mercoledì 7 ottobre 2026

BAMBINI/E MAI NATI/E: "MA CHI LO DICE CHE IL FIORE E' NERO?" IL CASO "PISTOIA" TRA OBIEZIONI DI COSCIENZA E DECLINAZIONE DEI DIRITTI.

Ieri sera mentre, sotto Palazzo di Giano, la consigliera Lavinia Ferrari registrava un video social sul tema delle sue dichiarazioni  sui "bambini mai nati" , video che poi mi avranno inviato in cento (non sono un suo follower)  mi trovavo, casualmente, proprio in Piazza Duomo.

Con la mia bicicletta, infatti, stavo per dirigermi verso l'oratorio Carlo Acutis, espressione della realtà ecclesiale di San Bartolomeo (che si trova dietro a Piazza Duomo a Pistoia) per dare una mano in occasione dell'uscita dei bambini e delle bambine (momento da vivere attentamente anche per questioni di sicurezza) in vista dell'inizio dei miei turni che partiranno, allerta meteo permettendo, nella giornata di venerdì (siamo nella prima settimana di attività dell'oratorio).

Lo preciso, anche se, ovviamente, non sono minimamente tenuto a farlo, soltanto perchè sono certo che questa compresenza del tutto casuale potrebbe essere biecamente utilizzata con ferocia e senza alcun pudore, come già altre volte è successo, ovviamente con la commissione di atti gravi, a mio parere, poi saranno altri a dover valutare, reati.

La consigliera non l'avrei in realtà probabilmente nemmeno vista, ma alcuni altri consiglieri di maggioranza e di opposizione che si apprestavano, credo, a un aperitivo dopo una commissione consiliare sui rifiuti, mi hanno fatto notare, da lontano, la sua presenza, mettendomi in guardia e chiedendomi, tra il serio e il faceto, senza che io facessi alcun riferimento a lei, se non ne "avessi paura".

Nel contestualizzare politicamente la domanda, che mi è stata, un po' provocatoriamente e probabilmente con curiosità posta, devo essere sincero, sì, a ragion veduta, complice un sentire soggettivo e razionale, ne avevo e ne ho quasi paura, non tanto in quanto individuo, ma come esponente dei plurimi sistemi organizzativi e di potere (niente, ovviamente, in sè, di illecito), in cui, non da ora, è coinvolta/protagonista.

Ho imparato, fin da piccolo, e non me ne vergogno, vengo da una storia familiare complessa, a vivere difficoltà, umiliazioni, calunnie, atti di bullismo, violenza, sempre a testa alta, senza mai portare rancore o spirito di vendetta verso chi mi fa o fa del male.

Avvenga pure questo involontariamente o con sapienza e cattiveria scientifica, forse persino brillante.

Non mi ritengo nè un eroe, nè un super uomo e so bene, nella mia vita, di aver sbagliato mille volte e, un po' come tutti/e, di averne fatte soffrire di persone, con un gesto o una parola inopportuni, un momento, a volte ripetuto, di superficialità, un tradimento di fiducia, un silenzio complice, un conformismo egoista.

Molte volte ci ho messo davvero troppo a chiedere scusa, imbevuto di infantile orgoglio e di autoreferenzialità cieca.

Nessuno/a è perfetto/a e nessuno deve essere perfetto/a, nemmeno i consiglieri e le consigliere comunali, nemmeno i sindaci, nemmeno, ovviamente, le vittime.

Soprattutto le vittime di violenza.

E' questo un assunto che abbiamo sempre (pur nella nostra breve frequentazione politica) fermamente condiviso con Lavinia: colpevolizzare le persone fragili, vittimizzarle secondariamente, magari a partire dalle loro abitudini di vita, sentirsi di poter commentare o anche solo "salvare", il corpo dell'altro/a, a partire da quello delle donne, è sempre totalmente sbagliato, altamente superficiale, decisamente controproducente, immediatamente e radicalmente da correggere.

Il corpo di una persona, a partire da quello delle donne, a mio parere come quello di un feto, non è mai a disposizione, nemmeno per la battaglia più nobile, è soggetto, non oggetto.

E, infatti, io non pubblico mai una foto, non mia personale, che non sia già stata postata, dai diretti interessati/e e in forma accessibile a tutti/e e consapevole, su internet.

Le mie riflessioni, ovviamente, non comportano alcuna critica alla pratica dell'aborto, come ho scritto, non sono personalmente nelle condizioni di insegnare con ipocrisia nulla a nessuno/a. 

Ho una posizione molto laica su divorzio e aborto: siamo in uno Stato non confessionale, i cattolici e i cristiani sono una minoranza fra minoranze in un contesto secolarizzato e nessuno/a, uso le parole del fondatore della Cisl, il cattolicissimo Giulio Pastore, deve sentirsi mai mortificato, giudicato, corretto per la propria concezione di vita.

Parole dei primissimi anni Cinquanta del Novecento, tanto per essere chiari.

Nella laicità della Legge, però, tutto questo, tutta questa libertà e riconoscimento di dignità, deve valere anche per i cattolici, che non devono avere paura di professare la loro fede e le loro idee, con rispetto, ma non come "fatto privato".

Che non devono rendere conto a fantomatici e arroganti, intolleranti tribune o tribunali laicisti  che, come se fossimo ancora durante l'epoca del terrore etico della seconda parte della Rivoluzione francese, hanno sempre pronta una ghigliottina, magri di Stato, per tutti/e, senza grandi distinzioni e senza appello.

Un cattolico, nel 2026, lo dico con le parole contenute in un'intervista che svolsi una quindicina di anni fa con il fondatore (poi allontanato) della comunità di Bose, Enzo Bianchi, non deve, in verità, mai avere paura.

Allora cosa c'entra tutto questo con la comunicazione social, come sempre brillante e comunicativamente efficace (non avevo alcun dubbio) della consigliera di Avs che, peraltro, di mestiere fa proprio la social media manager, proprio come il suo amico Alessio Dolfi?

C'entra, perchè nel video lanciato sui social ieri da Lavinia Ferrari, c'è molto di volutamente costruito, con una narrazione sapiente, opportunista, narcisista e vittimista (in stile Giorgia Meloni-Giovanni Capecchi), abilmente dimessa.

Allora io non ho paura, nonostante tutto e nonostante la mia, per me, inquietante esperienza con lei, di provare a correggere le manipolazioni incluse nel video di ieri di Lavinia Ferrari che, ad esempio, trasforma una pubblica e regolare convenzione tra Comune di Pistoia (sì quello ora a guida Che Guevara Capecchi) e Misericordia, in una sorta di patto privato, quasi segreto, tra cattolici integralisti, complici e protagonisti i cappellani (quanti sarebbero per curiosità?) dell'Ospedale (privato, ma stabilmente convenzionato con il Comune di Pistoia) della Misericordia.

