mercoledì 11 marzo 2026

"CON CORAGGIO E AMORE": PERDONO, PREGHIERA, VERITA' E GIUSTIZIA. LA FORZA MITE E RIVOLUZIONARIA DI VITTORIO E GIOVANNI BACHELET


Come stai papà?” “Bene, quando ti sento.”.

Sono parole, al telefono, intercorse tra Stati Uniti e Italia, nell'ultima conversazione tra Giovanni Bachelet e il padre Vittorio, 54 anni, già Presidente di Azione Cattolica, docente universitario e vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, pochi giorni prima dell'attentato mortale delle Brigate Rosse, presso l'Università La Sapienza, nei pressi dell'aula dedicata ad Aldo Moro, a Roma: il 12 febbraio 1980.

Prima dei colpi esplosi, per primi, dalla mano di una donna, Anna Laura Braghetti, Bachelet stava conversando con la sua giovane assistente Rosy Bindi, nel giorno del suo ventinovesimo compleanno.

Ho immaginato il dialogo telefonico tra Giovanni e Vittorio tante volte, dopo aver letto il ricordo consegnato da Giovanni a Walter Veltroni che, giovanissimo, condivideva con suo padre la presenza in consiglio comunale nella capitale.

Giovanni, giovane ricercatore in fisica, si trovava all'estero, in New Jersey, e dall'altra parte del mondo e, alle sei del mattino, apprese del terribile assassinio del padre da parte delle Brigate Rosse.

Si precipitò a Roma per i solenni funerali del padre, dove pronunciò, a nome di tutta la famiglia, parole che cambiarono la storia e sconvolsero (non senza polemiche) l'intero paese, terroristi compresi:

“Preghiamo per il nostro presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga, per i nostri governanti”, disse Giovanni Bachelet al funerale, “per tutti i giudici, i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia e quanti oggi, nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano a combattere in prima fila la battaglia per la democrazia, con coraggio e amore”

E aggiunse: “Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà, perché senza togliere nulla alla giustizia, che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la Vita e mai la richiesta della morte degli altri”

Una gigantesca testimonianza, coerente con gli insegnamenti di Vittorio, che è ancora più forte se si osserva la forza timida di Giovanni, magro e pallido, nel filmato dell'epoca.

Qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=ffLJjhrcJuU

Le poche parole di Vittorio a Giovanni sono certamente meno famose dell'intervento, pronunciato a nome di tutta la famiglia, da Giovanni Bachelet durante il funerale del padre, talvolta messo in discussione, talvolta "celebrato" senza il necessario approfondimento. 

Vittorio, ha ricordato Walter Veltroni, nell'intervista a Giovanni, pubblicata da Il Corriere della Sera nel 2023, era, peraltro, un: "bersaglio facilissimo", letteralmente annunciato.

Come Walter Tobagi. 

Ed è grazie alla figlia di Walter, Benedetta su Wikiradio, che è stata registrata una delle trasmissioni più belle e complete sulla terribile vicenda, sia per quel che riguarda la risposta nonviolenta di Giovanni, il potere dirompente del perdono e della preghiera per i terroristi, per gli assassini, (senza mai rinunciare alla giustizia!) sia per la ricostruzione minuziosa della Vita di Vittorio Bachelet: "un uomo fatto principalmente di silenzio e di sorriso".

Qui il link alla trasmissione che consiglio assolutamente di ascoltare con la dovuta cura: https://www.raiplaysound.it/audio/2021/02/WIKIRADIO-----Vittorio-Bachelet--ee65fec5-40a4-467a-b5e2-88cab1b9ebb7.html

E' poi noto che, anni dopo l'assassinio, diciotto terroristi brigatisti scriveranno una lettera al fratello di Vittorio Bachelet, Adolfo, sacerdote gesuita, chiedendo un incontro in carcere alla famiglia.

Tutto questo mi ha ricordato anche lo straordinario impegno di un sindacalista milanese della Cisl, Sandro Antoniazzi, recentemente scomparso, che molto si spese nella ricerca della "conversione" dei terroristi, dando loro la possibilità di ritrovare, nella loro vita, la Verità.

Ovviamente pentendosi, dissociandosi e pagando il "conto" con una giustizia da considerare riparativa e non meramente repressiva (Vittorio Bachelet, anche nel suo ruolo di vice Presidente del Csm, fu totalmente contrario alla logica dell'emergenza e alle leggi speciali contro il terrorismo).

Anche io ho intervistato Giovanni Bachelet a lungo, ormai molti anni fa, per Via Po, l'inserto culturale di Conquiste del Lavoro. 

Avvenne in occasione dell'uscita per la casa editrice Il Margine, di Trento, del volume "Sedie Vuote", dedicato alle vittime del terrorismo (le "sedie vuote", appunto) e ai loro familiari, troppo spesso dimenticati, non considerati da una narrazione pubblica che, per decenni, li ha quasi paradossalmente cancellati.

Ricordo, come fosse oggi, la mia emozione nel salire le scale dell'appartamento, vicino alla Chiesa del Cristo Re, nei pressi della casa di un'altra famiglia importante del cattolicesimo democratico romano e italiano: la famiglia Giuntella.

Ricordo il sorriso di Giovanni e il suo racconto.

Nessun buonismo facile. 

