mercoledì 23 settembre 2026

"NEL NULLA SFUMA ORMAI LA VERITA'" THE BIBI FILES, MARICA SETARO, L'ERRORE, IL POTERE, LA DIFFERENZA, LA PALUDE (terza puntata)

Non posso dire di conoscere personalmente l'Assessora alla Cultura del Comune di Pistoia Marica Setaro.

Ci siamo incrociati alcune volte ad iniziative a sostegno di Giovanni Capecchi durante le campagne per le elezioni primarie e amministrative e abbiamo velocemente scambiato due chiacchiere su un amico comune, sanrufese come lei.

Un carissimo amico che l'ha vista nascere.

Tutto qui.

Per quello che può interessare non ho, per lei, quindi, nè motivi di particolare simpatia, nè di avversione anche se, come molti a Pistoia, sono stato abbastanza stupito, non per questo negativamente, dalla sua nomina.

Una nomina che è forse l'unica, insieme a quella di Alessandro Giannessi, su cui il nuovo sindaco ha voluto/potuto metterci del proprio nel formare una giunta che, "tra silenzi e spari" e soprattutto veti tra i partiti e nei partiti, intromissioni di poteri fiorentini etc. è stata un parto molto, molto, molto travagliato (e secondo più di qualcuno/a anche un "gattino cieco"...)

Come hanno notato, peraltro, anche i normalmente più che ben disposti media locali...


Forse, in questo tempo di spasmodica e artificiale istanteneità, non tutti/e ricordano lo psicodramma collettivo del giorno di nomina della Giunta del "laboratorio Pistoia".

Non tutti/e ricordano il "maschio" ultimatum da parte di Giovanni Capecchi ("chi c'è, c'è..."), la sofferta, generosa e coraggiosa rinuncia all'assessorato da parte della segretaria comunale del Partito Democratico Irene Bottacci e la conseguente chiamata, a sorpresa, di Elena Sininberghi, nominata assessora quasi a sua insaputa (e soprattutto, direi, quasi a insaputa del sindaco...).

La ricercatrice cilentana non fu direttamente coinvolta in quelle ore frementi e violente (ma tutto sommato ordinarie per una politica non innovativa, ma, appunto, ordinaria...) proprio perchè Marica Setaro era stata l'unica assessora, insieme alla competitrice di Capecchi alle primarie, Stefania Nesi, ad essere annunciata in anticipo, rispetto alla giornata dei lunghi coltelli del centrosinistra paludoso pistoiese.

Come accennavo nella seconda puntata (che si può recuperare qui: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/la-scelta-di-marica-e-quella-di.html) la luna di miele di Setaro con alcuni settori della città è finita quasi istantaneamente. 

Sta per uscire il docufilm "The Bibi Files" (per approfondimenti suggerisco di leggere qui:https://altreconomia.it/sta-per-uscire-the-bibi-files-il-documentario-sul-sistema-netanyahu-vietato-in-israele/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NL23926NANS ), il documentario sul sistema Netanyahu, non a caso vietato in Israele.

Tra corruzione, frode, abuso di potere, regali, favori a magnati e intimidazioni ai media: la regista sudafricana Alexis Bloom ha realizzato un ritratto impietoso di una cerchia davvero inquietante di potere. Dal 30 settembre "The Bibi Files" sarà nelle sale cinematografiche italiane.


martedì 22 settembre 2026

SUL CONFINE DELLA FOLLIA: LA SCELTA DI MARICA, QUELLA DI FRANCESCA E LA MIA. COME RIDARE SPERANZA E DIGNITA' ALLA POLITICA. (seconda puntata...)

Leggi la prima parte dell'articolo a questo link:

https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/nella-citta-della-loggia-p2-la-scelta.html

Inizierei questa riflessione con l'affermare, per quel che può valere la mia opinione, siamo professionalmente colleghi, che Marica Setaro è una ricercatrice di valore, una ricercatrice militante, senza che questo aggettivo sminuisca in alcun modo l'accuratezza scientifica delle sue opere e anche del suo impegno didattico, svolto prevalentemente presso l'Università di Pisa.

So che lei è stata, in passato, vicina ai Disobbedienti (lato Rifondazione Comunista, non Luca Casarini...), senatrice accademica, allieva del filosofo e scrittore Alfonso Maurizio Iacono.

Importante è stato il suo passato sodalizio con l'attuale segretario regionale di Sinistra Italiana, il pisano Dario Danti., assessore itinerante in varie terre della Toscana (ora al Comune di Firenze).

Siamo quasi coetanei, io sono del 1979, lei del 1980, e abbiamo vissuto, credo, le stesse stagioni politiche, con l'impegno universitario e lo spartiacque del G8 di Genova nel 2001.

C'è un prima e c'è un dopo Genova, tema di cui abbiamo riflettuto lo scorso luglio sulla rivista culturale Le Parole e Le Cose, con l'artista e attivista contro la crisi climatrica Lotta (significativamente nata nel 2002) e con il filosofo dell'educazione, coordinatore nazionale delle scuole per la Pace, Aluisi Tosolini.

Il risultato del dialogo è qui: https://www.leparoleelecose.it/genova-2001-2026-detonazione-conversazione-con-lotta-e-aluisi-tosolini/

Le radici dell'attuale assessora alla cultura del Comune di Pistoia sono nel Cilento interno e montano, a San Rufo, fuori dai grandi flussi turistici, non molto distante, però, dalla terra, bellissima, del sindaco pescatore Salvatore Vassallo, assassinato per le sue lotte in difesa dell'ambiente e contro il traffico di droga e la criminalità organizzata.

Sono terre che ho nel cuore e che ho battuto, anche per ragioni familiari passate, in lungo e in largo.

Il Cilento, un po' come Trieste e Gorizia (almeno considerando la provincia) mette insieme splendidamente il mare e la montagna, anche se, rispetto alle terre in cui hanno operato Franco Basaglia e Franca Ongaro, manca un terzo fondamentale elemento: il confine.

