Non posso che essere grato a Filomeno Viscido e al canale Youtube da lui instancabilmente animato: "Rosso Fastidio":
https://www.youtube.com/@rossofastidio
Grazie al canale ho potuto interloquire sulle culture sindacali della Cisl, raccontare la vicenda incredibile e dolorosa che ha portato al mio licenziamento, promuovere un incontro su Alexander Langer, apostolo laico della convicenza, confrontarmi sulla "svolta dell'Eur" del febbraio 1978 e sul successivo modello concertativo che ha trasformato il sindacato in Italia.
Questa volta, di fronte al vergognoso intento (per fortuna, almeno per ora, fallito) della maggioranza di Governo di costruire uno "scudo penale" per le aziende italiane della moda, abbiamo approfondito il tema della costruzione di ponti di dignità nella globalizzazione del fashion.
Grazie a Filomeno, ho potuto interloquire con due amici: Deborah Lucchetti, ex sindacalista metalmeccanica, anima e coordinatrice in Italia della Campagna Abiti Puliti (ascoltate direttamente da Debora la storia di questa campagna di mobilitazione, partita a fine anni Ottanta in Olanda: www.abitipuliti.org ) ed Emanuele Leonardi, attivista sociale, ricercatore militante e docente presso l'Università di Bologna.
Deborah ed Emanuele, entrambi provenienti da famiglie operaie, costruiscono, da tempo, percorsi e ponti di emancipazione, dove i diritti sociali e la visione ecologica non sono posti in contraddizione, ma in sinergia tra di loro.
Nell'autunno del 2025 è stato presentato il prezioso rapporto: "Fabbriche Verdi, Lavoro Grigio", cui entrambi hanno dato un contributo fondamentale: https://www.abitipuliti.org/wp-content/uploads/2026/02/FAIR_FabbricheVerdiLavoroGrigio_Sintesi_Report2026.pdf
Il grande tema di questo dibattito è la costruzione di una rete, un'alleanza per la dignità, a partire dalla filiera tessile, dalle sue lavoratrici, troppo spesso afone o inascoltate, a partire dal Bangladesh.
In questo filmato, registrato il 9 di marzo, giornata di mobilitazione di Non Una di Meno, viene ricordata una giovane lavoratrice tessile, Luana D'Orazio, morta come nell'Ottocento, in una fabbrichetta situata tra Pistoia e Prato.
Ma non si dimenticano nemmeno le oltre 1300 vittime del Rana Plaza, proprio in Bangladesh, a circa tredici anni, dal disastro enorme dell'economia dello scarto e del turbocapitalismo globalizzato delle tenebre.
I morti del Rana Plaza, chiusi dentro dai loro datori di lavoro, nonostante le avvisaglie del crollo dell'enorme struttura in cui si trovavano, lavoravano, infatti, per brand occidentali, europei, italiani.
Noi portiamo, pertanto, sui nostri corpi i risultati dello sfruttamento globale.
Pensiamoci, quando compriamo una maglietta a sette euro. Chiediamoci da dove viene, come e da chi è stata prodotta.
Cosa produrre, come produrre, sono dilemmi che il sindacato più avveduto si è posto già alla fine degli anni Settanta del Novecento e che sono al centro anche del "Manifesto per una transizione giusta nella filiera della moda" la cui genesi Deborah Lucchetti spiega nel corso del filmato.
Oggi, giunti nella seconda parte dei "furiosi anni Venti", come li ha correttamente definiti qualche tempo fa lo studioso americano Alec Ross, in un libro omonimo e preziosissimo, ci troviamo di fronte alla Volkswagen in Germania che riconverte, proprio in questi giorni, importanti stabilimenti di auto in fabbriche, avanzate, di armi.
La guerra è prodotta dall'economia di guerra, non possiamo dimenticarlo.
Ed è solo un altro lato della medaglia del turbocapitalismo nichilista dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
Per una "moda dei diritti", non deve rappresentare quindi solo uno slogan azzeccato, ma diventare in noi un tatuaggio indelebile, permanente, che fa la differenza, intrecciando democrazia politica e democrazia economica.
Ogni giorno.
Francesco Lauria




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