venerdì 25 settembre 2026

“DUNQUE, DOVE ERAVAMO RIMASTI?” “IMPEGNO E GENTILIZZA” O OPACITA’ E OMISSIONI? UN MIO PROFILO DEL SINDACO GIOVANNI CAPECCHI TRA PISTOIA, PERUGIA E CASTELLO DI CIREGLIO (seconda puntata…)

L’Università per stranieri di Perugia, l’ateneo dove insegna, ormai da molto tempo, l’attuale sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi è stata periodicamente (quasi) travolta da gravissimi scandali e inchieste giudiziarie negli ultimi anni.

Sottolineo subito, però, che, essendo un ex bambino che rimase molto compito dal ritorno sullo schermo di Enzo Tortora nella trasmissione Portobello, dopo arresti spettacolo in manette a favore di giornali e telecamere, finti pentiti, incredibili e inventate accuse di affiliazione alla camorra, minacce reali in carcere, etc. io non posso che rimanere, come sempre, un garantista coerente con la nostra Costituzione.

Quell’indimenticabile e indelebile: “Dunque, dove eravamo rimasti”, pronunciato da un signore, grande professionista ferito, violato, frantumato dalla calunnia, che portava i capelli consumati e bianchi, appariva gentile e triste, inequivocabilmente segnato dalla durezza della vita e dalla cattiveria interessata del prossimo, mi entrò dentro, così come la spiegazione asciutta, inappellabile che mi diede mio padre su di lui e a supporto di lui e di quella frase.

Ero passato apposta, fulmineo, dalla sala alla cucina di casa dove c’era il secondo televisore, in bianco e nero, l’apparecchio a cui la sera relegavo spesso i miei genitori, da buon figlio unico viziato.

Enzo Tortora non si era certo, per questo, votato alla vendetta, ma alla ricerca di verità e giustizia; purtroppo il conduttore televisivo morirà 1 anno, 2 mesi e 28 giorni (esattamente 453 giorni) dopo la sua celebre ricomparsa in televisione che tanto, pur da bambino di nemmeno otto anni, mi aveva colpito.

Il suo storico ritorno sul piccolo schermo, aperto con la commovente frase che ho ricordato, era, infatti, avvenuto il 20 febbraio 1987, in seguito alla sua assoluzione definitiva.

Enzo Tortora si sarebbe poi spento a Milano il 18 maggio 1988, all'età di 59 anni, a causa di un tumore polmonare sul quale, senza alcun dubbio, le immani e ingiuste sofferenze cui era stato sottoposto, insieme al tradimento, all’indifferenza, all’incuria, alla cattiveria di tanti/e, avevano fortemente inciso.

Gli anni tra il 1987 e 1988 erano anche il tempo in cui svaniva progressivamente la forza della Juventus (di cui io ero piccolo tifoso e che non ho mai “tradito”), il “re” Michel Platini appendeva le scarpette al chiodo, si faceva, avanti, in Italia e in Europa, prorompente il Milan di Silvio Berlusconi, con il celebre e indimenticabile tridente olandese: Gullit, Van Basten, Rijkaard,.

Arrigo Sacchi, dalla mia Parma e dalla mia scuola elementare, frequentata con me da sua figlia, era passato, con il suo modulo di gioco e di allenamento innovativi, alla corte del Cavaliere meneghino dell’edilizia e della Tv privata, ex tessera della loggia massonica eversiva P2 dei pistoiesi Licio Gelli e Ilvo Capecchi.

Oltre trent’anni dopo saranno, invece, l’Università per stranieri di Perugia, la Juventus e un altro campione del calcio che conta, l’attaccante Luis Suarez, ad entrare, come Tortora (certo non quanto Tortora e non ingiustamente) nell’occhio del ciclone.

Fu, infatti, delicatissimo il periodo vissuto dall'Università per Stranieri di Perugia nell'autunno del 2020, quando esplose mediaticamente il cosiddetto "caso Suarez" (l'esame farsa di lingua italiana del calciatore Luis Suarez, volto ad agevolarne l’utilizzabilità a seguito delle regole del reclutamento dei calciatori non comunitari, avvenuto a settembre di quell'anno proprio nell’ateneo umbro).

Ai primi di dicembre 2020, la delicata e controversa situazione era la seguente:

·       - il 4 dicembre 2020, il Giudice per le indagini preliminari di Perugia aveva disposto la sospensione cautelare per 8 mesi dell'allora rettrice Giuliana Grego Bolli e dei vertici dell'ateneo.;

·        

·       - nei giorni immediatamente successivi (a ridosso del 7 dicembre 2020), un nutrito gruppo di docenti, ricercatori e personale dell'ateneo aveva formalizzato una durissima lettera di contestazione interna e pubblica. 

     Nella missiva, pubblicata quasi integralmente dal quotidiano La Nazione, veniva contestata radicalmente la gestione politica e amministrativa degli ultimi anni, definita "accentratrice" e lesiva dell'immagine storica dell'istituzione, richiedendo un passo indietro immediato e definitivo dei vertici per permettere una totale discontinuità.

