Il 23 agosto è passato, abbastanza sotto silenzio, il diciannovesimo anniversario della scomparsa di Bruno Trentin, antifascista, partigiano, intellettuale, grande sindacalista, già leader nazionale della Cgil, nel complesso periodo tra anni Ottanta e Novanta del Novecento, dove in Europa e nel mondo crollava il socialismo reale, e in Italia scomparivano il Pci e i partiti governativi della c.d. "prima repubblica" ,ed entrava turbinosamente nell'agone politico, "scendendo in campo", l'autocrate televisivo Silvio Berlusconi.
Il 2026 è, soprattutto, l'anno del centenario della nascita di Trentin, ed è quindi occasione di riflessione non celebrativa, ma profonda, opportuna, sul tema centrale della libertà nel lavoro e del lavoro (non dal lavoro!) e del sindacato come soggetto politico autonomo della sinistra, mai corporativo, mai subordinato al partito, pur in contraddizione con Lenin e Gramsci.
Sono sempre stato un grande ammiratore di Bruno Trentin che incontrai, di sfuggita, solo una volta, in un convegno a Jesolo dedicato al padre Silvio, altra figura interessantissima, centrale nel filone del socialismo radicale e federalista e della resistenza europea.
Anni fa ebbi l'onore della richiesta, direi unico ricercatore di area non Cgil o quasi, di contribuire a un libro collettivo di commento e riflessione su un saggio importante, quanto ingiustamente sottovalutato di Trentin: "La città del lavoro".
E' stata, credo, l'unica volta che non mi sono sentito di scrivere qualcosa, di fronte a una figura per me enorme, austera quanto centrale, un pilastro della cultura italiana ed europea e del sindacalismo.
Un intellettuale sindacalista, un "ricercatore socio-economico", come lui amava definirsi, fondamentale nel delineare percorsi di emancipazione attraverso la cultura, peraltro in piena coerenza con la figura di Giuseppe Di Vittorio, ovviamente molto diversa da lui per origini ed estrazione,
Per Trentin, e questo vale sia per il sindacato che per la politica più in generale, se si vuole evitare: "l'eclissi della sinistra", con un'eco fino ad oggi poco riconosciuto di Simone Weil (e, indirettamente anche con il primo Pierre Carniti...), progetto e programma sono fondamentali perchè il sindacato e la politica non diventino meri soggetti autoreferenziali di potere e di paradossale dominio.
Curiosamente oggi, 24 agosto, il giorno dopo quello di Bruno Trentin, ricorre l'anniversario della scomparsa proprio di Simone Weil, avvenuta, nel 1943, a soli 34 anni.
In questa concezione dei "limiti" della politica c'è un filone solo in parte indagato, ma molto interessante e cioè quello dell'assonanza di Trentin, che era anche francofono, con il personalismo francese di matrice cristiana, ovviamente più con quello diremmo "rivoluzionario", di Emmanuel Mounier o, se vogliamo invece seguire il filone del federalismo integrale, abbastanza vicino al padre Silvio, di Alexandre Marc, che con quello rappresentato dalla figura, più tradizionale, di Jacques Maritain.
Ciò è ancora più importante e significativo per una figura, come quella del sindacalista della Cgil, che si definiva, apertamente: "non credente".
Non è un caso, poi, che Trentin sia ricordato, nella Cgil, come colui che, tra il 1989 e il 1991, in qualità di segretario generale nazionale, operò per lo scioglimento delle storiche componenti politico-partitiche (comunista, socialista e terza componente dei radicali senza tessera o quasi...) proprio per far prevalere, di fronte ai frantumi del crollo dell'Unione Sovietica, ma anche alla crisi della, per dirla alla Pietro Scoppola, della "repubblica dei partiti", un sindacato, appunto, di autonomi progetto e programma.
E' noto che per Trentin la trasformazione della fabbrica, attraverso l'emancipazione della persona e il controllo diffuso dell'organizzazione del lavoro, crea, favorisce, incarna la trasformazione della società.
