lunedì 8 luglio 2019

Il Cielo sopra San Pietro (Podcast puntata 7 luglio)

ll podcast della puntata...
La visita di Putin a Papa francesco; la situazione del Venezuela; il libro: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro." Subito dopo la celebrazione della Messa il libro: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro". Arianna Voto ne ha parlato con il curatore Francesco Lauria, ricercatore del Centro Studi CISL.
Conduce Francesca Paltracca.

sabato 6 luglio 2019

Quel filo teso oggi a: "Il cielo sopra San Pietro"

"Il sindacato come via per praticare l'amore e dare una finalità alla vita".
Oggi su Radio Uno Rai ,nel corso della trasmissione: "Il cielo sopra San Pietro", conversazione sul libro: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro", Edizioni Lavoro 2019, a cura di Francesco Lauria. Al centro la storia degli allievi di Don Milani diventati sindacalisti e le sfide della rappresentanza ai confini della città del lavoro, come la definisce Papa Francesco. 
Appuntamento tra le 10.30 e le 12 su Radio Uno.


lunedì 1 luglio 2019

La necessità della disobbedienza civile. Da Don Milani a Konrad a Carola.

https://www.c3dem.it/la-necessita-della-disobbedienza-civile-da-don-milani-a-don-konrad-a-carola/



Di Francesco Lauria[1]

Nel mese di maggio 2019, il cardinale elemosiniere vaticano Konrad Krajewski, con il pieno sostegno di Papa Francesco, si è personalmente calato in un tombino per riallacciare l’energia elettrica agli occupanti di uno stabile romano.
Si è trattato di un gesto di disobbedienza civile che ha fatto molto scalpore nell'opinione pubblica e che affonda le proprie radici nella coscienza che alimenta atti concreti, fino alla scelta di non rispettare norme giuridiche ritenute inconciliabili con la religione o l’etica.

Quasi due mesi dopo, in condizioni diverse, ancor più drammatiche, la comandate della nave Sea Watch 3 Carola Rachete, dopo una lunga ed estenuante attesa, ha violato il divieto di attracco al porto di Lampedusa, portando in salvo oltre quaranta migranti, accettando l’arresto come conseguenza del proprio atto di disobbedienza civile.

Tornando a don Konrad, la motivazione del gesto è stata quella di: "soccorrere quanto prima, in stato di emergenza, piccoli e ammalati fortemente compromessi dalla mancanza di energia elettrica".
Dopo aver sollecitato inutilmente l'intervento delle istituzioni pubbliche locali, il cardinale si è assunto la piena responsabilità della propria azione, come dimostrato dal biglietto da visita lasciato sul luogo e dalla dichiarazione successiva, con la disponibilità a sanare economicamente la situazione. Un gesto politico, non solo umanitario e, come quello della giovane “capitana” tedesca della Sea Watch, di disobbedienza civile: è considerato possibile, per motivi gravi, agire contro una legge (non contro l'autorità), assumendosi la relative responsabilità.

Un gesto che aiuta a riflettere, facendo eco del pensiero di Paul Ricoeur, sul rapporto tra amore e giustizia, poichè: “il giusto appartiene al buono, prima ancora che al legale”. Se, come scriveva il filosofo francese, “l’amore obbliga ad una giustizia educata all’economia del dono”, esso ci porta anche ad “uscire” da una giustizia istituzionalizzata, assumendo, come ci insegnano Papa Francesco e in primis il Vangelo, il volto di una profezia intransigente e dell’azione dirompente, disubbidiente, destabilizzante della misericordia.

Come ha ricordato l'ex presidente dell'Azione Cattolica Luigi Alici, commentando il gesto dell'elemosiniere del Papa in una bellissima riflessione sul proprio blog, l’amore, ammoniva Ricoeur, esprime la propria forza nella fragilità, destabilizza, disorienta una concezione puramente utilitaria della giustizia e la instrada verso una nuova dimensione di cooperazione e di “mutuo indebitamento”. Per spostare di poco la barriera, scriveva ancora Ricoeur, sono stati necessari atti intempestivi, spesso illegali nei riguardi della legislazione vigente.
Coerentemente a tutte queste riflessioni è stata ampiamente rilevata, nell’occasione dei gesti del cardinal Krajewski e di Carola Rachete, ma, indirettamente anche di Papa Francesco, l'eco degli scritti e delle azioni di don Lorenzo Milani[2].
La scelta della disobbedienza civile, come è noto, costò al priore di Barbiana un processo (e una postuma condanna) per apologia di reato. Quando, nel marzo 1965, fu pubblicata la “Lettera ai cappellani militari”, l’obiezione di coscienza al servizio militare non era, infatti, un diritto riconosciuto dalla legge, nonostante già diversi anni prima, il politico cattolico fiorentino Nicola Pistelli, ne avesse proposto la piena accettazione in Parlamento.
I gesti di Konrad, Carola (e Francesco) hanno sortito un risultato concreto per famiglie,  minori e migranti in difficoltà, ma, soprattutto, hanno coraggiosamente rilanciato, il dibattito (e anche le polemiche) sul valore e la legittimità, oggi, della disobbedienza civile.

