"(...) e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie;
i vostri anziani faranno sogni,
i vostri giovani avranno visioni."
(Gioele 3, 1).
Sabato pomeriggio, di fronte alla consueta folla di sostenitori e sostenitrici, con le sedie sapientemente messe in cerchio da alcuni suoi stimati e competenti collaboratori, il sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi è tornato a cento (e passa) giorni dall'insediamento della sua giunta, nella sua roccaforte del convento di San Domenico.
Lì si era svolta la famosa assemblea dei cinquecento (c'ero anche io ed intervenni, mettendomi nella lunga coda dei suoi sostenitori) lo scorso 28 febbraio che portò, con una vera azione di forza (fatta, per carità, con garbo e gentilezza) alla convocazione delle primarie del centrosinistra/campo largo pistoiese.
Continuo a ritenere che, in quella occasione Giovanni Capecchi e il suo entourage (Fragai, Sartori, Carradori etc.) abbiano comunque fatto la scelta giusta: non spaccare il campo largo e dare la parola alle cittadine e ai cittadini.
E' noto anche che le primarie mobilitarono, pur con una dura competizione, non tanto tra i due candidati, ma tra gli schieramenti dei rispettivi ultras, molte energie che poi sono state, quasi miracolosamente, messe a frutto nella vittoriosa e unitaria campagna elettorale vera e propria che ha scalzato, piuttosto facilmente, dopo nove anni, il centrodestra dal potere e dal governo della città.
Tornando alle primarie, il percorso democratico e partecipativo, incredibilmente, non riguardò tutti/e, perchè, come è noto, fu condizionato dall'intervento di Avs e Sinistra Civica Ecologista, guidate da Mattia Nesti e Francesco Branchetti, ma spalleggiate esternamente anche da Agostino Fragai e dai c.d. "civici per Capecchi", che imposero la sinceramente assurda, incoerente e solo pistoiese esclusione dal voto di giovanissimi (dai 16 anni ai 18 anni) e immigrati residenti, comprendendo illegittimamente nell'esclusione dal voto persino i comunitari.
Quella scelta che io contrastai fortemente e pubblicamente, una volta tanto amplificato da tutti i media locali e con un sostegno esplicito giunto fino alla candidata "riformista" alle primarie Stefania Nesi e al sottosegretario alla Regione Toscana Bernard Dika, ha, ancora oggi, dell'incredibile, soprattutto perchè portata avanti dai partiti in teoria più a sinistra della coalizione a dal candidato, in teoria, sempre più a sinistra.
Non si tratta di ostinarsi a rimestare nel passato, ma di farne tesoro per la progettazione del futuro.
Se i partiti funzionassero democraticamente, ci sarebbe stata, ad esempio, materia per il commissariamento dei Sinistra Italiana di Pistoia, mentre i Verdi di Pistoia, commissariati già lo erano.
Più o meno negli stessi giorni delle primarie di Pistoia si tennero quelle di Viareggio dove, ovviamente, giovani e immigrati residenti poterono tranquillamente e serenamente votare, come ovunque tranne che nella nostra città.
Come è altrettanto noto, il 4 maggio sera, in quel di Bonelle, a latere dell'incontro duro e difficile tra Giovanni Capecchi e il comitato in subbuglio dei cittadini e dei parrocchiani di Ramini, vittime di don Massimo Biancalani, il coordinatore della campagna di Capecchi Agostino Fragai ammise l'errore suo e del futuro sindaco, appunto rispetto all'esclusione (lo ripeto, caso unico di Pistoia nel mondo...) di giovani e immigrati dal voto per le primarie, per paura, aggiungo io, da un lato, delle studentesse di Stefania Nesi e, dall'altro, degli amici immigrati di Bernard Dika e Bruno Leka.
Io che, pur da (neo) sostenitore di Giovanni Capecchi, avevo contestato quella scelta del tutto strumentale alla necessità non solo di vincere, ma di stravincere le primarie del centrosinistra rimasi sinceramente a bocca aperta a Bonelle.
