venerdì 3 aprile 2026

HANNO PARLATO I GIUDICI: QUESTA CISL NON E' LA CISL. GRAZIE A SIGFRIDO RANUCCI, CLAUDIA DI PASQUALE (NADIA TOFFA+). NON FINISCE QUI.

Un paio di ore fa, forse tre, ho ricevuto in tutti i modi possibili (mail, messenger, telefonate, whatsup, sms, grida di gioia etc.) da persone di tutta Italia, in prevalenza cislini in attività, più qualche ex, la foto del post di Sigfrido Ranucci che annunciava la piena vittoria in Tribunale di Report contro la Cisl.

Basta farsi un giro sulle pagine social di Ranucci o di Report per constatare migliaia di messaggi durissimi (e motivatissimi) contro la confederazione che, come ricordò con rispetto durante la trasmissione lo stesso giornalista romano, era stata fondata da una grande figura del Novecento Italiano, come Giulio Pastore (facile la battuta che certamente e da molti anni si sta rivoltando nella tomba...)

I fatti sono noti la famosa trasmissione del 2020 che faceva saltare il banco: non c'era la sola mela marcia Raffaele Bonanni (che aveva grandissime colpe, peraltro, in buona parte ammesse con il suo sostanziale: "mi facevo, ci facevamo da solo/soli lo stipendio").

Molti ricorderanno la serie di Report sulla Cisl denominata: "insindacabili", ma anche il lavoro della compianta Nadia Toffa per le Iene.

Con un termine fin troppo gentile la trasmissione (Report, in questo caso) spiegava che molti dirigenti Cisl, almeno quelli apicali direi tutti/tutte, si sentono al di sopra non solo delle regole associative (lasciamo perdere i collegi dei probiviri perchè ci si potrebbe realizzare una serie noir su qualche piattaforma, magari anche con un discreto successo...), ma del buon senso, della legge, di tutto e di tutti.

Qualcuno ricorderà, ad esempio, che Report aveva ricostruito la carriera (ancora non del tutto sbocciata a dir la verità) del commercialista irpino Danilo Battista, l'unico che aveva avuto il coraggio di attestare ad Annamaria Furlan che i regolamenti Cisl non erano stati violati perchè: meramente indicativi.

Insomma chi doveva dare il buon esempio, vigilare sulle strutture territoriali e di categoria, nell'ottica della confederalità, poteva fare ciò che voleva con le risorse di lavoratori e pensionati, con i regolamenti che, da solo, si era dato.

Una follia. O meglio, una grande presa per i fondelli.

Danilo Battista verrà "premiato" con l'importantissima, ambitissima o ottimamente retribuita poltrona di Presidente del Caf Cisl Nazionale, per poi assumere numerosissimi altri incarichi (persino all'Inps... pazzesco).

Sarà insieme a Daniela Fumarola e Alessandro Spaggiari, protagonista delle mie incredibili, ridicole, ritorsive, gravatorie, false, ilegittime e illecite contestazioni disciplinari e del mio infame licenziamento, con anche alcune curiose dichiarazioni alla stampa nei miei confronti, per cui è stato da me immediatamente querelato (certo di qui alla sua condanna ce ne corre, ma vediamo...rimaniamo fiduciosi).

La cosa curiosa è che, a seguito dei miei dettagliati ricorsi ai probiviri confederali, insieme ad un'altra mia fantasiosa accusatrice, Roberta Roncone, plenipotenziaria alla Fnp Cisl nazionale, è risultato NON ISCRITTO alla Cisl.

Non iscritto lui. Non iscritta lei. Devo aggiungere altro?

Credo che sia questa la dimostrazione plastica che la Cisl di oggi (e anche del passato recente) non è, in alcun modo, lo ribadisco con tutta la forza che ho in corpo, la vera Cisl.

Si tratta, quella di oggi, di un'organizzazione chiamata Cisl, in mano a persone che non solo non ne incarnano la storia e i volori, ma nemmeno li conoscono, nemmeno li hanno mai sfiorati. Manco per sbaglio.

