda
nelle strutture profonde del patriarcato, ma le innova, le incattivisce
ulteriormente.
Oggi in Palestina-Israele, fra poco, magari, a Cuba.
Spesso, tra l’altro, usando, tradendo, mistificando,
bestemmiando plurimi messaggi religiosi.
Nel 2017 un bello ed evocativo articolo di Carlo Bonini su
Repubblica, aveva ospitato l’allora capo della Polizia Gabrielli definire
l’ordine pubblico e le torture di Bolzaneto e della Diaz durante il G8 di
Genova, come una “catastrofe”.
Bonini iniziava il suo pezzo così: “Si dice che non ci sia
ferita, per quanto profonda, che il tempo non aiuti a cicatrizzare”.
Questo assunto, se forse non è sempre valido nemmeno nei
rapporti interpersonali o di coppia, certamente ci interroga nel mondo in
fiamme di oggi, ancora rispetto a Genova 2001, un: “ricordo ibernato, con una
ferita che torna a sanguinare ogni volta che la cronaca, con la forza della
proprietà transitiva, finisce con il riesumarne la memoria”.
E Flotilla 2026, almeno a me, ha ricordato, con le terribili
innovazioni che ho citato, proprio il peggio di Genova 2001, da me vissuta
rischiando in piazza, insieme al movimento pacifista, da lavoratore operaio e,
contemporaneamente, studente universitario, a quel tempo impegnato a Gorizia,
allora frontiera di Schengen.
Pochi mesi dopo Genova 2001, da militante ecologista e della
sinistra pacifista, dopo non pochi anni in consiglio comunale, tu Giovanni,
saresti diventato giovane assessore alla cultura del Comune di Pistoia.
Conoscendo i tuoi trascorsi giovanili nel movimento di
protesta universitario della Pantera del 1990, mi sono chiesto se tu, Giovanni,
pur più anziano di qualche anno, facessi ancora parte, come me ed Ilaria Lani,
della “generazione Genova”.
Una generazione intera di giovani che ha vissuto un impatto
traumatico con il potere e con la violenza e le sue ferite.
Una violenza istituzionalizzata che ha dimostrato, già
allora, che in ogni momento la democrazia può essere sospesa e che ha
modificato il rapporto di molti giovani italiani ed italiane come me ed Ilaria
con la vita politica e l’impegno civile.
Abbandonati dal potere, dai partiti, dal sindacato. Soli. Ma
non privi di tenacia e di speranza.
Spesso Giovanni, tu ti contrapponi a modelli leaderistici e
individuali: hai provato, persino, a declinare al plurale, durante la campagna
elettorale, il tuo nome: “Noi Giovanni Capecchi”.
Ma quanto è possibile tutto ciò, nella politica di oggi, con
un progetto amministrativo che ambisce a rendere Pistoia città di Pace e luogo
aperto, di dialogo nel Mondo?
A renderla comunità educante, nelle relazioni tra i generi e
le generazioni, nell’emancipazione, mai pietista, dei più fragili? Di chi è al
margine? Di chi non ha voce, ma rimane un soggetto, non un oggetto da ammassare,
ammaestrare e utilizzare?
Come si innova, non solo a parole, la pratica della
leadership, di fronte al trionfo di un patriarcato, a volte tristemente imitato
da donne che si alimentano del suo veleno e del suo modello?
Se si propone un modello fondato sulla partecipazione,
l’ascolto, l’incontro, il dialogo, un modello diremmo “femminista”, pur nella
commistione/intreccio tra i generi, non solo binari, come si riesce ad essere, davvero,
conseguenti? Portatori sinceri e credibili, certo mai perfetti, di una “maschilità
di Pace”?
Come si rompono gli schemi del patriarcato di fronte ad una
pseudo accoglienza disumanizzante, priva di progetto e di professionalità,
guidata da un vecchio uomo bianco, sprovvisto di qualsiasi capacità di
mediazione e di ascolto dell’altro/a?
Non ci giro intorno sindaco Giovanni Capecchi. Non posso pretendere
sincerità e trasparenza se non la offro io.
Sono anche rimasto molto deluso, come ti ho detto e scritto
privatamente, anche dalla tua prudenza pubblica (a fronte di una totale
vicinanza privata, manifestatami in forma scritta) quando una vicenda, su cui
spero verrà fatta presto piena luce, mi ha contrapposto ad alcune persone di
una tua lista, avvelenate nei miei confronti proprio per le posizioni su Ramini
e Vicofaro. Ciò al di là di altre incredibili, scandalose, ridicole, artefatte mistificazioni.
So che verrò sommerso, anzi già ho avuto avvisaglie, dopo
queste mie parole, dalla palude del fango di certa finta sinistra da salotto o
da Ztl (non importa quanto grande sia) come è successo anche a te prima del 28 febbraio
e del 12 di aprile.
Lo accetto: il personale è sempre politico.
Ma per cambiare una città, davvero, non a parole o a slogan,
ma nel profondo, e Pistoia necessità di un cambiamento radicale, non bastano
prudenza, cultura, bon ton, visioni sulla carta.
Ci vogliono, nella nuda vita, nel qui ed ora, caro Sindaco
Capecchi, caro Giovanni, anche il coraggio, la trasparenza, la parresia, la
capacità di eresia e di scelta.
Affermava Rodomiro Tomic, un democristiano cileno nell’opporsi
al regime militare cileno di Augusto Pinochet: “Non esiste il centro tra la
giustizia e l’ingiustizia”.
Non esiste il centro, sindaco Giovanni, tra vittime e
carnefici, tra chi resta umano e chi preferisce linciare l’infinito, magari per
un misero posto di consigliere/consigliera comunale, pur di maggioranza, per
carità o di possibile portavoce/assistente del futuro sindaco.
Spero di potermi ricredere, più avanti.
Ma no, pur rimanendo totalmente alternativo al centrodestra,
non riuscirò a tracciare la scheda sul tuo nome. Ne domenica, né lunedì.
Anche se, sia chiaro, mi recherò alle urne.
Vincerai lo stesso, ovviamente. Ma poi occorrerà governare e
trasformare il potere in servizio e non in dominio.
E, visti i presupposti e certi staff, non sarà per nulla semplice,
nemmeno con le più buone delle intenzioni.
Con sincerità,
Francesco Lauria, cittadino, ex sostenitore.












.jpg)



.jpeg)
