"A Vicofaro tutti abbiamo perso".
Non hanno, abbiamo.
Ero a pochi passi dal Vescovo Augusto Mascagna, quando, dall'altare della Chiesa di Santa Maria Maggiore di Vicofaro, ha pronunciato queste parole.
Alla mia sinistra, sempre a pochi passi, durante l'Eucarestia, c'era il sindaco di Pistoia, Giovanni Capecchi.
Mi occupo, "mi interesso", mi "sta a cuore" rispetto alla vicenda di Vicofaro (affiancata dalla "sorella minore" di Ramini) dal 2017.
Pur essendo abituato a farlo quando le circostanze lo richiedono, su Vicofaro, non ho mai cambiato idea, anzi forse in me la convinzione, intima e pubblica, si è persino radicalizzata, accompagnata non dal giudizio, ma dallo sguardo e dall'esperienza.
L'aspetto più bello dell'omelia del Vescovo Augusto è stato il fatto che, pur essendo in una posizione di potere, da pastore vero, egli, appunto, non si è eretto a giudice, ha solo descritto ciò che sentiva dentro, dopo aver ascoltato tutti e tutte, a partire da don Massimo Biancalani.
Dopo aver "visto", anche senza esserci stato, perchè in questi anni operava tra Civita Castellana e Viterbo.
Anche io, come tanti e tante, tantissimi e tantissime, ho "guardato e veduto", per iniziare a citare i Gang, il gruppo che, ieri sera, ha tenuto uno strepitoso, commovente, energizzante concerto sotto Palazzo di Giano, in occasione del "pre" anniversario della liberazione di Pistoia dal nazifascismo.
E, lo dico subito, sono profondamente grato al Cudir e a tutti coloro, amministrazione comunale compresa, che, per la prima volta in quarant'anni, hanno portato i Gang a Pistoia, come ha rimarcato più volte, durante la splendida e generosa serata, il front man e cantante Marino Severini.
Ma mentre cantavamo a squarciagola di "resurrezione e insurrezione", come nella canzone finale: "La lotta continua", dopo aver inneggiato insieme anche al Chiapas zapatista, non potevano risuonare dentro di me le parole ascoltate, in presenza diretta, sempre a pochi passi, durante il consiglio comunale del pomeriggio.
Inaspettatamente, almeno per me, si è parlato di Vicofaro.
No, non era, apparentemente all'ordine del giorno, ma la consigliera comunale della Lega, Cinzia Cerdini, ha voluto "celebrare" la riapertura della chiesa, l'inizio della ricucitura di una comunità che, sono parole scritte dal Vaticano di Papa Leone XIV, non di Pio IX, era stata "annientata" da don Massimo Biancalani e dalla sua dissennata e dissoluta opera.
Cinzia Cerdini, a differenza della sua compagna di partito, la pisana Susanna Ceccardi, che di Vicofaro non sa nulla ed è ossessionata, nella sua opera strumentalizzante, da invasioni, islamizzazione e sindrome di Lepanto, è persona di norma misurata, non contraria a prescindere all'accoglienza e che frequenta quotidianamente la comunità di Vicofaro almeno all'agosto 2017.
A mio parere, Cerdini ieri, ha sbagliato, parlando di "vittoria".
Io, invece, avrei parlato di un'opportunità, da confermare, da vivere, di Giustizia.
Di una chiesa (non intesa solo con le proprie mura) finalmente restituita alla comunità, che non ne è proprietaria esclusiva, ma custode, abitante, co-responsabile, insieme al sacerdote, ultimo fra gli ultimi.
Di una cittadiananza che, finalmente, ha visto definitivamente riconosciuto il proprio diritto a esistere, a vivere, non dalla destra fascista, ma da tutti e da tutte, a parte alcuni pasdaran radical chic e importati che sembrano i soldati giapponesi isolati degli atolli del Pacifico che non si erano resi conto, dopo anni, che il secondo conflitto mondiale era finito.
Lo ripeterò fino alla noia, Don Biancalani, ma soprattutto la sua azione di pseudo-accoglienza sono state un'esperienza reazionaria, contraria al Vangelo, non perchè troppo liberante, ma troppo poco, direi per nulla.
