martedì 3 marzo 2026

NON POSSIAMO NASCONDERE IL SAL DA VINCI CHE E' IN NOI..


Stavo per scrivere il solito mio "pippone", in questo caso su Sal Da Vinci, la famiglia tradizionale e il patriarcato, peraltro stimolato dai velenosi complimenti social al vincitore del Festival giunti dall'ex senatore Simone Pillon, uno che era troppo estremista e conservatore persino per la Lega di Salvini e di Vannacci (ei fu).
Poi, da un lato, Sal Da Vinci ha chiarito correttamente, in varie interviste, che i ruoli cambiano, che non pensa solo al solito clichè dell'uomo, padre, marito salvatore della principessa, ma che ci può stare anche una Lei che "salva" un Lui, un Lui che "salva" un Lui e una Lei che "salva" una Lei (basta che, se sono Levante e Gaia, il loro bacio non sia inquadrato troppo da vicino...)
Come ha detto benissimo Gino Cecchettin, sempre a Sanremo, infatti, "l'Amore non è possesso, ma è uno spazio (condiviso) che libera la Vita".
Allora, pur non condividendo proprio tutto il contenuto di questo articolo (il riferimento ironico al procedimento per molestie di Iglesias lo si poteva anche evitare...) penso abbia fatto bene Rolling Stone ad invitare tutti, in particolare i "pesantoni" e presuntamente immacolati (come me) a fare i conti con: "il Sal Da Vinci che è in noi..."
Buona lettura:

Francesco Lauria

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