mercoledì 28 gennaio 2026

SANDRO ANTONIAZZI: APOSTOLO LAICO E CREDENTE DI UN SINDACATO STRAORDINARIO PER PENSIERO, AZIONE, LOTTA, SPIRITUALITA’

Il sociologo cislino Bruno Manghi ha ricordato Sandro Antoniazzi, con una riflessione che verrà diffusa in occasione del convegno: “Rigenerare democrazia”, il 31 gennaio 2026, a Firenze.

“Ho conosciuto Sandro Antoniazzi – racconta Manghi - quando facevo l’assistente all’Università Cattolica di Milano e mi sono messo a frequentare la Cisl; lui era già persona nota e centrale.

Sandro cresce in una famiglia cattolicissima del mondo cattolico milanese, ha un fratello vescovo in Brasile, la sua crescita e formazione è potentemente legata alla dimensione ecclesiale meneghina.

La sua interpretazione della verità cristiana è sempre molto presente nelle sue riflessioni e nei suoi atti.

Pensiamo a luoghi e realtà fondamentali a Milano come: “la Corsia dei Servi”, Gioventù Lavoratrice che si affianca a Gioventù Studentesca, il mondo originario dell’Azione Cattolica.

Sandro è totalmente impregnato e crede in questo mondo. Mentre è alla Fim di Milano, per un periodo, pensa di scegliere il sacerdozio, io lo andavo a trovare, infatti, al seminario di Venegono.

C’è, quindi un suo tentativo, totalmente convinto, di diventare un prete sociale, dove prete è il primo e prioritario aspetto.

Tutto questo lo accompagna nelle sue riflessioni, nei suoi atti, nella sua pratica quotidiana, rafforzata anche nell’incontro con Lea, colei che diventerà sua moglie, un incontro che si realizzerà nelle comuni visite che la coppia farà agli ex terroristi dissociati.

Anche negli ultimi anni della sua vita, in fondo, lui era il leader riconosciuto di un collettivo di credenti che non faceva solo azione sociale, ma discuteva molto anche di Fede.

Siamo, quindi, di fronte ad una figura di cristiano militante, figura che lo ha sempre accompagnato.

Sandro è una figura costante, non è un elemento da colpi di scena e nell’ambito sindacale e parasindacale, penso ai centri operai, lui è stato sempre molto legato ad un’idea formativa.

Le sue ripetute riflessioni sull’etica del sindacalista mi sembrano in linea con la sua personalità; lo possiamo definire – continua Manghi - “un’assistente spirituale sindacale” impegnato nella missione della rappresentanza del lavoro e conquistando una leadership che non è mai venuta meno.

Anche dentro al sindacato, in anni in cui nella Cisl c’erano contrasti vivaci, lui ha sempre tenuto un rapporto positivo con quelli che per noi erano alla nostra opposizione, penso alla Fisba Cisl, il sindacato dei lavoratori agricoli. Era veramente amico dei segretari della Fisba, facevamo insieme la formazione, le “mattinate Fisba”, nei giorni feriali, senza dimenticare, poi, tutte le “invenzioni” della Fim, i suoi metalmeccanici.

Ricordo anche il Centro Operaio di Sesto San Giovanni (con anche una sede a Milano, vicino alla sede Cisl di Via Tadino), messo insieme da me, Sandro e Giovanni Bianchi che rappresentava un tentativo di inaugurare un impegno politico-operativo nei nostri giovani più curiosi, a partire dai giovani della Fim che avevano una loro struttura giovanile, guidata da Gianni Montani.

Non dimentichiamo le estati a San Pellegrino, nei campi scuola dove si faceva formazione, ma ci si divertiva anche insieme.

Il tema del perdono, del dialogo è sempre stato un “fuoco” di Sandro.

In sintesi Sandro era un cristiano attivo, con una dimensione della “Parola” che è stata una costante.

Sandro è stato un caso non frequentissimo, non dimentichiamo, ad esempio Lorenzo Cantù, o l’esperienza francese del processo di laicizzazione di quella che sarebbe diventata, in Francia, la Cfdt. Dalla Francia, riferimento costante, è arrivata la conoscenza con Paul Vignaux, grande storico e filosofo che era tra l’altro il segretario generale della categoria dell’insegnamento della Cfdt.

Va menzionata l’attenzione di Sandro ai preti operai, sempre con la Francia come esperienza di riferimento e di punta.

Antoniazzi rappresentava insieme l’idea di una missione sindacale che nasceva dall’incontro e che lui trasmetteva, fedele alla scelta non confessionale che dobbiamo, nella Cisl, direttamente a Giulio Pastore.

Non dimentichiamo il contesto in cui ha operato Sandro: il tempo di Giovanni XXIII, il Concilio Vaticano II, il grande magistero del Cardinal Martini, senza dimenticare Padre Reina, gesuita che ebbe oltre che su Sandro Antoniazzi, un’influenza fortissima – conclude il sociologo cislino - anche su Pierre Carniti.”

