In vista dell'incontro nazionale previsto per il 31 gennaio prossimo a Firenze, che si intitolerà: "Rigenerare democrazia" continuiamo a conoscere le relatrici ed i relatori che interverranno durante l'intensa giornata di lavori.
Adriano Serafino è nato nel 1941 a Rivoli, dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza in una famiglia operaia (padre operaio, mamma casalinga, due sorelle) che aveva affrontato la povertà con dignità educando a grandi elementari valori per la vita.
Ha frequentato l’oratorio a 12 anni, agganciato da un vice parroco che percorreva in bici le contrade per colloquiare con bambini e ragazzi/e invitando le famiglie a mandarli all’oratorio di San Martino.
Nel 1960,
con il conseguimento del diploma di perito industriale all’Itis A. Avogadro di
Torino, per scelta personale ha fatto più esperienze lavorative e in più
aziende nell’arco di soli due anni, conoscendo così la realtà del cosiddetto ascensore
sociale degli anni '60-'70.
Nel periodo studentesco è stato co-fondatore, del Tamburino, un gruppo di giovani cattolici rivolesi controcorrente che “soffiavano” nelle vele del Concilio Vaticano II: seguivano le prediche di Don Primo Mazzolari, le parole di Padre Vivarelli, di Don Milani, del sindaco di Firenze La Pira, leggevano la rivista genovese “Adesso” e i libri di Mounier e di Mauriac e di molti altri.
Erano sostenitori dell’obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio e del No agli armamenti nucleari. Amavano conoscere.
Animarono il confronto e le iniziative tra
cattolici-socialisti-comunisti, fino ad essere stati determinanti (con il
protagonismo del movimento giovanile D.C. di Rivoli) per l’avvio della prima
giunta di centro-sinistra ('59-'62) della Provincia di Torino.
Nel
Nel sindacato torinese è stato Responsabile della Lega Fim-Cisl a Mirafiori ('65-'71), poi segretario generale della Fim-Cisl e della Flm torinesi; quindi segretario nell’Unione Territoriale della Cisl Torinese ('79-'86).
Prima della pensione per alcuni anni è stato operatore sindacale in Valle Susa
e ha svolto incarichi di redazione per l’informazione ai militanti Cisl.
Nei primo decennio del 2010, in pensione, è stato supplente nella commissione di derivazione europea a Bruxelles per conto della Coldiretti di Torino; è stato nel Consiglio di Amministrazione delle case popolari torinesi per conto di Cgil-Cisl-Uil.
Poi consigliere comunale e della Comunità Montana Vallesusa.
Infine co-fondatore dal 2009 del sito www.sindacalmente.org che dal 2017 ha collaborato per la costruzione dell’Associazione Prendere parola, presieduta da Savino Pezzotta e del relativo sito.
SCHEMA DELL'INTERVENTO DI ADRIANO SERAFINO AL PROSSIMO INCONTRO: RIGENERARE DEMOCRAZIA (FIRENZE, 31 GENNAIO 2026).
“Il non
voto è un campo largo. Nuovi strumenti di partecipazione”.
Adriano Serafino
In premessa, con
riferimento alle ultime elezioni politiche e a quelle regionali, alcune
considerazioni sui mali della democrazia liberale, nell’Occidente e nel nostro
paese, che registra la crescita costante del partito dell’astensione, anche superiore al 50% degli aventi diritto.
Riflessioni sul
monito del teorico della democrazia liberale Alexis de Toqueville che metteva in guardia dal pericolo della “dittatura della maggioranza numerica”
che poteva azzerare il valore del pluralismo e del senso critico. In quel tempo
si pensava che la maggioranza degli aventi diritto si recasse alle urne. Ora
quel timore si materializzato e il Parlamento ha abdicato – in Italia e molti
paesi - al proprio ruolo costituzionale
di soggetto legislatore trasferendolo al governo per poi limitarsi alla
ratifica.
