mercoledì 14 gennaio 2026

UN PROGETTO CONFORME (COME LA DIVISIONE SINDACALE) AL PIANO P2: FIRMIAMO E VOTIAMO NO A UNA PESSIMA, ANTIDEMOCRATICA RIFORMA SULLA GIUSTIZIA

Qualche settimana fa il Ministro della Giustizia (la Grazia lasciamola perdere...) Carlo Nordio ha dichiarato di: "non conoscere il Piano di Rinascita Nazionale della P2 e di Licio Gelli e che, comunque, se Gelli aveva ragione, di non vedere la ragione per la quale bisognerebbe rinunciare ad una opportuna riforma della magistratura e della giustizia".

Al di là del fatto che una dichiarazione del genere, da sola, meriterebbe la dimissioni per autoammessa incompetenza e per inquietante complicità, perchè, come diceva l'indimenticabile Tina Anselmi: "la verità la ricercano solo coloro che hanno la forza di sopportarla", verifichiamo intanto questa insidiosa affermazione della ex "toga nera" (e non si tratta di un ovvio riferimento cromatico):

Come ci ricordava Giuliano Turone: il cosiddetto Piano di rinascita democratica della Loggia massonica P2 nacque a metà degli anni Settanta del secolo scorso come documento politico originariamente destinato a rimanere segreto (forse Nordio è rimasto lì...)

Il Piano, come è noto, venne redatto tra il 1975 e il 1976, non a caso nel periodo di governo  guidato da Aldo Moro, (in realtà due esecutivi: il Moro IV ed il Moro V) le cui aperture nei confronti dell'eurocomunista Enrico Berlinguer non furono mai ben accolti dai circoli atlantici (palesi e occulti).

Va ricordato che, al di là dell'effimero risultato post scomparsa di Berlinguer, il più importante risultato del Pci in Italia si ebbe proprio con le elezioni anticipate del 1976.

E' importantissimo l'ultimo discorso pubblico di Moro nel 1978 pochi giorni prima del suo rapimento da parte delle Brigate Rosse (e con loro, non sappiamo ancora da parte di chi...) ai gruppi parlamentari democristiani con una maggioranza della Dc che si era espressa contro qualsiasi accordo politico (al di là della passata c.d. "non sfiducia") con i comunisti, avendo dalla propria parte una esplicita dichiarazione del Dipartimento di Stato Usa.

I tragici fatti del 16 marzo 1978, giorno della fiducia al Governo Andreotti, sono noti a tutti (forse persino a Nordio, diamogli questa apertura di credito...) anche se, con Marco Damilano, siamo ancora alla ricerca di un: "atomo di verità".

Non va dimenticato quello che avvenne nel mondo sindacale, preceduto, nel 1972, dall'incredibile vicenda della c.d. "Uilm Democratica" (nome significativo nel suo paradosso) che espulse illegittimamente il segretario generale Uil Giorgio Benvenuto, poi reintegrato attraverso quattro diversi processi.

Il Piano prevedeva, come è noto, non solo la separazione delle carriere nella magistratura, ma anche la distruzione del processo di unità sindacale (all'epoca potenzialmente organica, non solo d'azione) facendo leva sui gruppi (allora) minoritari di destra della Cisl e i più consistenti gruppi di destra della Uil (in particolare socialdemocratici e destra repubblicana, guidata da Raffaele Vanni).

Nel 1975 ci furono, come è noto, dichiarazioni esplicite e pubbliche da parte del Dipartimento di Stato americano, ancora troppo scarsamente studiate, specialmente in Italia, a favore di una scissione a destra della Cisl, sul modello di quanto successo due-tre anni prima con la scissione a destra delle Acli e la nascita dell'Mcl (Movimento Cristiano Lavoratori).

Non è un caso che su questa vicenda io ed Emilio Gabaglio, che aveva trovato documenti e studi nordamericani (canadesi per la precisione) ci fossimo ripromessi di approfondire.

Purtroppo Emilio non c'è più.

La vicenda della ipotetica scissione è parzialmente nota.

Quando ho scritto il libro: "Sapere, Libertà, Mondo" sulla figura del sindacalista Pippo Morelli ho raccolto plurime e, almeno per me, non discutibili testimonianze sul fatto che la "sinistra Cisl", allora maggioritaria ed in particolare la Fim, si fosse premunita con buste di denaro fornite alle articolazioni territoriali e, soprattutto, doppioni delle chiavi delle sedi.