Dicevano il brasiliano don Helder Camara e il vescovo della pace e del dialogo con la sinistra comunista, Monsignor Luigi Bettazzi, che non bastasse "dar da mangiare ai poveri", ma occorresse riconoscere dignità e soggettività, agli affamati, agli esclusi, andare alle cause delle diseguaglianze, non curare, paraltro raffazzonatamente, confusamente, isolatamente, solo gli effetti.
Dignità e soggettività, infatti, sono i presupposti, non la conseguenza di gratuità e solidarietà.
Il fallimento, direi la "bestemmia" di Vicofaro e Ramini di questi anni sta proprio qui: un prete bianco, occidentale, pure alto, che accoglie e cura i "suoi poveri", i "suoi ragazzi poverini e sbandati" e li accudisce, ma non li accompagna, non li segue, non si interroga drammaticamente mai sulla dimensione educativa, di cittadinanza, dei doveri, non solo dei diritti.
E', un po' come gli ha spiegato, credo, la Fondazione omonima, quando, con selfie e fotocamere ossessivi al seguito, lo scorso primo settembre, Biancalani si è recato sulla tomba di don Lorenzo Milani a Barbiana, come vivere, recepire al contrario (un po' come il generale Vannacci...) gli impegnativi insegnamenti del priore di Barbiana e della sua scuola.
Ora, sinceramente, il tempo della ricreazione è finito.
C'è un tema concreto e urgente (di quello mi sarei aspettato un aggiornamento puntuale da parte della Giunta in consiglio comunale..) che riguarda l'accompagnamento, il supporto, la cura delle persone (non i "propri poverini", le persone) che ancora sono a Ramini, circa una cinquantina.
Cinquanta persone, diverse una dall'altra, ho parlato con alcuni di loro, con gradi diversi di fragilità e inclusione, di capacità di parlare la lingua, di autonomia, di relazioni.
Occorrono soluzioni personalizzate, non estemporanee e non identiche per tutti.
Occorre praticare qualcosa che è davvero mancato a Vicofaro e Ramini e che ecclesialmente si chiama "discernimento" e "civilmente", si chiama Politica.
Con la P maiuscola.
Non possiamo fermarci solo a criticare don Massimo Biancalani (tanto, peraltro, non capisce...)
Affermava lo scrittore libanese Amin Maalouf, nel suo bellissimo testo: "L'identità", che rappresenta, ancora oggi, un grido attualissimo contro tutte le guerre:
"Ciascuno di noi dovrebbe essere incoraggiato ad assumere la propria diversità, a concepire la propria identità come la somma delle sue diverse appartenenze, invece di confonderla con una sola, eretta ad appartenenza suprema e a strumento di esclusione, talvolta a strumento di guerra".
E allora, chiediamoci, se don Biancalani è, senza alcun dubbio, quello che ha sbagliato più forte di tutti e di tutte, ha sbagliato da solo?
E' stato sufficiente, evangelico l'impegno della Chiesa di Pistoia e di noi, tutti noi, mi ci metto anche io, credente, cantante con i Gang, di fronte al "diritto alla fuga", di chi percorre decine di migliaia di chilometri per terra e per mare, rischia la vita, viene torturato, imprigionato per procura, privato di umanità, dignità, diritti umani fondamentali?
Dove siamo, quando serviamo, noi, che celebriamo cantando a squarciagola con i Gang, la Resistenza e la Liberazione, la lotta, la dignità, il popolo?
Ma soprattutto dov'è la politica, in forme diverse, di destra e di sinistra?
Dov'era in questi anni a Vicofaro e Ramini se non a strumentalizzare (Ceccardi-Salvini, non Cerdini) o a blandire, senza vedere, senza esserci davvero (tutta la pseudo sinistra dei salotti pistoiesi e fiorentini... o quasi...).