Un dibattito, non fine a se stesso, è bene ricordarlo, ma rivolto alla modifica di leggi profondamente ingiuste, come lo erano quelle che, negli anni sessanta, punivano duramente l’obiezione di cosicenza al servizio militare e così come lo sono quelle contenute nei decreti sicurezza dell’era Salvini.

Una differenza rilevante con il 1965 è che il pontificato di Papa Francesco appare chiaramente da una parte, anche se, purtroppo, non riesce a mobilitare dietro di sè l’intera comunità ecclesiale.

L’eco di Barbiana è, però, davvero forte nelle parole e nei gesti di un pontificato che ha definitivamente “riabilitato” e pienamente riconosciuto la figura, gli scritti, le opere di Don Lorenzo Milani e che si confronta apertamente con le sfide complesse della nostra modernità.

Compito di chi si sente “dalla stessa parte” non è quello di sentirsi appagato da “gesti eroici”, ma di attingere all’esempio di Konrad, Carola, Francesco.
Per cambiare il corso della storia, esattamente come nel 1965, occorre, infatti, incidere concretamente sulle contraddizioni morali, sociali, economiche, giuridiche e politiche che hanno generato la necessità e l’urgenza stessa di questi gesti di disobbedienza civile.



[2] Si veda, a mero titolo di esempio, l’articolo di Alberto Chiara: “Legge e coscienza, da Don Milani a Konrad” in Famiglia Cristiana del 15 maggio 2019.

venerdì 28 giugno 2019

Perché l’esperienza di Barbiana è stata unica e imitabile (Luigi Lama, intervento 19 giugno 2019)

https://www.stamptoscana.it/perche-lesperienza-di-barbiana-e-stata-unica-e-inimitabile/


