Oggi, dopo aver riflettuto in anticipo sul significato laico della giornata dell'8 marzo (Festa della Donna) riprendo e semplifico un po' le riflessioni sulla terza domenica di Quaresima divulgate dal Monastero di Bose (qui la versione integrale del commento con il testo odierno del Vangelo: https://www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo/16938-adorare-in-spirito-e-verita ).
Proverò, nella seconda parte, a confrontare le Letture odierne con una figura importante del sindacato, un amico: Ambrogio Brenna.
Oggi ci accompagna il Vangelo di Giovanni che, fino alla settimana santa, subentra a quello di Matteo.
Giovanni ci narra dell’incontro di Gesù con la donna samaritana.
Scrivono i fratelli e le sorelle a Bose: "In Matteo 4,10 Gesù rispondendo alla terza tentazione del diavolo cita Deuteronomio 6,13: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”, e nel testo di questa domenica Gesù dichiara alla donna samaritana: “Viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”.
Ecco che proprio al centro della narrazione giovannea emerge il tema dell’adorazione.
Adorare Dio solo, adorarlo in spirito e verità: Gesù risveglia nella donna la sua sete profonda, sete di senso, sete di Dio, ricerca di Dio espressa in quella domanda che ella rivolge a Gesù dopo aver riconosciuto in lui un profeta: Dove va adorato Dio?
E Gesù gli risponde spostando l’accento dal dove al come: in spirito e verità, che certamente vuol dire nel cuore, ma un cuore come quello di Gesù, colmo di Spirito e di Parola di Dio, abitato dallo Spirito e dalla Verità, un cuore capace di far spazio allo Spirito e alla Parola e per questo capace di vincere le tentazioni.
Tentazioni che colpiscono i credenti di ogni epoca come narra anche la prima lettura di oggi, Esodo 17,1-7, dove i figli d’Israele provati dal cammino nel deserto, provati dalla sete, mormorano e mettono in dubbio la promessa di Dio di condurli verso la libertà e la vita, mettono in dubbio la presenza di Dio stesso:
“Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?” dicono a Mosè. “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” è la domanda che abita come una prova il loro cuore.
La tentazione è sempre un mettere alla prova il Signore, un cedere agli idoli, un non riconoscere che “i campi già biondeggiano per la mietitura” come dice Gesù ai discepoli, un voler stabilire noi il dove della presenza del Signore e quindi dell’incontro con lui (sul monte Garizim o in Gerusalemme), un essere attaccati ai nostri mezzi di sussistenza (l’anfora per attingere acqua della donna), o ai nostri pregiudizi (i discepoli che si stupiscono che Gesù parli con una donna e… per di più samaritana!).
Adorare Dio in spirito e verità significa liberarsi di tutto questo, saper lasciare la brocca, come fa la donna, per correre ad annunciare agli altri la novità, la bellezza di quell’incontro con il Signore, incontro che poi loro stessi gusteranno e di cui si sazieranno al punto di non aver più bisogno di mediazioni umane per credere che Gesù è il Salvatore del mondo.
Adorare Dio in spirito e verità - scrivono a Bose - significa anche imparare ad alzare lo sguardo e vedere la vita sbocciare, scorgere i segni del futuro raccolto e saper gioire di quella che è sì una fatica, ma una fatica condivisa e abbondantemente ricompensata.
Adorare Dio in spirito e verità significa ricevere dal Figlio un’acqua viva e lasciarla zampillare in eterno, un’acqua che è dono nell’arsura del deserto e nella quotidianità del vivere e del camminare. (...)
Adorare Dio in spirito e verità in definitiva significa essere uomini e donne liberi dai pregiudizi e dalle logiche di potere (il diavolo che aveva tentato Gesù offrendogli i regni di questo mondo e la loro gloria), liberi di vivere del dono di Dio, il suo Spirito, che è fonte di pace e di speranza salda, come dice Paolo nella seconda lettura di questa domenica, tratta dalla lettera ai cristiani di Roma.
Allora “teniamo salda la professione della nostra speranza perché è fedele colui che ha promesso” (Eb 10,23) e camminiamo svelti incontro al Signore, stiamo in dialogo con lui per scoprire il suo dono, l’acqua viva della sua Parola, il pane del suo corpo offerto per noi mentre noi eravamo ancora nemici e peccatori (cf. Rom 5,8-10), così non avremo più fame né sete perché il Signore sarà per noi cibo e bevanda di vita eterna.
Non so per quale assonanza, ma le Letture di oggi, non solo il Vangelo, ma anche il testo tratto dall'Esodo mi hanno fatto venire in mente un libro: "L'albero vivo spacca la roccia".
Peraltro Brenna, che è persona laicissima, proveniente da famiglia fortemente anticlericale, racconta del sindacato quasi come di un: "ordine religioso" e quindi un po' mi incoraggia... E poi, il Vangelo di oggi, parla anche di: "giusto salario"...
Il libro racconta il processo di crescita individuale, culturale e sociale di Ambrogio Brenna, segretario nazionale della Fim-Cisl dal 1986 al 2000 ( e successivamente anche Assessore presso la Regione Toscana), dovuto alla sua militanza nel sindacato.
Il titolo del volume riprende una frase dello storico leader nazionale del sindacato dei metalmeccanici cislini, succeduto, a Pierre Carniti: Franco Bentivogli.
E' un libro che parla certamente, attraverso una biografia personale, di una storia di emancipazione individuale e collettiva (in cui la vicenda delle 150 ore per il diritto allo studio non è secondaria), che si sviluppa, proprio come nell'odierno Vangelo di Giovanni, attraverso la ricerca dell'acqua viva, della fonte, dell'orizzonte di senso.
Tutto ciò avviene in primis attraverso il lavoro (negli anni Sessanta a Milano quando: "non erano pochi i bambini che lavoravano") e poi in quella grande esperienza novecentesca, in quella grande comunità educante che è stato il sindacato.
Di tutto questo preferisco non parlare io, ma far parlare direttamente Ambrogio Brenna, sottolineando solo la bellezza di cui quando lui stesso parla di: "senso del limite".
Il filmato è tratto da un incontro della formazione sindacale che ho svolto su incarico della Cisl di Pisa ed è inserito nel canale Youtube del Centro Studi Nazionale Cisl che io stesso ho creato (luogo che, ora, mi bandisce a vita, e la cosa fa anche un po' ridere...)
Ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=PqRyCd4aIn4


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