giovedì 4 giugno 2026

UN CALABRONE CHE, INASPETTATO, VOLA. E BRUNO BUOZZI FUCILATO DAI NAZIFASCISTI PER LA NOSTRA LIBERTA' (4 GIUGNO 1944 - 2026)

Al Centro Studi Nazionale Cisl di Firenze, dove oggi, 4 giugno, inizierà il modulo finale (data originariamente scelta da me) del corso di formazione per contrattualisti privati, ci sono diversi padiglioni.

Il principale, la Villa Medicea, antica, è dedicata al leader della corrente sindacale cristiana nella Cgil unitaria, il costituente e anche fondatore delle Acli Achille Grandi.

Vi è poi un secondo padiglione, operativo del 1960, la cui prima pietra fu posata insieme da Giulio Pastore e Giorgio La Pira, che è dedicato al sindacalista socialista Bruno Buozzi. Non poteva essere altrimenti, essendo Buozzi, al pari di Grandi, ispiratore principe del sindacalismo libero e democratico.

Proseguendo, vi è un padiglione intitolato ad un martire del sindacalismo libero, ucciso giovanissimo (24 anni...) nel secondo dopoguerra nella zona di Bologna da estremisti comunisti rei-confessi: Giuseppe Fanin. 

Infine, laddove era la biblioteca, ma oggi vi sono camere matrimoniali e bagni, vi è, magari per coda di paglia, un settore dedicato al sindacalista e intellettuale cislino romano Eraldo Crea, già direttore della mitica rivista sindacale: "Il Progetto".

L'unica area dedicata ad una donna, ormai oltre dieci anni fa, è, sempre iniziativa mia in accordo con la direzione dell'epoca, la sala lettura intitolata all'operatrice Cisl sui temi europei Maria Irace, anche se ormai si legge molto, molto poco e ci si va a fare conferenze.

Infine, e di questo tutti andavamo orgogliosi, vi è un'aula, appena entrati, dedicata a Damiano, che non è un grande leader sindacale o un intellettuale, ma lo storico portiere di notte del Centro Studi, persona accogliente e inclusiva, un "santo minore" del sindacato, direbbe il sociologo cislino Bruno Manghi.

Uno qualunque, uno di noi.

Capitò a me e all'indimenticato altro grande presidente nazionale delle Acli e storico segretario generale della Confederazione Europea dei Sindacati, Emilio Gabaglio, che un dirigente sindacale di medio corso ci dicesse, ormai quasi quindici anni fa: "Achille Grandi? E chi è? Io conosco, soprattutto Serena Grandi, tuttalpiù la cantante Irene Grandi che è di Firenze o giù di lì!".

Non era una battuta, il sindacalista non aveva davvero alcuna idea di chi fosse Achille Grandi.

Fu così che, con Emilio, riuscimmo ad ottenere di installare in tutti i padiglioni del Centro Studi delle teche in vetro (un po' troppo piccole, in verità) in cui fossero pubblicate in italiano ed in inglese quattro biografie, a mia cura e con la revisione linguistica di Luigi Lama, di Grandi (Achille), Buozzi (Bruno), Fanin (Giuseppe) e Crea (Eraldo).

Le biografie possono tutte essere rintracciate qui: https://www.centrostudi.cisl.it/category/padiglioni-storia/

Non mi accontentai e, per decenni, mi sono inventato il c.d. "tour storico camminando attraverso i padiglioni del Centro Studi".

Credo di averne realizzati centinaia, sempre partendo dalla reception di "Villa Grandi".

E dall'ex vano valigie, ora luogo di uffici di Unitas Spa, raccontavo sempre per primo un fatto importante: lì era situata la cappella originaria della Villa. 

Giulio Pastore e Mario Romani, uno primo segretario generale, l'altro ideologo e ispiratore del sindacato libero, entrambi fortemente credenti, decisero di cambiare destinazione alla cappella interna.

Pastore pronunciò una frase modernissima a delineare la laicità della Cisl che è un concetto molto ampio cui sono stati dedicati, peraltro, bellissimi libri:

"Nessun lavoratore (o lavoratrice) deve vedere mortificata, aderendo al sindacato libero, la propria personale concezione di vita".