·        

·       L'esito: Questa fortissima pressione interna da parte del corpo docente, cui non mi risulta abbia partecipato il docente e attuale sindaco Giovanni Capecchi, unita al provvedimento giudiziario, portò, pochi giorni dopo, – esattamente il 14 dicembre 2020 – alle dimissioni ufficiali della rettrice Giuliana Grego Bolli, rassegnate con una lettera inviata al Ministro dell'Università Gaetano Manfredi.

·

     Come già accennato, sul quotidiano La Nazione di Perugia del 7 dicembre 2020, un ampio articolo, che faceva anche riferimento allo scandalo Suarez, riassumeva proprio i passaggi di questa mozione/lettera di sfiducia sottoscritta dai professori contro la gestione della governance travolta dall'inchiesta, muovendo anche precise, circostanziate, durissime accuse (ovviamente da dimostrare) al docente di ateneo Giovanni Capecchi.


Il nome di Giovanni Capecchi, infatti, non figurava affatto tra i promotori del dissenso pubblico del 7 dicembre; al contrario, il suo operato e la sua posizione erano oggetto di contestazione all'interno dell'ateneo.

Nel dicembre 2020 Giovanni Capecchi era (come ora…) Professore Associato di Letteratura Italiana presso il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali e ricopriva anche il ruolo di Rappresentante dei professori di seconda fascia nel Senato Accademico dell'Università per Stranieri di Perugia.

Il suo operato e la sua figura erano finiti al centro delle durissime polemiche interne (e successivamente, pur non come indagato diretto, dei filoni d'indagine della Procura di Perugia guidata da Raffaele Cantone) per via dei meccanismi di gestione dei concorsi dell’Ateneo.

Nello specifico, secondo gli atti d'indagine e le contestazioni mosse anche dal personale e dai docenti critici con la governance:

·       - La rettrice Giuliana Grego Bolli era accusata di aver esercitato forti pressioni per favorire il passaggio di ruolo e la chiamata in servizio di Giovanni Capecchi come candidato interno.

·        

·       Per agevolare Capecchi, la governance dell'ateneo avrebbe agito, secondo le accuse, per congelare o bloccare la chiamata in servizio della legittima vincitrice di un concorso (una candidata esterna).  


     Questo modus operandi, definito dalla procura come un sistema di "amichettismo accademico" (così simile, peraltro, al sistema di “amichettismo e familismo amorale”, delineato nel contesto politico e amministrativo di Pistoia dai critici della nuova amministrazione Capecchi) e concorsi pilotati tramite commissari compiacenti, rappresentava esattamente uno dei punti centrali di rottura morale e amministrativa che i docenti firmatari della lettera del 7 dicembre 2020 avevano precedentemente contestato alla gestione Grego Bolli. 

Di conseguenza, la mozione e la lettera dei docenti del dicembre 2020, rispetto a Giovanni Capecchi, non lo vedevano come portavoce della trasparenza, ma includevano la sua vicenda tra gli esempi della gestione opaca dell'ateneo da azzerare immediatamente.

Siamo, mi pare, perfettamente nella linea dei "tre tradimenti" nell'Università descritta nel libro di Raffaele Simone e di cui ho parlato ieri, insieme al mio orami venticinquennale impegno per un'Università di Pace, anche rispetto alla sempre crescente militarizzazione dei saperi e della cultura. 

Tutto è recuperabile qui: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/prima-che-gridino-le-pietre-poesia-vita.html

Il testo della lettera che si può leggere integralmente nella foto di questo articolo era durissimo con Capecchi e il suo presunto ruolo, tutto ovviamente da dimostrare, di “raccomandatore”, “aggiustatore” e, poi "raccomandato", "aggiustato".

Tutto questo, pur in forme in parte diverse, è al centro del nuovo procedimento giudiziario una cui udienza, a Perugia, si è tenuta lo scorso 21 settembre, e che proseguirà nel mese di ottobre e in quelli successivi.

Un procedimento dove Giovanni Capecchi, è giusto ricordarlo, non appare ad oggi indagato, ma solo centrale e coinvolto rispetto ai tentativi opachi (nel suo caso, peraltro, nemmeno riusciti) di aggiustare nomine, progressioni di carriera e di potere a scapito del merito, della trasparenza e delle competenze riconosciute e certificate.

Non sono certo io, in una fase, per più ragioni, molto delicata della mia vita, della mia esperienza professionale e della mia condizione di cittadino, a volermi/potermi ergere a giudice.

Ma il clima idilliaco descritto dallo stesso Giovanni Capecchi durante la campagna per le primarie e quella per la vittoriosa che lo ha portato alla conquista del ruolo di primo cittadino, sinceramente non mi torna.

Capecchi ci ha sempre narrato il suo operare presso l’ateneo per stranieri Perugia come quasi “bucolico”, stile novello Aristotele/Socrate.

Un operare, peraltro, vissuto tra studenti e studentesse con i quali/le quali non credo potesse comunicare agevolmente se non nella lingua di Dante.

Tutto questo a causa del suo stentato inglese, dimostrato a tutti e a tutte all’apertura a Pistoia della manifestazione internazionale Eurogym, e che a me è parso ben di poco migliore dell’inesistente padronanza della lingua italiana da parte del calciatore juventino Luis Suarez.