Come è stato spiegato sull'emittente locale Tvl, ma come era già stato illustrato benissimo già nella comunicazione (che ho riascoltato e che trovo davvero bella, profonda, delicata, per nulla integralista) della capogruppo Cinzia Cerdini non si tratta nemmeno di un "cimitero dei bambini e delle bambine mai nate".

Cerdini ha, fin da subito, parlato, correttamente, di luogo, spazio della memoria all'interno del cimitero gestito dalla Misericordia.

Come ha spiegato chiaramente la Diocesi di Pistoia sui media, si tratta di un piccolo spazio, in cui nessuno, davvero nessuno, si sognerebbe di svolgere attività di propaganda o di colpevolizzare chi ha, più che legittimamente, praticato un' interruzione di gravidanza.

I feti contenuti in questo spazio, ha spiegato ieri la Misericordia a Tvl provengono nella sostanza, pur prima delle venti settimane come sancisce peraltro la legge, da aborti spontanei (qui il servizio: https://tvl.it/notizie/cronaca/sepolture-bambini-non-nati-parla-la-misericordia/?utm_id=97757_v0_s00_e0_tv2_a1demo0jgz8sk6&fbclid=IwY2xjawUzqZpleHRuA2FlbQIxMQBwZG9mBWJyaWQRMVV2Mm5FYUptcnB2RzM1TG5zcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeOK0jh6JlgxpyNNbevWWiWl6OJcctI448mIpNAlkxD2ipVh_Uk6cmdiwRde0_aem_YBl9wAhfv3HQGUgu2qqzlA  .

Peraltro nessuno/a si può mettere a fare, mi rivolgo ancora a Ferrari, non a Cerdini che su questo è stata correttissima e chiarissima, la classifica del dolore, perchè anche un aborto voluto (o subito) provoca, infatti, un dolore spesso immenso, spesso indelebile.

Faccio presente, per onor di verità, alla consigliera Ferrari. che omette sapientemente questo particolare e anzi lo manipola stravolgendola la verità, che le settimane dal concepimento in cui, in Italia, è possibile praticare legalmente un'interruzione di gravidanza, sono poco più di dodici, poco più della la metà di venti, non venti.

Ho imparato a mie spese e in prima persona che, in particolare a Pistoia, persino i numeri, gli intervalli temporali, le date del calendario! sono pienamente manipolabili, per tutelare un privilegio o un gruppo di potere o per colpire, annientare, frantumare vigliaccamente un innocente.

Ma ho anche imparato che, prima o poi, la verità viene fuori, con le dovute e necessarie, talvolta dure, conseguenze.

Tutto l'assunto, davvero fantasioso e, a mio parere, anche un po' ossessivo, potenzialmente strumentale, sul "cimitero" dei bambini mai nati/e di Pistoia, prodotto dalla consigliera comunale di Avs cade, vittima delle sue manipolazioni, sapienti e pur ben costruite graficamente, narrativamente.

Peraltro stiamo parlando di una realtà, come correttamente comunicato dalla consigliera Cerdini che a Pistoia esiste da tempo, non una novità su cui alzare scudi e dispensare con leggerezza risatine istituzionali.

Il fatto, ricordato da me per primo che, a Roma e a Brescia, si siano verificati episodi davvero incresciosi su cui, giustamente e opportunamente, è intervenuta anche la magistratura, e da cui si è tempestivamente e duramente dissociata la stragrande maggioranza del mondo cattolico di entrambe le città, non autorizza in alcun modo a fare di tutta l'erba un fascio.

Sarebbe come terminare per sempre di giocare a calcio perchè ogni tanto viene commesso un fallo, pur grave, sul terreno di gioco, smettere del tutto di bere vino perchè ci si può ubriacare, magari in piazza, non occuparci più di politica, perchè esistono anche l'opportunismo e la corruzione del potere.

Di parole, penso a quelle, davvero inopportune non solo di Ferrari, ma del sodalizio Giovanni Capecchi-Avs-Sinistra Pd, ne sono già state spese davvero troppe e sbagliate.

Ricordo a Lavinia Ferrari che come la Legge della Repubblica, per fortuna e grazie alle lotte in primis delle donne, tutela il diritto all'aborto, essa tutela, anche, il diritto di obiezione di coscienza nei confronti della sua pratica, non solo dei medici, ma anche degli infermieri e di tutto il personale sanitario e ausiliario.

E' stato questo un, opportuno, alto a mio parere, compromesso politico e di coscienza che nessuno/a dovrebbe mettere in discussione.

Nessuno/a si può permettere di giudicare una donna che, spessissimo con grande ed intimo dolore abortisce, ma nemmeno un medico o un infermiere/a obiettore/obiettrice. Mi spiace.

Ci vorrebbero, davvero, un po' più di rispetto, di silenzio, di umanità.

La politica, lo dirò fino allo spasimo deve avere, riconoscersi essa stessa dei limiti.

Non viviamo, per fortuna, in uno Stato etico, sia esso confessionale o laicista, ateo, razionalista.

Dobbiamo tutti e tutte, reimparare ad essere più umani.

Il dialogo, in una società complessa, molteplice, frammentata, multietnica, multireligiosa (e ci metto dentro ovviamente anche atei e agnostici) è assolutamente necessario. Tra diversi, tra "reciprocamente difficili", non tra uguali.

Non come le casse eco di risonanza di facebook o di instagram.

Le guerre etiche non hanno ragione di essere, mai.

Non è tra i libri che in passato le ho regalato (meno male perchè ho rischiato, per un gesto gentile e disinteressato, il patibolo) ma mi permetto l'ardore e l'ardire, dato che Lavinia non ha difficile accesso alle librerie, di consigliare la, ovviamente parziale lettura di uno dei miei tanti libri: "Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli", un mattone storico-sociale di oltre 500 pagine, pubblicato alla fine del 2020, in piena pandemia che, tra l'altro, inizia con la "Canzone delle domande consuete", di Francesco Guccini...

A partire da pagina 151 comincia un capitolo che si intitola: "Cristiani nella sinistra e i "cattolici per il no" nel referendum sul divorzio"..

Ricordo che, nel 1974, essere "cattolici per il no", significava difenderlo il divorzio, lo slogan vaticano, vescovile e democristiano, infatti, era, un po' ridicolmente: "Sì, come il giorno delle nozze".

Quel "dissenso cattolico" che si alimentava del fuoco del Concilio Vaticano II e che a Pistoia era davvero forte, con anche l'esperienza dei preti operai, vedeva tra i suoi "leader" Giuliano Capecchi, il padre dell'attuale sindaco Giovanni.

Giovanni Capecchi si chiama con questo nome, me lo ha ricordato lui stesso, in onore di Giovanni Vannucci, sacerdote pistoiese dell'ordine dei Servi di Maria, considerato una delle voci più emblematiche e profetiche proprio del c.d. "cattolicesimo del dissenso" anche se, sinceramente, leggendo e ascoltando le dichiarazioni del sindaco sul caso in questione, a me sembra averlo totalmente dimenticato.

