Marceranno per sostenere la “remigrazione”, che è una parola farlocca per non dire quella vera: deportazione di tutte le persone migranti. E lo faranno nello stesso giorno e nella stessa città dove, il 7 marzo 1944, i nazifascisti rastrellarono 133 lavoratori pratesi dalle fabbriche, dalle case, dalle strade.
La mobilitazione a Prato contro tutto ciò e per un'idea diversa di città e di società è stata splendidamente plurale: dal Sudd Cobas (sindacato cui va il merito, mi pare, di essersi mosso per primo) al Vescovo.
Benissimo ha fatto Giovanni Capecchi, candidato sindaco nelle primarie di coalizione del centrosinistra a Pistoia, a ricordare, in questa occasione, le comuni radici antifasciste e resistenziali delle due città (e dei due territori montani che le sfiorano).
Le ho cercate, ma non ho trovato affermazioni e prese di posizioni analoghe dell'altra candidata alle primarie pistoiesi la "moderata" Stefania Nesi.
Oggi, alle 15.30 a Prato, in Piazza Duomo, pur in una città, ovviamente particolarissima se prendiamo i temi del lavoro, dell'immigrazione, della multiculturalità, si svolgerà una manifestazione per le dignità di tutte e di tutti che nulla ha di locale.
Non possiamo, infatti, rimanere indifferenti sia di fronte allo "stupro" della storia e della memoria sia di fronte a idee pericolosissime come "remigrazione" e "riconquista" che, ha ragione il vescovo di Prato, sono semplicemente sbagliate e aggressive.
Non possiamo, poi, dimenticare la cultura istituzionale di cui si imbevono, quella dei "decreti sicurezza" e della repressione del dissenso, a partire dai giovani, persino degli studenti medi.
E' una cultura patriarcale, predatoria, autoritaria, di guerra, priva di Speranza e di visione.
Proprio per questo Prato e Pistoia, Pistoia e Prato devono continuare ad essere, seguendo l'esempio di Giorgio La Pira, città, municipalità di Pace.
Mobilitarsi oggi, in qualsiasi forma, per cambiare queste parole dissennate, significa: "esserci", per parafrasare una bellissima espressione di Tina Anselmi, partigiana, sindacalista e, esattamente cinquanta anni fa, prima Ministra della Repubblica.
L'economia della guerra e dello scarto, il turbocapitalismo nichilista sono, come ci ricordava Papa Francesco, l'esempio di un sistema di sfruttamento locale e globale in cui si prova a mettere i poveri e i più deboli gli uni contro gli altri, in una logica in cui il potere (economico e politico) si trasforma in dominio.
Proprio per questo, con nelle mani la cultura della nonviolenza, che è tutto tranne rassegnazione, dobbiamo mobilitarci, non solo oggi, ma ogni giorno.
Città diverse e un mondo diverso sono possibili.
E, pensando anche alle generazioni future, urgentemente necessari.
Francesco Lauria

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