Altro che "impegno e gentilezza" come recita lo slogan che sarà utilizzato oggi, con grande faccia tosta, per i cento(tre) giorni della Giunta Capecchi nella roccaforte di San Domenico a Pistoia.

Siamo solo all’inizio e da Perugia e poi nella “palude” della piana di Pistoia, si possono prendere le curve verso la collina e la montagna (tanto sempre Comune di Pistoia è…) e raggiungere, ad esempio, Castello di Cireglio, dove Giovanni Capecchi, fino a pochissimo tempo fa presiedeva il Parco Letterario (istituito peraltro da amministrazione di diversissimo colore politico) dedicato al poeta e agitatore sociale Policarpo Petrocchi…

Ma questa è, solo in parte, un’altra storia che non avrò alcun timore di raccontare con dovizia di particolari e precisi elementi di sostegno e di contesto…

Francesco Lauria

(continua, sempre che qualcuno/a, in senso spero figurato, per carità, non mi “faccia fuori” 😊… )

giovedì 24 settembre 2026

"PRIMA CHE GRIDINO LE PIETRE". POESIA, VITA E POLITICA: I "TRE TRADIMENTI" DI GIOVANNI CAPECCHI (prima parte).

C'è una frase di Simone Weil, richiamata ieri dalla teologa Lucia Vantini, durante l'incontro nazionale di studi delle Acli, in corso di svolgimento a Verona, che mi ha, da sempre, colpito: 

«Il popolo ha bisogno di poesia come di pane. Non già la poesia racchiusa nelle parole; quella, in sé, non può essergli di alcun uso. Ha bisogno che sia poesia la sostanza quotidiana della sua stessa vita.»

Simone Weil scrisse questa frase all'interno del testo: "Condition première d'un travail non servile" ("Condizione prima di un lavoro non servile"), pubblicato nella temperie bellica del 1941 e successivamente confluito nella raccolta "La Condition ouvrière" ("La condizione operaia"). 

C'è anche una versione forse meno nota, ma davvero bellissima della frase che ho citato, contenuta.in un capitolo che si intitola, significativamente: «Mystique du travail» ("Mistica del lavoro)" che si trova all'interno della raccolta postuma degli scritti della Weil: "La pesanteur et la grâce" ("La pesantezza e la grazia", titolo tradotto più liberamente nel 1951 da Franco Fortini con: "L'ombra e la grazia"),

«I lavoratori hanno bisogno di poesia più che di pane. Hanno bisogno che la loro vita sia poesia. Hanno bisogno di una luce d’eternità.»

Sul finire dell'estate del 2004 o forse già con un autunno appena arrivato, come oggi, non ricordo bene sono passati ventidue anni, mi trovavo alle soglie della mia laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche, presso la sede dell'Università di Trieste, situata sul confine di Gorizia, nell'ex seminario asburgico di Via Alviano.

Avevo ormai terminato la mia tesi di ricerca sul campo, ma anche di ricostruzione storica, sulla "Diplomazia dell'Europa minore" e il ruolo degli enti locali e della società civile, con una visione europea e il supporto del Consiglio d'Europa, nel "mettersi in mezzo", insieme alle popolazioni e a supporto delle comunità locali durante la guerra civile balcanica degli anni Novanta.

Quello di "Europa minore", concetto non mio, ma suggeritomi dal sociologo di fama internazionale e relatore della mia tesi prof. Alberto Gasperini, ambiva a significare, contemporaneamente, due cose: da un lato la dimensione territoriale, piccola, degli enti locali e, dall'altro, la fragilità, ma anche la forza, la molteplicità di un "potere disperso" e per questo più facilmente meno condizionabile, meno lento nel prendersi cura, meno indifferente, meno nazionalista.

Non parliamo, quindi, di semplici gemellaggi perchè, nel pieno del fuoco del conflitto e poi nei difficili dopoguerra di "paci fredde", si provava davvero, tra milioni di difficoltà tutt'ora irrisolte (basti guardare ai terribili, recentissimi funerali del generale genocida Radko Mladic a Belgrado...) a cambiarla la storia.

Si provava, con la dimensione del pensiero/azione delle istituzioni locali, della società civile sia "occidentale", quanto "balcanica" e di un'autentica visione di un'Europa democratica e di Pace a "darsi il tempo", superare l'inerzia, l'indifferenza degli Stati nazionali, ma anche l'inefficacia, drammatica, delle Nazioni Unite.

Era questa la storia delle "Ambasciate (poi Agenzie) della Democrazia Locale".

Si provava, nella ricerca della verità e della giustizia, ad evitare di "bollare" come meramente etnico un conflitto che aveva molte e diverse dimensioni e cause, tra cui quella etnico-religiosa che non era, però, certamente, la sola.