E al sindacato (e al lavoro, ai lavoratori), per trasformare la società, per bilanciare, rovesciare le contraddizioni del capitalismo, meglio, "trentiniamente" dei capitalismi al plurale, è affidato un compito fondamentale.
Non va poi dimenticata in Trentin, specialmente negli ultimi trent'anni, ma in piena coerenza anche con i percorsi precedenti, l'attenzione all'emancipazione sociale attraverso la conoscenza, diremmo: "lavoro e libertà". attraverso il sapere.
Un percorso sindacale ed intellettuale, che, con la contrattazione, anche articolata al centro, si sviluppa dalle 150 ore per il diritto allo studio, alle sfide anche sindacali, diremmo oggi, Trentin non ci è arrivato ma aveva intuito molto, dell'algoritmo e dell'intelligenza artificiale.
Un percorso di emancipazione anche individuale, anche qui Bruno Trentin è stato modernissimo, anticipatore, anche se non sempre pienamente compreso da chi è abituato a non uscire mai da schemi comodamente precostituiti.
Trentin si è confrontato apertamente, con generosità e modernità, direi anche anticonformismo sindacale, sui temi della salute, dell'ecologia, della critica e messa in discussione, della concezione della crescita economica infinita.
Del dialogo con la femminista e ambientalista Carla Ravaioli intitolato: "Processo alla crescita. Ambiente, occupazione, giustizia sociale nel mondo neoliberista" ho scritto, prima a settembre su Report Pistoia e poi, più ampiamente a ottobre scorso su Il Diario del lavoro a molti anni di distanza dalla pubblicazione del volume che lo racchiude.
E' stato quello uno dei miei ultimi contributi prima di subire l'epurazione dal giornale online a seguito del licenziamento politico operato nei miei confronti dalla Cisl (tra i sostenitori della storica testata...).
Il link è qui: https://www.ildiariodellavoro.it/processo-alla-crescita-un-dialogo-ancora-attuale-tra-carla-ravaioli-e-bruno-trentin/
Di Trentin, infine, anche se non è semplice, non è agevole, dobbiamo anche indagare la biografia, il non sempre semplice lato umano.
Io rimasi impressionato, profondamente ed eternamente affascinato dalla prima pubblicazione dei suoi diari (relativi al periodo 1988-1994, quando era segretario generale nazionale della Cgil).
Sono testi ruvidi, quasi violenti, intimi, drammaticamente intrisi, da punto di vista politico, ma spesso anche umano, di solitudine (spesso "attraversata" tramite le scalate in montagna o le nuotate al mare, o con la lettura, attentissima e minuziosa, di saggi e romanzi...)
I diari sono testi infinitamente preziosi, intellettualmente ricchissimi, umanamente profondissimi, sorprendenti, anche difficili.
Ne scrissi un'ampia recensione su Conquiste del Lavoro, citatissima in verità, anche in tesi di laurea e di dottorato, per la semplice ragione che fui l'unico, credo, anche per questioni di neutralità generazionale, a scriverne bene e a comprendere la generosa operazione di Iginio Auriemma, della Fondazione Di Vittorio e della moglie Marcelle "Marie" Padovani, giornalista, autrice, tra l'altro, nel 1991, di un celebre libro intervista con Giovanni Falcone sulla mafia.
"Marie" mi scrisse una lettera bellissima e riconoscente che conservo ancora nel mio computer e nel mio cuore.
La mia recensione che, a distanza ormai di quasi dieci anni, sposo pienamente e confermo ancora oggi si intitolava: "Lo scrigno scomodo dei diari di Bruno Trentin" e si può recuperare (dato che Conquiste del Lavoro non possiede un archivio online degno di questo nome...) qui: https://www.bollettinoadapt.it/lo-scrigno-scomodo-dei-diari-di-trentin/
Con un'operazione forse, almeno per me, più discutibile, perchè condizionata da pesanti tagli, Andrea Ranieri e Ilaria Romeo, anni dopo hanno pubblicato non i testi integrali, ma degli estratti dei diari di Trentin dal 1995 al tragico incidente in bicicletta, avvenuto nelle amate curve e pericolose discese di San Candido, in Alto Adige, nell'estate del 2006 e da cui il ricercatore-sindacalista non si riprese mai.
