"Prendete quelle notti passate a ricordare..."
Sono alcune parole della nostra sigla del canale: "Il Buon Lavoro".
Ricordando Pierre Carniti non scorderò mai l'incontro di Parma, svoltosi nel dicembre 2017, presso l'Università (la stessa Università che, come fu ricordato, venti anni prima gli aveva conferito la laurea honoris causa...) in cui Pierre intervenne attraverso un video (il suo ultimo video) perchè era: "agli arresti domiciliari sanitari".
Un incontro condiviso, fra gli altri, con Baldo Ilari (già segretario regionale Cisl e segretario dell'Ust Cisl di Parma), il recentemente scomparso Marino Giubellini (anche lui con lo stesso cursus honorum) e Maria Diletta Buti che allora seguiva i lavoratori e le lavoratrici precarie e somministrati nella mia città.
Presentavamo il libro: "Pensiero, azione, autonomia", dove è inclusa una bellissima autobiografia di Pierre raccontata a Paolo Feltrin.
In questo video racconto il "mio" Carniti, che è diverso, ovviamente, dal Carniti di chiunque altro.
Non ci sono, però, solo ricordi personali, nostalgia.
C'è una riflessione, assolutamente attuale, sul lavoro e sul sindacato, totalmente debitrice a Carniti, in particolare a partire dalle sue ultime opere (si pensi al libro: "La risacca").
C'è anche una riflessione sulla Milano a cavallo di anni Cinquanta e Sessanta, quando, davvero, il sindacato nuovo della contrattazione e delle categorie, viene reso, tra mille fatiche, realtà concreta, reale, tangibile.
Sogno concreto, direi ad alta voce, da "fare da svegli", come ci ammoniva sempre Pierre, citando Aristotele.
Non era ancora, peraltro, l'età delle tute blu, c'erano ancora i "grembiuli blu..."
Cosa fare per ridare senso ed agibilità al lavoro? Si chiedeva con noi Pierre.
Ancora Carniti?
Mi si dirà.
Si, ancora Carniti, senza farne un santino infallibile, che non era e che non avrebbe mai voluto essere.
Il librone grigio con le scritte rosse, "Pensiero, azione, autonomia", mi fu dato in mano da un dirigente attuale della Cisl in Toscana che mi disse: "ma chi è questo qui sulla copertina del libro?"
Quante volte, invece, ho parlato di Pierre ai giovani, con i giovani. E qualche volta ho parlato ai giovani insieme a Pierre, come in un piccolo teatro romano, il Teatro San Genesio, vicino agli studi di Viale Mazzini della Rai, nel 2009.
Mi chiede in questo video Carmine Marmo... Ma Carniti, ormai, rappresenta solo un nome?
Gli rispondo che, per me, Pierre, ancora oggi, è un "kairòs pieno di stelle" e quella "rosa bianca" che, davvero, è sbocciata miracolosamente, sognata nella notte, nel mio giardino a Gello, frazione di Pistoia, il giorno dopo la sua morte, all'inizio di giugno del 2018.
Carniti è colui che, nei congressi, nei consigli generali, in totale, assoluta minoranza, negli anni Sessanta, ha sempre avuto il coraggio di alzare la mano, anche in piena solitudine quando pensava che qualcosa fosse giusto e irrimandabile.
Pensiamo al tema dell'incompatibilità tra cariche sindacali e cariche politiche, una visione anticipatrice per tutto il sindacalismo confederale italiano.
Ha pagato le sue sconfitte con l'esilio a Legnano, a Nord di Milano, ma, anche lì, anche da lì, ha saputo "cambiare il destino e la storia", un po', come don Lorenzo Milani, figura che conosceva bene e che celebrò a Barbiana, nel 1965, il matrimonio del suo "braccio destro", Mario Colombo.
Un: "silenzio che diventa voce".
Pensiamo, infine, in un ambito più intimo, al suo essere credente senza essere clericale.
Un cristiano assolutamente non dogmatico, in continua ricerca.
Ma si, torniamoci a Pierre.
Non possiamo vivere in un: "eterno presente senza futuro".
Non dobbiamo perdere la memoria e le radici.
Solo così saremo, germoglieremo futuro.
Pierre Carniti, oggi, per sempre, tutto tranne che un santino.
"Perchè, i valori, non si proclamano, si vivono..."
Buon ascolto.
https://www.youtube.com/watch?v=rCy9nngrZ_U
Francesco Lauria
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