di Brigida Modesti*
Il legame tra lavoro e salute mentale non è neutro: è una questione di potere.
La sofferenza sul lavoro non è un problema individuale, ma il prodotto diretto di come il lavoro viene organizzato: carichi sempre più pesanti, svilimento dei legami di cooperazione e solidarietà, competizione, controllo costante, precarietà e isolamento, disuguaglianza, discriminazione, violenza, scarsa valorizzazione delle risorse individuali e collettive.
Pubblicato per la prima volta nel 1980 e aggiornato nel corso degli anni, il libro di Cristophe Dejours: "Lavoro e salute mentale" è un testo fondamentale per comprendere la sofferenza prodotta dal lavoro.
A più di quarant’anni di distanza, mentre il tema della salute mentale viene sempre più spesso richiamato nel dibattito pubblico, nei luoghi di lavoro la situazione continua a peggiorare.
L’aumento di stress, ansia, burnout, depressioni e disturbi psichici legati al lavoro dimostra l’assenza di una reale volontà, da parte delle imprese e delle istituzioni, di mettere in discussione un modello produttivo che genera sofferenza e la normalizza.
Christophe Dejours, psichiatra e psicoanalista, dirige l’Istituto di ricerca in psicodinamica del lavoro, con sede a Parigi, ed è tra i principali studiosi delle trasformazioni contemporanee del mondo del lavoro.
Da anni denuncia con largo anticipo gli effetti devastanti del modelli produttivi neoliberali: intensificazione dei carichi, competizione forzata, isolamento e distruzione dei legami collettivi, che producono gravi psicopatologie legate al lavoro, fino ai numerosi e ricorrenti casi di suicidio sul lavoro.
Non si tratta di eventi isolati o tragiche fatalità, ma del risultato estremo di un sistema che mette il profitto davanti alla vita.
La pubblicazione di questo volume in italiano è oggi più che mai necessaria.
È uno strumento prezioso anche per l’azione sindacale: serve a dare un nome alla sofferenza sul lavoro, a denunciare le responsabilità di chi organizza e governa i processi produttivi e a rivendicare il diritto alla salute mentale come diritto collettivo, rafforzando la lotta per condizioni di lavoro dignitose, sicure e umane.
Dall’introduzione di Francesca Coin all'edizione italiana del testo di Dejours:
«Come capirà rapidamente il lettore, questo libro, pieno di riscritture e ripensamenti, mostra che il rapporto tra lavoro e salute mentale non può prescindere dalla questione del potere, né dalla specifica struttura psichica di ogni persona, dai suoi bisogni, dai suoi desideri, dalle sue aspirazioni e dal modo in cui l’organizzazione del lavoro a esse si attaglia o meno. […]
Non può esserci salute se il lavoro non ha un senso sociale e collettivo. Quando queste condizioni vengono a mancare – quando la dignità viene progressivamente erosa – il lavoro diventa terreno fertile per la malattia»
* Brigida Modesti, psicologa, già quadro sindacale della Federazione Nazionale Pensionati della Cisl dove si è occupata in modo particolare di politiche sociali e socio-sanitarie per le persone anziane. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi sull'argomento. È autrice, tra l'altro, del libro "Vivere in Casa di riposo. Le residenze degli anziani. Storia, evoluzione, nuovi orientamenti" (Edizioni Lavoro, Roma, 1996). Dal 2003 al 2009 ha curato la rubrica "Il punto di vista delle donne" sulla rivista Oggi Domani Anziani della Federazione Nazionale Pensionati della Cisl.
Per approfondire:
https://deriveapprodi.com/libro/lavoro-e-salute-mentale/
https://www.machina-deriveapprodi.com/post/sfruttamento-della-sofferenza-sfruttamento-della-paura

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