Come scrivo nel mio libro già citato (p. 159, sempre per evitare troppe perdite di tempo), dopo profonde e documentate ricerche sui documenti dell'epoca, riporto che, nel 1974, nell'imminenza del voto sul divorzio, il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana aveva diramato una nota che, secondo le intenzioni dei vescovi, avrebbe dovuto costituire la base della campagna referendaria antidivorzista.

Il documento si fondava sul fatto che: "il cristiano, come cittadino, aveva il dovere di proporre e difendere il suo modello di famiglia".

Il sindacalista cattolico Pippo Morelli, mettendosi, come gli altri "cattolici per il no" contro le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana, la pensava in maniera radicalmente diversa rispetto ai vescovi del nostro Paese..

Durante la campagna referendaria sul divorzio Morelli si esprimeva non "come dirigente del sindacato" e nemmeno al "seguito di un partito", ma proprio come "cattolico, pagando di persona".

Tutto il contrario del leader del Movimento Sociale Italiano, l'ex repubblichino Giorgio Almirante, che faceva campagna, con il suo partito e con la Dc, contro il divorzio, da divorziato (in Brasile...)

La fede, per Morelli, ancora in tempi di collateralismo, non pregiudicava il pluralismo delle scelte politiche, delle "idee forza", come piaceva dire a lui che tendeva a non parlare moralisticamente di "valori".

Per il sindacalista metalmeccanico, il matrimonio, per i cattolici, avrebbe dovuto rappresentare un "sacramento non una imposizione giuridica anche per i non credenti e, in ogni caso, il "modello cristiano andava proposto (con convincimento e testimonianza) non imposto con integrismo".

Tutto ciò valeva per il divorzio, sarebbe valso, quattro anni più tardi, certo in un crinale ancora più delicato, per dei cattolici che vivevano l'impegno sociale, politico, sindacale, per il diritto delle donne all'aborto, sostenuto con forza, ad esempio, dalla leadership delle donne della Cisl.

Scriveva Morelli, con parole che possiedono piena attualità, oltre cinquant'anni dopo il loro pronunciamento, in una traccia usata per difendere il diritto al divorzio all'interno dei consigli di fabbrica:

"(...) La stabilità e l'unità della famiglia è certamente messa in crisi, più che dal divorzio, dalle condizioni di disoccupazione che obbligano all'emigrazione e quindi alla forzata divisione di decine di migliaia di famiglie, dal sottosalario e dalla diminuzione del potere d'acquisto che impediscono il costituirsi di nuove famiglie o creano condizioni familiari insopportabili, dalla depressione economica che provoca crisi dei comportamenti sociali (soprattutto nelle campagne e nei quartieri di periferia e nelle zone di industrializzazione e inurbamento), dalle conseguenze del tipo di sviluppo capitalistico che, da un lato provoca disagi (turni, orari diversi, fatica e salute, pendolarità ecc.) esagerando le spinte individualistiche e di ricerca del benessere piuttosto che la valorizzazione di obiettivi sociali e di crescita culturale e civile".

Concludeva con grande efficacia così Morelli le sue decine di instancabili comizi per difendere il diritto al divorzio nei consigli di fabbrica di tutta Italia:

"Il referendum può e deve aprire gli occhi ai militanti e ai dirigenti sindacali; non bastano le lotte economiche per far crescere la coscienza di classe, occorre collegare le lotte economiche ad obiettivi sociali e di crescita civile (...)

Ho già raccontato, in altri scritti, del ruolo importante del sindacato nelle lotte per il diritto allo studio, per quelle del diritto alla casa, ma anche per il superamento delle scuole e delle classi differenziali per disabili, per il ribaltamento dei concetti cardine della psichiatria tradizionale e oppressiva, totalitaria e l'approvazione, nel 1978, della c.d. "Legge Basaglia".

Contrapporre diritti sociali e diritti civili, come  qualche dissennato/a, prova a fare ancora oggi, è quanto di più sbagliato si possa pensare/proporre.

Propongo, sempre dal mio libro,  non solo a Lavinia (che, per rispondere alla sua domanda, certo retorica, di inizio filmato instagram, nonostante tutto quello che ho subito, non ritengo, come nessuna persona al mondo, un "mostro") , ma a tutti/e, me in primis, questo frammento di Don Primo Mazzolari, altro ecclesiastico, peraltro amico del grande sindacalista Fim e Cisl Pierre Carniti e della sua famiglia, che tanto ha dovuto subire persecuzioni dalle autorità ecclesiastiche per la sua libertà e il suo annuncio di profezia.

E' importantissimo, oggi, comprendere il valore dell'obiezione di coscienza, che io ritengo fondamentale, in tempi di ritorno, drammatico, della guerra e della militarizzazione oltre che di crisi profonda della democrazia e dei suoi istituti, anche locali:

"Se la buona fede basta a giustificare la coscienza personale di chi dà il comando, non basta a far tranquilli sulla bontà di esso coloro che ne vengono impegnati per obbedienza. 

La coscienza non può abdicare interamente nelle mani di nessuna creatura, fosse il più grande degli uomini o il più santo. (...)

Non ci si salva per delega. Ognuno risponde della propria anima, come risponde del proprio prossimo". (Primo Mazzolari, Risposta ad un aviatore, 1941).

E' urgente recuperare anche, ovviamente mai a scapito di verità e giustizia, la dimensione del perdono e della riconciliazione.

Che è un processo paziente, non una dichiarazione. 

Un percorso che va vissuto con reciproca profondità e responsabilità, altrimenti è meglio lasciar perdere subito.

Abbiamo bisogno, lo dico con il verso di una canzone, di un "cuore capace di nuovi desideri".

Tornando ai bambini e alle bambine mai nati/e, è il non amore, non la morte, l'opposto della Vita, come in una spiga di grano.

Concludo, immagino non sorprendendo nessuno, proprio con una canzone del gruppo emiliano dei Nomadi, risalente al 1977: "Fiore nero", cantata live, con la consueta profonda leggerezza, intelligente ironia, dall'indimenticabile Augusto Daolio.

Link: https://www.youtube.com/watch?v=LhcQ406zXa8&list=RDLhcQ406zXa8&start_radio=1

Così, quando il sole muore

Fiore, perdi il tuo colore

Le qualità che ti hanno reso vero

Ma chi lo dice che il fiore è nero?

Come un popolo sotto l'oppressione

Come un asino sotto il bastone

Come un bimbo sotto l'educazione

Come uno schiavo sotto il padrone

Così, quando il sole muore

Fiore, perdi il tuo colore

Le qualità che ti hanno reso vero

Ma chi lo dice che il fiore è nero?