Perché l’esperienza di Barbiana è stata unica e imitabile


Firenze – L’unicità di Barbiana è frutto di una particolarissima combinazione di elementi. Un composto chimico irripetibile per l’unicità degli elementi che lo costituiscono. Al primo posto metto gli abitanti di Barbiana, i parrocchiani di don Lorenzo. Metto al primo posto il popolo di Barbiana perché è grazie a loro che si realizza il salto di qualità rispetto alla scuola popolare di Calenzano.
Sono molto diversi dalla popolazione prevalentemente operaia di Calenzano. Qui don Lorenzo incontra gli ultimi fra i contadini, quelli più deboli, poveri ed emarginati se comparati non solo agli operai, anche rispetto agli altri contadini delle pianure o del versante meridionale dello stesso monte Giovi. Ultimi anche in senso temporale. Lo sviluppo industriale già allora favorisce l’esodo dalle campagne e per i contadini delle zone più aspre e meno redditizie si ampliano le possibilità di spostarsi in zone migliori o in città a lavorare nell’edilizia o nelle fabbriche.
Se consideriamo il popolo di Barbiana da cui vengono i ragazzi della scuola il combustibile di quell’esperienza il comburente è don Lorenzo. Possiamo avere tutta la benzina che vogliamo ma senza ossigeno non ci sarà fuoco. Un comburente con una doppia valenza.
Da un lato il suo patrimonio di risorse che investe a Barbiana. Risorse proprie, costituite dal bagaglio culturale personale vasto e originale di don Lorenzo, e risorse indirette frutto dell’estesa e più che qualificata rete di relazioni che mette a disposizione di Barbiana.
Per colmare grandi lacune occorrono grandi risorse. In questo caso in primo luogo culturali, ma alcune materiali, pur piccole, hanno avuto importanza concreta e simbolica. Penso all’ospitalità delle famiglie della buona borghesia milanese che hanno ospitato i ragazzi in occasione delle trasferte per le opere alla Scala. Oppure le tubature che hanno permesso di portare l’acqua dalla sorgente alla pieve. Hanno reso ben visibile ai ragazzi e alle loro famiglie l’investimento che veniva fatto nella scuola e alcuni risultati immediatamente percepibili.
Il secondo aspetto di don Lorenzo è la sua straordinaria capacità di motivare. È frutto del suo innamoramento per la sua gente e per la fede. Don Lorenzo supera lo sconforto per il sentirsi ingiustamente punito, esiliato in una realtà marginale, per l’esiguità del suo popolo. Riesce a motivare i suoi ragazzi ad affrontare l’impresa che li porterà a superare i limiti di una cultura specifica, legata intimamente ad un contesto, però incatenata a questo, debole e condannata alla subalternità se non riesce a connettersi ad un mondo più ampio.
Infine c’è un elemento catalizzatore di cui ho imparato a capire l’importanza parlando con Michele Gesualdi. È Eda, la sua perpetua. Spesso la sua importanza non è stata considerata abbastanza. La relazione con i Barbianesi sarebbe stata più difficile senza il suo ruolo di connettore, di filtro.
Ho scritto che Barbiana è unica e imitabile. Si può cercare di ottenere reazioni simili con elementi diversi. Si tratta di seguire l’indicazione di don Lorenzo riferita da Adele Corradi: «fate scuola, fate scuola; ma non come me, fatela come vi richiederanno le circostanze»
È un monito importante. Temo che talvolta ci sia stato un eccesso polemico nell’accusare infedeltà di chi ha cercato di trarre indicazioni da Barbiana e si è sforzato di metterle in pratica. Capisco altresì l’irritazione di chi lo ha conosciuto in prima persona e ha visto e vede appropriazioni indebite del suo messaggio. Oggi è più popolare che cinquanta anni fa e ci sono spericolate operazioni di marketing.
Non posso evitare di parlare del Centro Studi Cisl in questa occasione. C’è un filo che lega il Centro Studi Cisl a Barbiana. Francesco Lauria ha fatto un bel lavoro di ricerca storica. E oggi? Siamo un centro di formazione, facciamo scuola. Possiamo dire che non solo ci ricordiamo di Barbiana e don Lorenzo ma addirittura cerchiamo di imitarne alcuni aspetti?
Oso dire di sì. Almeno nelle intenzioni. La nostra attività non è rivolta a persone analoghe ai ragazzi di Barbiana. Chi partecipa ai corsi a Firenze è quasi esclusivamente una persona impegnata a tempo pieno nel sindacato e per lo più con un ruolo dirigente.
L’ispirazione alla scuola di Barbiana la vedo nella volontà di combinare rigore e apertura. Rigore e apertura nella ricerca di contributi formativi nel mondo accademico, in quello delle aziende e delle organizzazioni con il criterio che diano un effettivo contributo in termini di sapere e competenze ai nostri corsisti, al di là di essere più o meno amici della nostra organizzazione.
Rigore e apertura nella valutazione dell’apprendimento di chi partecipa ai nostri corsi; rigore proporzionato al ruolo, quindi maggiore verso chi ha maggiori poteri e responsabilità.
Rigore e apertura nel cercare di dare maggiori opportunità, che vuol dire maggiore impegno sia per il formatore sia per il formando, alle persone che hanno alle spalle un percorso con minore scolarità.
Certo, nessuno di noi è paragonabile a don Lorenzo. Ci consoliamo ricordando una sua affermazione: «Guai se vi diranno: il Priore avrebbe fatto in un altro modo. Non date retta, fateli star zitti, voi dovrete agire come vi suggerirà l’ambiente e l’epoca in cui vivrete. Essere fedeli a un morto è la peggiore infedeltà».
Luigi Lama – Centro Studi Cisl Firenze
Fra gli autori del libro Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana, don Milani e il mondo del lavoro, a cura di Francesco Lauria (Edizioni Lavoro)

giovedì 27 giugno 2019

"Disobbedire culturalmente per migliorare il mondo: dire dei sì, dicendo di no"

