E' passato un anno esatto dalla due giorni romana che prima l'11 febbraio con la mega assemblea di omaggio alla premier Giorgia Meloni officiata da Gigi Sbarra, e poi il giorno successivo con il consiglio generale di elezione della segretaria generale Daniela Fumarola (98,4% dei voti, poi trasformati nel 100% dei voti al congresso del luglio 2025).
Come direttore responsabile della rivista il Progetto, a cura della Fondazione Ezio Tarantelli, pubblicai immediatamente sul numero della rivista di febbraio 2025 i due discorsi al Consiglio Generale Cisl di Sbarra e Fumarola.
Era il secondo numero della rivista che curavo, il primo, di "rinascita," aveva avuto un grande successo anche perchè era tantissimo che mancava un periodico nazionale confederale (pur digitale) di area Cisl.
Scrissi io anche l'editoriale, in questo caso firmato, con piccole modifiche, dall'altro direttore Emmanuele Massagli, scegliendone anche il titolo: "Cambiamento".
Rimettere in moto la testata "Il Progetto" dopo trent'anni non rappresentava certo una piccola responsabilità.
Il numero fu corposo, 90 pagine, era per me importante offrire tanti punti di vista sul sindacato, non solo le mere relazioni dei segretari generali.
Trattammo, ad esempio, di tutela e rappresentanza dei rider, di pensiero strategico applicato al sindacato, di regolamentazione europea legata ai tirocini, ma anche di Don Lorenzo Milani e Giubileo, solo per fare alcuni esempi.
Tutto è recuperabile a questo link: https://ilprogetto.fondazionetarantelli.it/rivista/rivista-il-progetto-anno-1-numero-2-febbraio-2025/
Ho provato a rileggere, a un anno di distanza, i due interventi al Consiglio Generale Cisl, quello di Sbarra e quello di Fumarola.
Anche per la curiosità di vedere l'effetto che, dopo sette mesi orribili e di distacco, mi facesse.
Il punto più debole dell'intervento di commiato di Sbarra, ad esempio, mi pare l'excusatio non petita rispetto ai rapporti con la politica:
Affermava Sbarra, con toni trionfalistici (e a mio parere ampiamente contestabili):
"E fatemi dire: al di là degli straordinari dati numerici, c’è un elemento tutto “politico”. Di “politica sindacale”. Perché altra noi non ne conosciamo. E non ci interessa conoscerla e frequentarla. Se siamo cresciuti in modo così poderoso, vuol dire che le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, vogliono e apprezzano un “sindacato che fa il sindacato”. E noi questo abbiamo fatto. Sempre e in ogni momento. Abbiamo fatto il nostro mestiere. Senza alcuna collateralità con la politica. Senza pregiudizi ideologici. Senza simpatie o antipatie rispetto a questo o quel governo. Siamo stati sempre e solo “sindacalisti”.
Sappiamo tutti che la gran parte (certo c'è anche chi ha condiviso in pieno) dei dirigenti della Cisl, almeno nei corridoi, era rimasta quasi sconvolta (ancorchè, come al solito, in silenzio) dall'abbraccio stringente e convinto del giorno precedente, con l'ovazione tributata alla premier del Governo di destra Giorgia Meloni, lo scambio di fiori come a San Remo e a Miss Italia e con una conseguente "figuraccia" a livello europeo che lasciò basiti anche gli interlocutori storici della Cisl, non certo i Tupac Amaru, ma, ad esempio la Cfdt francese (storica confederazione sorella fin dagli anni Sessanta) e il sindacato cristiano belga.
C'è chi mi disse mentre tornavo in treno: "Beh, è normale che un premier riceva le ovazioni in un'assemblea di quadri sindacali: succede ad esempio in Russia, in Corea del Nord, in alcuni paesi africani..."
Non fu un brutto intervento quello di Daniela Fumarola, qualche commentatore ci vide qualche minima apertura "a sinistra" come sui temi dell'immigrazione, ma fu, ovviamente, un'illusione.
Soprattutto, almeno dal mio punto di vista di oggi, stridono i tanti richiami alla coesione amorosa della comunità della Cisl (e non fatemeli commentare in profondità se no rischio una nuova querela).