Come il corpo sotto la morale

Come il lavoro sotto il capitale

Come il diverso sotto l'uguale

Come l'imprevisto sotto il normale

Così, quando il sole muore

Fiore, perdi il tuo colore

Le qualità che ti hanno reso vero

Ma chi lo dice che il fiore è nero?

Come Dio sotto la religione

Come l'amore sotto la convenzione

Come la realtà sotto l'illusione

Come un mattone sotto la distruzione

Così, quando il sole muore

Fiore, perdi il tuo colore

Le qualità che ti hanno reso vero

Ma chi lo dice che il fiore è nero?

Ma chi lo dice che il fiore è nero?

Così, quando il sole muore

Fiore, perdi il tuo colore

Le qualità che ti hanno reso vero

Ma chi lo dice che il fiore è nero?"

Già. Noi preferiamo, di norma, altri colori.

Mille colori...

Francesco Lauria

martedì 6 ottobre 2026

BAMBINI/E MAI NATI/E: CARI SINDACO CAPECCHI-PONZIO PILATO E AVS: "NON ESISTE IL CENTRO TRA LA GIUSTIZIA E L'INGIUSTIZIA".

Sono rimasto esterrefatto, addolorato e, sinceramente, sono anche comprensibilmente arrabbiato.

Altro che strumentalizzazioni...

Proprio come le centinaia, forse migliaia di pistoiesi (e non solo), molti/e anche di sinistra e di centrosinistra, alcuni addirittura ex parlamentari e membri di Governi della Repubblica che hanno gridato, non solo sui social, il loro sdegno che è stato ed è, allo stesso tempo, etico, umano e politico.

Quanto accaduto, infatti, durante il consiglio comunale di Pistoia (tutto) dello scorso 5 ottobre e anche prima; quanto continuato anche dopo con dichiarazioni pilatesche e scentrate (Giovanni Capecchi) e di una gravità e cecità assoluta (Alleanza Verdi Sinistra Pistoia) lascia davvero sgomenti.

Non si tratta di un'iperbole.

Per chi volesse approfondire nel merito lascio un link ad un servizio della televisione locale Tvl, notoriamente irriducibile sostenitrice di questa giunta e di questa amministrazione, come gran parte dei media locali e regionali.

https://tvl.it/notizie/cronaca/cimitero-mai-nati-caos-a-palazzo-di-giano/

Nel servizio ci sono le dichiarazioni di una consigliera di Avs, Lavinia Ferrari, le reazioni e le gravissime, davvero gravissime affermazioni sulla questione dei bambini e delle bambine mai nati/e, sia del sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi che, ancora peggio, dell'aggregazione di partiti Avs (Alleanza Verdi Sinistra).

Non stiamo parlando di parole "con toni infelici", ma di un vero attacco ai diritti, alla libertà, anche religiosa, alla democrazia integrale di tutti e di tutte.

Soprattutto è un attacco a quelle donne e a quegli uomini che, per motivi diversi, hanno vissuto il dramma (lo è sempre e questo non comporta alcun giudizio) di una vita mai nata, una vita fragile, eppure presente, che vive in noi, nei nostri ricordi, nella nostra fragilità di destino, persino nei nostri sensi di colpa e di inadeguatezza.

Ridere di tutto questo, deridere non solo la morte, ma anche la vita, non è un'intemperanza giovanile, un infortunio casuale, ma la spia di un estremismo spietato, totalmente privo, appunto di umanità, incapace di vedere, comprendere, supportare, amare la ferita dell'altro/a.

Certamente, sulla gestione cimiteriale dei bambini e delle bambine mai nati/e ci sono, su questo non ha torto il sindaco Capecchi, non ha nemmeno torto la consigliera Pd Antonella Cotti, dei possibili rischi di strumentalizzazione, ci sono stati episodi gravi, gravissimi denunciati anche dal Movimento per la Vita, penso ai casi di Roma e di Brescia.

Ma nella ordinarietà, i cimiteri dei bambini e delle bambine mai nati/e esistono in tutta Italia e non sono certamente, nemmeno lontanamente, un attacco ai diritti e alla libera e sacrosanta emancipazione delle donne.

Certamente e lo testimonia anche la recente preghiera del nostro Vescovo Augusto Mascagna non lo sono a Pistoia.

Non servono le mie parole, basta leggere le decine e decine di testimonianze di donne di sinistra, centro, destra, apolitiche, che hanno inondato Pistoia e la rete con il loro sdegno, il loro dolore, la loro comprensibilissima rabbia dopo il penoso, almeno a tratti, consiglio comunale dello scorso 5 di ottobre.

Se l'atto davvero vergognoso è stato compiuto dalla consigliera di Avs Lavinia Ferrari (da cui, lo dico per trasparenza oltre a una concezione che si è rivelata diametralmente opposta della vita, delle relazioni, dell'umanità, della democrazia, della verità, mi dividono forse una quindicina di cause reciproche in Tribunale o sulla via di esso) io seguo, solo in questo, Giovanni Capecchi, non credo che "la croce" se la vogliamo chiamare così, debba essere lasciata solo a lei. 

Solo su di lei.

Troppo facile prendersela soltanto con chi viene definita, con agile, veemente violenza digitale, volendo citare solo le definizioni più benevole, quella: " strana", "troppo giovane" "arrogante e atea", "estremista" "intollerante" e mi fermo qui...

Il tema politico principale è, infatti, la risposta davvero pilatesca, imbarazzante per tutti/e a partire da lui stesso, del sindaco Giovanni Capecchi in consiglio comunale e poi, peggiorando ancora le cose, nei comunicati stampa e nelle successive ospitate televisive.

Ma appare ancora più grave la posizione (se le vogliamo dare dignità politica) di Alleanza Verdi Sinistra Pistoia.

Bastava chiedere scusa, come hanno peraltro sottolineato, anche pubblicamente, non pochi esponenti del mondo Avs-Sce-Possibile, compresi candidati/e non eletti, ma parecchio votati, che hanno preso duramente e pubblicamente le distanze da quanto successo l'altro ieri in un consiglio comunale direi quasi profanato.

Con i comunicati di Avs, siamo davvero all'attacco violento e becero, intollerante e giuridicamente analfabeta, alla libertà di espressione e, nello specifico, anche alla libertà religiosa.

Persino Palmiro Togliatti, secondo me, si sta rivoltando nella sua tomba.

Bastava, lo ripeto, chiedere scusa, mostrare di avere capito.  

Tutti/e possono sbagliare.

Non è la prima volta per la signora Ferrari in consiglio comunale, ma una frase infelice o anche molto infelice può, invero, capitare e capita a chiunque.

Il problema, che assume connotati principalmente politici e valoriali, pubblici, è quando si ignora con arroganza il grande dolore provocato avendo utilizzato, peraltro, il proprio ruolo e le proprie prerogative istituzionali.

