domenica 19 luglio 2026

OSVALDO BAGNOLI, IL VERONA E QUEL MIRACOLO QUASI OPERAIO NEL FREDDO 1985...

Pasticceria di periferia a Verona (consumando rigorosamente solo un caffè...) una domenica mattina presto, dopo la Messa.

Sfogliando l"Arena, non ci si può non riconoscere nell' abbraccio della città a Osvaldo Bagnoli, buon calciatore, ma soprattutto l'allenatore della squadra del mitico, impensabile scudetto del 1985.

Anno del grande freddo e delle immense nevicate.

L"anno dopo sarebbe sbarcato nel calcio, col suo elicottero, Silvio Berlusconi a interrompere, a suon di miliardi, i filotti juventini.

Michel Platinì, sua maestà,  mio mito di bimbo di sette anni, avrebbe lasciato il calcio, dopo un unico gol stagionale nel 6-1 della Juventus all' Ascoli.

Ma prima e in mezzo ci furono Osvaldo Bagnoli e il Verona.

Uno scudetto stravinto e unico.

Un' epopea e una favola paragonabili forse al solo Leicester di Claudio Ranieri in Inghilterra nel 2016.

Oggi ricordiamo Osvaldo Bagnoli, famiglia operaia della Bovisa di Milano, mani quasi sempre in tasca, sguardo fiero, mai arrogante.

E quel miracolo veronese del 1985. 

Prima del riscaldamento globale.

E prima che i miliardi, con la sola parziale eccezione della Sampdoria di Vialli e Mancini nel 1991, diventassero troppi per qualsiasi altra sorpresa, almeno in Italia.

Figuriamoci poi se, come con Osvaldo Bagnoli, si tratta di un'impresa di origini romanticamente operaie .

Francesco Lauria

sabato 18 luglio 2026

"SE MI GUARDI, VEDI". GANG, PASOLINI E MADRE TERESA: ASCOLTARE CON GLI OCCHI

Che cosa hanno in comune i Gang, Pierpaolo Pasolini e Madre Teresa di Calcutta?

Tante cose in realtà, ma due in particolare: una storia antica e una canzone.

C'è un'oasi nell'album Controverso pubblicato dai fratelli Severgnini (I Gang...) nel 2000, un brano sull'empatia, il valore dell'ascolto, ma anche sul riconoscimento del dolore e della speranza dell'altro/a: "Se mi guardi, vedi".

Ma cosa c'entrano Pasolini e Madre Teresa? 
Pasolini, nel 1961, diede di lei, quando era sostanzialmente sconosciuta in Italia e in Europa, chiamandola in uno dei suoi reportage sul quotidiano Il Giorno, "Suor Teresa", una celebre definizione che i Gang hanno implicitamente citato nella canzone: "quando guarda, vede"..
E' una storia bellissima, quella raccontata da Pasolini nel suo viaggio in India e a Calcutta in particolare, svolto insieme ad Alberto Moravia ed Elsa Morante in onore del poeta Tagore.
Una storia quasi dimenticata e che, anche con questa canzone, i Gang hanno contribuito, quaranta anni dopo, a liberare dalla polvere.
Tornando alla canzone, vedere significa, quindi, non fermarsi alla superficie delle cose, all'apparenza delle persone, ma avere la capacità di scavare nell'anima (a partire dalla propria), accorgersi della sofferenza, della storia, della dignità, ma anche dei desideri, dei sogni, delle aspirazioni di chi si ha di fronte. 
E' bellissimo il verso: "Ho la pelle fatta di sale d'attesa, delle notti ho l'età": che, insieme, esprime, evoca stanchezza, maturità, resistenza e resilienza e si immerge tra le mille tempeste attraversate, siano esse personali o sociali.
"Ho trascinato l'alba con gli zingari di neve..."
La neve c'è spesso, nelle canzoni, anche diversissime tra loro, dei Gang.
Note e parole attente che si contrappongono alla violenza del mondo e nel mondo.
Proprio come, nella loro estrema diversità, nel loro sguardo attento, sincero, mai conformista, mai comodo: Pierpaolo Pasolini e Madre Teresa di Calcutta.
Non c'è contraddizione, per i Gang, tra silenzio interiore, sguardo di cura e impegno, urlo sociale: tra la solidarietà gridata nei loro inni più famosi (a partire da "Ombre Rosse") e la connessione, intime, tra gli esseri umani. 
Sono facce della stessa medaglia.
A partire, come sempre nella musica di questo gruppo rock, dagli ultimi, dai dimenticati, dai negletti.
Dagli innominabili.
"Se mi guardi, vedi" .
Se c'è ancora spazio, vita, amore nel cuore, tra "silenzi e spari", non si può non ascoltare, "vedendo". 
Anche grazie a questa stupenda canzone, forse un po' sottovalutata persino dai fan dei Gang....
Francesco Lauria