E' noto che di lì a quattro mesi Gigi Sbarra entrerà in pompa magna nel Governo di destra di Giorgia Meloni con un dipartimento per il Sud ad hoc, frutto, peraltro, di una riorganizzazione ministeriale contestata, nel metodo, dalle opposizioni.
Nell'intervento di Daniela Fumarola (lo ripeto, da me pubblicato e impaginato con cura, d'altronde dirigevo una rivista di area Cisl non dei centri sociali...) si citava fin da subito San Tommaso d'Aquino e si preannunciavano (come è stato) nuove "corse solitarie", prendendo a baluardo (forse senza nemmeno leggerla accuratamente) la "solitudine del riformista" di Federico Caffè e, ovviamente, magnificando la grande legge sulla partecipazione frutto della raccolta firme della Cisl e, soprattutto, dell'accordo blindatissimo con la maggioranza di centro destra (trasfuso anche al Cnel sul tema del salario minimo...)
Come gli obiettivi e l'iter di questa legge abbiano cambiato, anzi stravolto, il Dna di autonomia della Cisl è stato spiegato benissimo l'altro ieri da Roberto Mania durante l'incontro promosso dalle Acli nazionali all'interno del ciclo seminariale: "Leggere il mondo" organizzato ad un anno dalla pubblicazione del volume: "La questione salariale" scritto a quattro mani da Mania con l'economista Ocse Andrea Garnero.
E' utile, nell'ultima parte in particolare, ascoltare la registrazione dell'iniziativa perchè Mania, da buon giornalista, nell'incontro moderato dalla vice Presidente vicaria delle Acli Raffaella Dispienza, è stato davvero perfetto nel descrivere la deriva e il tradimento delle proprie radici della Cisl.
Ecco il link: https://www.facebook.com/share/v/1Ac4Z9hWbH/
Lo so, a questo punto, sorge spontanea una domanda.
Ma tu, Francesco di questa deriva non te ne eri accorto?
La risposta è articolata: certamente sì e operavo, fedelmente al mio mandato di formatore, cercando di riaffermare ogni giorno, in coerenza, i valori per cui mi ero innamorato della Cisl.
I valori di Pastore e Romani, non solo quelli, prevengo subito l'obiezione, di Pierre Carniti, Pippo Morelli, Alberto Tridente e Sandro Antoniazzi.
Ma c'è un ma.
Bisogna "guarire" per vedere.
E io, anche con una certa dose di mancanza di responsabilità. non vedevo tutto, non potevo vedere tutto, magari, inconsciamente, non volevo vedere tutto.
Nello stesso mese di febbraio 2025 avvenivano a Parma, nella mia città, in una categoria della Cisl, fatti, a mio parere gravissimi,
Non parlo di fatti giudiziari, ma proprio di accadimenti politico-sindacali.
Io non sapevo. Ma è anche vero che: "non guardavo".
Così, e mi sono anche accorto di aver scritto nel numero 3 de il Progetto (marzo 2025) un editoriale proprio sullo "sguardo", mi rendo conto, fanno in tanti e tante, tantissimi, tantissime.
Non giudico, registro, osservo.
E' facile non guardare, rimanere in silenzio, curare, come certamente ho fatto anche io in diverse circostanze, solo il proprio orticello.
Don Lorenzo Milani, se lo leggiamo davvero e non solo in pillole, diceva una cosa potentissima, fortissima e anche molto difficile da attuare, da vivere: "Ciascuno è responsabile di tutto".
Tutto significa tutto. Non solo quello che ci è comodo, ci fa stare bene, sentire a casa.
Proprio per questo, il mio appello, dopo un anno di Fumarola, ed esattamente otto mesi di transito di Gigi Sbarra nel Governo Meloni (12 giugno 2025...), è di vedere e non tacere più.
Di rischiare.
Perchè per il cambiamento, quello vero, non si può non rischiare.
E', infatti, sempre meglio essere, in questo caso essere Cisl per davvero, che, molto più facilmente, sterilmente, tristemente apparire.
Francesco Lauria






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