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Nel suo dipinto "Icaro", realizzato nel 1947, quando il grande pittore francese era già sulla sedia a rotelle, Henri Matisse, trasforma Icaro stesso in un simbolo di libertà e gioia del volo, rappresentando il raggiungimento di un'aspirazione umana universale, con un focus sulla forma e il colore e non sulla caduta, mostrando l'uomo nero in un mare di blu che ci suggerisce speranza e infinito.
Il cuore, il punto rosso, è la passione vitale dell'uomo (e della donna).
Intorno alla figura in nero non c'è il sole, ma delle stelle o delle esplosioni (o entrambe le cose).
Quindi qui Icaro non sfida il sole che non c'è, siamo oltre il mito classico.
Non c'è uno schianto, Icaro si libra nel cielo, simbolo del suo desiderio di superare i propri limiti e di tendere verso l'infinito e la verità.
In realtà, quella di Matisse, è anche un'opera contro la guerra, perchè le esplosioni sono quelle della guerra mondiale appena conclusa quando il pittore ha dipinto il quadro, peraltro, con una tecnica molto particolare.
Il cuore non è superbia, ma un inno alla passione, il punto rosso non è arroganza, ma entusiasmo che, certamente, travolge, ma non può fare del male.
Vive.
La rivisitazione quasi completa del mito classico del volo di Icaro da parte di Matisse, mi ha fatto venire in mente l'opportuna introduzione a un libro che per me è stato importantissimo: "Condividere la vita" di Ivo Lizzola, scrittore e docente che abbiamo ospitato e ascoltato tantissimo nella formazione sindacale.
Scrive il pedagogista bergamasco nel testo introduttivo intitolato: Il tempo dell'incontro:
"La vita presto ci chiama a dire parole nostre dentro un mondo nel quale si è già parlato di noi (P. Ricoeur). Nascono parole risonanti, "appoggiate" su parole già dette, donate, parole che poi volano nuove, cercando nuovi paesaggi, tracciando (come Matisse NdR) nuovi disegni.
Di vita che cerca vita, vita che trova vita, vita che mette in comune desiderio e sogno di bellezza, timore e domanda di giustizia, differenza e attesa di bontà".
Aggiunge Ivo Lizzola più avanti nel suo testo che affronta tutta la questione della relazione e del tempo nell'educazione: "Promettere è promettere se stessi".
Sospensione ed inizio, deposizione e soglia, ci portano, come nel volo di Icaro, all'affidamento (reciproco?) e alla declinazione di una storia di vita.
Pulsa la propria storia, il proprio cuore rosso, ma il volo non rinuncia all'intreccio con altre storie, grazie, scambi, prossimità, presenze.
Che cosa c'è nell'infinito del quadro di Matisse?
Qual è l'orizzonte dell'uomo, di quella figura che il pittore francese dipinge di nero su sfondo blu, tra stelle ed esplosioni?
Certamente ci sono il rischio e la fatica dell'incontro. Delle emozioni.
Una danza impegnativa e delicata, ci dice ancora Lizzola, nella quale si scoprono le parole e ci si aiuta a pensare e a sentire gli uni gli altri, interpretando e immaginando, reinventando vita quotidiana e tempo.
Incontriamo: "limiti trasformati in comunità" (J. Kristeva) e la "capacità dei soli di stare insieme".
Qui, nasce la possibilità di "tessere futuro" che osserviamo nel volo di Icaro di Matisse.
Partiamo da quel cuore rosso, dal tendere verso i legami (di vario tipo) nel tempo della fragilità, dell'incertezza, delle solitudini, della guerra (le esplosioni).
Lizzola ci propone un approdo che, poi, è, di nuovo, un inizio.
Il filo rosso, il cuore rosso questo cammino, di questo volo è: "mettere in comune la vita, mettere in comune il volo".
E' il mestiere di vivere, conclude Ivo-Matisse, di imparare mettendosi in cammino (imparando, da soli e insieme, anche a volare...); mettendo in comune la Vita.
Sognando da svegli.
Francesco Lauria

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