E' abbastanza curioso rilevare, in questi tempi di inchieste, che la prima citazione sul cricket sia datata proprio durante un processo che risale addirittura al 1588.
Il medico legale John Derrick testimoniò, infatti, che praticava il gioco del «creckett» quando era intento ai propri studi alla Royal Grammar School intorno al 1550.
Ieri la Federazione italiana di cricket (FCRI) è stata commissariata dal Coni dopo il grave scandalo legato ad accuse di molestie e violenza sessuale che hanno coinvolto i vertici tecnici della nazionale femminile.
Il principale accusato è Prabath Ekneligoda, coordinatore del cricket femminile e allenatore, accusato di violenza sessuale da parte di un'atleta della nazionale.
Una giocatrice ha riferito alla polizia di Roma di essere stata palpeggiata e toccata in modo inappropriato durante un massaggio a un ginocchio infortunato nel marzo 2025. L'atleta ha dichiarato di aver taciuto inizialmente per timore di perdere il posto in squadra.
L'allenatore è peraltro compagno della Presidente della Federazione, Maria Lorena Haz Paz.
Alcune denunce suggeriscono che la dirigenza fosse a conoscenza di comportamenti inappropriati e pressioni psicologiche esercitate su diverse atlete, descrivendo la nazionale come un "harem" gestito dall'allenatore.
Va detto, per correttezza, che l'indagine penale è in corso e, ad oggi, non vi è stata ancora una decisione sul rinvio a giudizio, anche se colpisce il fatto che la Presidente, in evidentissimo conflitto di interessi, non si sia voluta dimettere e che, per arrivare al commissariamento, abbia dovuto lasciare il posto la maggioranza dei consiglieri nazionali.
Sembrerebbe che ci siano almeno altre tre atlete molestate pronte alla denuncia, ma la notizia è in attesa di conferma.
Il fatto è emerso pubblicamente in tutto il mondo nel febbraio 2026, proprio nei giorni successivi allo storico debutto storico della nazionale maschile alla T20 World Cup 2026 svoltasi in India e Sri Lanka.
Ora c'è un altro tema curioso e, indirettamente, collegato: se non sbaglio, su 45 (quarantacinque) Federazioni sportive nazionali riconosciute dal Coni, solo due erano presiedute da donne. Da ieri, quindi, la Presidenza Femminile è una su quarantacinque, più o meno il 2 per cento del totale.
Inoltre, se è normale e legittimo che l'accusato si difenda nel modo che ritiene più opportuno, l'altro tema che stride è l'immediata macchina del fango scatenata sulle atlete ed in particolare sull'atleta denunciante il cui nome è stato reso pubblico, anche sulla stampa, forzando le norme deontologiche dell'Ordine dei Giornalisti sulla violenza di genere.
Subito, sibillina, è partita l'illazione: "Come mai ha aspettato sei mesi a denunciare?"
E' normale e noto internazionalmente che la vittime di violenza sessuale, soprattutto, ma non solo quando sono in condizione subordinata e di asimmetria di potere, attendano, comprensibilmente, non mesi, ma anni prima di riuscire a denunciare.
Non per pavidità, ma proprio perchè il "sistema" e l'"incultura" intorno a loro rende tutto più difficile.
Quante volte, in situazioni del genere, magari al bar con gli amici, soprattutto in contesti maschili, ci è sfuggito un:
"Però gran... una botta gliela avrei data anche io!"; oppure più compostamente: "Beh, ma lui era innamorato di lei!".
O ancora: "Io ho visto lei sorridergli e una volta erano anche andati a pranzo insieme, secondo me tra loro c'era una storia"" e in risposta: "Vuoi vedere che lei ha un tantino esagerato?" (come se, peraltro, una relazione vera, presunta o del tutto inventata, giustificasse in qualche modo le molestie o la violenza...)
Ma soprattutto: "Che ingrata, lui l'ha fatta entrare in squadra, l'ha sempre privilegiata e trattata bene!".
Così come la vittima della (presunta) violenza fosse da considerare un oggetto (anche di amore unilaterale) o, se le va bene, un trofeo che, in quanto trofeo, non può essere dotato di pensiero, parola, volontà, autodeterminazione.