Avs giunge, per difendere Ferrari, ma a questo punto soprattutto il sindaco Capecchi, ad attaccare duramente e subdolamente la Misericordia di Pistoia (e quindi anche il Vescovo Mascagna) giungendo a chiedere conto, con incredibili tracotanza e ignoranza, della stessa "cattolicità" della Misericordia.

Tutto questo mentre, anche Avs, in queste settimane, plaudeva, in coro con le altre forze politiche di ogni colore, alla possibilità che la Misericordia stessa trasferisse da Firenze la propria sede regionale o addirittura nazionale in città.

Siamo davvero al ridicolo.

Come se non esistessero legittimamente in Italia cimiteri, non solo confessionali, ma anche orgogliosamente laici o addirittura "a-cattolici".

Quanto accaduto ci fa capire alcune cose:

- ci sono persone e forze estremiste ed intolleranti nella maggioranza "larghissima" e nelle istituzioni che sostengono il sindaco Giovanni Capecchi;

- di fronte ad un infortunio verbale grave (come sembra ammettere anche il comunicato del Partito Democratico di Pistoia) non si ha nemmeno più lontanamente la capacità di chiedere scusa (e questo vale per Ferrari, Capecchi, Avs);

- la postura "della politica dell'abbraccio" e "dell'amministrazione della gentilezza" tanto spudoratamente sbandierata da Giovanni Capecchi e da alcuni suoi tracotanti pasdaran, rappresenta, a mio parere, una vera e propria truffa politica: siamo di fronte alla promessa del pugno tra i denti e ad un amministrazione che non sembra saper realmente, autenticamente prendere le distanze, lo dico per esperienza diretta, nè dalla violenza (a volte anche fisica) ne dall'intolleranza;

- nella "palude" della politica pistoiese, si creano vere e proprie logiche di clan, sistemi cementati dal potere per il potere, che si autotutelano e colpiscono con vera cattiveria chi non la pensa come loro, chi è fuori dal cerchio e fuori dal giro, chi rimane persona libera, chi ha il coraggio della pubblica denuncia;

- si ha spesso una concezione di chi ha un credo religioso (soprattutto cristiano) e/o una militanza politica non di sinistra, o di una sinistra alternativa, non incasellabile nei partiti conservatori per natura degli amministratori e delle amministratrici, come di persone che non possono che: "fare ribrezzo". "Trogloditi" (altro che rispetto delle disabilità...) fuori dal tempo e dalla storia, residui da espellere, "vomitare" al più presto al di fuori delle mura di una città finalmente riconquistata dopo la "barbarie" della destra;

- al di là di tante parole al vento, si pensa di non dover mai rendere conto nè delle idee, nè delle azioni, nè degli atti amministrativi, nè delle disfunzioni tecniche e organizzative (al di là delle vacue e fintissime affermazioni a vanvera sulla partecipazione democratica). 

- un esempio lampante di quanto esposto precedentemente è, per me, la malagestione del Presidente del consiglio comunale, l'ora Pd Paolo Tosi. Penso all'odg della ormai famosa e famigerata seduta dello scorso 5 ottobre, con l'esclusione sospetta, e, a mio parere anche illegittima e immotivata, della comunicazione proposta dal consigliere Matteo Pomposi, sulla trasparenza e la pubblicazione obbligatoria dei rendiconti delle spese dei candidati alle scorse elezioni amministrative di maggio;

- c'è, infine, un tema chiarissimo di commistione, a volte anche economico-finanziaria, non solo politico-ideale-gestionale con realtà associative, culturali, persino imprenditoriali (sì, mi riferisco, senza alcun profilo di illiceità o persino di illegittimità, anche all'associazione promossa da una nota libreria-bacaro del centro, gestita da un veronese e da un romano) in cui non si capisce davvero dove inizia la società civile e dove comandano, invece, i partiti, il governo del potere. 

E non vale la foglia di fico di essere in procinto di ospitare, a denti stretti allo Spazio, la presentazione di un libro in cui interverrà (magari scortato!) anche Alessandro Tomasi, l'ex sindaco di centrodestra, attuale portavoce dell'opposizione in Consiglio regionale (visto? Alessandro Tomasi legge!) ;

E' una situazione direi oggettiva, in cui non si ha proprio alcuna idea di cosa siano il valore dell'autonomia e della libertà, ma ci si inchina, invece, in tutti i modi e in tutte le forme, alla comodità triste dell'essere una mera e interessata, a tratti parassitaria, "cinghia di trasmissione".

Rispetto all'infortunio grave di Lavinia Ferrari, alla tracotanza intollerante e liberticida, insensibile di Avs, preferisco concentrarmi sul parallelo, pur in assenza di Gesù, tra Giovanni Capecchi e Ponzio Pilato.

Entrambi, infatti, erano esponenti di governo e di potere. Mi paiono somigliarsi davvero tantissimo, pur a duemila anni di distanza.

E pensando a Giovanni Capecchi mi è venuta in mente una serata, di cui ho letto sui libri, anche perchè all'epoca avevo quattro anni, e che mi è stata raccontata nei minimi particolari da diversi dei protagonisti, purtroppo alcuni oggi scomparsi.

La sera del 28 agosto del 1983 a Brentonico, in Trentino, nell'ambito della "scuola estiva" di formazione politica organizzata dalla Lega Democratica e dalla Rosa Bianca - associazioni di punta del cattolicesimo democratico italiano - Achille Ardigò, Paolo Giuntella, Roberto Ruffilli e Pietro Scoppola ricordavano Aldo Moro e Vittorio Bachelet (...)

La presentazione, come scrive Vincenzo Passerini, intendeva essere, nel programma di quegli incontri di formazione politica, non solo un commosso ricordo di due grandi personalità assassinate dai terroristi delle Brigate Rosse (Moro rapito il 16 marzo, con il massacro dei cinque uomini della sua scorta, e ucciso il 9 maggio 1978; Bachelet ucciso il 12 febbraio 1980), ma anche una riflessione sugli insegnamenti che i molti giovani provenienti da tutta Italia che frequentavano quella "scuola" di politica potevano trarre dalla testimonianza spirituale, morale e civile di Aldo Moro e Vittorio Bachelet.

(...) Memoria e innovazione, storia e futuro si intrecciavano nel tentativo di immaginare nuovi scenari politici sia per i cattolici democratici sia per la politica italiana nel suo complesso. 

(...) Non sorprende che il tema di quella scuola-laboratorio del 1983, che si svolse dal 27 al 31 agosto, fosse: Essere di "sinistra" oggi, con la parola sinistra tra virgolette, inevitabilmente, poichè ancora sei anni si sarebbero dovuti attendere per assistere alla caduta del Muro di Berlino e dei regimi comunisti dell'Est europeo.

Tutte le sere di quella scuola, in cui anche i relatori e le relatrici si pagavano da soli il viaggio e servivano i pasti comunitari, si concludevano con la "preghiera della notte", alle 23.30.

