1. Tra Pistoia (Candeglia) e Parma, tra Berlinguer e i "matti" di Vigheffio.
C'è stato un momento, ieri sera, al Circolo Arci di Candeglia, a Pistoia, gremito oltremisura per l'occasione, un momento preciso in cui ho pensato a Mario.
E' stato quando Giovanni Capecchi ha ricordato i propri valori di fondo, le sue prime esperienze politiche, quelle dopo le elementari e la petizione, rivolta principalmente alla sua mamma, per salvare dal forno un piccolo coniglietto.
Il Centro di Documentazione, cui ho regalato, appena arrivato a Pistoia, nel 2011, il mio volume sulle 150 ore per il diritto allo studio; l'obiezione fiscale alle spese militari; le mobilitazioni per la Pace negli anni Ottanta e Novanta; il doposcuola sulla scia di Don Lorenzo Milani; il primo, importantissimo (e perduto) Centro Stranieri della città.
In quel momento lì, proprio in quel momento lì ho pensato a Mario: Mario Tommasini, l'eretico dei sogni e delle lotte, la persona che, quando Enrico Berlinguer, da leader carismatico del Pci giungeva a Parma, andava a salutare per primo, a Vigheffio, alla sua fattoria dei matti, saltando a piè pari il "Bunker", la sede, in cemento armato, del Pci locale, allora luogo assoluto del potere provinciale.
2. Il "Bunker"
Fino agli anni Ottanta il Bunker è stato uno dei luoghi del potere della mia città, certo, ovviamente, insieme alla sede degli industriali e alla curia.
Era, come detto. la casa madre del Pci. Qui ci stava tutto, dagli archivi, ricchissimi di “note”, ai dirigenti, alle sale per le riunioni, alla redazione locale dell’Unità. Soprattutto ci stava “il federale”. Così si chiamava il segretario provinciale del partito.
E il palazzone si chiamava, appunto, Bunker.
Perché?
Sembrava un fortino, disegnato immerso nel cemento armato, a metà anni Settanta del Novecento dall’architetto Flavio Franceschi, allora intellettuale vicino al partito.
Come ha ricordato Luigi Alfieri, i più maligni dicevano che era una struttura paramilitare da utilizzare per la rivoluzione o in caso di un colpo di stato di destra.
Il federale del Pci di Parma non era solo il capo del partito, ma (tranne una parentesi nel1985-1990), comandava la società civile, orientava la potente Arci, contava più del sindaco che, allora, non era eletto direttamente, ma deciso tra riunioni piene di fumo, proprio nel Bunker, dai partiti di maggioranza: Pci e Psi.
Ho fatto in tempo a vedere molte cose nella mia città, Parma, ma credo che forse a Pistoia il tutto fosse ancora più marcato, poichè il Pci aveva percentuali anche più alte e, prima del 2017, mai ha lasciato (pur nelle versioni Pds, Ds, Pd) il potere.
Il capo e la dirigenza del Bunker, a Parma, sceglievano i responsabili delle municipalizzate, il presidente della Provincia, gli amministratori della sanità, consiglieri di banche, sindacalisti di vertice, dirigenti delle cooperative e molto altro.
Tornando a Pistoia, Agostino Fragai, ex funzionario del Pci pistoiese, ha ricordato, durante l'evento di lancio della candidatura di Giovanni Capecchi per le primarie, quanti iscritti, nel 1985, aveva il Pci a Pistoia. circa un cittadino su dieci, neonati, bambini e ultraottuagenari compresi.
3. Valentina e l'Unità
Anche io, come Giovanni Capecchi, ho un ricordo delle scuole elementari da condividere, si chiama Valentina.
No, non era un amore precoce nato sui banchi della città emiliana.
Valentina, a differenza di tutti noi, tranne un'altra bambina che si chiamava Shanti e aveva genitori pacifisti, parainduisti, ecologisti e vegetariani, non faceva religione.
Perchè?