Ho toccato con mano nelle mie missioni di ricerca in Bosnia, sia nella "famigerata" e "canaglia" Repubblica Srpska di Prijedor e Banja Luka (e di Mladic...), che nella federazione croato-musulmana, entrambe figlie dei discutibili compromessi della "pace" di Dayton, gli enormi interessi economici e geopolitici in gioco e messi in "palio", fin dal 1991 (e anche prima...), con la definitiva dissoluzione dell'ex Jugoslavia, in particolare nel cruento, complesso, sanguinoso, spietato conflitto bosniaco, dove lo "stupro etnico" era sostanzialmente la norma per tutte le parti in causa, come avvenne con l'uccisione e lo stupro di migliaia di bosniaci/che musulmani/e a Srebrenica.

In quei mesi la mia Università, in particolare a Trieste, ma coinvolgendo poi anche la sede decentrata e ancor più di confine di Gorizia, aveva dato corso ad un chiacchieratissimo e contestatissimo accordo con l'Esercito italiano.

La frase della Weil richiamata ieri alle Acli mi risuonava dentro come contrappiunto robusto e radicale all'idea dell'università come istituzione che dovrebbe dare non soltanto sapere, titoli, lavoro, ma anche dignità, senso e possibilità di realizzazione a chi la abita, a chi la vive, la costruisce ogni giorno.

Fu così che decisi, davvero temerariamente, pochissime settimane prima della discussione della mia tesi a Gorizia, di organizzare una tappa della Carovana della Pace organizzata dai missionari comboniani (stasera saremo a cena da loro a Verona...) e, in particolare da padre Alex Zanotelli e Padre Dario Bossi (promotori in questi giorni dei "preti in cammino contro il genocidio palestinese"..) proprio nella mia Università, ma anche nella sede decentrata dell'Università di Udine, altro ateneo presente nella città di Gorizia.

Le accoglienze, pur entrambe fugaci, furono diverse: gelo e assenza nel mio ateneo, benvenuto e ascolto in quello "friulano".

Scrissi anche un breve e prudentemente non firmato articolo sul quotidiano Il Manifesto che, complice la mia vanagloria e un contesto universitario piccolissimo come quello di Gorizia, dopo tre minuti tre dalla pubblicazione sul giornale, tutti/e, ma proprio tutti/e sapevano lo avessi scritto io.

Nell'articolo citavo un testo pubblicato una decina di anni prima, all'inizio deli Anni Novanta da Raffaele Simone e intitolato: "L'università dei tre tradimenti".

Questo volume rappresenta davvero, ancora oggi, una delle analisi più severe e puntuali dell’università italiana. 

Il linguista e saggista vi individua, appunto, tre tradimenti: verso lo Stato, che finanzia l’istituzione senza riuscire sempre a governarne efficacemente i meccanismi; verso la ricerca, quando logiche corporative e di cooptazione prendono il posto della qualità scientifica; e verso gli studenti, che finiscono per pagare il prezzo delle inefficienze del sistema. 

Al centro del saggio c’è quindi una critica a un’università che rischia di diventare meramente autoreferenziale e più attenta alla propria riproduzione interna che alla sua funzione pubblica.

Rileggere oggi "L’università dei tre tradimenti" di Raffaele Simone, a più di trent’anni dalla sua prima pubblicazione, offre una chiave di lettura interessante per interrogarsi su alcune vicende più recenti dell’università italiana. 

Il punto interessante, almeno con gli occhi del 2026, appare chiedersi che cosa succede quando le regole formali di un sistema meritocratico entrano in tensione con i suoi meccanismi informali di potere.

Vale, con sfumature diverse, per l'Università, come per un Comune, un'associazione, un sindacato, un partito, lo Stato.

Una selezione accademica,  una commissione, una valutazione scientifica, una progressione di carriera, o più semplicemente una scelta ufficiale, come fu il creare una sorta di corsia preferenziale e di modalità semplificate ad hoc per offrire, dietro il pagamento di finanziamenti dedicati, lauree in Scienze Politiche ai militari dell'esercito italiano, sono infatti procedure formalmente regolate. 

Ma la loro credibilità dipende anche da elementi meno visibili: l'indipendenza di chi giudica, l'assenza di conflitti di interesse, la trasparenza dei criteri, la coerenza delle decisioni e, soprattutto, la possibilità di verificare dall'esterno che il risultato non sia stato determinato da rapporti personali o da logiche di appartenenza, di potere, financo di corruzione.

È precisamente su questo terreno che una vicenda individuale può diventare una questione più generale. 

Non perché un singolo caso dimostri da solo l'esistenza di un sistema malato, ma perché consente di verificare concretamente quanto le garanzie previste sulla carta funzionino nella realtà.

La domanda posta da Raffaele Simone, in fondo, rimane allora semplice e scomoda: l'università (ma anche la politica) riesce davvero a proteggere la ricerca e il merito dalle proprie dinamiche di potere, oppure talvolta finisce per proteggere soprattutto se stessa?

E quel rapporto con il mondo militare (senza criminalizzare ovviamente nessuna categoria) ci rapporta al mondo di oggi: in cui si è passati, tristemente, dalla riconversione del lavoro e della produzione dal militare al civile, all'esatto opposto.

La mia domanda che non richiede anticipazioni di giudizio o imputati. 

Richiede piuttosto di ricostruire i fatti, seguire le responsabilità e mettere a confronto ciò che le regole prevedono con ciò che, concretamente, è accaduto.