Il binomio memoria-futuro che dava un'impronta così forte alla "scuola" lo ritroviamo fortissimo nella serata in ricordo di Moro e Bachelet.

Il dolore e il rimpianto per la perdita di due così grandi personalità, amiche e maestre di molti dei presenti, non suscitano la nostalgia, ma la ricerca di ragioni più forti di speranza e di impegno.

Questi i titoli delle relazioni della densa serata:

Pietro Scoppola: "Lo spazio della coscienza";

Roberto Ruffilli (anche lui caduto vittima delle Brigate Rosse nel 1988): "Conta la buona battaglia non il successo";

Achille Ardigò: "Democrazia integrale";

Paolo Giuntella: "Per gli altri".

Ne ricordo ancora un'altra di sera tanti, tantissimi anni fa. 

Anzi si tratta quasi di una notte in cui io e Paolo Giuntella ci trovavamo in Piazza Duomo, a Parma, dopo aver presentato nella mia città (io vivevo già a Roma e qualche volta ero anche stato ospitato dai suoi figli nella casa vicina alla Rai), il suo bellissimo libro: "Il fiore rosso. I testimoni, futuro del cristianesimo".

Ricordo anche che la Gazzetta di Parma, il quotidiano conservatore degli industriali della città, avrebbe pubblicato all'indomani un breve articolo sulla serata, banalizzando le profonde riflessioni di Paolo, indimenticato giornalista del Tg1, ma anche grande testimone, narratore e animatore sociale, come un mero attacco a Papa Benedetto XVI. 

Che, effettivamente, fin dalla sua precedente persecuzione nei confronti della teologia della liberazione, quando guidava il Sant'Uffizio, non era propriamente saldo nel nostro "pantheon".

Ricordo le luci dei lampioni della piazza e un ex Presidente della Provincia di Parma e dell'Azione Cattolica, Corrado Truffelli, che ci raggiunge in bicicletta, abbraccia Paolo e ci saluta.

Ricorderò sempre, come un tatuaggio nel cuore, nella carne e nell'anima la frase che, mi ricordò Giuntella e che aveva fatto da cornice alla serata dell'agosto del 1983 che ho raccontato.

Una frase che poi ritrovai in una parzialmente consunta foto di archivio mentre campeggiava dietro ai relatori di quella sera trentina...

"Non esiste il centro tra la giustizia e l'ingiustizia".

La frase, citata e appesa come monito e testimonianza di fronte a tutti/e, in particolare ai giovani partecipanti della "scuola", era di Rodomiro Tomic.

Tomic, cileno, è stato un esponente laico, progressista, di ispirazione cristiana, fiero e duro oppositore delle destre e del regime militare e fascista del generale Augusto Pinochet.

Nel 1970 era anche stato candidato alla Presidenza del Cile, ha scritto testi bellissimi sul riformismo radicale, cito, uno per tutti, "La rivoluzione nella libertà" in cui si schierava apertamente, profondamente dalla parte degli ultimi, degli svantaggiati, degli impoveriti, pur da posizioni non marxiste.

Da quella notte parmigiana, quella frase, insieme a quella di Don Lorenzo Milani: "Fai strada (ai poveri) senza farti strada" è da sempre stata il mio faro, tra mille cadute, errori e incoerenze, o, se vogliamo, la mia intima luce interiore.

Ecco, caro Giovanni,

io credo, perdonami se te lo rimarco ancora una volta, che occorra avere il "coraggio della scelta".

Saper pagare i prezzi, anche a costo della vita, come ci hanno insegnato, tra gli altri/le altre,  Aldo Moro, Vittorio Bachelet, Roberto Ruffilli, Oscar Romero, Marinella Garcia Villas...

Con il sorriso e la gratitudine tra le mani, con la "gioia dell'impegno".

E le mani, non ce le si può sempre lavare, anzi dire/scrivere, come hai fatto una volta con me, atterrendomi, di "averle legate" pur essendo nella condizione non solo di credere. Ma molto di più. Totalmente, senza riserve.

Bisogna essere, contemporaneamente liberi e responsabili; le mani, ci ha insegnato don Primo Mazzolari, non servono nè pulite, nè in tasca.

Non occorre, affatto, essere degli eroi, dei super uomini o delle super donne.

Mi dirai, ma se poi perdo il potere, faticosamente conquistato?

Se poi perdo lo status e l'ammirazione, a volte sincera, a volte strumentalmente interessata di tanti/e?

In quel caso, caro Giovanni, rimarresti tu, intero.

Ti consiglio una poesia di Franco Arminio, che spesso mi aiuta, quando anche io, ahimè, divento il peggior "presidenzialista" di me stesso, a tornare all'essenziale e alla ricerca, spesso difficile, spesso tortuosa, in salita, della Verità:

"Guardare

gli angoli nascosti del mondo

da più vita dello stare dalla parte

dei migliori, dei riusciti.

Il grande stile degli umani

è piangere, ridere, camminare,

sentire di non avere nulla tra le mani".

Il deserto, come quello che ho attraversato in questi ultimi terribili, solitari, violenti tredici e poi quattro mesi, caro Giovanni è, appunto, la "cornice del nulla", come scrive Arturo Paoli.

Per scoprire valori allo stato nascente bisogna accettare di "essere respinti lì dove nascono le cose".

Bisogna imparare, custodire, praticare, la "pazienza del nulla".

Senza alcun rancore. 

Anzi, con l'ostinata Speranza di un nuovo e rinnovato Dialogo di Pace Vera.

"Ho bisogno di credere"... https://www.youtube.com/watch?v=uedtrwR93dM&list=RDuedtrwR93dM&start_radio=1

Francesco Lauria

lunedì 5 ottobre 2026

"E' ACCADUTO DI TUTTO". CONSIGLIO COMUNALE DI PISTOIA: RESTIAMO UMANI, "ACCORGIAMOCI DI ESSERE VIVI/E".

Premetto che in questo articolo tratterò, spero con equilibrio, di temi delicati e dolorosi.

Non lo farò per un discutibile desidero di speculazioni politiche, teoriche, filosofiche, teologiche, o, peggio, per un, pur comprensibile, senso di vendetta (o meglio... di giustizia...) rispetto a un paio di esponenti politico-istituzionali della maggioranza consiliare, ma con il dolore personale e condiviso, antico e sedimentato, ancora sanguinante, di chi non parla in astratto, ma ha vissuto direttamente e visto vivere ad amici/amiche drammi, ferite vere, indelebili.

Non mi permetto quindi il potere o il volere di emettere alcuna patente di verità, buon costume o facile, definitiva certezza.

Il mistero della Vita, in specie di quella, per vari e diversi motivi, mai nata, è qualcosa che ci interroga e ci tocca nel profondo, in salita chiede il conto alla nostra anima.

