lunedì 11 maggio 2026

INTERVISTA ELEZIONI A PISTOIA - AVVERARE I SOGNI: LA FOLLIA CONCRETA DI GIOVANNI CAPECCHI. OLTRE IL "SOCIALISMO APPENNINICO TOSCO-EMILIANO".

https://www.youtube.com/watch?v=5yc9D90mFXE

Un'intervista a più voci che, purtroppo, si è trasformata, per causa di forza maggiore, in un monologo. 

Un affresco di luoghi, cose, persone.

Come Pistoia (per me) è arrivata a queste decisive elezioni amministrative, quali sono i punti programmatici e le problematiche più delicate, come si compone il quadro politico e sociale.

Un territorio che era, appunto, solidamente parte del socialismo appenninico "toscoemiliano" e che da nove anni è guidato, invece, da un centrodestra, trainato da Fratelli d'Italia che ribattezza, almeno nei video elettorali, Piazza della Resistenza in Piazza d'Armi.

Una società bloccata, la città di Licio Gelli, ma anche dell'energia libertaria del comandante partigiano Silvano Fedi: "ragazzo".

Un comune in cui è sbocciata, non senza mille traversie, la candidatura di Giovanni Capecchi, ex Assessore dei Verdi, civico ecologista, antimilitarista, dal nome di battesimo legato ad uno dei grandi sacerdoti "irregolari" toscani: Giovanni Vannucci, sulla scia di Don Milani, Turoldo, Balducci.

Il 24 e 25 maggio si vota quindi in tre capoluoghi di provincia toscani: Arezzo, Prato e, per l'appunto, Pistoia, comune amministrato, come detto, dalla destra-centro, guidata prima da Alessandro Tomasi ed ora, dalla sindaca facente funzioni Annamaria Celesti.

Un mio punto di vista, parziale, di un "immigrato stabile", di "pistoiese guccinianamente emiliano", che vive la città da quindici anni in un territorio comunale di grande estensione, due volte e mezzo Firenze, che si allunga dall’Orsigna di Tiziano Terzani ai confini dell’Emilia Romagna alla dinamica e densamente antropizzata piana pratese, sestese e fiorentina.

Pistoia, un Comune per settanta anni sempre amministrato dalla guida di un forte Partito Comunista (ma con diversi amministratori iscritti alla massoneria), con una storica tradizione di dirigenti riformisti: come detto, il famoso socialismo tosco-emiliano a cavallo dell'Appennino.

Avrei voluto fornire un punto di vista anche femminile e giovane sulla città, ma, nelle convulse ultime settimane di campagna elettorale, non è stato purtroppo possibile.

La storia, soprattutto per i non pistoiesi: 

Giovanni Capecchi rompe, su temi concreti, nel 2007 con i poteri della città, si presenta candidato sindaco, raggiungendo, da solo, circa il 20 per cento dei voti. Lascia per venti anni la politica attiva va a insegnare Letteratura italiana all'Università per stranieri di Perugia.

- 2017: si arriva al ballottaggio e succede l’imponderabile, a causa delle divisioni interne del centrosinistra, apparse fin dalle primarie relative alle precedenti elezioni del 2012.

Una domanda provocatoria alla sinistra sulle dinastie politiche a Pistoia (manco fosse la Florida o l'Arkansas): come è possibile qui fare politica se non si ha almeno un bisnonno senatore o deputato, o, almeno Presidente della Lega delle Cooperative?

Alessandro Tomasi, il primo sindaco di destra, Fdi, è stato, in realtà, una sorta di "underdog" ante litteram.

Nel 2022 si rivota e Tomasi sconfigge agevolmente Federica Fratoni. Il centrosinistra va in frantumi.

"Non possiamo affidare la città al figlio di un panettiere", la frase del 2017 che certificava una rovinosa sconfitta di una sinistra che aveva perso identità, bussola, unità, visione, empatia.

Temi programmatrici e primarie:

Città e comune policentrici e complessi;

Il ruolo dei vivai e Pistoia città industriale dei treni: San Giorgio, Ansaldo Breda, Hitachi.

Si arriva alla candidatura di Giovanni Capecchi, dopo che vengono bruciati vari nomi.

Con le primarie, ottenute faticosamente e caparbiamente Capecchi conquista faticosamente, ma quasi trionfalmente la candidatura del campo larghissimo (da Calenda a Rifondazione Comunista).

Quattro ex sindaci si erano mossi per bloccarlo, con le candidature, prima di Simona Laing e poi di Stefania Nesi.

Scontro-incontro significativo tra Capecchi e Nesi: due visioni di città, una moderata, l’altra volutamente visionaria: Pistoia città della Pace, ma anche dei tombini, tra le prime azioni previste un gemellaggio con la Palestina.

Capecchi: una città senza una visione e una politica senza una visione, senza la dimensione del sogno concreto non esistono.

Il centrodestra presenta il sindaco facente funzioni, aderente a Forza Italia: Annamaria Celesti, dopo che Alessandro Tomasi si era dimesso nel 2025. per sfidare senza successo Eugenio Giani.