A cose fatte e finite mi era stata, infatti, data la famosa: "ragione del fesso".
Inutile ricordare poi che il sostegno a Capecchi dell'allora segretario comunale Pd Massimo Vannuccini portò alle dimissioni dello stesso e all'elezione della brava, competente, unitaria Irene Bottacci.
Dopo le elezioni si giunse poi alla complicatissima e tesissima nomina, dopo la vittoria, della giunta comunale, arrivata dopo giorni di pesante braccio di ferro tra Capecchi, il Pd comunale e buona parte delle forze centriste, ma non senza, forse inevitabili, frizioni e ambizioni frustrate anche in Avs-Sinistra Civica Ecologista.
Una giunta che vide la rinuncia, generosa e volontaria, di Irene all'assessorato (sostituita all'ultimo istante da Elena Sininberghi) e la forzata esclusione di una figura di grande spessore politico e amministrativo come Tina Nuti che, dopo la vergognosa vicenda giudiziaria da cui è uscita immacolatissima come l'ex sindaco Samuele Bertinelli, avrebbe davvero meritato un pieno risarcimento umano, oltre che politico, da questa, a tratti disperante, a tratti opaca, a tratti paludosa, a tratti violenta, città.
Perchè scrivo tutto questo?
Perchè la scelta di San Domenico dove, mi dicono, legittimamente, durante le messe domenicali si prega pubblicamente per Giovanni Capecchi e il suo pieno successo amministrativo, ha creato perplessità e divisioni, in particolare nel Partito Democratico di Pistoia (o meglio in quella parte di partito che è talvolta critica e non aprioristicamente sdraiata e accondiscendente nei suoi confronti).
Va poi ricordato che, ad esempio, sono quasi sei anni che il Partito Democratico di Pistoia (comunale e provinciale) non celebra un congresso e il quadro degli organismi dirigenti, a partire da quello provinciale, il comunale almeno ha visto voti e scelte trasparenti, a maggioranza, appare davvero delegittimato.
Chi si è permesso, persino nel fine settimana, di esprimere qualche flebile perplessità su una scelta personalmente a me cara, ma per tantissimi/e davvero divisiva, di parte, come quella della location di San Domenico, è stato randellato con estrema, per nulla gentile, violenza.
Siamo ad azioni pesantissime, di totale e obliqua delegittimazione di chi critica, con trasparenza e lealtà, alcune delle scelte del primo cittadino e del suo entourage di strateghi e di fedelissimi.
E' noto, perchè pubblico, su tutti i social, che nei massimi organismi dirigenti del Pd di Pistoia ci siano poi state recenti dimissioni eccellenti, qualunque ne siano stati i motivi politici.
Esprimere, ad esempio, qualche perplessità non sui gemellaggi o sul gemellaggio con Gerico, ma su alcune modalità solo simboliche e poco concrete (il Comune di Pistoia ha lisciato, clamorosamente, il bando gemellaggi della Commissione Europea scaduto lo scorso 15 settembre...) o, che ne so, sul contestatissimo e, si spera archiviato, semaforo nella strettoia di Bonelle, è pubblicamente o nei corridoi e nelle chat, tacciato di tradimento e su di lui/lei/loro si preparano esposti, delegittimazioni, ricorsi ai probiviri, diffamazioni più o meno velate, vere e proprie gentili randellate.
Tutto questo, come ho già raccontato nei dettagli qualche settimana fa, si riverbera anche in associazioni e movimenti più o meno collaterali, peraltro in alcuni casi proprio al governo della città, dove chi non è allineato/a viene allontanato da organismi e presidenze e, talvolta, non da ora, peraltro, anche umanamente massacrato/a.