Cercherò di fare tutto questo "disarmando le parole", avendo a mente un bell'articolo sulla rivista della Federazione Acli Internazionali: "Mondo", ad opera del portavoce nazionale dei Giovani delle Acli, Simone Romagnoli e, ovviamente Papa Leone XIV.

"Le parole - come scrive Simone (in questo caso Romagnoli..) - cambiano il mondo prima che lo facciano le armi. Lo anticipano, lo giustificano, a volte lo nascondono. E' la lezione più antica della storia, quella che ogni generazione dimentica. Prima che qualcuno spari, qualcuno ha parlato; prima che qualcuno venga odiato, qualcuno lo ha reso "nemico" con una parola".

Nel mio caso personale, sinceramente, non ci si è limitati alle parole, ma sono state compiute azioni gravi, così assurde da sembrare quasi uno scherzo di pessimo gusto.

Cosa che, purtroppo, non è.

Anche nell'ottobre 2004, accettai di pagare il prezzo, normale, nulla di eroico, di non venirmi riconosciuta la lode e che la mia Preside di Corso di Laurea, Maria Paola Pagnini, si autoespellesse dalla commissione di tesi (cosa mai vista in quasi quindici anni) per non dover laureare: "quello ... che ci ha portato Zanotelli in Università".

E pensare che a quella stessa donna di immenso potere, accademico e politico, avevo velleitariamente, ma sinceramente regalato, come segno di distensione tra noi, un'agenda della Pace, predisposta, in quel caso, non dai missionari comboniani, ma da quelli saveriani che hanno sede mondiale nella mia città, a Parma.

Non potevo regalarle, perchè non era ancora uscito, il bel libro di Padre Alex: "Prima che gridino le pietre".

E ancora, in vita mia, anche se di lì a pochi mesi pochi mesi cambiò tutto, mai avevo ancora messo piede in una città come Pistoia...

Francesco Lauria

(continua...)

mercoledì 23 settembre 2026

"NEL NULLA SFUMA ORMAI LA VERITA'": MARICA, IRENE E FRANCESCA. L'ERRORE, IL POTERE. FARE, ESSERE DIFFERENZA NELLA PALUDE... (terza puntata)

"Nel nulla sfuma ormai la verità".

E' il verso finale di una canzone piuttosto nota del cantautore emiliano Francesco Guccini, un brano che risale al 1970, anno del suo secondo album.

Questo verso e tutta la canzone in realtà, assumono ancor più valore rispetto al tempo in cui sono stati pubblicati, l'inizio degli anni Settanta, periodo di grandi lotte e di speranza, ma anche di ideologie che più che la ricerca, ostinata, della verità, ne rivendicavano il possesso assoluto e, talvolta, anche violento.

Quando Guccini, che proprio ieri è stato commemorato in forma assolutamente bipartisan presso la Camera dei Deputati (come è avvenuto, un paio di settimane prima, presso il consiglio comunale di Pistoia), canta: "in quattro re non hai la verità" oltre al suo consueto e costante ammonimento contro le sirene del potere e dei poteri, ci avverte, echeggiando Michel Foucault, che il potere/dominio si trova, si fa forza e forte anche dentro di noi.

Tutti noi.

Guccini riflette e canta, appunto, dell'impossibilità umana di afferrare una verità assoluta e definitiva: "le certezze, svaniscono, il racconto si perde".

Significa quindi che dobbiamo smettere di cercarla la verità (o forse, meglio, senza cadere nel relativismo, una delle verità)?

Nonostante la sua amara constatazione che la verità sfumi nel nulla, per il cantautore resta, però fondamentale continuare a cercarla, pur sapendo di non poterla mai possedere del tutto.

Anzi la chiave, sul finir della sera, è proprio essere consapevoli che non si è alla ricerca della perfezione, ma della differenza che è ciò che ci rende umani, onesti, consapevoli, dignitosi, reali, veri, appunto.

Non eccezionali o eroici.

Normali.

Anche in rapporto al potere, trasformando il dominio, il "potere su", sulle cose, sulle persone, sugli ecosistemi, in "potere con, in, tra, per.." noi possiamo compiere un gesto esistenziale di "rivolta senza armi", che, per continuare a citare Guccini, lo disvela il potere, lo rende, necessariamente, nudo.

A proposito di poteri (locali...) non posso dire di conoscere personalmente l'Assessora alla Cultura del Comune di Pistoia Marica Setaro.

Ci siamo incrociati alcune volte ad iniziative a sostegno di Giovanni Capecchi durante le campagne per le elezioni primarie e amministrative e abbiamo velocemente scambiato due chiacchiere su un amico comune, sanrufese come lei.

Un carissimo amico che l'ha vista nascere e che, peraltro, è proprio la persona che, durante una conversazione condivisa sul declino del sindacato, mi ha fatto venire in mente il verso di Guccini che ho citato.

Per quello che può interessare non ho, per lei, quindi, nè motivi di particolare simpatia, nè di avversione anche se, come molti a Pistoia, sono stato abbastanza sorpreso, non per questo negativamente, dalla sua nomina.