Il 13 maggio, in piena campagna elettorale, boicottati da tutti e da tutte, Giovanni Capecchi compreso, abbiamo provato, dalla Libreria Lo Spazio, a fare memoria di quanto di buono fatto in passato a Pistoia con il centro pubblico antidiscriminazioni della Provincia di Pistoia, abbiamo provato a descrivere strade alternative, inclusive ed efficaci di accoglienza e interculturalità, messe in atto concretamente, a Bologna, in Emilia Romagna, a Borgo San Lorenzo e, per quel che riguarda il carcere, anche a Pistoia.
A partire da una serie di tessere di un mosaico, non dalla megalomania solitaria, un po' stupida, un po' irresponsabile, un po' arrogante che, in questi anni, si è vista sia a Vicofaro che a Ramini.
Sull'immigrazione (forse non a torto, ma c'è modo e modo) si ha paura di perdere voti, si fa equilibrismo, me lo ha insegnato in maniera deleteria e, a mio parere, un po' vigliacca, l'allora responsabile della campagna elettorale dell'attuale sindaco, l'ex consigliere e assessore regionale, Agostino Fragai, il 4 maggio scorso sera, al circolo Arci di Bonelle, in occasione del deludente incontro pre elettorale, ma alla fine forse persino utile, tra il candidato Giovanni Capecchi e il comitato dei parrocchiani e dei cittadini di Ramini.
Sull'immigrazione e sull'accoglienza si fa molto spesso, con arroganza, pura demagogia.
Penso, ad esempio, all'intervento di ieri, per me profondamente sbagliato, della consigliera di Sinistra Italiana Lavinia Ferrari nel "parlamentino" comunale.
E' stato, il suo, un breve discorso minestrone che ha, di fatto, accomunato Vicofaro e Ramini alle torture libiche o turche, senza capire, o, più probabilmente, senza forse volerlo fare, che in luoghi e spazi diversi ci devono essere soluzioni e anche lotte differenti.
Non basta aver svolto qualche settimana sul campo per pensare di conoscere a fondo il problema, ritenere di avere tutte le risposte, senza farsi, apparentemente, nemmeno una domanda.
Insieme (almeno per me, purtroppo a tanto altro), non ho mai negato, nemmeno ora, di ritenere che Lavinia Ferrari sia una persona, parlo della dimensione pubblica, di rappresentante delle istituzioni, altre non mi riguardano più, se mai mi hanno riguardato, che ha anche, su temi diversi, doti, cultura, creatività, energia, potenzialità.
Ma se tutto questo non si offre ad un dialogo costruttivo, ad una paziente tessitura politica di umanità e di cura, non produrrà mai, almeno secondo me, un vero passo avanti.
Non basta affermare, da atea e magari ridendo, "lei consigliera Cerdini, se crede, crede sbagliato" (a meno che, visto che Alessio Dolfi si è preso pubblicamente come tutor Giovanni Capecchi, lei, in teologia, abbia iniziato a studiare con il multilaureato Francesco Branchetti o, magari, con il profondamente curiale e profondamente assessore Mattia Nesti...)
Non si può, incredibilmente, come fa Don Biancalani, davvero senza pudore, senso del ridicolo e vergogna, tacciare di squadrismo fascista e razzista i propri esasperati e fin troppo pazienti parrocchiani.
Non si può come è successo in questi anni nei confronti di Cerdini (con cui, ovviamente, spesso non sono d'accordo) e più volte anche nei miei, tollerare che chi propone e millanta accoglienza dispensi, invece, insulti, minacce, calunnie, intollerenza e, a volte, anche molto di peggio.
La politica, mi dispiace per Fragai e, sinceramente, anche per Ferrari e per Capecchi (Giovanni), non può essere solo "rampante", solo mostrarsi, significare prioritariamente "far carriera", vivendo e lucrando di un ripetitivo storytelling da social network, ormai così falso da essere almeno in parte spuntato e sempre meno credibile.
Il politico/la politica non può cambiare opportunisticamente idee, proposte e valori, ad ogni soffio, anche leggero, di vento, soprattutto quando questi riguardano i fragili, chi non ha voce, chi non è nelle condizioni di difendere il riconoscimento della propria dignità.