SE MI GUARDI, VEDI (THE GANG)
Ho la pelle fatta
di sale d'attesa
delle notti ho l'età
Ho curvato i giorni
come fanno i treni
e ho sorpreso le città
cose che soltanto il cuore
può vedere
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi
se mi guardi, vedi......
ho giocato ai fiori
fra silenzi e spari
ma non ho tradito mai
grandine di rose
ne ho piene le tasche
te ne do quanta ne vuoi
cose che soltanto il cuore
può vedere
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi
se mi guardi, vedi...
e ho trascinato l'alba
con gli zingari di neve
per trasparire il mondo
e ricordare
che l'erba un tempo era
la pianura
cose che soltanto il cuore
può vedere
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi
se mi guardi, vedi...
cose che soltanto il cuore
può vedere
corrono i miei anni
vanno sotto gli occhi
se mi guardi, vedi...

venerdì 17 luglio 2026

"SIAMO CERCHI NELL'ACQUA CHE NON SANNO NUOTARE". EPPURE...

Ieri notte, per la prima volta in dodici mesi di insonnia più o meno grave, sono riuscito, del tutto inaspettatamente, a dormire otto ore di seguito.

Il clima di San Vigilio di Marebbe ("Al Plan de Mareo" in ladino), in Val Badia, con i suoi quindici gradi notturni, ha aiutato. 

Così come sono state importanti le nuotate e le camminate in montagna, praticate cercando, ovviamente senza successo, di tenere il ritmo di mio figlio Jacopo che, oltre che quindicenne, è anche un super sportivo di livello agonistico.

Una notizia bella era stata, però, decisiva per il mio riposo, dopo le delusioni profonde e il dolore, per me frantumante, di quest'ultimo anno.

Forse posso esprimere il mio sentire con una poesia.

Sarà la stupefacente resistenza/resilienza centenaria del popolo ladino, frammentato in cinque province diverse, ma in me, in questo piccolo paese in cui il novantadue per cento della popolazione parla questa lingua, si è risvegliata la passione per le piccole lingue minoritarie. 

Quelle che curano le radici, senza per questo produrre micro-nazionalismi.

Come ha ben scritto il poeta curdo Allawi, a stupirci, accompagnarci, curarci sono le "matrie", le patrie dei popoli senza stato, talvolta, come i ladini, anche senza armi e senza eserciti. 

Angelo Trebo, forse il più grande dei poeti ladini, scrisse, centocinquanta anni fa, una stupenda poesia, magari, proprio dopo una notte come la mia.

In lingua originale suona così:

Ala net 

Net tan dejidrada, vi!

Vi, o regno scür dai semi!

Vi con töa pêsc dal ci!

Tèmo sö te tü bi grëmi!

Stopa con to velo grisc

düć chisc gragn tormonć dla vita!

Pôrtemo tʼ en bel paîsc,

co ligrëzes inće pîta!

Döt le bel spo ôi somié;

da zacan spo les ligrëzes

dötes ôi alerch cherdé,

desmonćé mʼ ôi les tristëzes.

Che in italiano si può tradurre (non senza "tradire" Trebo un po'...) in questo modo:

Alla notte 

Notte, tanto agognata, vieni!
Vieni, o regno oscuro dei sogni!
Vieni con la tua pace dal cielo!
Accoglimi nel tuo bel grembo!
Copri con il tuo velo grigio
tutti questi grandi tramonti della vita!
Portami in un bel paese,
che offra anche delle gioie!
Allora vorrei sognare tutto il bello;
del tempo passato poi le gioie
vorrei tutte chiamare a raccolta,
vorrei dimenticare le tristezze.
La novità, bella e anche ufficiale, complice della piena notte di sonno è che, da settembre, dopo aver vinto una selezione, insegnerò, con un piccolo contratto annuale, presso l'Università di Torino, corso di Relazioni Industriali, Dipartimento di Giurisprudenza.
Non è una delle notizie che, economicamente, ti cambiano la vita, specialmente quando, dopo venti anni da dipendente, hai aperto una Partita Iva.
Soprattutto dopo aver scoperto, tuo malgrado, di dover consegnare al fisco circa il 60% dei tuoi ricavi, essendo obbligato a utilizzare, almeno per un anno, il regime meno vantaggioso.
Ma, come  ha detto qualcuno o qualcuna, "i soldi non fanno la felicità" e, comunque, ho altri quattro, dicasi quattro, contratti in essere (sembra notevole, ma si veda l'amara frase precedente...)
Tornando a noi, stavo macinando un tornante di montagna e, quando ho avuto la lieta novella, memore di tutta la fatica e la solitudine di quest'anno, non so come, ma mi sono messo a piangere come un bambino.
La formazione, la didattica, mi mancano tantissimo, più della ricerca che ho continuato costantemente a praticare. 
Mi mancano gli occhi, i cuori, l'anima delle persone, persino nei corsi online (certo, quando le webcam sono accese...)
Mi manca quel "guscio fragile" che è la formazione, specialmente degli adulti, quell'istante lungo da ascoltare, praticare attraverso il dialogo ("sfregamento" delle idee). 
Un istante in cui si può raggiungere , nsieme, come affermava Platone,  l'intuizione, la scintilla, il fuoco della verità.
Proprio per questo oggi, mentre circumnavigavo l'incommensurabilmente bello lago di Braies con Jacopo (che, per fortuna, si era fatto male a un dito del piede, inciampando comicamente in camera sua sulla valigia, e andava un pochino più piano...) ero sereno, finalmente un po' pacificato.
I tradimenti, i silenzi, gli opportunismi, il conformismo, le menzogne susseguitisi dopo la fine traumatica del mio rapporto di lavoro e di militanza con la Cisl, sembravano volati via, in qualche modo assorbiti.
Così come le fatiche e le salite più recenti, arrivate, a Pistoia, come un'astronave inaspettata e maledetta, certamente in divieto di sosta e probabilmente motorizzata Euro 1.
Osservavo l'acqua del lago, le sculture "artigianali" di sassi bianchi, le barchette in legno, i giapponesi con il bastone del selfie e pensavo al fatto che, spesso, nella vita, da soli, non sappiamo nuotare.
I nostri pensieri, le nostre speranze, le nostre fatiche, i nostri respiri sono come: "cerchi nell'acqua".
Frantumi e ricomposizioni allo stesso tempo, così uguali, ma anche così diversi, irripetibili.
Respiri comunque democratici, come nella canzone di Paolo Benvegnù...
Certo, ormai per entrare a Braies (anche nelle frazioni non solo al lago...), come a Venezia, si paga un ticket. 
Non è, in sè, un male, perché qui il ticket limita davvero l'overtourism, ma non si può non constatare, ad esempio, che anche le barchette in legno, pur autogestite e prive di gondoliere (o gondoliera, anche Venezia evolve...) costano, ormai, quasi come una gondola.
Con la scusa dell'overtourism si rischia, quindi, di destinare la bellezza solo ai ricchi.
Alla fine circumnavigare insieme un lago alpino, tornando al punto di partenza, è proprio, sanamente, "riconoscersi per creare", ma soprattutto: "camminare senza chiedersi il perchè... proprio come cerchi nell'acqua che non sanno nuotare".
E, forse, proprio per questo, almeno qualche volta, sanno riconoscersi, dandosi la mano, accompagnati da una: "Luce invisibile. Da succhiare"...
Come la luce invisibile contenuta nella stupenda lettera di Alex Langer (che qui era di casa) a San Cristoforo, il santo spesso ritratto nelle chiesette di montagna.
Un uomo grande e buono che attraversa l'acqua e i suoi cerchi su una barca, che traghetta sull'altra sponda un bambino, portandosi sulle spalle il suo peso, solo apparentemente leggero, perchè rappresenta il futuro del pianeta...

Cerchi nell'acqua (Paolo Benvegnù)

"Frantumare le distanze
Superare resistenze
E riconoscersi per creare
Camminare senza chiedersi perché

Il tuo viso le mie mani
Sono la stessa gioia immensa
È luce invisibile da succhiare
Camminare senza chiedersi perché

E fermarsi un istante per considerare
Che il respiro è un dettaglio che ci rende uguali
Come cerchi nell'acqua che non sanno nuotare e si infrangono

Frantumare le distanze
Superare le esistenze
E riconoscersi per creare
Camminare senza chiedersi perché

E fermarsi un istante per considerare
Che ogni istante si scioglie in quello a venire
Come cerchi nell'acqua che non sanno nuotare
E si infrangono."
Francesco Lauria