Una nomina che è forse l'unica, insieme a quella di Alessandro Giannessi, su cui il nuovo sindaco ha voluto/potuto mettere del proprio nel formare una giunta che, "tra silenzi e spari" e soprattutto veti tra i partiti e nei partiti, intromissioni di poteri fiorentini etc. è stata un parto molto, molto, molto travagliato (e secondo più di qualcuno/a anche un "gattino cieco"...)

Come hanno notato, peraltro, anche i normalmente più che ben disposti media locali...


Forse, in questo tempo di spasmodica e artificiale istanteneità, non tutti/e ricordano lo psicodramma collettivo del giorno di nomina della Giunta Capecchi, anche definita dai supporter sfegatati del nuovo sindaco e da alcuni media amici, "laboratorio nazionale Pistoia".

Non tutti/e ricordano forse il "maschio" ultimatum da parte di Giovanni Capecchi ("chi c'è, c'è..."), la sofferta, generosa e coraggiosa rinuncia all'assessorato da parte della segretaria comunale del Partito Democratico Irene Bottacci e la conseguente chiamata, a sorpresa, di Elena Sininberghi, nominata assessora quasi a sua insaputa (e soprattutto, direi, quasi a insaputa del sindaco...).


La ricercatrice cilentana non fu direttamente coinvolta in quelle ore frementi e violente (ma tutto sommato ordinarie per una politica non innovativa, ma, appunto, ordinaria...) proprio perchè era stata l'unica assessora, insieme alla competitrice di Capecchi alle primarie, Stefania Nesi, ad essere annunciata in anticipo rispetto alla giornata dei lunghi coltelli e poi dei finti sorrisi del centrosinistra della palude pistoiese (cit. Giovanni Capecchi, 28 febbraio 2026...)

Come accennavo nella seconda puntata dei miei articoli (che si può recuperare qui: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/09/la-scelta-di-marica-e-quella-di.html) la luna di miele dell'assessora Marica Setaro con alcuni settori della città è finita quasi istantaneamente. 

ll perchè è molto semplice: essendo lei esponente di quella "società civile" della sinistra sinistra che avrebbe dovuto rinnovare radicalmente contenuti e metodi della politica, a partire dai cittadini e dalle cittadine, come afferma sempre l'attuale sindaco di Pistoia, su di lei l'asticella è stata subito, giustamente, posta in alto.

Ed è caduta rovinosamente su un bando pubblico legato ai fondi di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026.

Un bando emesso dalla precedente amministrazione di centrodestra ed assegnato proprio dall'assessorato alla cultura di Marica Setaro.

Gli esiti hanno visto nei primissimi posti proprio il progetto realizzato da Le parole di Hurbinek, festival e realtà associativa, animato in questi anni dalla Setaro e dal marito, il docente universitario Massimo Bucciantini che, proprio un paio di giorni prima della moglie, era stato regalmente nominato successore di Giovanni Capecchi alla guida della rivista culturale e vivaistica Naturart.

Il progetto, peraltro, era stato predisposto e presentato in tandem con l'associazione omonima e satellite della Libreria Lo Spazio, la nota e, direi, ormai ufficiale "Libreria dell'era Capecchi".

Qual è, dunque, la pietra dello scandalo?

Tutto è, in realtà, molto semplice: dalla verifica formale degli atti della Giunta si deducono/riscontrano vari aspetti non del tutto noti/chiari/ e apparentemente non trasparenti:

- Non è vero che tutti i progetti, tranne due non conformi alle linee guida, siano stati immediatamente finanziati. Lo erano stati, con i primi 24.000 euro erogati dal Ministero della Cultura nell'ambito di Pistoia Capitale del Libro 2026, solo una parte e, nello specifico, atti e cifre alla mano: 
otto progetti su un totale di venti presentati, con "Le parole di Hurbinek-Libreria Capecchi Lo Spazio" giunta quarta con un punteggio di 73,33 su 100.
Con una richiesta di 4.000 euro e una erogazione di 4.000 euro (il 100%, non per tutti, peraltro, è andata così).

- A fine luglio, inizio agosto è poi scattata una durissima polemica pubblica con la richiesta di dimissioni dell'Assessora Setaro da parte del gruppo consiliare di Fratelli d'Italia (poi sostenuto da tutte le opposizioni), guidato dalla combattiva e competente consigliera Francesca Capecchi (dalla quale mi dividono il 100% delle idee politiche, la stessa percentuale, peraltro, del finanziamento da parte del Comune di Pistoia e dell'Assessorato alla Cultura del progetto presentato dall'associazione "Le parole di Hurbinek" );

- Francesca Capecchi, anche in quanto giovane donna (e madre...), è stata attaccata in ogni modo, sia con una selva di prese di posizioni ufficiali molto aggressive, con alcuni tratti che a me sono parsi intimidatori (ne ho contate sui media locali dodici diverse) sia con i soliti insulti social da parte degli hoolingan del sindaco (alcuni dei quali, al limite della querela, poi cancellati da autori e autrici...);