Non scorderò mai, ad esempio, la frazione di San Pietro-San Peter a Gorizia, a un passo letterale dal confine tra Occidente e Oriente, tra l'Italia e la Jugoslavia di Tito, ora Slovenia.

Lì, proprio sul confine, sorgeva il manicomio, istituzione sociale, totale e concentrazionaria, che Franco Basaglia contribuì a smontare, aprire, liberare, coscientizzare, trasformare radicalmente e poi, conseguentemente, chiudere.

A pochi passi, allungando il braccio appunto, il confine: tra una città in Italia, Gorizia, nome che, in sloveno, significa "piccolo monte", e una frazione San Pietro-San Peter che, pur essendo di là, in terra slava, ha un nome latino.

Un simpatico scherzo del destino che smonta ogni "eccesso di frontiera", ogni nazionalismo col fiato corto, così come il Monte Sabotino che, ancora alla fine degli anni Novanta, quando frequentavo io l'Università di Scienze Internazionali e Diplomatiche a Gorizia, vedeva confrontarsi, da un lato, le luci tricolori della caserma italiana e dall'altro le scritte con le pietre, resistenti alle erbacce: "Nas Tito-Grande Tito".

E poi l'Isonzo, Soca in sloveno, un fiume stupendo che unisce e attraversa, non è confine, testardamente, beffardamente, spiritualmente non si fa confine, non vuole esserlo.

L'allargamento a est dell'Unione Europea era ancora di là da venire, rappresentavamo, ancora, la frontiera di Schengen, dell'Europa fortezza. Ogni notte, a Gorizia, ma anche a Trieste, "passavano" decine, centinaia di migranti: kurdi, iraniani, siriani, palestinesi, afgani, africani.

Non scorderò mai una notte (ero un volontario piuttosto saltuario, altri ed altre erano ben più costanti) in cui, per un caso, mi trovavo da solo al Centro Caritas San Giuseppe, quando arrivarono, tutti in una volta, quarantacinque curdi, bambini compresi.

C'era, appesa a un muro del centro, una vecchia, grande cartina geografica del mondo.

Un giovane con la kefiah (sono passati venticinque anni, ma lo ricordo come fosse oggi) prese a mostrarmi il Kurdistan, facendolo sembrare più grande degli Stati Uniti.

Mentre scaldavo il latte per i bambini e ascoltavo attonito, in inglese, il racconto di migliaia, migliaia e migliaia di chilometri a piedi, ci mettemmo a ridere, perchè io raccontavo che, invece, venivo da una grande pianura, da quella Parma che per noi autoctoni era da considerare, quasi senza pudore, una "piccola Parigi".

In poco tempo può accadere un miracolo e, provvisoriamente, due reciproci stranieri, incontrano i propri sguardi, condividono le proprie radici, mettono su un tavolo consumato di legno, le loro speranze.

Insomma, in una lunga notte sul confine, piena zeppa di stelle e di freddo, condividevamo, per lui, un Kurdistan più grande dei cinquantuno stati americani e, per me, Parma, con il suo omonimo bizzoso torrente e le sue storiche barricate antifasciste, la piccola Parigi che faceva invidia agli Champs-Élysées, almeno dal proprio punto di vista.

Meno male che i manicomi erano già stati chiusi...! :-)

Il Kurdistan, come ha raccontato, più recentemente, nella sua poesia più famosa, il poeta curdo-parmigiano Allawi, proprio come la Palestina è un territorio senza Stato, una "matria", una contraddizione opportuna tra le patrie del potere-dominio della guerra e dei nazionalismi proni agli interessi dell'industria e dell'economia militare.

Quella di Gorizia, un tempo terra basagliana, era l'approdo della allora prima rotta migratoria balcanica, sorvegliata dalle pattuglie di polizia miste italo-slovene.

Vivemmo anche una grandissima, irripetibile, forse anche un po' eroica esperienza: il primo social forum trasfrontaliero, nato a cavallo di Genova 2001, anche come risposta dal basso alla repressione governativa: il No Border Social Forum.

Qual era, quindi, la linea di "sconfine", la "linea d'ombra"? Qual era la soglia?

Tra gli stati nazionali, tra l'Europa e la non Europa, di fronte al buco nero dei Balcani, ancora terribilmente caldo di massacri, ma anche confine, limite tra normalità e follia.

Per me, San Peter, rappresentava anche il convitto di confine delle suore in cui abitava, almeno al primo anno, la mia ragazza, "straniera come me" e quindi priva di "prepusnica", il lasciapassare per i valichi di seconda categoria destinato ai soli residenti, italiani e sloveni.

Ma perchè, da Pistoia e dal Cilento, sono passato a parlare di Gorizia e anche di Trieste, quest'ultima con i suoi monti di confine?

Trieste con la grande scultura blu di Marco Cavallo, una visione reale che scende su binari di ghisa, oltrepassa l'impossibile e arriva al mare, con i sogni dei matti, non più rinchiusi, dentro.

Perchè, dal punto di vista accademico, è lì che, principalmente (senza dimenticare Arezzo) si è concentrata l'attività di ricerca di Marica Setaro, esperta e divulgatrice di storia della psichiatria e dell'epistemologia storica dei concetti scientifici.

Setaro ha curato il volume fondamentale di testi inediti di Franco Basaglia, "Fare l'impossibile. Ragionando di psichiatria e di potere" (Donzelli, 2024), insieme alla riedizione dell'importante libro di Anna Maria Bruzzone, "Ci chiamavano matti. Voci dal manicomio (1968-1977)" (Il Saggiatore, 2021).

E con il compagno e, da questa estate marito, Massimo Bucciantini, successore del sindaco Giovanni Capecchi alla direzione di Naturart, ha anche portato a Pistoia l'esperienza e il viaggio de "Le parole di Hurbinek".