Il libro, da loro curato per l'editore Castelvecchi, si intitola: "Bruno Trentin e l'eclisse della sinistra. Dai diari 1995-2006".
Di questo volume abbiamo discusso in una seminario online, coordinato da Alessandro Mauriello per la Fondazione Bruno Buozzi (un incontro, non dovrei dirlo io, davvero molto bello) il sottoscritto, Ilaria Romeo, Andrea Ranieri, Leonello Tronti, Giorgio Benvenuto.
La registrazione integrale, che tratta davvero a tutto tondo della figura di Bruno Trentin, è recuperabile sul mio canale Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=HgGHo37xcQE&t=8s
Infine, un ricordo personale, risalente all'agosto del 2007, relativo ai funerali di Bruno Trentin.
Eravamo entrati, in Cisl, nel pieno dell'era di Raffaele Bonanni, sindacalista fieramente di destra e molto attento al potere, al di là dei giudizi di merito (che credo si possano facilmente, comunque, intuire...) quanto di più lontano si possa concepire dal binomio (articolato) Trentin-Carniti.
Io lavoravo, precariamente, da soli due mesi presso la sede confederale nazionale di Via Po.
Fu, per fortuna, la Fim-Cisl, in quell'occasione, a portare una sorta di "picchetto d'onore" alla camera ardente, allestita in Corso d'Italia in quella rovente fine d'estate, dedicata a colui che, prima che segretario generale della Cgil, era stato leader della Fiom., in stagioni indimenticabili e complesse, di grandi speranza, ma anche di una mancata occasione con la storia: il fallimento dell'unità sindacale organica dei lavoratori metalmeccanici.
E' noto, infine, ed è un ricordo, anche personale, bellissimo, dolcissimo, indelebile che Bruno Trentin (e Giovanna Marini e Marie...) ci regalarono, nell'occasione dei funerali laici del sindacalista.
Tre canzoni davvero non casuali, splendidamente intrecciate: "Le temps des cerises" - le ciliegie simbolo della Comune di Parigi, We shall overcome e Bella ciao, nella versione partigiana, ma nelle prime due strofe, anche delle "mondine", suonate da Giovanna Marini e cantate collettivamente sulle scale del palazzo della Cgil.
Canzoni, parole e note, che racchiudevano, accompagnavano un'epoca (l'Ottocento e il Novecento) e una Vita, preziosa e scomoda, mai accomodante, talvolta anche sprezzante, mai seduta sugli allori.
Quei dieci minuti, indimenticabili e commoventi, di musica e lotta, di rabbia e amore, di dolore e speranza, di resistenza e liberazione, sono racchiusi, per sempre, qui: https://www.youtube.com/watch?v=GwzS1kLDz5g
La vita di Bruno Trentin, partigiano, ricercatore, sindacalista, politico, è stata vissuta sempre con la: "furia di un ragazzo", titolo di un bel documentario a lui dedicato.
Bruno è stato un gigante burbero, a volte consapevolmente incompreso, oggi troppo spesso dimenticato, un protagonista importante del Novecento italiano ed europeo.
Un gigante che ha ancora tanto da dirci, magari rimbrottandoci un po' rudemente come solo lui sapeva fare, ma con la certezza preziosa, mai dimenticata e da Trentin sempre onorata, che: "la libertà viene prima"...
Una lezione, quella di Bruno Trentin, che nei "furiosi" anni Venti del Duemila non possiamo permetterci il lusso di lasciare all'oblio di un presente eterno, disperato, ignorante, violento.
Un presente privo di radici e di memoria, noncurante del progetto come del programma, come del futuro.
Ma noi possiamo e vogliamo andare in "direzione ostinata e contraria", aspettando, cantando di nuovo, mai inerti, mai definitivamente scoraggiati, il: "tempo delle ciliegie"
Francesco Lauria



_page-0001.jpg)
.jpg)