Certo riguarda in primis le donne, ma lo dico per esperienza vissuta, non fugge via lontano da qualsiasi anima, anche maschile, che la abbia a cuore la Vita, specie quella fragile, indifesa, generata, svanita.

Ieri sera sono andato a dormire esausto poco dopo le ore venti, dopo una giornata intensa e faticosa, vissuta in prevalenza a Bologna per questioni di impegno culturale e lavorativo.

Prima dell'ora del mitico Tg1, sono stato raggiunto da plurimi messaggi di esponenti politici e consiglieri e soprattutto consigliere comunali pistoiesi, in prevalenza di opposizione, ma, in un paio di casi, anche di maggioranza.

Alcuni li ho letti solo al mio risveglio.

Molti dei messaggi erano non solo sconcertati per lo sdegno, ma anche addolorati, dal punto di vista umano e politico, su più aspetti, complice un consiglio comunale, quello del 5 ottobre scorso in cui, a detta di molti/e protagonisti/e: "è accaduto di tutto".

Chissà poi cosa sarebbe ulteriormente successo se il Presidente del Consiglio Comunale, l'esponente del Partito Democratico Paolo Tosi, non avesse preventivamente cassato dall'ordine del giorno, a mio parere anche con possibile personale conflitto di interesse politico, alcuni temi spinosi per lui e per la maggioranza del centrosinistra extralarge.

Non è un caso, e questo l'ho ascoltato in diretta streaming giusto poco prima di andare a dormire, che la coordinatrice dell'opposizione l'ex sindaca e candidata sindaca Annamaria Celesti abbia dichiarato rotto ogni patto di collaborazione e reciproca "coesistenza" con la maggioranza, quella che, secondo pii illusi, avrebbe dovuto rappresentare a livello nazionale per il centrosinistra, il "laboratorio Pistoia".

Certo, se per "laboratorio Pistoia" si intendeva "laboratorio di cose e persone più che discutibili" in questo caso l'obiettivo pare centrato perfettamente, magistralmente.

Tralasciando, solo per oggi, questioni annose come la trasparenza e la consistenza dei rendiconti delle spese elettorali (un tema etico, partecipativo e democratico) mi concentro su quella che la consigliera civica avvocata Paola Calzolari ha definito: "Una brutta pagina del Consiglio Comunale . Oggi 5 ottobre 2026".

Scrive Paola Calzolari:

"Ci sono confini che la politica non dovrebbe mai superare.

Il rispetto per il dolore di una famiglia che perde un figlio prima della nascita è uno di questi.
​Oggi in Consiglio Comunale a Pistoia:
▪️ La consigliera Cerdini ringrazia la Misericordia per l'area cimiteriale dedicata ai bambini mai nati.
▪️ Da una consigliera di Avs arrivano parole sconcertanti ridendo: «se non sono mai nati non sono mai stati vivi" e pertanto non ha senso la sepoltura.
▪️ Chiediamo al Sindaco di prendere le distanze e chiedere scusa alle famiglie.
▪️ Il Sindaco minimizza e giustifica la consigliera di maggioranza.
Mi chiedo che senso abbia parlare di pace internazionale, di inclusione e di rispetto della diversità' e di Gemellaggio con Gerico se poi non si è capaci di mostrare rispetto verso il dolore dei propri concittadini?"


Ma chi volesse verificare direttamente può farlo attraverso un post su facebook di Luca Cipriani (lo so, anche lui è un avvocato, ma in questo periodo, per vari motivi, ne frequento tanti/e... :-) )

"Oggi, in Consiglio comunale, non aggiungo altro, non serve aggiungere altro.
Qui la proposta di Cinzia Cerdini
Qui l'intervento, chiamiamolo intervento, di Lavinia Ferrari
Qui le parole di Francesca Capecchi
Qui la chiosa di Paola Calzolari
vergogna, questa sconosciuta".

Ho ascoltato, come sempre con attenzione la comunicazione delicata, attenta, equilibrata della consigliera Cinzia Cerdini sull'apertura del "cimitero dei bambini e delle bambine mai nati/e" presso la Misericordia di Pistoia e la preghiera del Vescovo Augusto Mascagna.

Quando lei interviene, essendo una esponente della Lega, direi forse il partito più lontano dalla mia concezione di vita e politica, sono sempre attento a quanto lei dice e a come lo dice.

Ho ascoltato, come sempre, con ammirazione la reazione alle parole della consigliera di Avs Lavinia Ferrari di Francesca Capecchi (a me dispiace per chi ci vuole male, magari la iscriverò d'ufficio alla quarta internazionale trotskista, ma è davvero brava, profonda, competente e, di norma, ineccepibile).

A me Francesca, a differenza di imbarazzanti esponenti del mondo radical chic della sinistra da salotto pistoiese e Ztl, non ha mai "fatto ribrezzo" e devo dire, che proprio come il sindaco Alessandro Tomasi, non la considero sinceramente una terribile "fascista dagli occhi celesti", ma, pur nelle nostre iper radicali differenze politiche, una risorsa preziosa e, suggerirei alla sua parte politica, da non sprecare per la sua città.

Credo che sia, però, troppo semplice (e, invero, facile) prendersela con le sole gravi e lesive affermazioni di Lavinia Ferrari.

Alla consigliera Pd Antonella Cotti, rispetto a quanto da lei comunicato in consiglio comunale, suggerisco la lettura di questo articolo del quotidiano Avvenire, peraltro allora diretto dal suo attuale compagno di coalizione, poi eletto al Parlamento Europeo nelle liste del Pd, Marco Tarquinio: https://www.avvenire.it/vita-e-cura/sepolture-di-feti-non-anonime-colpa-del-movimento-per-la-vita-notizia-falsa_47353

Dovrei essere abituato, anche per esperienza diretta, alla mancanza di coraggio politico e alla naturale pavidità di alcuni esponenti apicali del centrosinistra pistoiese, incapaci di prendere le distanze, per mero opportunismo politico, anche dall'indicibile.

Invece, non sono abituato, non mi abituerò mai rispetto a una postura sbagliata, sia dal punto di vista umano che da quello politico, che, ad esempio, Giovanni Capecchi a me sembra abbia deciso di assumere ancor prima della propria elezione a sindaco.

Le parole del sindaco Giovanni Capecchi in consiglio comunale, sono state, a mio parere, cerchiobottiste, prudentissime, completamente prive di direzione e capacità di correzione (non occorreva, infatti, trascinare nessuno/a al patibolo), mancanti di onestà intellettuale, e anche prive del necessario, urgente, opportuno, minimo, senso di responsabilità.

Mi permetto, infine, un non richiesto consiglio al Consiglio :-) a chi lo vorrà (o meno) cogliere, sintetizzando il pensiero di Arturo Paoli contenuto nel suo preziosissimo libretto: "La pazienza del nulla".