Perchè i suoi genitori erano: "comunisti".
Si, eravamo tra il 1985 e qualche anno dopo: era da poco arrivato Gorbaciov, ma il papà di Valentina, che sembrava una copia in carta carbone di Carl Marx, la aspettava sempre fuori da scuola, con un giornale sottobraccio: l'Unità.
Ovviamente l'austero genitore di Valentina era uno dei tanti funzionari comunisti che operavano proprio nel Bunker.
Il resto è noto, il Pci ha cambiato nome, gli iscritti si sono decimati, così, nel bene e nel male, come il sistema dei partiti, tutti i partiti, Democrazia Cristiana compresa.
Il Bunker, tristemente svuotato, è stato per un po' subappaltato alla Ausl locale, adesso, ricorda sempre Luigi Alfieri, dove germogliava la pianta del potere, regnano le erbacce e i gatti randagi. Ovunque ci sono muffa e ruggine. Vetri sbrecciati.
"Come il Palazzone, così sono finiti i partiti e la democrazia. Oggi comandano i capi popolo."
4. 1998: un'apparente "gioiosa macchina da guerra".
E, invece, ieri sera a Pistoia, non ho pensato al Bunker, ma ho fatto un salto di circa dieci anni, al 1998.
Nel 1998 Parma, con enorme disappunto di chi si considera una "piccola Parigi", perdeva la stazione Tav a favore di Reggio Emilia proprio mentre il primo comunista della storia, Massimo D'Alema, con una congiura di Palazzo, gestita con il democristianissimo Franco Marini, sostituiva a capo del Governo proprio il reggiano Romano Prodi, giungendo, senza elezioni, alla guida dell'Esecutivo di centrosinistra.
Ma nel 1998, però, si votava. Per le amministrative comunali.
Anche a Parma, come a Pistoia, prima del 2017, fin dal 1945 i comunisti mai avevano perso il potere e, fino al 1998, il Pds, erede del Bunker, aveva 20 (venti) consiglieri comunali su 40, viveva in simbiosi ed organizzava eventi e concerti (anche belli per carità) quasi solo con l'Arci, i bus della municipalizzata Tep venivano assicurati tramite l'Unipol e il sistema di potere (e anche di buongoverno riformista emiliano, sia chiaro), la "ditta" così cara al piacentino Pierluigi Bersani, sembrava ancora, almeno a livello locale, per usare parole non fortunatissime, per la verità, di Achille Occhetto: "una gioiosa macchina di guerra".
5. Mario Tommasini, Giovanni Capecchi: JUST DO IT!
Ma ci sono versanti in cui la storia si sfiora, come Giovanni Capecchi, a Pistoia, nel 2007, quando si candidò, a mio parere con grande coraggio, contro la corazzata di Renzo Berti, prendendo tanti voti; e crinali in cui la storia si fa, come a Parma nel 1998.
E qui torniamo a Mario Tommasini, Bernardo Cinquetti, Giuseppe Longinotti e, nel piccolissimissimo, al poco più che diciottenne sottoscritto.
Siamo nell'Oltretorrente, sì quello delle gloriose barricate antifasciste che impedirono al gerarca Italo Balbo, che qualche anno dopo avrebbe attraversato l'oceano Atlantico in biplano, di attraversare il torrente Parma, dal nome omonimo alla città, "La Perma" declinato al femminile e in dialetto.
Qui si trovava la sede della Sinistra Giovanile (i giovani dell'ancora potente Pds) e la casa territoriale del partito.
Quando, quasi come si fosse ancora al Bunker, quasi come non si decidesse il candidato con elezione diretta, proprio come nei decenni predenti, fu indicato per un inaspettato, e oggettivamente inaccettabile, terzo mandato il notaio massone Stefano Lavagetto, ci fu una vera rivolta di popolo (certo supportata anche dal potentissimo organo unico, la Pravda degli industriali: la Gazzetta di Parma).