- Non si è registrata, nel centrosinistra, alcuna presa di posizione in difesa della consigliera Capecchi, anzi, siamo al solito femminismo a targhe alterne di certa pseudosinistra da salotto che usa biecamente e patriarcalmente il corpo delle donne e in realtà non lo difende (e io, lo dico trasparentemente e senza farmi in alcun modo intimorire, spaventare, annientare, ne so qualcosa...);

- La notizia che, a parte i due palesemente irregolari, tutti i progetti sarebbero stati finanziati è stata da subito una (a mio parere spuntata) difesa dell'Assessora Setaro cui veniva contestato un coinvolgimento manifesto ed innegabile ne, le parole di Hurbinek e il fatto che il marito, peraltro da poco dimessosi dal Comitato Scientifico di Pistoia Capitale del Libro, fosse ufficialmente, ancora a fine luglio, il tesoriere dell'"Associazione Le Parole di Hurbinek".
Cioè proprio la persona che, materialmente, avrebbe dovuto ricevere il finanziamento da parte dell'assessorato della moglie.
Ed è interessante che questa notizia, veicolata anche dalla Libreria Lo Spazio (in particolare da Mauro Pompei, uno dei titolari) non fosse ancora vera, ma solo un (furbo? desiderato?) obiettivo;

- E' stato, infatti, sempre carte e verbali alla mano, con la riunione di giunta quasi ferragostana del 13 di agosto 2026 che si è deliberato un extrafinanziamento con fondi comunali che ha portato al sostegno economico (totale o parziale) di tutti i progetti presentati tranne i due irregolari. I fondi, nell'ambito di Pistoia Capitale del Libro 2026, sono stati raddoppiati fino a raggiungere, quasi "magicamente", la cifra di 47,779 euro.
Guarda caso, guarda caso, esattamente la cifra necessaria a finanziare tutti i progetti tranne i due irregolari, persino quelli che avevano raggiunto punteggi di valutazione molto bassi, sotto la soglia critica di 50 punti su 100.

- Ma non è finita qui: dopo la diffusa richiesta di crocifissione a testa in giù della "fascista che ci fa solo ribrezzo" Francesca Capecchi, evidentemente amica del "fascista con gli occhi celesti", ex sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, uno, davvero non ci si aspetterebbe un particolare davvero singolare e sorprendente che si evince dal verbale della Giunta del 13 agosto scorso, peraltro svoltasi in modalità videoconferenza.
Nonostante, complice anche la data sostanzialmente ferragostana, la Giunta fosse a ranghi ridotti e il gesto di Marica Setaro la spingesse proprio alle soglie della mancanza del numero legale, l'assessora di San Rufo ha fatto mettere a verbale che, durante la discussione del punto relativo al raddoppio dei finanziamenti legati ai progetti nell'ambito di Pistoia Capitale del Libro 2026, che: "alle ore 8,56 esce l’Assessore Setaro che non partecipa alla discussione e votazione della presente deliberazione".

Cosa significa tutto ciò?

Che mentre a fine luglio si affermava e rivendicava la totale legittimità del finanziamento, la totale (e oggettivamente poco credibile) mancanza di imbarazzo, il 13 di agosto, sostanzialmente alla chetichella (perchè del gesto di Setaro non vi è traccia nei relativi, come al solito trionfanti, comunicati stampa del Comune di Pistoia) ci si comportava, certo con una bella faccia tosta e una enorme coda di paglia, sostanzialmente all'opposto.

Rimane da capire: il gesto è stato di iniziativa di Marica Setaro (e in questo caso l'incoerenza appare davvero imbarazzante) o le è stato chiesto/imposto? (e in questo caso la sbandierata fiducia assoluta del sindaco in lei, appare quantomeno scalfita...) 

Mi si dirà, Lauria, tutto questo casino, tutte queste parole per miseri 4.000 euro?

Al di là che si tratta comunque di fondi pubblici, dei cittadini e delle cittadine, io la penso proprio così: non cambia nulla se parliamo di 4.000, 40.000 o 400.000 euro, il tema è di opportunità politica e di credibilità etica.

Non sono tra coloro (e ce ne sono...) che definisce il percorso della delibera della Giunta di Pistoia come illecita, ma inopportuna, discutibile, inelegante, non pienamente trasparente, sì.

Mi sembra, davvero, innegabile.

E anche qui: ritengo che sia più che probabile che Setaro sia in assoluta buonafede, abbia sbagliato per inesperienza, involontaria superficialità, magari anche un po' di esuberante arroganza da neo esponente del potere cittadino.

Fin dai tempi antichi, il potere cambia tutte e tutti e ci vuole un minimo di tempo, di assestamento per riprenderne le dovute distanze.

Quello che, a mio parere, risulta moralmente inaccettabile è l'ipocrisia, violenta, di chi sta "sempre con la ragione e mai col torto", per tornare a Francesco Guccini.

Io, non sono Bernard Dika, ma faccio politica da quando avevo 15 anni, oltre, ahimè, 30 anni fa.

Ho maturato e consolidato negli anni una convinzione profonda che devo alla scuola di Aldo Moro di cui, sempre ieri, si ricordava la nascita.