Passando ad un quadro più strettamente sindacale di Sandro Antoniazzi,, come ha ricordato anche il fimmino torinese Adriano Serafino, non si può poi scindere questo importantissimo sindacalista milanese dalla storia della “sinistra sindacale”, realtà, composita, trasversale alle tre confederazioni che ha attraversato fasi anche molto differenti.

Una realtà che lo storico Fabrizio Loreto ha riscostruito magistralmente in un bel libro, pubblicato da Ediesse esattamente venti anni fa, intitolato significativamente: “L’anima bella del sindacato” (2005).

Lo stesso Sandro Antoniazzi, in un ricordo di Pierre Carniti. sintetizza con queste parole la caratteristica della Fim Cisl milanese come “sinistra sindacale”: “… Carniti era un atipico, un eterodosso, uno fuori da ogni schema. In un periodo di tempo fortemente ideologico e politicizzato, dove ognuno veniva classificato per la sua provenienza e appartenenza, Carniti era indefinibile. Era il cruccio dei comunisti che, considerandosi i veri interpreti della classe operaia di cui conoscevano l’ortodossia e tutte le possibili deviazioni da questa, non riuscivano a collocarlo; varie volte hanno tentato di definire la FIM di Carniti come pansindacalista, anarco-sindacalista o altri vocaboli del genere, senza cogliere il vero carattere di questo strano e originale sindacato.

La Fim di Milano e quelle altre vicine che poi formarono la nuova FIM nazionale – continua Antoniazzi - rappresentavano un caso raro; costituivano un esempio rarissimo di “sinistra sindacale”. C’è tanta sinistra nel sindacato e tanti sindacati di sinistra nel mondo, ma si tratta praticamente sempre di una sinistra politica che opera nel sindacato. La sinistra sindacale è un’altra cosa: parte dai problemi dei lavoratori e con essi agisce e lotta per cambiare la loro condizione. Per trovare qualcosa del genere penso che occorra risalire alle origini del sindacato…”

In conclusione facciamo parlare ancora Sandro, con i passaggi della sua stupenda autobiografia (“Combattere la bella battaglia”, 2025) che ci ha segnalato appositamente la moglie Lea Antoniazzi nel riassumere, cosa fosse per lui, l’essenzialità dello spirito del sindacalista:

I lavoratori sono i mandanti e il sindacalista non è un superiore, ma un lavoratore tra i lavoratori, qualcuno che è al servizio dei lavoratori.

La sua si può ben definire una missione, oserei dire una missione messianica: il sindacalista va tra i lavoratori, in mezzo alla gente, e porta un messaggio di solidarietà, giustizia, speranza, convivenza fraterna, che sono tutti beni messianici, quelli della terra promessa.

Per questo essere sindacalisti è un motivo di orgoglio che convive con l’apprezzamento e la considerazione da riservare alla classe lavoratrice, a cui il sindacalista appartiene.”

Grazie Sandro!

Francesco Lauria

Sandro Antoniazzi (1940 – 2025) è stata una figura storica del sindacalismo italiano, nota anche al di fuori del sindacato stesso per il suo impegno civile e sociale.

Antoniazzi ha dedicato oltre trent'anni alla Cisl (e prima alla Fim-Cisl), ricoprendo incarichi di vertice: 

Segretario Generale della CISL Milano: dal 1979 al 1988.

Segretario Generale della CISL Lombardia: dal 1988 al 1992.

Nel 1997 è stato il candidato sindaco del centrosinistra a Milano, sfidando Gabriele Albertini. Successivamente è stato consigliere comunale dal 2001 al 2006. 

Oltre al sindacato, ha guidato importanti istituzioni milanesi:

Presidente del Pio Albergo Trivulzio (sostituendo il "mariolo" Chiesa) (1992) e della Fondazione San Carlo (1994).

Membro della Commissione "Iustitia et Pax" della Diocesi di Milano.

Fondatore del sindacato inquilini Sicet e dell'associazione Comunità e Lavoro, oltre che della rivista Politica e Amicizia. E di tante, tantissime altre opere, a partire dal "Centro Operaio" negli anni sessanta (tra Sesto San Giovanni e Milano) proprio con Bruno Manghi Giovanni Bianchi.

È scomparso nel luglio del 2025 all'età di 85 anni. 

Il suo pensiero è raccolto in numerosissime pubblicazioni, tra cui Lettera ai lavoratori (2014); ricordiamo inoltre il volume “Cura e democrazia. Il valore politico della cura”, scritto e curato con una pensatrice femminista, Paola Melchiori. Non si può, ovviamente, dimenticare, il suo lascito, la splendida autobiografia"Combattere la bella battaglia". (2025) che potrà essere acquistata in occasione del convegno: “Rigenerare Democrazia” il 31 gennaio a Firenze.

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