"Si può stare nella verità, senza avere la verità.
Ogni persona deve "fare la verità" e la può fare solo se ama.

Quando qualcuno ritrova la luce che relativizza tutto e nello stesso tempo assolutizza tutto, diventa ecumenico.

Ecumenico non per una specie di decisione esterna, perchè stanco di fare baruffe o perchè scopre che quel tale o quel talaltro se non vanno in chiesa (o, al contrario, anche se vanno in chiesa NdR...) sono persone correttissime.

L'ecumenismo nasce dal sentirsi pietra tra le pietre, come tutte le altre pietre che, tutte, contengono l'oro.

E l'oro, nella pietra, è in grado di scoprirlo solo quest'occhio o questa luce che sta fuori di noi e sopra di noi.

L'oro è dappertutto, non solo sulla stretta riva del fiume dove si accampano i garimpeiros. L'oro è dappertutto.

Quante volte saremmo tentati di gettare al vento i cumuli di sabbia in cui abbiamo frugato con cura senza trovarvi nulla; poi passandola tra le dita ancora una volta con attenzione, vi scopriamo la pietra preziosa.

Federico Fellini ci ha interpellato fortemente, scuotendoci di dosso la sicurezza di identificare noi stessi con la verità (...)

Ed è una sorpresa permanente e una gioia forte incontrare la verità a ogni passo in tutti i tipi di ricerca dell'uomo (...)

L'osservare ogni uomo che viene a questo mondo e ogni realizzazione umana illuminata dalla luce della Verità è fonte di gioia permanente.

Sarei potuto divenire facilmente un cristiano ringhioso e intransigente, uno di quelli che un antico maestro chiamava i cristiani al vetriolo.

E invece mi ha reso spettatore felice delle infinite apparizioni della verità nella complessità della storia e nelle infinite creazioni di quell'essere che non finirà mai di stupirci: l'uomo.

Perciò ho detto sopra che questa luce relativizza tutto e assolutizza tutto.

Perchè ogni esperienza umana è relativa e nello stesso tempo contiene questo frammento d'infinito, l'oro, sia pur infinitesimo, nascosto in una manciata abbondante di sabbia".

Ha scritto, mi avvio alla conclusione, il poeta Franco Arminio, persona di grande spiritualità, ma non credente in senso classico. Rivolgo questi versi in primis a me stesso:

"Vuoi che il mondo cambi? Smetti di gridare la tua rabbia, inizia a cantare la tua canzone d'Amore, e forse parteciperai alla ri-creazione del mondo".

E allora, nel ricordare come ha fatto benissimo in consiglio comunale Matteo Pomposi, Norma Cossetto e la sua tragica, terribile morte, dopo essere stata stuprata, gettata ancora viva in una foiba nel Carso, facciamo memoria, cito un bellissimo libro del parlamentare triestino del Partito Democratico Gianni Cuperlo della nostra "frontiera ferita".


Non dobbiamo avere paura di ricordare, senza distinguo Norma Cossetto (non Crosetto, consigliera Antonella Cotti, quello è un altro...) e, da antifascisti radicali, senza alcuna contraddizione, anche tutti i martiri e le martiri delle foibe.

Così è stato opportuno, duramente interrogante e per nulla rituale, ricordare in consiglio comunale Ion Romanu, grazie al, come sempre significante intervento della capogruppo del Partito Democratico Irene Bottacci.

Ion Romanu, 43 anni, arrivato a Pistoia da Asti, è morto sul lavoro a Sant'Agostino a Pistoia, cadendo fatalmente dall'alto in un capannone industriale il primo di ottobre.
1 ottobre 2026, non 1826.

Importante è stata certamente la riflessione sulla violenza di genere operata nel consiglio comunale.

Certo, sarebbe bene, sarebbe molto meglio, utilizzo i prudenti, ma giusti concetti di Non Una di Meno Pistoia: "non strumentalizzare e usare a fini politico-individuali i simboli condivisi".

Concetti espressi, lo ricordo, dopo quanto successo sul palco di Piazza dello Spirito Santo in occasione del comizio di chiusura della campagna per le primarie di Giovanni Capecchi lo scorso 9 aprile.

I simboli, infatti, specialmente quelli importanti, anche indirettamente, non si deridono, un po' come non si deridono le persone, tutte le persone, a partire da quelle che la pensano in maniera significativamente diversa da noi, a partire, senza fermarsi ad essi, dai contesti istituzionali.

Non ci si può, infatti, appropriare dei simboli, come qualcosa di personale, realizzando nei fatti oggettivi quella cultura del possesso, del dominio e della violenza che, spesso solo a parole, si dice o si pretende di combattere e che, invece, si finisce, paradossalmente, per impersonare e rappresentare, fin nell'abisso.

I simboli sono importanti, concordo con quanto detto ieri in consiglio su questo, non vanno profanati, con quello che di fondamentale, vitale, autentico rappresentano.

Penso, in particolare, ad un segno importantissimo, dalle radici profonde e assolutamente attuali come quello del panuelo rosa, storicamente proveniente dalla lotta delle donne contro la dittatura argentina, fascista, violentissima e patriarcale.

La dittatura della Giunta militare guidata dal generale Videla, quella dei decapecidos gettati nell'oceano in pasto ai pescecani dagli aerei, quella dei bambini e delle bambine rubati/e e delle Madri e delle Nonne coraggio, le "pazze" di Plaza de Mayo.

Tornando all'argomento che ha assunto, inaspettatamente, centralità nel consiglio comunale di ieri, non dobbiamo avere paura, senza alcun giudizio, rispettando la riservatezza e le scelte di ognuno/a, di ricordare, pregare, amare i bambini e le bambine mai nati/e.

Una preghiera, anche laica, non per forza confessionale, non è mai, non può essere mai, se sincera, contro qualcuno o qualcuna.

Abbiamo il coraggio, caro Capecchi (Giovanni), cara Ferrari, cari noi tutti/e, sempre con Franco Arminio di:

"Guardare

gli angoli nascosti del mondo

dà più vita dello stare dalla parte

dei migliori, dei riusciti.

Il grande stile degli umani

è piangere, ridere, camminare,

sentire di non avere nulla tra le mani".

Restiamo umani, cari Giovanni Capecchi e Lavinia Ferrari, caro Paolo Tosi.

Cerchiamo di tracciare un sentiero che vada in direzione contraria.

Impariamo dalla sofferenza, facciamo nuove tutte le cose, prendiamo il volo, cogliamo la meraviglia.

"Accorgiamoci di essere vivi".


Come ha ben detto ieri Adele Iozzelli di Avs-Sce, sempre in consiglio comunale, pensando anche a Gerico... "possiamo ancora sperare. La Pace nasce dal basso. Nasce dalle persone".

Francesco Lauria (nonostante tutto ancora vivo e intero eh... :-) )