In questi giorni ho misurato diverse sensazioni: da un lato un senso di impotenza, con le famose "camere eco" dei social in cui tutto è scontro, senza possibilità di confronto e dialogo; dall'altro lato la nuda vita (ma anche la nuda morte e la solitudine) che si intromette nei nostri dialoghi virtuali. 
Ci scopriamo spesso senza quella pazienza e quel tempo necessari per farci un'idea autonoma e non superficiale di ciò che si sta intorno, di ciò che si muove vicino, accanto, sotto e sopra di noi.  Del valore delle parole, direbbe Tullio De Mauro.
Nell'impostare la nuova edizione di: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro" ha subito pensato che dovevo trovare, invece, parole di introduzione semplici e incisive, non per forza citazioni dotte e, a volte, un po' autoreferenziali.
Quasi per caso, ho ascoltato alcune frasi di Ermal Meta, pronunciate ormai quasi due anni fa, all'apertura dell'anno scolastico a Taranto, alla presenza di tanti ragazzi e insegnanti oltre che del Presidente della Repubblica Mattarella. Ho capito che racchiudevano tutto: 
"Dire dei sì, dicendo di no"." Come in queste ora sta facendo l'equipaggio della Sea Watch.
Disobbedire culturalmente diceva ai ragazzi e alle ragazze Ermal Meta, essere migranti del tempo (oltre che dello spazio, come lui, proveniente dall'Albania) e migliorare il pianeta in cui viviamo, partendo dal cuore, dalle menti, dai destini degli altri.
Infine quella chiusura che, davvero, evoca, forse inconsapevolmente, Don Milani: "non sprecate nemmeno un'ora del vostro tempo".
Ecco, di fronte all'odio e all'indifferenza, ma anche alle sole mobilitazioni da tastiera, riporto queste parole, nella speranza di raccontare una memoria importante, un'esilio che si è fatto dono per il mondo e che ci parla e ci scuote (probabilmente purtroppo non abbastanza) ancora oggi.   (Francesco Lauria)

"Ho imparato a disobbedire a scuola. Non in senso negativo. Parlo di disobbedienza culturale. Per disobbedire bisogna conoscere, bisogna sapere, bisogna studiare. Sono diventato culturalmente, mentalmente disobbediente proprio tra i banchi di scuola, perché ho avuto l’occasione di conoscere me stesso, di imparare. Se avete questa possibilità, e ce l’avete, cercate di imparare il più possibile. Soltanto attraverso la cultura si può imparare a dire dei sì, dicendo di no. Scegliendo la propria dimensione, la propria strada. […] C’è sempre spazio dentro di noi: per tutto quello che c’è stato e per quello che c’è. La cultura fondamentalmente è questo: crearsi dei varchi nella vita, come tante piccole finestre. Più cose sai, più finestre hai attraverso le quali guardare il mondo […]. Bisogna essere migliorativi: se non si è migliorativi si tende a far del male al pianeta in cui viviamo. Quando dico pianeta intendo anche le persone che ci stanno intorno: il mondo siamo noi, siamo migranti del tempo. Attraversando questo tempo, dietro di noi lasciamo delle tracce e il modo migliore per lasciare tracce è il cuore delle persone, le loro menti, i destini degli altri […]. Fate in modo, ragazzi, di non sprecare nemmeno un’ora del vostro tempo".
Ermal Meta, cantautore, Tutti a scuola, Taranto, 18 settembre 2017

https://www.youtube.com/watch?v=Vix1Ia2Ch48&list=RDVix1Ia2Ch48&start_radio=1




sabato 22 giugno 2019

Don Milani: suo rapporto con mondo lavoro in un libro di Lauria Nel volume allievi diventati sindacalisti alla scuola della Cisl


(ANSA) - FIRENZE, 19 GIU - Si intitola 'Quel filo tra Fiesole e Barbiana' (Edizioni lavoro, 265 pp, 18 euro) il libro a cura di Francesco Lauria presentato oggi a Firenze. 
"Si tratta - ha spiegato l'autore - di una nuova edizione del volume che racconta del rapporto tra Don Milani, la scuola di Barbiana, il mondo del lavoro e dei sindacati. Racconta degli allievi di Don Milani, diventati sindacalisti alla scuola nazionale della Cisl di Firenze negli anni '50 e '60". Tra questi, ha aggiunto Lauria, "la figura più conosciuta, che a Firenze ha fatto da ponte a questi due mondi, è quella di Michele Gesualdi, uno dei primi sei allievi a Barbiana di Don Milani. Un uomo che, tra gli anni '80 e '90, prima di diventare presidente della provincia a Firenze fu segretario provinciale della Cisl". 
Per il segretario della Cisl di Firenze e Prato Roberto Pistonina, "quella di Don Milani è una grande lezione di vita, oggi riattualizzata con grande importanza". E' necessario affermare "l'importanza della scuola e dell'istruzione, quella che dovrebbe salvare gli uomini dalla miseria e portarli in una democrazia matura. Purtroppo oggi c'è una involuzione culturale da questo punto di vista". 
Tra gli interventi quello di Sandra Gesualdi, figlia di Michele: "Spero che questo libro - ha detto - non sia un modo per fare l'ennesimo altarino a Don Milani ma per dire che il sindacato deve rimettere al centro l'ultimo dei lavoratori, colui che ha meno diritti". 
"Questo volume - ha detto l'assessore al lavoro del Comune di Firenze Andrea Vannucci - ci ricorda una volta di più quanto la lezione di Don Milani sia tutt'altro che appartenente ai libri di storia ma calata nella cronaca e nella attualità".(ANSA).

