sabato 7 marzo 2026

"CAPITANA". MENO SAL E PIU' FRANCESCO. PIU' CAROLA, ANTIGONE, MENO CREONTE. SOPRATTUTTO.

 

Pur senza voler lanciar crociate eccessive (ho scritto anche, echeggiando un articolo della rivista Rolling Stone, che dobbiamo fare i conti, come maschi con: "il Sal Da Vinci che è in noi...") reputo davvero che il testo della canzone vincitrice di Sanremo di quest'anno ("Sarà per sempre sì") ci riporti indietro di decenni (non che la musica sia poi molto più innovativa...)

L'immagine del re "dal cuore innamorato" che costruisce e "lega" la vita alla "sua" regina promettendo davanti a Dio di renderla felice e di vivere per Lei, con tanti figli in una "casa grande", difficilmente, anche se Sal Da Vinci timidamente si è smarcato da questa lettura, non può non ricordare, il concetto patriarcale, tradizionalissimo, di: "Dio, Patria e Famiglia".

L'ex senatore leghista Simone Pillon (uno troppo conservatore anche per Salvini e Vannacci) si è, infatti, precipitato ad complimentarsi con il vincitore di Sanremo, sorvolando anche sul fatto che non fosse proprio: "padano".

Mentre rimuginavo su tutto questo mi è apparso come un genio della lampada quasi magro (ma pur sempre pelato) il cantautore parmigiano Francesco Camattini che, in vista dell'8 marzo, ha rilanciato sui social, una sua bella canzone di sette anni fa: "Capitana".

Scrive della sua opera Camattini:

"Questa canzone e questo video sono dedicati a chi, davanti ad una contraddizione sociale o personale che pone in discussione i valori per i quali vale la pena vivere, non si volta dall’altra parte ma, al contrario, riafferma con forza il proprio sentire anche attraverso l’azione: Carola Rackete, Antigone contemporanea, donna libera e coraggiosa ed esempio per noi tutti, ha scelto di “restare umana” e resistere alla tentazione di farsi strumento di deportazione – come vorrebbe l’autorità con una continua mistificazione del linguaggio e delle regole (come se non stessimo parlando di “noi stessi”, uomini, donne e bimbi che cercano un luogo dove vivere).

La Capitana ha scelto di obbedire a sé stessa optando per il linguaggio della comprensione piuttosto che quello dell’odio, dell’accoglienza piuttosto che a quello del rifiuto, della pace, piuttosto che a quello del conflitto.
Altrimenti per cosa vale la pena vivere?"

Con questa cruciale e non semplice domanda di Francesco Camattini, rivolgo il mio pensiero alle manifestazioni di Prato di oggi contro la "remigrazione" e la "riconquista" (chissà, potenziali idee terribili per il Sanremo dell'anno prossimo?)

Rivolgo il pensiero a chi già da ore, con lo strumento (ho imparato anche io a non scrivere "arma") della nonviolenza, ha messo il proprio corpo di fronte ai vari decreti sicurezza, decidendo di esserci, di non voltarsi dall'altra parte.

Un modello di leadership collettiva e di umanità che affonda Creonte e ripropone a tutti e a tutte Antigone.

Restiamo umani. Buon ascolto di "Capitana".



Francesco Lauria

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