Immigrazione: gli immigrati a Pistoia sono circa il 10 per cento della popolazione. In prevalenza albanesi e rumeni, fortemente integrati. La comunità albanese esprime il consigliere regionale e sottosegretario alla Presidenza, Bernard Dika.

Un cortocircuito nell'accoglienza ai rifugiati.

La figura controversa e discussa di Don Massimo Biancalani.

Ammasso di corpi o vera accoglienza?

Accoglienza che assomiglia al pietismo, pur rispondendo a problemi reali e all’assenza delle istituzioni.

Si creano muri tra popolazione locale e rifugiati. Si rinuncia a qualsiasi tipo di dialogo.

La manifestazione di protesta dei cittadini e dei parrocchiani della frazione di Ramini.

Una fotografia passata: 2006, Pistoia era un centro a livello europeo contro le discriminazioni multiple. Tutto è scomparso.

Pistoia città della Pace non può che essere Pistoia città della Pace e dell’Accoglienza.

No alla contrapposizione tra ultimi e penultimi.

No ad ideologie, sì alla concretezza progettuale.

Oltre a centrodestra e centrosinistra: c’è poi anche la lista di Pistoia Rossa che candida l’insegnante napoletano, trapiantato a Pistoia, Fabrizio Mancinelli.

I punti programmatici delle tre liste/coalizioni.

Centrodestra nel segno della continuità, centrosinistra per un cambiamento radicale (a partire dalle politiche culturali, turistiche e di governo delle periferie); Pistoia Rossa antisistema.

La polemica su Piazza San Lorenzo.

Dov’è la partecipazione?

Con il centrodestra Pistoia sta nella sua zona di confort, quasi fosse un “dormitorio” a prezzi immobiliari calmierati di Firenze..

Pistoia Rossa, a sinistra di Rifondazione (Carc, Potere al Popolo, etc.) punta oltre all’antifascismo, sul tema del glifosato e della lotta all’inquinamento nei vivai.

Vivai: asse portante, ma anche di potere nella città, occupazione non eccelsa, ma nemmeno al livello di sfruttamento di Prato nel settore tessile-logistica.

Le accuse a Giovanni Capecchi: che dialoga con i vivaisti, pur avendo una matrice ecologista.

Risposta: lavorare con gradualità sulla qualità del lavoro e della vita. Questione del cambiamento climatico.

Le differenze tra il vivaismo di Pistoia e il florovivaismo scomparso di Pescia e della Val di Nievole.

Le rose arrivano, ormai in aereo dall’Africa, via Amsterdam: Globalizzazione irresponsabile e insostenibile.

Capecchi: Pistoia città della Pace: patto educante con le nuove generazioni, cultura che si oppone alla militarizzazione di massa (primo obiettore cattolico disertò proprio a Pistoia nel novembre del 1962)

Città di Pace, progetto nato, in realtà, nei primi anni Novanta.

Competenze civica. Programma, insieme utopico e concreto.

In una città che ultimamente ha guardato il proprio ombelico, per Capecchi bisogna davvero prendere l’ultimo treno, dalla montagna alla Piana.

Città che vede il tema dell’ecologia, della fragilità, della Pace, della partecipazione come l’asse di un’alternativa riformatrice radicale.

Ovunque va il candidato di centrosinistra non bastano i posti a sedere.

Il NOI di Giovanni Capecchi: una candidatura femminista, anche rispetto alle competitor donne.

Il contrario della leadership autoritaria maschile che ci viene proposta da Trump agli Aiatollah.

Una città che riscopre, oggi, nella temperie di oggi, le sue plurali radici antifasciste.

Dal Novecento ai furiosi anni Venti del Duemila: una sfida non facile. 

Se c’era qualcuno che poteva ribaltare il tavolo, riportare la gente alla politica quello era ed è Giovanni Capecchi che non va lasciato solo e in balia dei partiti.

Entusiasmo e speranza enormi per una sfida non facile, appassionante.

Pistoia città della Pace, aperta al mondo: segno positivo di contraddizione.

Molto più di una piccola cittadina schiacciata da Firenze e Lucca. La città dove la follia dell’obiezione di coscienza ha dato, sessantacinque anni fa, un messaggio a tutto il paese e al mondo con il gesto coraggiosissimo di Giuseppe Gozzini, sostenuto, tra gli altri da Padre Turoldo e Don Lorenzo Milani.

Dov'era follia da manicomio criminale, sorse, certo imperfetta, dieci anni dopo la legge Marcora sull'obiezione di coscienza.

Chi lo avrebbe mai detto, nel 2026, anno di guerra globale, che, in una piccola città del fu socialismo tosco emiliano, ci sarebbe stato un candidato cresciuto in una famiglia che si esponeva alle denunce e ai pignoramenti per compiere l'obiezione fiscale alle spese militari?

E' davvero l'ultimo treno. Prendiamolo insieme.

Link: https://www.youtube.com/watch?v=5yc9D90mFXE

Francesco Lauria (intervistato da Filomeno Viscido su: "Rosso Fastidio".)

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