giovedì 20 giugno 2019

Don Milani e Lettera a una professoressa traccia di maturità al Liceo di Scienze Umane.


"Una scelta che ci riempie di gioia". Con queste parole la Fondazione Don Lorenzo Milani ha commentato la scelta di uno dei brani di quest'ultimo per la seconda prova della Maturità 2019 al liceo delle Scienze umane. "Ritengo che si poteva fare anche qualche anno addietro", ha aggiunto Giancarlo Carotti, il presidente della Fondazione, sottolineando che è "veramente una cosa bella, perché quello che fece Don Lorenzo fu una mezza rivoluzione. Lettera ad una professoressa venne scritta nel 1965 ed entrò nelle scuole nel '68 e, con la cooperazione dei suoi alunni, Don Lorenzo cercò di spiegare la complicata e difficile situazione scolastica italiana di allora, tentando anche di dare un'alternativa".

Al Liceo delle Scienze Umane

Al Liceo delle Scienze Umane la traccia richiede un ragionamento tra la condizione socioculturale e il rendimento scolastico nella riflessione psicopedagogica del 900. All’interno della traccia c’è il riferimento a “Lettera a una professoressa“, scritto dagli alunni della scuola di Barbiana sotto la guida di Don Milani, e c’è anche il riferimento a “Storia della Scuola” di Saverio Santamaita.

martedì 18 giugno 2019

19 giugno ore 16.30 Università di Firenze (Via Capponi N°9) Don Milani e il mondo del lavoro


Il dibattito “Don Milani e il mondo del lavoro. Memoria, attualità, futuro”, si svolgerà nel plesso universitario fiorentino di Via Capponi N°9 mercoledì 19 giugno, a partire dalle 16.30.  I lavori si concentreranno non solo sulla memoria, ma anche sull’attualità e sul futuro del ruolo del sindacato ora che il Novecento, evocato da Don Milani e dai suoi ragazzi in Lettera a una professoressa, appare abbondantemente alle nostre spalle.
Prenderanno parte all'incontro: Giancarlo Carotti Presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani, Alessandro Martini, assessore del Comune di Firenze, Franca Alacevich, professore ordinario di sociologia dei processi economici e del lavoro per l'ateneo fiorentino, Francesco Lauria, curatore del libro, Beppe Matulli Presidente dell'Istituto Storico Toscano della Resistenza e collaboratore della scuola di Barbiana nella preparazione di Lettera a una professoressa, Agostino Burberi ex sindacalista ed allievo di Don Lorenzo Milani, Luigi Lama del Centro Studi Cisl di Fiesole, Sandra Gesualdi della Fondazione Don Lorenzo Milani.
I lavori saranno coordinati da Mario Lancisi, verranno conclusi da Roberto Pistonina segretario generale della Cisl Firenze Prato, promotrice dell'evento insieme alla Fondazione Don Lorenzo Milani e al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Firenze.

Dall’autunno caldo al sindacato, da Don Milani a Papa Francesco: Cisl, Fondazione Don Milani, Unifi si interrogano nel segno di giovani e periferie

Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana: mercoledì 19 giugno confronto a più voci a partire dalla storia del priore di Barbiana e dei suoi allievi sindacalisti


Esattamente cinquant’anni fa, nel luglio del 1969, due allievi di Don Lorenzo Milani, Maresco Ballini e Michele Gesualdi, contribuirono ad animare un congresso nazionale molto combattuto nella Cisl. Fu un’assise, dagli esiti imprevisti, vissuta a valle delle temperie delle proteste studentesche e a pochi mesi dall’autunno caldo operaio, tanto che i lavori furono aperti dall’allora segretario generale Bruno Storti con una celebre e inattesa relazione intitolata: “Potere contro potere”.