Alcuni atti come la discutibilissima (in tutte le fasi) gestione dei finanziamenti e dei risultati del bando per le associazioni di Pistoia Capitale del Libro o la davvero incredibile, per me deleteria, forzatissima, composizione dello staff del sindaco, su cui, immagino, si dovrà pronunciare la Corte dei Conti (e i precedenti rispetto al Comune di Pistoia, vedi giunta Berti, fanno rabbrividire...) hanno, a mio parere indubitabilmente, reso meno credibile l'azione amministrativa, peraltro contrassegnata da consigli comunali curiosamente convocati, di fatto, senza punti effettivi all'ordine del giorno.
Silenzio assoluto sulla vicenda Ramini dove il neo-ricorrente ex parroco Biancalani, tra un insulto al nuovo Vescovo e un intervista a tutto campo su Radio Radicale, prospetta la possibile rivolta dei sessanta ospiti nel caso si dia seguito a quanto già esecutivamente deciso dai dispositivi vaticani sulla sua rimozione in considerazione del noto, e palesissimo a chiunque sia minimamente in buona fede, '"annientamento" della vita pastorale e comunitaria.
Se Giovanni Capecchi e la sua giunta nulla possono e devono fare rispetto alle vicende canonico-ecclesiali molto devono, invece, operare, certo in collaborazione con la Caritas, la Regione Toscana etc. sulla presa reale in carico dei migranti tuttora ammassati, in condizioni molto pesanti, nella canonica, parzialmente abusiva, di Ramini.
Io diversi migranti li conosco personalmente, conosco i locali, ci sono stato, ho dialogato, ho, persino, pregato con loro.
Non è affatto vero, come afferma Massimo Biancalani, che sono tutti fragilissimi, ci sono anche alcune persone che lavorano, parlano benissimo l'italiano e, con un minimo di aiuto e sostegno, potrebbero lasciare la struttura, ovviamente con un progetto di accompagnamento, diminuendo la pressione, il sovraffollamento, gli evidentissimi problemi di salute e sicurezza.
Di tutto questo, al di là dei contorni e di vacui e inutili scontri ideologico-religiosi, non si discute in consiglio comunale e, soprattutto, non ci si prende carico concretamente, almeno per ora.
Al di là dei nostri rapporti personali, dopo tanta passata stima e non banale collaborazione, sapendo bene che i nostri riferimenti politici, culturali, ecclesiali non sono solo simili, ma proprio identici, un consiglio, non richiesto, al sindaco di Pistoia mi sento di darlo:
Caro Giovanni, lascia stare gli ultras, gli appassionati/abbonati del potere, gli incoerenti cronici, i violenti che si sono anche nel tuo ristretto entourage.
Riparti non solo dalle scelte identitarie come San Domenico (che a me personalmente è carissimo, sia dal punto di vista religioso che civile, e con cui ho collaborato dal 2012 in avanti...) cerca un profilo non tanto istituzionale, burocratico, ma realmente inclusivo, privo di paraocchi e di estremismi intolleranti.
Guarda alla città per intero, da Bottegone a Orsigna, dai bambini ai vecchi, alle sue energie positive, non alla questua interessata di molti tuoi sostenitori/sostenitrici, siano esse persone singole o dinamiche associative/imprenditoriali.
Mantieni, va benissimo, un profilo antifascista, radicalmente pacifico e pacifista, lotta, davvero, non solo simbolicamente, per una vera "democrazia ecologica ed ecosistemica": si tratta solo di essere fedele al mandato che hai ricevuto e alla nostra Costituzione che, come hai detto tu, durante la ricorrenza della Liberazione di Pistoia, non va solo letta, ma attuata, vissuta, incarnata.
E come hanno detto i Gang, nel bellissimo concerto sotto a Palazzo di Giano, anche cantata, danzata, narrata, letta comunitariamente, ad alta voce, senza estremismi, ma con consapevolezza e disarmato orgoglio.
E da credenti, non clericali, pienamente laici, nel senso più bello e forse poco conosciuto di questa parola che ci è stato insegnato, possiamo e vogliamo provare ad essere, cito Don Giuseppe Dossetti, all'indomani della beatificazione dei tre sacerdoti martiri del piombo nazifascista di Montesole, "Vangelo nella storia".