Comprendiamolo, ascoltiamolo davvero Francesco Guccini, invece di omaggiarlo stancamente all'inizio di un distratto consiglio comunale di fine estate!
Alla fine, caro Fragai, anche grazie a te, Ramini è stato l'unico seggio, o giù di lì, in cui, in una zona non certo d'elite, a fine maggio, durante le elezioni amministrative di Pistoia, ha vinto il centrodestra, pur nell'ambito di una profonda e senza appello sua debacle generale.
A Vicofaro, concordo pienamente non solo con il Vescovo Augusto, ma anche con il giovane consigliere comunale del Partito Democratico Oualid Bouchrida, se c'è certamente chi ha sbagliato più forte, oggi, per ora, non ha ancora vinto nessuno/a.
Parleremo di vittoria, quando, davvero le comunità ecclesiali saranno uscite dall'annientamento e quando, coerentemente con il Vangelo (ne posso spedire una copia a Lavinia Ferrari, se non si offende o peggio), saranno messi in atto, non solo a Vicofaro, non solo a Ramini, percorsi, progetti non di integrazione, ma di interazione, vera, reale, molteplice.
Come ha ben detto ieri sera, il cantante dei Gang, introducendo la stupenda canzone-preghiera "Mare Nostrum".
Se vogliamo essere fedeli alle partigiane e ai partigiani, al sacrificio e alla testimonianza dei sette Fratelli Cervi che avevano come simbolo, negli anni Trenta, già resistendo/obiettando contro il fascismo, un trattore con sopra un mappamondo, dobbiamo esserci, per cambiare il mondo, come ricordava sempre la partigiana, poi Ministra, Tina Anselmi.
Dobbiamo esserci a Ramini, oggi, per le persone che devono essere ascoltate, supportate, accompagnate senza paternalismi, realmente riconosciute.
Ma anche per i residenti che si sono sentiti, a ragione, non visti, non amati, respinti.
Dobbiamo esserci ovunque perchè, la Bassa Sassonia è lì a dircelo, l'umanità è in fiamme, disorientata, impaurita, strumentalizzata, avvolta dall'orrore maleodorante di un capitalismo turboliberista militare e militarizzato che sta contemporaneamente annientando (riutilizzo la parola del Vaticano rispetto a don Biancalani) sia l'uomo che il pianeta, l'unico che abbiamo.
Se, come ha detto ieri il sindaco, Pistoia vuole essere davvero, non per finta, non per postura, non per opportunismo politico-elettorale, non per illusione ottica, un laboratorio di pace e di partecipazione, deve, oggi, domani non conta, esserci.
Alzarsi in piedi e salire sulle barricate, e, oggi con la nonviolenza, continuare la lotta per un mondo diverso, possibile, necessario.
Dobbiamo vivere, non celebrare, come ci hanno detto i Gang, scegliere parole, esperienze, vissuti di Verità, non di menzogna, opportunismo, sterile arroganza.
Certo, si sbaglierà ancora, non una, ma cento, mille volte.
Ma un errore che si corregge camminando, vale diecimila volte più di un'assenza, dell'indifferenza, di un comodo e complice silenzio conformista.
Con le dovute differenze, tutto questo vale a Vicofaro, come a Ramini, a Belgrado (al tempi dei terribili funerali, quasi di Stato, di Radko Mladic) come a Gerico, come a Gaza, come ovunque.
Ha detto benissimo e con sincerità Marino Severini ieri sera: "la Resistenza non avrebbe dovuto cominciare l'8 settembre 1943".
Avrebbe dovuto cominciare e continuare nell'agosto del 1922, sulle barricate degli arditi e delle ardite del popolo, anarchici e cristiane di Parma, del "mio" Oltretorrente che ha resistito e non si è arreso.
E, pur provvisoriamente, questa volta sì, ha vinto.
Il gerarca fascista Italo Balbo, infatti, come ancora è scritto sui muri che costeggiano, a Parma, il nostro bizzoso torrente, ha poi trasvolato trionfalmente, oltrepassato con il suo aereo l'Atlantico, ma, prima, da noi non è passato, respinto grazie anche al nostro discontinuo rigagnolo d'acqua, il cui nome declina, al femminile, quello della città.