Quel congresso, dirompente per la confederazione cislina e per l’intero movimento sindacale, si concentrò sui temi dell’autonomia, dell’incompatibilità tra incarichi sindacali e politici, e dell’unità tra le confederazioni. Quest’ultima, vista con grande sospetto sia dalla Democrazia Cristiana che dal Partito Comunista e destinata a rimanere tema irrisolto fino ad oggi.
Ballini e Gesualdi “figli” delle due esperienze educative di Don Milani a Calenzano e Barbiana, erano divenuti, dopo essere passati dal Centro Studi Cisl di Fiesole, giovani sindacalisti tra i lavoratori tessili. Entrambi testimoniavano in prima persona quello che, solo due anni prima, il priore e i suoi ragazzi avevano scritto in Lettera a un professoressa: “Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. In questo secolo come si vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola?”
Al centro dell’intervento congressuale di Gesualdi la questione dell’emancipazione attraverso un’educazione popolare, non gerarchica e classista, di quello di Ballini la necessità, per il sindacato, di: “mettersi a fianco dei lavoratori diseredati che devono essere preferiti a quelli privilegiati”.

Cinquant’anni dopo quel congresso, esattamente a due anni dalla storica visita di Papa Francesco a Barbiana, la Fondazione Don Lorenzo Milani, l’Università di Firenze e la Cisl di Firenze e Prato si interrogano prprio sul rapporto tra Don Milani, la sua scuola e il mondo del lavoro. Il tutto a partire dal libro, curato da Francesco Lauria: “Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana (Edizioni Lavoro, 2019).

Al centro del volume pensato in ricordo di Michele Gesualdi, giunto ora alla seconda edizione, il rapporto tra scuola, lavoro e sindacato nella visione e nella pratica del priore di Barbiana e il racconto di un filo collettivo tra la collina del Monte Giovi e la scuola di formazione per sindacalisti che sorge non distante, tra Firenze e Fiesole.  La nuova edizione del libro, sempre nel segno di Don Milani, ma anche e soprattutto nel rapporto con il tempo di oggi e del messaggio spiazzante di Papa Francesco, approfondisce in particolare il nesso tra mondo del lavoro, disobbedienza civile ed obiezione di coscienza a partire da un altro celebre testo milaniano: “L’obbedienza non è più una virtù”.

Il dibattito “Don Milani e il mondo del lavoro. Memoria, attualità, futuro”, si svolgerà nel plesso universitario fiorentino di Via Capponi N°9 mercoledì 19 giugno, a partire dalle 16.30.  I lavori si concentreranno non solo sulla memoria, ma anche sull’attualità e sul futuro del ruolo del sindacato ora che il Novecento, evocato da Don Milani e dai suoi ragazzi in Lettera a una professoressa, appare abbondantemente alle nostre spalle.
Prenderanno parte all'incontro: Giancarlo Carotti Presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani, Alessandro Martini, assessore del Comune di Firenze, Franca Alacevich, professore ordinario di sociologia dei processi economici e del lavoro per l'ateneo fiorentino, Francesco Lauria, curatore del libro, Beppe Matulli Presidente dell'Istituto Storico Toscano della Resistenza e collaboratore della scuola di Barbiana nella preparazione di Lettera a una professoressa, Agostino Burberi ex sindacalista ed allievo di Don Lorenzo Milani, Luigi Lama del Centro Studi Cisl di Fiesole, Sandra Gesualdi della Fondazione Don Lorenzo Milani.
I lavori saranno coordinati da Mario Lancisi, verranno conclusi da Roberto Pistonina segretario generale della Cisl Firenze Prato, promotrice dell'evento insieme alla Fondazione Don Lorenzo Milani e al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Firenze.
La diramazione fiorentina della confederazione di Via Po ha svolto proprio il 17 giugno scorso la propria assemblea organizzativa nel segno del necessario rilancio del rapporto tra sindacato, giovani e periferie. Una eco, nemmeno troppo lontana, del messaggio di Don Lorenzo Milani e dei suoi allievi fiorentini. Diventati, proprio dalla periferia del Mugello, sindacalisti e, successivamente, anche rispettati uomini delle istituzioni.