Tutto questo si chiama vittimizzazione secondaria, perchè rende la donna vittima di molestia/violenza sessuale vittima una seconda volta.
E' lei, infatti, a dover provare tutto, senza il minimo dubbio, a dover fugare tutti i dubbi (compresi spesso quella di essere una "facile" o "un'abile manipolatrice".)
Insomma o troviamo la "vittima perfetta" o non siamo contenti.
E, talvolta, non basta nemmeno questo.
Finchè non si tocca con mano una situazione del genere, si rimane spesso prigionieri dei nostri pregiudizi, delle nostre battutine, del nostro terribile, raccapricciante: "se l'è cercata, ora sputa nel piatto dove ha mangiato".
Certo, questo non significa, ovviamente, che tutti gli accusati, individualmente, siano senza alcun dubbio colpevoli.
Significa, però, che un mondo in cui solo il 2 per cento delle Presidenti delle Federazioni sportive italiane sono donne, ha qualcosa non solo di sbagliato, ma di malato.
Festeggiamo e ricordiamo, in questi giorni, la memoria di Tina Anselmi, partigiana, sindacalista, fiera relatrice della Commissione d'inchiesta sulla loggia massonica P2 di Licio Gelli, ma soprattutto prima Ministra della Repubblica, solo 50 anni fa, solo nel 1976,
Tre anni prima che nascessi io, quasi la cosa mi inorridisce.
Come è stato possibile?
Come è stato possibile che, in Italia, culla del diritto, prima della riforma dello Stato di Famiglia del 1975, le mogli non avessero un diritto individuale alla residenza, che non potessero firmare, giusto per fare un esempio, le giustificazioni dei figli per l'assenza a scuola?
Sono note le altre date dello scandalo: si attende il 1981 per l'abolizione del c.d. "delitto d'onore" e ci è voluto proprio il febbraio 1996 (altro anniversario, trenta anni fa) perchè si superasse, finalmente, il concetto di stupro come reato contro la morale, contro il "buon costume", per renderlo sacrosantamente, primariamente, un reato contro la persona.
Giusto la persona.
E' un termine che dovrebbe farci riflettere, alla vigilia di un nuovo, forse rituale, 8 marzo, tutti e tutte.
Un potere sempre più biecamente maschilista sta portando tutta l'umanità verso il baratro della guerra.
Un potere sempre più biecamente maschilista sto orientando la produzione capitalistica verso un'economia di guerra.
Un potere sempre più biecamente maschilista sta riducendo gli spazi di libertà, per dare sfogo alla repressione e ad una repressione che si vorrebbe impunita, al di sopra della legge e della morale.
Anche la lettura agghiacciante degli sterminati, e forse non tutti pubblici, Epstein files non può che renderci consapevoli dell'urgenza di un cambio assoluto, radicale di paradigma.
Un cambio di sistema e di potere certo, in cui la politica si riprende la propria parola, la propria voce, il proprio ruolo.
Ma anche una conversione interiore, individuale e collettiva, uno sguardo che abbracci la fragilità di chi è senza voce, non certo per colpa propria, ma perchè, anche quando parla, con coraggio estremo, non è ascoltato, nè creduto.
Da parte mia credo, certo con ritardo ed imperfezioni, di aver capito, compreso.
Ovviamente grazie al coraggio delle donne. Alcune donne che ho conosciuto.
No, non erano perfette.
Avevano paure, non solo tenacia, dolore, non solo orgoglio, lacrime, non solo determinazione.
E, spesso, erano state lasciate sole.
Dai colleghi (e colleghe), dai "capi" (di solito uomini, ma non sempre), persino dai mariti.
Ma devo l'imperfetta verità del mio sguardo anche all'intelligenza di uomini che si "immischiano", affrontano, combattono questo potere buio, non hanno paura di pagare dei prezzi, del silenzio, dell'indifferenza, della derisione.
Tutto questo avviene intorno a noi: nella politica, nello sport, nelle istituzioni, o, persino,, in un luogo che le persone le dovrebbe, invece, proteggere e innalzare, come il sindacato.
E' il momento di smettere di tacere, di essere complici.
"SE NON ORA, QUANDO?"
Francesco Lauria

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