Fu così che venne definitivamente archiviato il proposito, sostenuto tra gli altri da Carlo Donat Cattin, del sindacato confessionale, come esisteva, per fare alcuni esempi europei, in Belgio e Francia.

All'oltre il migliaio di sindacalisti e sindacaliste, di giovani, italiani e stranieri, che ho formato, camminando per i padiglioni del Centro Studi ho sempre raccontato, a lungo anche di Bruno Buozzi.

Per vari motivi: una vita complessa e affascinante (terminata tragicamente con la fucilazione nazifascista a La Storta, nella periferia romana) e per il suo essere straordinario e significativo punto di incontro tra tutte le culture riformiste sindacali italiane.

Buozzi, come è noto, fu un grande leader, ma soprattutto un grande contrattualista, a lui si deve, nel febbraio 1919, quando dirigeva la Fiom (quella originaria...) la firma del primo contratto nazionale di settore di lavoro in Italia. Con il limite, ad esempio, che allora era una grande conquista, delle 48 ore di lavoro settimanali.

Ma Buozzi, tra il 2 e il 3 settembre 1943, prima addirittura dell'armistizio di Badoglio, è colui che, con un accordo con il Presidente di Confindustria Mazzini, ricostruisce le commissioni interne nelle fabbriche e negli uffici, ridà vita, insomma, alla democrazia economica, nel nostro paese, nei luoghi di lavoro, ancor prima che venga riconquistata pienamente la democrazia politica.

Quando fissai per il 4 e 5 giugno il modulo finale del corso contrattualisti, un corso importantissimo e complesso, della durata di circa un anno, che ho avuto l'onore e l'onere di dirigere per circa dieci edizioni, avevo pensato che, il 4 giugno, anniversario del suo assassinio, sera avremmo potuto rappresentare uno spettacolo teatrale che, alcuni anni fa, era stato dedicato a Bruno Buozzi.

Lo avremmo potuto realizzare, avendo i testi, con i corsisti, non con attori e attrici esterne, perchè il teatro è, esso stesso, strumento e occasione di formazione.

Non sarà così. Anzi io non sarò, ovviamente, presente al Centro Studi Nazionale Cisl di Firenze.

Ma sarò a Roma, al Cnel, al convegno dedicato al grande sindacalista socialista a ottanta due anni dalla sua scomparsa.

Recentemente sono stato all'Istituto Nazionale Parri di Milano, dedicato alla Resistenza, e ho potuto leggere l'eccezionale epistolario tra Buozzi e Saragat, quando entrambi si trovavano in esilio, cacciati dal fascismo.

Ho scoperto, dietro ai baffi austeri del sindacalista ferrarese, una grandissima umanità, in tempi difficili e di esilio, di solitudine.

Bruno Buozzi è stato sfortunatissimo, fu intercettato da una colonna quasi sbandata di nazifascisti in fuga dalla capitale, e poi processato sommariamente e fucilato.

Un combattente e un martire della nostra democrazia e della nostra libertà, non una via di città e paesi di cui non si conosce l'origine, la storia, il perchè.

Sarebbe bello che a Pistoia e in tante città d'Italia, alle targhe delle vie o a dei monumenti si aggiungessero dei Qr code (qualcosa di simile esiste già, ad esempio, a Parma) con dei brevi podcast che raccontino, ai giovani e non solo, chi c'è stato prima di noi.

Che cosa ha vissuto, in cosa ha sperato, in cosa è stato sconfitto/a, perchè ci ha lasciato qualcosa di importante.

Viviamo in un eterno presente privo di memoria e orfano di visione.

Ritrovare le proprie radici può aiutarci ad essere consapevoli che abbiamo le ali.

E che, proprio come il sindacato, quando è sindacato vero, dei e tra i lavoratori, possiamo volare.

Anche se rimaniamo, paradossalmente, un grosso, grasso, impacciato calabrone.

E qui, il pensiero, con un po' di nostalgia, non può che andare a Pierre Carniti e al resistente Franco Bentivogli che con l'odore della fabbrica tra le ossa e l'impegno del cuore hanno saputo tracciare una via fondamentale per una democrazia matura e dal basso nel nostro complicato Paese.

Quando il cielo, un po' lo si assaltava e un po' lo si abbracciava.

INSIEME.

Francesco Lauria

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