Tra "silenzi e spari", cito il titolo del concerto di ieri sera che è anche un verso della mia canzone preferita dei Gang: "Se mi guardi, vedi".
Una canzone debitrice del bizzarro e bellissimo incontro, a Calcutta, tra Pierpaolo Pasolini e una pressochè allora sconosciuta, giovane Madre Teresa.
Una canzone che ci spinge a trovare nuove parole, nuove fonti (cito don Tonino Bello) di pace, di impegno, più semplicemente di relazione.
Sono fonti di partecipazione e interazione.
Pensando alla dignità e alla rappresentanza nel lavoro oltre che a una giovane, omonima, artista della mia provincia, perchè no, appaiono fonti anche di Lotta.
Usciamo, anche nell'immaginario, dal colonialismo paternalista, patriarcale dell'Occidente.
Diventiamo costruttori, cercatori di arcobaleni e di futuro, senza rinnegare radici e tradizioni (parola bellissima e dimenticata, pronunciata coraggiosamente ieri sera dai Gang).
Non dobbiamo, però, pensarci, come è successo a Vicofaro e come diceva profeticamente Luciano Tavazza, parlando della politicità del volontariato: "semplici barellieri dello Stato".
L'arcobaleno non è solo una bandiera da esibire e sventolare da un balcone comunale.
Ma un impegno, intimo e pubblico, ad esserci.
La lotta, la resistenza, la liberazione, la democrazia, la giustizia, devono continuare, resistere, reinventarsi nel furioso tempo presente.
Sempre e in ogni attimo, come ci hanno fatto cantare, felici, i Gang, ieri sera a Pistoia.
In ogni respiro, in ogni nota, in ogni sogno.
Già.
Perchè non ci chiediamo che cosa sognano a Ramini?
I consolidati residenti, così come i provvisori migranti, nessuno/a escluso/a.
Potremmo scoprire che l'"uomo planetario" non sogna in maniera così differenziata (cit. dei Gang che, a loro volta, omaggiavano ieri sera padre Ernesto Balducci...).
L'uomo e la donna planetari sognano la pace e non la guerra.
Sognano l'Amore e la fine della rabbia e della paura.
Sognano la giustizia, persino di offrire il perdono se la hanno prima ottenuta, insieme alla Verità.
Sognano, con ostinata Speranza, tante cose che non si possono nemmeno dire.
Sognano di "non dimenticarsi delle colombe che chiedono il pane".
La voce, il profumo, la valigia, la fine e l'inizio.
Un libro. La poesia come patria, come matria.
Sognano, sulle orme dei fratelli Cervi nei loro campi tra le Via Emilia e il West, con il loro avanguardistico trattore, spighe di grano e di cielo, di mare e di sole.
E, secondo me, una cosa, almeno una, la sanno.
L'hanno imparata sulle loro ginocchia, attraverso le loro ferite.
L'ho imparata persino io, in questo anno mio terribile, bastardo, sconcertante, così annientante da sembrare uno scherzo beffardo, ma da cui sono uscito comunque intero e grato a Dio anche se sfregiato:
"Per rialzarsi, bisogna, prima, cadere".
Al lavoro.
E alla lotta.
Controverso.
E contro il riarmo.
"Con la pelle fatta di sale d'attesa".
"Trascinando l'alba con gli zingari di neve".
Portando con noi musica e poesia...
Con i Gang!
Francesco Lauria
P.s. Ieri sera, "Se mi guardi vedi", i fratelli Severini non l'hanno suonata. Ma io è come se l'avessi sentita, "vista", durante tutto quanto il concerto.
A volte, la musica che sa vibrare nel cuore non ha bisogno di amplificatori.
Soltanto di paziente, riconoscente, ascolto...
Link: https://www.youtube.com/watch?v=Y3GQFbYDVLg&list=RDY3GQFbYDVLg&start_radio=1















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