Hurbinek: un bambino, un inno alla fragilità e alla cura, di nazionalità sconosciuta e figlio di genitori ignoti, quasi certamente nato nel campo di concentramento di Auschwitz da una madre, con ogni probabilità, deceduta poco dopo il parto.

Dargli idealmente parola in questi anni, a partire dal Giorno della Memoria, ha rappresentato un gesto e un viaggio bellissimi.

Questa estate, però, "Le Parole di Hurbinek" hanno incontrato, sul loro confine, un bando legato a Pistoia Capitale Italiana del libro 2026.

E sono arrivate, insieme alle polemiche, le richieste, motivate, di dimissioni di Marica Setaro.

Si è sviluppata una vera e propria "guerra delle parole", tra luglio e agosto scorsi, soprattutto con Francesca Capecchi, giovane capogruppo di Fratelli d'Italia in comune a Pistoia, insegnante, candidata sindaca possibile, anche lei, checchè ne dicano alla Libreria Lo Spaziopersona di valore.

Una che, come dovrebbe fare qualsiasi brava consigliera di opposizione, non si accontenta della prima spiegazione che le arriva...

(continua...)

lunedì 21 settembre 2026

LA CITTA' DELLA LOGGIA P2 O DELLA PACE PACE? LA SCELTA DI MARICA E QUELLA DI GIOVANNI. DI FRANCESCA E MIA. SIATECI OGGI (prima parte...)

                  

Ci sono articoli e riflessioni che non vorresti mai "dover" scrivere.

Mai. 

Quello che state leggendo, soprattutto nella seconda parte che verrà, è uno di questi.

Vi chiedo pertanto di fare uno sforzo a cui non siamo più (vale anche per me) abituati.

Fate un respiro lungo, allontanate il cellulare, a meno che non lo stiate usando per leggere queste mie parole.

Provate a immaginare, a modo vostro, ma con l'intento di avvicinarvi il più possibile al reale, con il sudore della concretezza, quello che state leggendo.

Pensate ai volti, ai sorrisi che non ci sono più, ma che sono stati, alle scelte, al dolore, al dubbio e alla ricerca della verità in un mare oscuro di menzogna.

Non accontentatevi, non accontentiamoci mai del si dice, del pregiudizio, di quanto ci è più comodo e funzionale, di quanto ci appaga e magari ci "paga".

Provate, per favore, nel leggere questo racconto sincero a immergervi nella "rivoluzione del silenzio", abbassate i rumori di fondo, cercate di entrarci in questa storia vera, certo raccontata da un modesto co-protagonista, con il suo personale sguardo.

Una storia concreta, fatta di speranza e di merda, di impegno e di violenza, di desiderio, aspirazione, ricerca di Pace e di ipocrisia, vigliaccheria, conformismo, odore, puzzolente, e anche un po' mafioso, di clan.

Anche perchè si tratta di una vicenda che, sappiatelo, ovuque stiate leggendo questo mio scritto, vi riguarda.

Ci riguarda. Tutte e tutti.

Riguarda i meccanismi della democrazia e della partecipazione, ma anche il desiderio di giustizia, si collega all'etica nella cosa pubblica, che non sempre coincide perfettamente con la legge, ma è qualcosa di più grande, di più ambizioso, certo, mai perfetto.

Moralità, non significa, infatti, facile, comodo moralismo.

Quando ho aperto gli occhi su alcuni aspetti e su alcuni poteri della città che mi ospita, Pistoia, la città del maestro venerabile Licio Gelli, dove, certo passando anche per Arezzo, è nata e si è sviluppata la loggia massonica eversiva P2, l'ho fatto per mio interesse personale e antico, ma anche perchè ne sono stato colpito, quasi casualmente.

Colpito come da un pugno sferrato con le borchie tra le dita, niente di teorico o di estatico, ci tengo a chiarirlo.

In una città, Pistoia, che si è autoproclamata, autocelebrata ieri "città della Pace", purtroppo non ho potuto partecipare direttamente, in un tempo terribile di guerra e riarmo, che, però, non può limitarsi ai gesti simbolici e pubblicitari.

Certi valori, certe "idee forza", certe lotte nonviolente, che sono fondamentali gesti e stili di Vita e di Governo, si vivono in prima persona, non si (auto)proclamano.

E, proprio come sembra affermare il sindaco Giovanni Capecchi, non si può parlare di Pace con la guerra nel cuore, annientando il dialogo, frantumando, distruggendo, smembrando le persone.

Spezziamoli davvero i fucili, viviamola davvero, nel tempo e nella cultura, non per finta o per postura, la fiaccola della Pace, Pace.

Non credo, sia chiaro, che Pistoia sia una città molto più massonica, omertosa, corrotta, che ne so, di Siena, ma, certamente essa, proclami di Pace o meno, ha dentro di sè alcuni germi di violenza e complicità pervasiva che è difficile anche spiegare, riuscire raccontare senza essere travolti.

E' più facile, purtroppo, approfondire, testimoniare senza essere creduti, come è successo anche a Tina Anselmi.

Anselmi fu guida, lei democristiana, della commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2 su incarico e intuizione soprattutto del socialista Sandro Pertini e della comunista Nilde Iotti.

Scriveva nei suoi diari "segreti", Tina Anselmi, partigiana, (non scrivo "staffetta", è riduttivo...), nominata (finalmente...) per prima, Ministra donna della Repubblica esattamente cinquanta anni fa, nel 1976:

"La P2 è stata una grande abbuffata di potere, nutrita della cultura consolidata in luoghi storicamente, superbamente maschili: massoneria, chiesa, esercito, mafia e polizia."

Che la P2 fosse una bruttissima storia prettamente maschile, che una grande madre della Repubblica aveva contribuito a scoperchiare lo dimostra, indirettamente, anche la lettura della lista dei Ministri del Governo Forlani, in carica nel marzo 1981, quando furono trovati gli elenchi della loggia P2 a Castiglion Fibocchi.