Nell'Oltretorrente una scritta redatta dalla iper creativa Sinistra Giovanile cambiò il nome alla sede locale del partito: la cassetta delle lettere si tramutò beffardamente da: "Pds", a: "Cadavere Pds".
Ma soprattutto i tanti ragazzi e le ragazze del partito, più alcuni cani sciolti, magari provenienti dal mondo cattolico di sinistra come il sottoscritto, incontrarono gli occhi azzurri, pieni di sogni di Mario.
Mario Tommasini.
E' difficile spiegare, al di là dell'aneddoto di Berlinguer, chi fosse Mario.
La definizione più nota è quella di: "eretico per amore".
Laddove eresia, come ci ricorda il filosofo junghiano Luigi Zoja, significa, dal greco, "scelta".
E di scelte Mario Tommasini ne ha fatte molte, tra cui quella fondamentale, sulla scia di Franco Basaglia di compiere battaglie eccezionali, creative, peraltro in tutto il mondo non solo a Parma, per la chiusura di manicomi e, cosa meno nota, anche dei brefotrofi.
Mario, di cui ricorrono quest'anni i venti anni dalla scomparsa (si può approfondire con il sito web: www.mariotommasini.it , ha dedicato tutta, tutta la sua vita ai più fragili: emancipandosi insieme a loro, con loro, in mezzo a loro. Malati psichiatrici, anziani, bambini abbandonati, detenuti, persone sole, etc.
Una sinistra creativa e vera, alternativa ad un Bunker peraltro già abbandonato e quasi in rovina, non poteva che affidarsi a lui.
Ricordo come oggi, quando mi ritrovai tra le mani un adesivo, frutto della genialità del compianto Bernardo Cinquetti (che ci ha lasciato purtroppo molto giovane) e Giuseppe Longinotti: "Mario Tommasini, Just do it!"
Dove Just do it, slogan beffardamente e paradossalmente rubato ad una grande multinazionale che nulla aveva a che fare con Mario, simboleggiava la pazzia, il "mondo matto" di un scelta inedita e rischiosa, un voto rivoluzionario che avrebbe potuto scompaginare la città e i suoi assetti di potere, una volta per sempre.
Da sinistra.
Anche Giovanni Capecchi ieri sera ha ricordato un adesivo a lui caro, disegnato nel 1981 dall'Arci nazionale, per la difesa dell'"unico pianeta che abbiamo".
Ecco, anche Mario, partigiano, leader eretico per amore della sinistra comunista e libertaria, uomo profondamente spirituale, era più che consapevole che abbiamo solo un pianeta, solo una vita e che proprio per questo dobbiamo ascoltare il battito del cuore dei più deboli, dei più fragili.
Non per pietismi caritatevoli o per interventi statalisti.
Ma, attraverso una sussidiarietà circolare antelitteram, che metteva insieme Franco Basaglia, Gianni Rodari, Don Lorenzo Milani, Alda Merini e tanti altri/e il battito dei singoli si faceva sogno collettivo, orizzonte e progetto comune, rivolta, eresia d'Amore.
Gli occhi e la postura di Giovanni sono più timide di quelle di Mario.
Ma i sogni, a me paiono sostanzialmente gli stessi.
Ieri sera, ascoltando anche una brava Stefania Nesi (quanto sono stato ingeneroso con lei...) anche io ho fatto la mia scelta.
Una scelta del cuore, che purtroppo non potrò, perchè all'estero, trasferire il 12 aprile sulla scheda.
Proprio per questo provo a renderla pubblica.
E' la scelta, come diceva l'indimenticato leader della Cisl Pierre Carniti, cristiano laico nella sinistra, citando Aristotele, di farsi guidare dalla Speranza: "Un sogno bellissimo, ma che occorre, ci ricordava Pierre, fare da Svegli".
Insomma, per chi può, il 12 aprile e anche oltre, si sogni pragmaticamente:
GIOVANNI CAPECCHI, JUST DO IT! (fine prima parte...)
Francesco Lauria
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