Ci si apprestava ad una lotta giudiziaria e di anima per salvare l'unità sindacale e l'indipendenza della Cisl dalla destra della Democrazia Cristiana, dalla Cei e da poteri, occulti e palesi, stranieri.

Non vorrei essere mal interpretato.

Nella destra della Cisl c'erano fior fior di sindacalisti (penso, ad esempio a Sartori della Fisba e al toscano Grazzini) e vi erano ragioni del dissenso del tutto sindacali mentre non va dimenticato che anche il Pci, non solo la Dc, era molto, molto freddo rispetto al processi di unità sindacale e alla possibile annullamento del concetto, anche gramsciano, del sindacato come "cinghia di trasmissione", come "strumento" del Partito.

Sappiamo poi come andarono le cose, e l'accordo politico tra destra e sinistra Cisl a fine anni Settanta, dopo tre congressi terminati all'arma bianca (e con maggioranze interne variabili, nel primo, quello del 1969, pochi ricordano che Pierre Carniti e Franco Marini erano schierati insieme, perdenti, contro il segretario generale Bruno Storti che, nel frattempo, svoltava a sinistra per sopravvivere, facendo inorridire ampie parti della sua Dc, con la famosa relazione congressuale del luglio 1969: "Potere contro potere").

Tornando alla giustizia, non dimentichiamo che il Piano P2, insieme alla frantumazione del processo di unità sindacale, prevedeva riforme radicali in materia di ordinamento giudiziario, tali da minacciare l'indipendenza della magistratura: responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull'operato del pm, riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento, separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici.

E' lo stesso Nordio, con l'aggiunta dell'incredibile trovata, stile anni duemila, "gratta e vinci", del sorteggio previsto esclusivamente per la parte togata del Csm, a dirci che questa riforma è, orgogliosamente, nel solco, nell'ispirazione, è completamento del Piano eversivo della P2.

Non dimentichiamo poi il prossimo tassello finale, la: "modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto dalla Camera all'inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni del successore".

Insomma, non mi stupisce, che figure legate alla Cisl (in gioventù in realtà assimilabili alla sinistra radicale in quanto esponenti dei "Cristiani per il socialismo") come il Magnifico Rettore Giuseppe Acocella, rivendichino, su tutti i social, di considerarsi: "cattolici per il sì", sulla scia, ad esempio, di Paola Binetti, di ruiniana (anche se piuttosto ondivaga a seconda di chi è al potere) memoria.

Non stupisce, il pur non esplicito, ma, a mio parere sostanziale avallo, leggendo le interviste di Daniela Fumarola, pur con qualche velleitaria critica, della Cisl a questa pericolosissima riforma.

Non mi stupisce nemmeno la soddisfazione che ho provato ieri sera nel firmare formalmente per il No al Referendum alla Giustizia, comodamente da casa, in soli tre-quattro minuti, utilizzando il mio Spid.

Siamo ad un pelo dalle cinquecentomila firme certificate ed è questa la ragione per cui il Governo, rompendo ogni prassi consolidata, ha anticipato la consultazione referendaria al 22-23 marzo prossimi.

Per strozzare il dibattito e per impedire la crescente consapevolezza dei cittadini e mobilitazione della società civile (ovviamente SENZA la Cisl).

Firmiamo tutti e tutte, strasuperiamola questa importante barriera delle cinquecentomila firme!

E, soprattutto, il 22-23 marzo prossimi, ricordiamoci che in ballo non c'è una questione tecnica che non ci riguarda come cittadini, ma il futuro di una democrazia nata dal sangue della Resistenza e riaffermata con le lotte e i diritti, conseguiti nei difficili anni Settanta.

Facciamolo ricordando, onorando Tina Anselmi, staffetta partigiana e sindacalista, prima Ministra donna della nostra Repubblica (sempre nei vituperati anni Settanta), Presidente (iper osteggiata) della Commissione Parlamentare di inchiesta sulla P2.

La nostra (e non solo la nostra) democrazia, come noto, è già ampiamente sotto attacco.

Non da ora, ovviamente. 

Basta rileggere (ma non inviamolo a Nordio, magari ci trova altri spunti...) il Piano di Rinascita Democratica della loggia massonica occulta Propaganda 2, guidata da Licio Gelli

Da Pistoia.

Francesco Lauria

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