Da questi elenchi, come è ampiamente noto in città, risulta, tra i tanti, anche Ilvo Capecchi, potente politico, accademico e banchiere pistoiese, peraltro presidente, per oltre dieci anni, della nota, allora localmente potentissima, anche se oggi ormai estinta, banca cittadina.

Nel marzo del 1981, quando, con una modalità certo, con il senno di poi un po' sospetta vennero trovati i famosi (e vistosamente parziali...) elenchi, il Governo della Repubblica era un quadripartito Dc, Psi, Psdi, Pri (mancavano i liberali...).

I Ministri contando anche il marchigiano Arnaldo Forlani che, poco più di dieci anni dopo, da segretario della Democrazia Cristiana, verrà annichilito, durante il processo Cusani, in diretta Tv da Antonio Di Pietro, allora paladino di Mani Pulite, vedeva, al suo interno, ventuno ministri.

Ventuno uomini.

Zero donne.

Zero.

Scriveva, ancora, Tina Anselmi: "Basta una sola persona che ci governa sia ricattata o ricattabile perché la democrazia sia a rischio…"

E poi: "Le P2 non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti, per insensibilità, e li occupano per creare la P3, la P4".

Nelle pagine dei diari viene descritta dalla Anselmi l'amarezza di dover subire continue e limacciose accuse di essere: "ossessionata da Gelli" e minacce (le fecero trovare del tritolo vicino a casa).

Non si contavano, espliciti od occulti, anche gli attacchi personali, affrontati però con la fermezza di ex partigiana: «Questo Paese - affermava l'ex combattente Gabriella - non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se non nascerà un nuovo senso del dovere».

I diari di Tina Anselmi non testimoniano quindi una paranoia, un po' isterica, un po' femminile, ma la lucida sofferenza di una donna delle istituzioni che ha visto da vicino il "retrobottega oscuro, nero" della Repubblica, pagando il prezzo politico dell'isolamento per non aver accettato compromessi con la propria coscienza e con il proprio senso del dovere e di una democrazia nata dalla lotta partigiana e dalla Resistenza.

Un prezzo che la portò a non essere rieletta nel 1992 perchè la Democrazia Cristiana, un attimo prima del suo tracollo, aveva deciso di punirla per la sua ostinata onestà, negandole il consueto collegio elettorale, candidandola a "perdere".

D'altronde Francesco Cossiga, da Presidente della Repubblica (e non dimentichiamo il suo ruolo di Ministro dell'Interno durante il quarto Governo Andreotti che gestì, tra collusioni e depistaggi, il c.d. "caso Moro") ebbe, incredibilmente, ad affermare all'inizio degli anni Novanta:

"Di questa questione della P2 non mi sono mai impicciato, non so di cosa si tratti, non mi sento vincolato dalle risultanze della Commissione parlamentare..."

Una frase perfettamente echeggiata dall'attuale Ministro della Giustizia, l'ex magistrato "nero" Carlo Nordio, durante la campagna per il referendum sulla riforma della magistratura, in gran parte perfettamente coincidente con il Piano di Rinascita Nazionale della P2.

Senza pudore, come è noto, Nordio affermava di non conoscere minimamente i contenuti, peraltro arcinoti, del Piano stesso.

Andando oltre la Anselmi, ma con infinita e indelebile gratitudine nei suoi confronti, aggiungo anche che non parlo della P2 a Pistoia per sentito dire.

Ormai oltre dieci anni fa, mi sono trovato, per puro caso e con la un po' sana incoscienza dell'immigrato di recente insediamento, a trattare l'acquisto di una casa nella zona ex Permaflex, a Gello, in Via Vecchia Montanina.

Mi interfacciavo direttamente, come tecnico sia condominiale che di parte, con Osvaldo Gori, anziano geometra, grande, fraterno amico di Licio Gelli, che aveva anche contribuito a salvare dalla fucilazione da parte dei partigiani durante la Resistenza (non c'è tempo di approfondire la controversa interazione di Gelli con i partigiani pistoiesi, in particolare nell'epico episodio delle Ville Sbertoli...)

Una società pistoiese, proprietaria di parte dell'ex Permaflex, peraltro, si chiamava (e credo ancora si chiami) non so se per un omaggio o, semplicemente, per uno scherzo beffardo della storia, proprio: "Sviluppo 2". 

Gori, pur malato e quasi privo di voce, era un uomo ancora di grande potere nella Pistoia allora ancora governata dal centrosinistra e dal Pd.

Il geometra "numero 50" dell'ordine di Pistoia, mi ricordava spesso che, ad esempio negli anni Novanta, nei periodi in cui il suo sodale riusciva ad essere libero dagli arresti domiciliari a Villa Wanda, Gelli, con lui, tornava trionfalmente nella sua città natale e: "i vigili, per farlo passare, fermavano sempre il traffico".

Non ho modo, ovviamente, di verificare queste affermazioni, riferite a me e ad altri, con un sorriso compiaciuto di chi si è, credo, sempre sentito dalla parte giusta della storia, ma posso dire di aver tastato in prima persona che, ancora nel 2014, prima della sua morte e di quella di Gelli, non nel 1981, Osvaldo Gori, a Pistoia, fosse ancora molto potente.

Ci sarebbe poi da ricostruire latitanze, arresti, fughe, evasioni di Gelli, incredibilmente colpito da condanne lievissime, peraltro fatte scontare con la piuma e principalmente dal comodo divano di Villa Wanda.

Licio Gelli, come è notorio, è scomparso nel dicembre del 2015 e ha testardamente voluto funerali assolutamente pistoiesi, celebrati presso la Misericordia.