La sua richiesta di Giustizia e di Verità, non era meno forte di quella dell'offerta della preghiera e del perdono. Mai più dimenticabile era, per me, la sua "ricerca della Verità"

Come ha affermato Rosy Bindi: "Si può, si deve, da cristiani, perdonare, non si può dimenticare, non si può rinunciare a fare chiarezza nei misteri oscuri del nostro Paese".

Quella stessa Verità che nel saggio: "Verità e politica" (1967), Hannah Arendt esplora nel conflitto intrinseco con la natura dell'agire politico, in un'opera che nasce come risposta alle polemiche suscitate dal suo reportage sul processo al gerarca nazista Adolf Eichmann, dove era stata accusata di aver manipolato i fatti storici. 

Non si tratta della verità razionale, ma della verità "fattuale" che riguarda gli eventi accaduti nel  mondo. Una Verità estremamente fragile perché dipendente dalla testimonianza umana e cancellabile o alterabile dal potere politico. 

Vittorio Bachelet, come Hannah Arendt, credeva fermamente nella Politica come regno della pluralità delle opinioni e del loro scambio. 

I fatti, però possono essere distrutti dalla menzogna organizzata. Senza una base comune di: "verità di fatto", la libertà di opinione diventa debolissima, a tratti pericolosamente evanescente.

Il potere come dominio, secondo la filosofa ebrea tedesca, mira a distruggere la capacità stessa degli individui (e delle comunità politiche) di distinguere tra vero e falso, rendendoli facilmente manipolabili.

Sta qui per Arendt, il ruolo cruciale del "testimone": Vittorio, Giovanni.

Il testimone è colui che cerca e dice la Verità (spesso si tratta di filosofi, scienziati, storici, giornalisti, come Walter Tobagi) e che si trova in una posizione difficile e quasi sempre esterna alla politica. 

Il compito dei testimoni è preservare la realtà dei fatti affinché i politici possano agire su un terreno solido senza che siano assecondate le menzogne del potere come dominio.

Sebbene per Arendt la Verità possa essere, talvolta anche "anti-politica", essa è, senza dubbio, il presupposto indispensabile per l'esistenza di un mondo comune. 

Ma qual è il rapporto tra la Verità e la (almeno apparente) sconfitta, la morte, il dono, il sacrificio di una Vita stroncata? 

E' ancora la trasmissione di Benedetta Tobagi, con le parole di Giovanni Bachelet, a darci una risposta profondissima:

"Il martirio è il segno di una scelta. E' forse più facile capire il senso di una morte causata da un ideale, rispetto al senso generale della Morte, cui tutti siamo destinati (...)  

Siamo anche di fronte alla sconfitta dell'uomo che uccide. Il più sconfitto di tutti. (...) 

Il senso è l'importanza di queste battaglie si capisce proprio perchè si dà la vita per esse.  

Diceva Emmanuel Mounier: non si può amare la Vita, se non si ama qualche cosa che vale più della Vita. 

In fondo il significato di tutto si capisce anche dal fatto che si è pronti ad essere sconfitti. Ma non si fugge."

Non si fugge.

Infine, dalla splendida trasmissione di Benedetta, in cui la giornalista parla anche del suo di papà, "rubo" una delle canzoni preferite di Vittorio Bachelet.

Un inno di Pace che risuona nel nostro disperante tempo di guerra. Una breve e intensa preghiera d'Amore. 

Una canzone che ci propone anche un NO, fermo, deciso. 

Proprio come quello che, anche qui ci sono maestri Giovanni Bachelet e Benedetta Tobagi, dovrà essere affermato con forza nell'urna i prossimi 22 e 23 marzo, nel Referendum su una riforma che vuole: "togliere di mezzo la Magistratura". 

Un No, perfettamente coerente, anche con l'insegnamento, l'impostazione democratica, la Vita, il sacrificio, la Verità di Vittorio Bachelet.

Francesco Lauria 

Dedicato a Te,
che, con il Coraggio e l'Amore nei tuoi occhi,
attraversando abisso, pozzo e dolore,
sei diventata, per me,
Bussola di Verità".

Luigi Tenco, 1959: "E se ci diranno": https://www.youtube.com/watch?v=Ik6lvUDbfDc


E SE CI DIRANNO (LUIGI TENCO)

E se ci dirannoChe per rifare il mondoC'è un mucchio di genteDa mandare a fondo
Noi che abbiamo troppe volte visto ammazzarePer poi dire troppo tardi che è stato un erroreNoi risponderemoNoi risponderemo
E se ci dirannoChe nel mondo la genteO la pensa in un modoO non vale niente
Noi che non abbiam finito ancora di contareQuelli che il fanatismo ha fatto eliminareNoi risponderemo NO! NO! NO! NO! NO!Noi risponderemo NO! NO! NO! NO! NO!
E se ci dirannoChe è un gran traditoreChi difende la genteDi un altro colore
Noi che abbiamo visto gente con la pelle chiaraFare cose di cui ci dovremmo vergognareNoi risponderemo NO! NO! NO! NO! NO!Noi risponderemo NO! NO! NO! NO! NO!
E se ci dirannoChe è un destino della terraSelezionare i miglioriAttraverso la guerra
Noi che ormai sappiamo bene che i più fortiSono sempre stati i primi a finir mortiNoi risponderemo NO! NO! NO! NO! NO!Noi risponderemo NO! NO! NO! NO! NO!

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