Grazie alla profetica intuizione di don Giuseppe, Montesole, oggi, è un luogo di memoria, di preghiera, ma anche di impegno attivo per la Pace e la nonviolenza, ed è stata una bellissima notizia il fatto che il Comune di Pistoia abbia, recentemente, dato adesione e sostegno al cammino storico tra Montesole e Sant'Anna di Stazzema.
Uno dei simboli della "Scuola di Pace" di Montesole è proprio la pisside forata dai proiettili nazifascisti.
Una pisside, custodia del corpo di Cristo, cui Don Ubaldo Marchioni, uno dei tre sacerdoti beatificati ieri, nella cerimonia presieduta a Bologna dal cardinale Zuppi, fece scudo con il proprio corpo e che fu ritrovata solo nei primi anni Ottanta del Novecento, quando don Dossetti ebbe il permesso dal cardinale Giacomo Biffi (uno strano binomio nella fede...) di insediare le sue due comunità di monaci e di monache proprio nei luoghi, abbandonati e disperati, della strage.
Da quella pisside forata, segno di sacrificio universale e non di parte, possiamo imparare molto.
Senza pretendere di essere perfetti, con tutti i nostri limiti, i nostri difetti, le nostre paure, le nostre omissioni, la nostra perenne incapacità di prenderci cura della ferita dell'altro/a, di esserci nella Vigna, nella "Città dell'Uomo, e per il mondo, a qualsiasi ora, se necessario.
Cercando di essere degni, imparando dagli ultimi/e, dai crocifissi e alle crocifisse del nostro tempo, di portare la Croce.
Ma anche, come ci ha insegnato ostinatamente Papa Francesco, sorridendo, con la "gioia condivisa dell'impegno", magari a termine, in cui la politica diviene progetto di concreta speranza e ricucitura, sogno fatto da svegli, occasione, organizzata, di una mano aperta e condivisa nel mondo.
Una mano che non da la dignità (penso ai migranti di Vicofaro e Ramini), ma semplicemente, naturalmente la riconosce, senza infantilizzazioni, paternalismi, patriarcalismi, clericalismi.
Accompagnando i soggetti, a partire da quelli più fragili, emarginati, vittimizzati, o anche colpevoli, cominciando proprio, come hai detto tu Giovanni, uscendovi turbato e commosso, dal carcere.
Così si costruiscono, con pazienza e volontà generativa, costituente, un potere e un governo che non devono e non vogliono essere dominio, possesso, ma sguardo, sguardi.
Che possono e devono essere, anche, "rivolta senza armi", rispetto alla società dello scarto e delle diseguaglianze, quando è necessario.
Restiamo, resistiamo, negli occhi dell'altro/a.
Anche l'altro/a difficile, lontano/a da noi.
Solo così caro Giovanni e dico caro, questa volta, senza nessuna ironia, possiamo essere, allo stesso tempo, e in rapporto, scommessa con le nuove e le future generazioni, discepoli e testimoni, ali e radici, prosa e poesia, cura e dolcezza.
Come affermava Simone Weil, e tanto più in un tempo strappato e rovente come quello di oggi, che purtroppo inizia a ricordare pericolosamente quei primi anni Quaranta del Novecento in cui lei scriveva queste parole, comunque intrise di opportuna speranza...
"Il popolo ha bisogno di poesia, proprio come del pane".
Questi, laicamente e nello spirito del profeta Gioele, citato all'inizio di questo scritto, potrebbero essere il programma, la visione e il sogno dei prossimi cento (e passa) giorni:
Utopia concreta e quotidiana: una città nuova in un mondo nuovo, con uno sguardo nuovo.
Al lavoro, Giovanni, sindaco Capecchi, alla lotta e... alla poesia!
Francesco Lauria



