Pochi sanno, inoltre, che Gelli, come ha più volte ricordato un suo grande fan, lo scrittore viterbese Mirko Crocoli, autore del volume, non privo di interesse, pur se indubbiamente e dichiaratamente dalla parte di Gelli: "Loggia P2. Una storia unica", abbia progressivamente donato, cimeli, documenti e ricordi all'Archivio di Stato di Pistoia, sito in Piazzetta Scuole Normali 2. (E questo due non ce lo leveremo proprio mai di torno...).

Colpisce pero, con amarezza, la prefazione al libro di Crocoli di Salvatore Augello che si spinge ad affermare che la P2 con ogni probabilità: "mirava al tentativo di riproporre in Italia quello che Videla aveva imposto agli argentini: un processo di riorganizzazione nazionale".

Stiamo parlando di una delle dittature più feroci dell'Occidente, che ha prodotto decine di migliaia di decaparecidos, spesso gettati vivi nell'Oceano dagli aerei militari e dati in pasto ai pescecani.

Una dittatura che ha rubato bambini e bambini, i figli e ormai oggi nipoti delle coraggiosissime, ostinate "pazze" di Plaza de Mayo.

Non è stato un caso, quindi, che in piena campagna elettorale, solo due giorni dopo l'incontro sull'immigrazione del 13 maggio che si era svolto presso la Libreria Lo Spazio, sia stata da me proposta e organizzata, attraverso l'Associazione Sognare da Svegli, proprio a Pistoia, presso il circolo Arci di Capostrada, l'anteprima nazionale del nuovo docufilm sulla strage neofascista e di Stato di Piazza della Loggia.

Non è, ovviamente, un caso, poi, che il docufilm, che si può visionare gratuitamente qui:

https://www.arcoiris.tv/scheda/it/91868/addC si intitoli: "La loggia del silenzio".

Fu, quella di Brescia, una strage davvero infame, vigliacca che ha visto, ormai è storia, il coinvolgimento della P2 e di Licio Gelli, oltre che di incredibili e terribili connivenze degli apparati deviati dello Stato e il probabile supporto della Nato, un cui comando si trovava nella vicina e nerissima Verona.

E non è stato un caso che siano stati presenti fisicamente a Pistoia, con me, la giornalista Daniela Preziosi, co-autrice del docufilm e Giovanni Bachelet, portavoce del Comitato della Società Civile per il No alla riforma "piduista" della magistratura, il cui padre Vittorio, già presidente nazionale dell'Azione Cattolica, fu ucciso dalle Brigate Rosse mentre era vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Vittorio Bachelet fu poi sostituito, e non fu certo un caso, proprio, da un piduista.

Non è stato , poi, un caso che Manlio Milani, Presidente del Comitato delle Vittime (o meglio dei "caduti") di Piazza della Loggia e della Casa della Memoria di Brescia, abbia indirizzato, sempre tramite me (scusate, ma quando ci vuole ci vuole...) un messaggio alla città di Pistoia, patria di Licio Gelli.

Lo trovate qui: "Non distruggere i sogni", il saluto a Pistoia di Manlio Milani:

https://sognaredasvegli.blogspot.com/2026/05/non-distruggere-i-sogni-la-lettera-ai.html

Infine, non è stato un caso che Benedetta Tobagi, anche lei "figlia" dell'orrore del terrorismo rosso, abbia inviato un filmato sempre alla città di Pistoia, sempre in occasione dell'evento del 15 maggio scorso.

Eccolo: "Perchè ricordare Brescia", il video di Benedetta Tobagi per l'iniziativa del 15 maggio scorso:

https://www.youtube.com/watch?v=5oeYmSeEX4k 

Stiamo parlando della stessa iniziativa che è stata beceramente boicottata da molti/ein città e in primis, immagino per mera immaturità e ignoranza, trattenendo le locandine che, imprudentemente, gli erano state affidate, da Alessio Dolfi, attuale membro del gabinetto del sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi (che invece intervenne all'iniziativa, va riconosciuto...).

Chiudo con tre elementi legati alla Resistenza, di ieri, di oggi e di domani...

1) "Continuiamo la lotta per una società più giusta". Una mia intervista a Franco Castrezzati, il sindacalista ed ex partigiano che stava parlando dal palco in Piazza della Loggia, a nome del comitato unitario antifascista, durante lo scoppio della bomba, scomparso recentemente all'età di 99 anni:https://cislbrescia.it/wp-content/uploads/2014/05/Continuiamo-a-lottare-per-una-societ%C3%A0-pi%C3%B9-giusta.pdf

2) L'invito all'incontro di oggi sulla Resistenza delle donne, alle ore 18, al circolo Acli di Montemagno (Quarrata) con la presentazione del volume della storica Margherita Becchetti: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/non-per-bellezza-martedi-22-settembre.html

3) Una riflessione finale di Tina Anselmi, per me non semplice perchè, nella giornata internazionale della Pace, ci interroga sull'uso delle armi, tratta dal libro, da lei curato insieme alla mia amica Anna Vinci: "Storia di una passione politica" che, proprio come oggi a Montemagno, ci racconta che: "per cambiare il mondo bisogna esserci":

"Tina, nome di battaglia Gabriella, anni diciassette, giovane, come tante, nella Resistenza.

Non ho mai pensato che noi ragazze e ragazzi che scegliemmo di batterci contro il nazifascismo fossimo eccezionali, ed è questo che vorrei raccontare: la nostra normalità.

Nella normalità trovammo la forza per opporci all'orrore, il coraggio, a volte mi viene da dire la nostra beata incoscienza.

E così alla morte che ci minacciava, che colpiva le famiglie, gli amici, i paesi, rispondemmo con il desiderio di vita.

Bastava aprire la porta di casa per incrociare il crepitare delle armi, le file degli sfollati, imbattersi nella ricerca dei dispersi, partecipare all'angoscia delle donne in attesa di un ritorno che forse non ci sarebbe mai stato: ma le macerie erano fuori, non dentro di noi.