venerdì 7 giugno 2019

Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana: il 19 giugno presentazione all'Università di Firenze

 Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana:  il 19 giugno all'Università di Firenze presentazione della nuova edizione del libro sul rapporto tra Don Milani e il mondo del lavoro

A due anni dalla visita e dalla storica preghiera di Papa Francesco a Barbiana viene per la prima volta presentato a Firenze il libro: "Quel filo testo tra Fiesole e Barbiana: don Milani e il mondo del lavoro", pubblicazione a più voci a cura di Francesco Lauria, realizzata da Edizioni Lavoro, giunta, in pochi mesi, alla seconda edizione.

Al centro del volume, frutto della collaborazione con la Fondazione Don Lorenzo Milani e pensato in ricordo di Michele Gesualdi, il rapporto tra scuola, lavoro e sindacato nella visione e pratica del priore di Barbiana e il racconto di un filo collettivo tra la collina del Monte Giovi e la scuola di formazione per sindacalisti che sorge non distante, tra Firenze e Fiesole.
L'iniziativa di presentazione si svolgerà presso l'Università di Firenze, mercoledì 19 giugno 2019 dalle ore 16:30 nel Plesso Via G. Capponi N°9  (Aula N°8).

Prenderanno parte all'incontro: Giancarlo Carotti Presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani, Franca Alacevich, professore ordinario di sociologia dei processi economici e del lavoro per l'ateneo fiorentino, Francesco Lauria, curatore del libro, Beppe Matulli Presidente dell'Istituto Storico Toscano della Resistenza e collaboratore della scuola di Barbiana nella preparazione di Lettera a una professoressa, Agostino Burberi ex sindacalista ed allievo di Don Lorenzo Milani, Luigi Lama del Centro Studi Cisl di Fiesole, Sandra Gesualdi della Fondazione Don Lorenzo Milani.

I lavori, coordinati dal giornalista "milaniano" Mario Lancisi, verranno conclusi da Roberto Pistonina segretario generale della Cisl Firenze Prato, promotrice dell'evento insieme alla Fondazione Don Lorenzo Milani e al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Firenze.



Info: 347 3135750

lunedì 3 giugno 2019

"Con occhi nel mondo". Prato: 5 giugno. Presentazione nuova edizione: Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana

La Femca Cisl di Firenze e Prato ha ideato un percorso di approfondimento sui temi legati al mondo del lavoro, al fare sindacato e alla società civile.

 "ELABORazioni PER SINDAcare, riflessioni moderne per un sindacato che agisce" 
è il progetto che include una serie di convegni in cui verranno presentati elaborati (libri, proposte, idee): è un tentativo di suscitare riflessioni più ampie sul nostro vivere civile e soprattutto sul valore dell'impegno e del voler fare e dal quale ci auguriamo possano nascere azioni concrete da trasferire nel nostro agire quotidiano.

Il primo convegno si svolgerà il 5 Giugno dalle 9.45 presso il Museo del Tessuto di Prato(Via Puccetti, 3, 59100 Prato PO) ed avrà il titolo "Con occhi nel mondo".
Sarà l'occasione per scoprire il libro curato da Francesco Lauria su Don Milani ed il suo rapporto con il mondo del lavoro (Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana, Edizioni Lavoro, 2019). 








domenica 2 giugno 2019

2 giugno: Obiezione di coscienza e riconversione civile e produttiva

"Io voglio costruire aerei per la vita, non per la morte".
Nella nuova edizione di: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro" abbiamo inserito una lettera bellissima ai giovani di Elio Pagani, perito aereonautico, obiettore alla costruzione di armi, esperto di riconversione dal militare al civile, già delegato della Fim-Cisl.
Un testimone, lavoratore e sindacalista, che ha pagato, a cavallo di anni ottanta e novanta, il suo gesto con il licenziamento, ma che continua e arricchisce ancora oggi il proprio impegno, in particolare con Pax Christi.
Segnalo due link: quello alla lettera, ma soprattutto un video, recentissimo, in cui oltre ad Elio parla sua moglie. Un intervento bellissimo, asciutto, concreto che mette insieme testimonianza (e azione concreta) individuale, di coppia e collettiva.
http://riconversione.blogspot.com/2016/12/elio-pagani-una-testimonianza-credibile.html
https://www.youtube.com/watch?v=tcteiU7qa0g