Oggi, chi ottiene
la maggioranza dei voti nelle competizioni elettorali, qui come negli Usa,
rappresenta non più del 20-25% degli aventi diritto al voto. Il rischio temuto da Toqueville è diventato
più grande e ben è appropriato
parlare di “dittatura della
minoranza”.
Chi fa parte del campo largo che non vota più? Cittadini che con
troppo semplicismo si definiscono “menefreghisti”? Oppure la maggioranza di essi comprende cittadini
delusi - che hanno votato in passato per partiti di sinistra, di centro o di
destra – che si sono stufati di questo modo di fare politica che fa “pietà” –
altri usano termini più drastici - quando si esprime in Parlamento o sui media
con dichiarazioni, interviste.
Chi decide non è
per nulla il popolo sovrano, ma un gruppo ristretto di eletti che non
verificano mai la delega ricevuta se non all’interno degli organismi di partito
o nel parlamento, con la micidiale prassi di quanto sopra ricordato.
I giovani perché votano in pochi? Forse a loro non interessa
partecipare a questa degenerazione della democrazia di votare per delegare
altri la facoltà di pensare e di decidere, altri che si trasformano in oligarchie e/o in comitati d’affari; molto probabilmente sono interessati ad
essere chiamati per decidere, in una democrazia partecipata con nuovi
strumenti e modalità.
Come stanno i cosiddetti corpi intermedi? Sono forse i
partiti i principali autori della degenerazione in atto della democrazia
rappresentativa delegata? Motiveremo il nostro sì.
E il sindacato? Anche qui il campo largo del non voto nei Congressi di base degli iscritti è enorme. I resoconti non sono pubblici e non di rado artefatti, forse la percentuale dei votanti sta sotto il 10% degli aventi diritto, che in genere non ricevano l’invito, come pure molti pensionati non ricevono la tessera.
Il sindacato è il più grande dei corpi intermedi, il più organizzato nel territorio con una base di riferimento - considerando le tre Confederazioni storiche che fino a pochi anni fa erano unite nell’azione - di oltre 11 milioni di tesserati (dati 2023-2024).
La rottura unitaria preclude
al sindacato di agire e cogliere significativi risultati come soggetto politico;
non solo disunito si politicizza pro o contro il governo come assistiamo da
molti mesi, cogliendo scarsi risultati.
Si può arrestare questo declino? Certamente sì:
sperimentando, unitariamente, iniziando dai territori e dai luoghi di lavoro, nuovi
strumenti di democrazia diretta che risveglino l’anchilosata democrazia
rappresentativa delegata, utilizzando ampiamente i social e la rete. Un tempo
ebbero successo le inchieste strumenti del tutto diversi dai sondaggi dei
nostri giorni.
Saranno sintetizzate le principali esperienze sui fini
e sui mezzi democratici utilizzati da sindacato per conseguirli: Commissione
Interne e gestione di accordi nazionali, Sas-sindacato e premi di produzione,
Consigli di fabbrica e carichi di lavoro e ambiente, Consigli di zona e 150 ore
(…).
Anche una breve
riflessione sull’esperienza (non andata a buon fine) dei referendum on line dei
5 Stelle.
Il sindacato può
fare un utilizzo della rete con ben altre procedure, valorizzando innanzitutto il ruolo delle RSU sui luoghi di lavoro, che sono
tante decine di migliaia. Non è noto un dato unitario, se esiste è
conosciuto da pochi.
Si avanzeranno infine 3-4 specifiche idee - maturate in
Convegni di o promossi da Prendere parola - tenendo a mente anche quanto ha
detto il premio Nobel per l’economia Amartya Sen sui processi decisionali: il
voto è l’ultimo atto di un percorso, prima viene la qualità della informazione,
della formazione, del confronto su temi sui quali esprimersi poi con un voto.
PER ISCRIVERSI ALL'EVENTO:
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