E se l'unico modo di riprenderci ciò che ci avevano tolto era di imbracciare il fucile, ebbene l'avremmo fatto.

Volevamo costruire un mondo migliore non solo per noi, ma per coloro che subivano, che non vedevano, non potevano o non volevano guardare. (...)"

Francesco Lauria

P.S. Sì, ovviamente, nella seconda puntata, per chi avrà la gentilezza e la curiosità di leggere, parlerò di Marica Setaro, Giovanni e Francesca Capecchi e di me. O, meglio, di quello che ne resta.

domenica 20 settembre 2026

"NON PER BELLEZZA". MARTEDI' 22 SETTEMBRE A MONTEMAGNO LA PRESENTAZIONE DEL VOLUME DI MARGHERITA BECCHETTI SULLA RESISTENZA DELLE DONNE.

Si svolgerà martedì 22 settembre, dalle ore 18, al circolo Acli di Montemagno (Quarrata) l'incontro/dibattito di presentazione del libro della storica emiliana Margherita Becchetti
"Non per bellezza. Donne (e uomini) nella lotta partigiana".

Il libro, edito da Mup, propone con capacità di sintesi e chiarezza una profonda rilettura critica del ruolo delle donne nella Resistenza italiana, provando a scardinare i pregiudizi di genere che per decenni hanno ridotto la partecipazione femminile a un mero "contributo" secondario.

Anche il termine di "staffetta partigiana", pur celebrato dalla quasi omonima canzone di Vinicio Capossela, valorizza un termine oggettivamente "perimetrale", spesso volutamente riduttivo: una staffetta, se uomo/maschio, veniva, infatti, normalmente chiamata: "ufficiale di collegamento".

Il libro di Margherita Becchetti adotta la prospettiva della storia di genere per restituire piena centralità politica ed esistenziale alle donne partigiane, evidenziando anche le complessità del loro rapporto con i compagni uomini.

Il titolo del volume si ispira a una celebre dichiarazione della partigiana Elsa Oliva. Nella primavera del 1944, salendo in montagna per unirsi a una formazione partigiana, la Oliva mise subito in chiaro le cose con gli uomini del distaccamento e dichiarò che non fosse lì per fare la serva o per cercare un fidanzato, ma pretese un'arma, specificando che l'avrebbe tenuta «non per bellezza». 

Si tratta di un aneddoto che ben riassume lo spirito del libro: la rivendicazione di una scelta di lotta consapevole, determinata e paritaria.

Prendendo a prestito i sei capitoli del saggio è possibile enucleare alcune parole chiave che potranno essere approfondite dai lettori e dalle lettrici del libro: 

Scegliere;

Trasgredire;

Pregiudizi;

Senza armi (non ci sono contraddizioni con la frase di Teresa Oliva);

Il male;

Crescere.

Un tema chiave del volume, non sempre presente nei libri sulla Resistenza, è l'analisi del post-Liberazione. 

Nonostante la tardiva conquista del diritto di voto (di cui ricorre quest'anno l'80° anniversario), l'esperienza liberatrice della Resistenza non si tradusse immediatamente in una reale emancipazione sociale delle donne nel dopoguerra. 

Molte partigiane vennero spinte a tornare alla "normalità" domestica e i loro meriti furono silenziati o minimizzati dalla memoria pubblica ufficiale, dominata da una narrazione prevalentemente maschile che, fin dalle sfilate del 25 aprile, spesso le escluse forzatamente dalla partecipazione o pretese che si dovessero vestire, in maniera "ben pensante", da infermiere.

Anche se va ricordato che una delle foto iconiche della Resistenza italiana, utilizzata anche da Benedetta Tobagi per il suo splendido libro: "La Resistenza delle donne", una foto "femminile e armata" è notoriamente un'immagine pistoiese.

Ad organizzare l'incontro del 22 settembre prossimo sono le Acli Provinciali di Pistoia e Regionali della Toscana, la sezione Anpi di Quarrata, il Circolo Acli di Montemagno e l'Associazione Sognare da Svegli, con il patrocinio della Città di Quarrata,

Insieme a Becchetti, autrice del volume, a partire dalle ore 18, ci saranno il  giornalista pistoiese Maurizio Gori che modererà l'incontro, Francesco Lauria, Presidente dell'Associazione Sognare da Svegli, la ricercatrice dell'Istituto Storico della Resistenza di Firenze e della Toscana Giada Kogovsek, la Presidente Regionale delle Acli toscane Elena Pampana. 

sabato 19 settembre 2026

"LA VOCE DEI LAVORATORI NON SI LICENZIA!" COMIZIO PIAZZA DELLA SCALA A MILANO.

Intervento di Francesco Lauria (Cub, già rappresentante dei lavoratori della Cisl nazionale, licenziato, ritorsivamente e discriminatoriamente, a ottobre 2025) alla manifestazione nazionale convocata in solidarietà a Margherita Napoletano (sindacalista e coordinatrice delle Rsu, licenziata dall'Ospedale privato San Raffaele di Milano), Simone Vivoli (segretario nazionale Flmu-Cub, licenziato, due volte, a Firenze da Tim), Delio Fantasia (sindacalista Cub, licenziato a Cassino da Stellantis).

https://www.youtube.com/watch?v=lRV7zjP9oFs&t=20s

Alcuni estratti dell'intervento...

"Abbiamo appena ascoltato insieme la canzone: "I cento passi".

Io vengo da Pistoia, la città della P2 e di Licio Gelli. (...)

C'è un'alternativa all'economia di guerra che sfrutta, licenzia, uccide. L'alternativa siamo noi: pane e rose, ponti e barricate, poesia e prosa, desideri e bisogni, conflitto e Pace. 

Noi prendiamo parola!

Con il pensiero e il cuore a Gaza, noi siamo Voce collettiva contro il silenzio dell'indifferenza, dell'ipocrisia, del conformismo.