Proprio come ci dice, in altri modi, la canzone "La Verità" di Guccini, Moro, filosofo del diritto, padre costituente, docente appassionato, martire della Repubblica, ha sempre spiegato che, "se tutto è politica", come si diceva negli anni Settanta (corpo compreso e Moro lo ha sperimentato, insieme agli agenti della sua scorta, sulla propria vita) la politica non è tutto.

Il potere non è tutto.

Ho anche imparato che si può sbagliare. Che non siamo perfetti.

Non lo sono io, non lo è Francesca Capecchi e non lo è, nemmeno Marica Setaro (su Giovanni Capecchi, non so, magari si pronuncerà la Commissione vaticana che delibera sui beati e i santi...) 

Un uomo e una donna di Governo, in buona fede, specialmente all'inizio della propria esperienza e del proprio mandato amministrativi, non solo possono, direi devono poter sbagliare.

Devono avere coraggio e sostegno, fiducia e rispetto.

Altrimenti è più semplice vivacchiare, non fare nulla e invecchiare da assessori permanenti, inconcludenti e, magari, pure itineranti (rispetto ai luoghi, alle deleghe/competenze, ai partiti...)

Però, pur nella consapevolezza che non la si potrà mai possedere del tutto, non la si potrà mai "vomitare" in faccia a nessuno o a nessuna (altra simpatica espressione in questo caso non rivolta a Francesca Capecchi, ma al sottoscritto) alla ricerca della verità, come cantava Francesco Guccini, pur "nell'aria stanca della sera" o, per quel che riguarda me, di giornate, settimane, mesi orribili, raccapriccianti, violenti, non bisogna mai, mai, mai rinunciare.

E bisogna anche saperlo pagare in prima persona il prezzo della ricerca della verità.

Con umiltà e responsabile coscienza della propria e altrui inevitabile imperfezione.

Sta qui la "differenza", la zattera in quella "palude" di Pistoia che ho provato a descrivere, anche storicamente, nella prima puntata di questa serie di articoli che si può ritrovare qui: 

Sono consapevole, consepevolissimo che, almeno politicamente, la mia figura e la mia "canzone" sono "morte già".

Pazienza. La politica, come scrivevo prima, non è tutto.

Ci sono l'amicizia, l'amore, la solidarietà, la dignità, il lavoro, il volontariato (che è molto politico, non è una semplice barella), la famiglia con tutte le sue difficoltà, rotture e imperfezioni, la formazione, lo studio, la scrittura, la preghiera, "il "silenzio e la pazienza del nulla".

Ma sono, anche certo, o almeno "sognatore da sveglio", con la gioia dell'impegno civile, di una "rivolta senza armi", su cui ci ha sempre spronato da credenti e da uomini e donne di buona volontà, Papa Francesco, anche che: "qualcuno forse ascolterà, cercando assieme a me la verità".

Di una cosa, infine, sono assolutamente certo: "tornerà la primavera", "torneranno i sorrisi".
 
Magari "Due anni dopo".

Link: 

Francesco Lauria

P.S. Poichè il rispetto dei corpi (tutti i corpi) è importante, specifico che tutte le foto pubblicate in questo articolo erano condivise e volutamente disponibili su facebook.
La Verità (Francesco Guccini, 1970)
La voce triste del silenzio abbraccia gli angoli del tempo
Si è fatto giorno ed è già sera e dove è andata primavera?
I camions corrono lontani, mi tengon fermo le tue mani
Le fughe sono ormai finite sulle autostrade ormai ingiallite
Risate a vuoto si son spente sui visi noti della gente
Le frasi storiche son dette, le mani nobili son strette
La mia canzone è morta già, qualcuno forse ascolterà
Cercando assieme a me la verità
Un suono triste di chitarra si sta spargendo lento in aria
Vorrei capire i miei pensieri, in sogni all'alba veritieri
Nell'aria stanca della sera c'è un'illusione che par vera
Si son perduti anche i rumori in forme vaghe di colori
Non sappiam più che cosa dire, ma non c'è niente da sentire
Ogni discorso si è perduto nell'urlo dolce di un minuto
E mentre l'ora se ne va, lontana sembra la città
E forse cogli un po' di verità
Parole a vuoto son passate nel cielo breve dell'estate
La saga falsa degli amori è già finita come i fiori
Ma i venditori di illusioni han già cantato le canzoni
Le sale buie splenderanno e i nuovi amori nasceranno
Nelle auto in corsa lungo i viali risplendon simboli sociali
La corsa solita riparte, il tempo mescola le carte
La mano ancora passerà e c'è chi perde o vincerà
Ma in quattro re non hai la verità
Le spiagge morte all'improvviso si sono aperte in un sorriso
Si è sparso piano nella brezza un dolce odore di tristezza
Il tamburino ha già suonato, ma il suo ricordo si è spezzato
E un vento denso di paura ha già percorso la pianura
Il cavaliere morirà, il suo scudiero non saprà
Parole vuote come occhiaie si seccano sulle pietraie
E mentre il corvo volerà e l'acqua in pioggia ricadrà
Nel nulla sfuma ormai la verità
Nel nulla sfuma ormai la verità
Nel nulla sfuma ormai la verità
Nel nulla sfuma ormai la verità