Ventuno anni fa, in questi giorni di inizio estate, tragicamente, decidendo di porre volontariamente fine alla sua vita, da solo, dopo una camminata nelle prime colline fiorentine, ci lasciava Alexander Langer.
Ma chi era Langer?
Un politico?
Certamente. È stato il fondatore delle liste Verdi in Italia
e in Europa, è stato capogruppo dei Verdi al Parlamento Europeo.
Ma se ci fermassimo qui, non comprenderemmo nulla della
grandezza e della infinità attualità di Alex Langer.
Non dobbiamo, ovviamente, farne un santino, utile, con
sempre maggiore franchezza e ritualità, solo per gli anniversari e, sempre più
stanche, commemorazioni.
Ha scritto Chrsitine Stuffering, Presidente della Fondazione
Alexander Langer, nella sua nota di presentazione al libro curato da Goffredo
Fofi su Alex: “in questo mondo pieno di
ferite, spesso molto profonde e ancora aperte, c’è stato un uomo che ha passato
la propria vita a fare (“essere”) ponte e a cercare necessarie, nuove forme di
convivenza tra le persone e con la natura”.
In un mondo fatto non più solo per “giudei” e “greci”, Alexander Langer travalica, trasforma, ma non abbandona il concetto di comunità. Non fu un transfuga, al limite Langer è stato un consapevole e ostinato “disertore” dei nazionalismi, macro o micro che siano.
Un costruttore
paziente di un’Europa e di un Mondo che, dal basso, da una sussidiarietà orizzontale,
verticale e, diremmo oggi, circolare, tessono mosaici, non alimentano divisioni,
autoritarismi, violenza.
È stato, avendo incontrato tanti suoi amici e stretti
collaboratori posso affermarlo, un uomo di tenero, fragile, ma di ostinato,
costante, coerente coraggio (anche nelle difficili, per la sua storia, scelte
politiche di fronte alla complice pubblica inerzia durante la guerra nei
Balcani).
Possiamo comprendere Langer se partiamo dal concetto
profetico, quando lui lo ha coniato, di: “conversione ecologica”.
Un concetto che tanto ha ispirato, senza alcun dubbio, anche
Papa Francesco nello scrivere l’enciclica Laudato sì.
Ma per entrare nel profondo di questa unica umanità rimane fondamentale,
a mio parere, ripartire dalle celebri domande, risalenti al 4 marzo del 1990,
trovate nel computer di Alex Langer.
Le riprendo:
Cosa ci può realmente
motivare?
Cambiare il mondo o
salvaguardarlo? Solidarietà come autocompiacimento?
Abbandonare la
radicalità? Etica della rivoluzione?
Conseguenze della
rivoluzione nonviolenta all'est; Navigare a vista?
Esiste da qualche
parte una linea di demarcazione tra amici e nemici? A chi ci si può affidare?
Esiste un'ascesi che
uno aiuta e uno forgia? Negare sè stessi - credibile o pericoloso (disumano,
burocratico, ipocrita)? Cosa ti dice il sud del mondo? Solo cattiva coscienza?
Perché cercare la salvezza altrove (perché poi dover andare lontano...)?
Vivresti
effettivamente come sostiene si dovrebbe vivere? Passeresti il tuo tempo con
coloro ai quali rivolgi la tua solidarietà? Professionalità.
Potresti vivere anche
senza politica? Ti sei davvero domandato cosa ti procura e ti ha procurato?
Altruismo/egoismo?
Quali costanti? Quali sintesi (p. es. giustizia, pace, salvaguardia del
creato)? Cosa faresti diversamente? Potenzialità della disobbedienza civile...
Tu che ormai fai
"il militante" da oltre 25 anni e che hai attraversato le esperienze
del pacifismo, della sinistra cristiana, del '68 (già "da grande"),
dell'estremismo degli anni '70, del sindacato, della solidarietà con il Cile e con
l'America Latina, col Portogallo, con la Palestina, della nuova sinistra, del localismo,
del terzomondismo e dell'ecologia - da dove prendi le energie per
"fare" ancora?
Un mese prima della scrittura, intima, privata di questi
interrogativi, nel febbraio del 1990, Langer scriveva uno dei suoi contributi
più belli, ispirati e poetici: "Caro San Cristoforo".
In questa lettera aperta, l'attivista e politico altoatesino
utilizzò la figura di San Cristoforo — il leggendario gigante traghettatore
tradizionalmente affrescato sulle chiesette di montagna — come metafora del
ruolo che l'umanità e i movimenti ecologisti avrebbero dovuto assumere per
affrontare la crisi ambientale e sociale globale.