Siamo di fronte a una democrazia sempre più svuotata, militarizzata, non accetteremo mai una politica che non fa politica e sindacati (gli altri sindacati) che non fanno più sindacato.

Noi siamo scandalo, siamo alterità! 

Siamo, insieme, giustizia!

Uniamo le lotte! 

L'alternativa siamo NOI!!!".

Per maggiori informazioni e approfondimenti qui il racconto del viaggio verso Milano e del perchè di una lotta e di una speranza condivise per chi e con chi avrà 18 anni nel 2030...

https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/this-i-promise-you-te-che-avrai-18-anni.html

"Camminando si apre il cammino..."

venerdì 18 settembre 2026

"THIS I PROMISE YOU". LOTTARE PER TE (CON TE?) CHE AVRAI 18 ANNI NEL 2030... SVEGLIARCI INSIEME ALL'AURORA.


La sveglia è puntata alle 4.35 del mattino.
Sabato 19 settembre.

Con un po' di eccesso di ansia (e inevitabile sfiducia rispetto ad Autolinee Toscane) avevo, infatti, deciso di prendere, con anticipo, il primo bus del mattino verso la stazione di Pistoia.
Quello delle 5.27...

Destinazione Milano: manifestazione nazionale: "La voce dei lavoratori non si licenzia", promossa, insieme a decine e decine di realtà, dal sindacalismo di base: CUB, Confederazione Unitaria di Base e USI (lo storico sindacato anarchico o, almeno, un pezzo...)

Milano è la città dell'ospedale privato San Raffaele, Gruppo San Donato, che ha licenziato ritorsivamente l'ingegnera biomedico Margherita Napoletano, Rls e coodinatrice delle Rsu, ma anche la città dove hanno sede gli uffici di Tim che, sempre ritorsivamente, ha licenziato (due volte!) Simone Vivoli, Rsu e segretario nazionale Flmu Cub.
E oggi non dimentichiamo nemmeno il licenziamento del sindacalista Cub Delio Fantasia, "fatto fuori" da Stellantis a Cassino.

Oggi è il quindicesimo compleanno di mio figlio Jacopo.
Come per tanti genitori sembra ieri quando lo tenevo in braccio sostenendolo con una mano, mentre ora è più alto di me, un colosso di adolescente che mi da non poco filo da tessere...

Non sempre è facile lo ammetto, capirli i sogni di un adolescente, stare sul filo che, salvaguardando la protezione, non sconfina nell'oppressione e nel dialogo tra sordi.

Come penso sia normale, specialmente oggi, ma ovviamente non solo, il mio pensiero principale è lui che, nel 2030, avrà diciotto anni, compiuti da qualche mese...

Di anni Simone Weil ne aveva solo dieci in più di Jacopo (oggi) quando scrisse, nel 1934: "Riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione sociale".

Io le porto spesso con me come un talismano o, forse, come il tatuaggio che non ho, mentre sono costretto ad attraversare l'immenso ammasso di menzogne che circonda la parola "società".

Nella società, termine che ci sembra ovvio, consueto, inevitabile come le corse saltate dei bus di Autolinee Toscane, in particolare all'inizio delle scuole, si cela una "realtà segreta e imponente", che agisce su di noi e spesso non viene riconosciuta.

Simone Weil ci spiega con naturale chiarezza che l'uomo si è emancipato dalla servitù alla natura solo per sottomettersi a un'oppressione ancora più oscura, capricciosa e incontrollabile: quella realizzata dalla società stessa.

Scrive Weil: "sembra che l'uomo non riesca ad alleggerire il gioco delle necessità naturali senza appesantire nella stessa misura quello dell'oppressione sociale, come per il gioco di un equilibrio misterioso".

La riflessione di questa grande e fragile donna svela, nei meccanismi del potere come in quelli della produzione e dello scambio, altrettanti volti di una stessa idolatria.

E allora di fronte alla Speranza della Lotta che cosa si trova di fronte a noi?
 "Abbiamo l'immagine inscalfibile, concreta, non ideologica, non idolatrica del Bene, in rapporto al mondo".

Sosteniamo uno sguardo che ci induce a: "sfuggire al contagio della follia e della vertigine collettiva tornando a stringere per conto proprio, al di sopra dell'idolo sociale, il patto originario dello spirito con l'universo".

Se vogliamo, con Walter Benjamin, superare il "capitalismo come (falsa) religione" dobbiamo testimoniare ed essere altro, essere scandalo, contestazione e sguardo consapevoli.

La nostra lotta per te, meglio con te, Jacopo, che avrai diciotto anni nel 2030 è immergersi in una vitalità travolgente, in una spinta di Speranza.

Il capitalismo come falsa religione, come ha spiegato benissimo il prof. Gabriele Gozzi durante un incontro, presso il Seminario di Pistoia, intitolato: "Dio o Mammona?", è un "carro armato iniquo".


Ormai l'economia militarizzata, che comprime i diritti di cittadinanza e nel lavoro, persino quello sindacalizzato, sta facendo della guerra non una eccezione, ma la propria prassi ordinaria.

Siamo al record assoluto di spese militari (undici anni di crescita ininterrotta...) e, se è vero che Stati Uniti, Russia e Cina, rappresentano ancora il 51 per cento di questa cifra enorme, l'Europa è il luogo in cui la spesa militare cresce di più.

Le organizzazioni militari, come la Nato, stanno, gradualmente, sostituendo i Parlamenti, viviamo in un'enorme e crescente diseguaglianza che porta con sè ingiustizia, alienazione, estraniazione, a partire dal lavoro, ma senza fermarsi ad esso.

Qual è, dunque, Jacopo la nostra "rivolta tra le dita"?

E' chiaro che si parte da una rivolta individuale, intima, sempre più consapevole.

Ma essa si deve trasmettere alle comunità e alle strutture politiche.

Usando un linguaggio evangelico, ma che Alexander Langer è riuscito, con la sua capacità profetica, a trasformare in universale, dobbiamo realizzare una integrale: "conversione ecologica".

Peraltro che il capitalismo sia una struttura di peccato, come sempre ha ricordato Gozzi nel Seminario di Pistoia, ce lo ha detto non quel "comunista" irriducibile di Papa Francesco, ma il controverso Papa Pio XI nella sua enciclica "Quadragesimo Anno". Rileggere per credere...

Quali sono le scelte che ci avvicinano alla Verità del Bene e ci allontanano dalla Menzogna del Male?

La prima è porre un freno all'individualismo conformista e all'indifferenza complice.
La seconda è testimoniare e tessere relazioni con integrità e coerenza. Senza pretendere di "possedere" subito tutte le risposte, ma rimanendo, costantemente, in ricerca. 

Papa Francesco, questa volta sì, proprio lui, nell'ambizione a un cambiamento davvero radicale, ci parlava di un "cuore" che per praticarlo deve essere gioioso, felicemente integro.
Nonostante tutto.

Solo così si superano i discorsi astratti e si accende la fiamma dell'alternativa.

Perchè un'alternativa è possibile, necessaria, urgente, non vorremo certo dare ragione, quarantacinque anni dopo, a Ronald Reagan e Margareth Thatcher?

Certo dobbiamo pretendere di poter costruire un sindacato e una politica che non siano marionetta che non mentano a lavoratori e popolo, che non si riducano a: "tombe dell'arrivismo".

Per sognare, Jacopo, insieme a te, che avrai diciotto anni nel 2030 e potrai, con il tuo voto (e, ovviamente, non solo!) provare a cambiare davvero la storia, dobbiamo uscire dai "luoghi mortiferi", non essere mai catturati/e dallo sguardo e dall'atmosfera del potere e del dominio.

Viviamo, siamo travolti, infatti,  da un potere che non ha, in realtà potere, perchè recita e da una classe politica e sindacale, senza politica e sindacato.

Allora con Margherita, Simone, Delio e tanti altri/e, sindacalisti autentici, oggi sono sul treno.

 Ho visto fiorire, Jacopo, l'alba dell'aurora su questa "terra del tramonto".


Ti ho dedicato Jacopo, nel sussurrarti da lontano buon compleanno, pur nelle nostre difficoltà, nelle mie difficoltà, ogni respiro e ogni battito, ogni fessura, feritoia di luce mentre lasciavo Firenze, per l'erba e il cemento della mia pianura.

Il dialogo, strumento, spartito di Pace, non è semplice, noi lo sappiamo.
Ma è necessario.

Il dialogo, però, non annulla il conflitto, la rivolta, la lotta, il fuoco della Speranza.
Il principio e il fine di ogni Speranza.

Penso agli operari dell'Acca a Seano, al loro accordo, certo su cui vigilare, dopo la lotta.

Alla loro carne sull'asfalto rovente del nostro capitalismo dello scarto.

Questa mattina non sono con te, Jacopo, ma ti porto con me, dentro di me, di fronte a me.

Come quando abbiamo scherzato, in Val Badia, questa estate, fotografandoci mentre guardavamo differenti orizzonti.

Ma anche con sguardi diversi e felicemente molteplici, anche "dopo la pioggia", il mondo, l'unico che abbiamo, è uno.

Prendersi cura del mondo, "non uccidere", non solo con i fucili o con i droni, ma anche con l'economia di morte, è imperativo categorico ed, insieme, scelta libera e di gioia.

Perchè, come ci ha spiegato Bruno Trentin che, certamente, aveva letto Simone Weil: "la libertà viene prima".
Ma non è libertà su, è libertà con, libertà per, libertà da.

E' Pace, parola, progetto, sguardo. oggi, allo stesso tempo vero e rivoluzionario.

Stiamo sui margini, Jacopo, sulla soglia, valorizziamo l'innovazione creativa, il sogno, quello fatto da svegli.

Buon compleanno Jacopo, amore mio, vita mia, sogno incarnato, futuro.


Questo ti prometto: "This I promise you".
Non perderò, non perderemo mai la Speranza e lo sguardo di una lotta nonviolenta...

Che alla morte preferisce la Vita,
Che veglia, "sentinella nella notte",
Che è preghiera e rivolta,
Ponte e barricate,
Pane e Rose,
Poesia e Prosa,
Desiderio e Bisogno.
Utopia e progetto.
Orizzonte e passo.
Alba e tramonto.

Che è felice di svegliarsi presto, alle 4.35 o anche prima.
Per immergersi nel sogno condiviso e reale, concreto, quotidiano dell'Aurora...

This I Promise You.
Babbo, come dite voi toscani, Francesco

THIS I PROMISE YOU (Richard Marx)

Oh, oh
When the visions around you
Bring tears to your eyes
And all that surrounds you
Are secrets and lies
I'll be your strength
I'll give you hope
Keeping your faith when it's gone
The one you should call
Was standing here all along
And I will take you in my arms
And hold you right where you belong
'Til the day my life is through
This I promise you
This I promise you
I've loved you forever
In lifetimes before
And I promise you never
Will you hurt anymore
I give you my word
I give you my heart (give you my heart)
This is a battle we've won
And with this vow
Forever has now begun
Just close your eyes (close your eyes) each loving day (each loving day)
And know this feeling won't go away (no)
'Til the day my life is through
This I promise you
This I promise you
Over and over I thought (over and over I thought)
When I hear you call
Without you in my life, baby
I just wouldn't be living at all
And I will take you in my arms (I will take you in my arms)
And hold you right where you belong (right where you belong)
'Til the day my life is through
This I promise you, babe
Just close your eyes each loving day (each loving day)
And know this feeling won't go away (no)
Every word I say is true
This I promise you
Every word I say is true
This I promise you
Ooh, I promise you