Nel testo, Langer si rivolgeva al santo ponendo una domanda
centrale: qual è il fiume difficile da attraversare e quale sarà il bambino
apparentemente leggero, ma in realtà pesante e decisivo, da traghettare oggi?
Langer individuava la risposta nella transizione culturale
ed ecologica: con il passaggio cruciale da una civiltà del "di più" a
una civiltà del "può bastare" o del "forse è già troppo".
Celebre il suo motto, consegnato ad Assisi ai giovani: “Lentius, profundius, suavius”.
La critica di Alex sottolineava che per cambiare rotta non sarebbe
bastata la semplice paura della catastrofe climatica o dei primi collassi della
civiltà industriale.
Sarebbe stata soprattutto necessaria una spinta culturale e
interiore in modo da rendere la conversione ecologica e la limitazione dei
consumi desiderabili, piacevoli e socialmente accettate, anziché percepite come
un sacrificio punitivo.
Oltre al significato ecologista, Langer si identificava
profondamente con San Cristoforo anche per un'altra ragione: la sua attitudine
a fare da ponte, diremmo traduttore.
Cresciuto in una realtà di confine come il Sudtirolo, Alex
ha dedicato la vita a tradurre concetti, culture e istanze tra il mondo tedesco
e quello italiano, cercando di favorire la convivenza interetnica e la risoluzione
pacifica dei conflitti, anche andando contro, disobbedendo a certezze
inossidabili come la proporzionale e la concordata “spartizione” etnica tra
tedeschi, italiani e ladini nella sua terra.
Per aver rifiutato di indicare, da persona dall’identità molteplice,
la propria nazionalità nel censimento gli fu, ignobilmente, vietato di
presentare la propria candidatura a sindaco di Bolzano nel 1995, cosa che gli
procurerà, anche per le incomprensioni e i pregiudizi subiti, molto dolore.
Ha scritto Alex Langer nel suo biglietto di addio, il 3
luglio 1995, anch’esso espresso in più lingue/dialetti:
“I pesi mi sono divenuti
davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche
per questa mia dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare
avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che
hanno aggravato i miei problemi. “Venite a me, voi che siete stanchi e
oberati”. Anche nell’accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado
più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”.
In questo tragico biglietto, ritrovato in occasione della
sua scomparsa nella periferia fiorentina, c’è tutta la contraddizione voluta e
irrisolta dell’esistere non solo di Langer, ma di ogni uomo, ogni donna.
Una contraddizione, un dolore sanguinante che,
paradossalmente, ci cura, si prende cura del nostro presente, ci prende in
spalla come San Cristoforo con il Bambino.
Anche se quello di Alex, ha sottolineato giustamente Giorgio
Mezzalira, è stato un: “modo di stare al
mondo”, non “il modo di stare al
mondo”.
Langer, che si chiedeva provocatoriamente e intimamente: “passeresti del tempo con coloro che dici di
voler aiutare”, ci lascia un ulteriore compito, decisivo nello sfrangiato mondo
rovente e in guerra permanente di oggi:
“È tempo di essere
piccoli. Non abbiate fretta. Vi invito a sostare, a coltivare il dubbio, a
praticare l’ascolto, a custodire il fragile”...
E, forse non è un caso che il Vangelo di Matteo, nella
domenica che segna l’anniversario della morte di Alex, ci consegni questa
Parola: “Venite a me voi tutti che siete
stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e
imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la
vostra vita. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero”.
Ad Alex Langer, con l’Associazione Amici della Politica,
abbiamo dedicato a Pistoia un evento pubblico nel settembre del 2025, incontro in
cui intervennero il “sociologo della
decrescita e della rigenerazione” Marco Deriu e Uwe Staffler, amico di Langer
e suo ultimo assistente al Parlamento Europeo.
È importante che quest’anno, a Pistoia, nell’ambito del
festival Farestoria, organizzato da numerose realtà, sia stata programmata una
serata dedicata a Langer e al concetto di “coesistenza”.
L’incontro, in cui interverranno Giorgio Mezzalira e Maria
Chiara Rioli, si svolgerà martedì 7 luglio alle ore 21 presso il Giardino Puccini
Gatteschi.
Sarà davvero importante partecipare: anche per ritrovare, in
questo tempo, nuova forza, individuale e collettiva, grazie alla profetica e
coraggiosa fragilità di Alex.
Pensando a lui, al pieno e al vuoto che ha lasciato in tanti
di noi, forse è proprio vero quanto affermava Gilbert K. Chesterton: “Solo quando si naufraga veramente, si trova
quello che si vuole davvero.”
Francesco Lauria
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