E' tutto qui, sul sito della Rai, consiglio di rinfrescare la memoria: https://www.rai.it/dl/doc/1608059855067_insindacabili_report_pdf.pdf 

Non mi spingo a parlare della Cisl di Carniti, per carità, ma nemmeno della Cisl di Giulio Pastore e Mario Romani. Nemmeno di Franco Marini, cui è stata dedicata pure una Fondazione che appare, oggi, magari ci sbagliassimo, fantasma.

Non è solo questione di sudditanza ai Governi e alla politica di destra, anche qui dimostrata in maniera sfacciata dal percorso personale dell'ex segretario generale e, insieme, fiorista pro Meloni, Gigi Sbarra, ma di molto peggio.

Non è difficile pensare che, in caso di, diciamolo un po' miracolosa vittoria del centrosinistra, ci sarà in Cisl chi sarà pronto, immediatamente, a genuflettersi ai potenti di turno, senza vergogna, senza pudore, senza coerenza.

Il contrario di quel sindacato, indipendente dai padroni e dai Governi, che aveva disegnato con la sua testimonianza e la sua vita, proprio l'indimenticabile ex segretario generale Pierre Carniti.

A poco o a nulla sono valse le minacce di azioni legali contro la libera stampa, sia da parte di Annamaria Furlan sia, ancor più impressionanti, con la mascherina Covid sul naso, di Gigi Sbarra, allora segretario generale aggiunto.

Altro che chiacchiere, fandonie e illazioni come affermava il duo Furlan - Sbarra e la sentenza di oggi lo scrive a caratteri cubitali.

Abbiamo visto come è finito (non per la prima volta) quel, privo di responsabilità, "faremo parlare gli avvocati". Bene ha fatto il blog il9marzo a tirar fuori un davvero gustosissimo e, visto oggi, più che penoso video du Furlan su La7, visionabile qui: https://www.il9marzo.it/?p=11020

Sprecare i soldi degli iscritti, in querele davvero temerarie, evidentemente, non conta nulla se ci si ritiene insindacabili, inattaccabili, inamovibili, indiscutibili.

A chi mi chiede, tu dov'eri? 

Rispondo che io da una parte sola sempre sono stato. Sempre, con impegno massimo, a difendere i valori, le idee forza, gli ideali, le prassi corrette della Cisl e del sindacato.

Sempre, a pagarne il necessario prezzo. Fino a sacrifici estremi.

Ho contribuito a formare centinaia, forse alcune migliaia di sindacalisti a Firenze, in Italia, in Europa e anche oltre.

A recuperare le radici e a farle volare verso il futuro.

A studiare, valorizzare un patrimonio culturale e sindacale, da mettere in dialogo, come la migliore Cisl ha saputo fare, in tempi ormai lontani, in tutto il mondo.

Sindacato significa, infatti, NOI, non IO.

Significa, come si evince dall'etimologia della parola, del tutto dimenticata in Via Po e anche nei territori, nelle categorie, nei servizi, negli enti, nelle associazioni, nelle Fondazioni, nei Centri Studi e formativi, FARE GIUSTIZIA INSIEME.

Non farsi i c....i propri in barba a chi si pretende di rappresentare senza mai parlarci, senza mai incontrare realmente, sinceramente i lavoratori, senza mai ascoltarle davvero le persone.

Se non in tristi e autoreferenziali eventi, molto spesso chiusi (come i commenti ai post della Cisl sui social) in cui le uniche parole d'ordine sono: quanto siamo bravi, quanto siamo lungimiranti, quanto ci fa pena Landini (che, per carità, ha le sue criticità...)

Un coro illusorio che viene cantato anche quando magari sfugge e non si vede arrivare la più grande mobilitazione a difesa della Costituzione degli ultimi decenni.

Una mobilitazione per il No al Referendum costituzionale sulla magistratura, nata dai giovani e dal futuro sano di questo paese, anche al di là degli schieramenti e dei partiti che molto, anche a sinistra, hanno da imparare da questa mobilitazione civile guidata sapientemente e pacatamente da Giovanni Bachelet.

Una mobilitazione civile e sociale che con quella che si fa chiamare Cisl, senza più esserlo, con quella che, almeno a mio parere, è solo terribile impostura e devastante metastasi, non ha nulla, ma proprio nulla a cui vedere.

E non è finita qui. 

Io, come noto, e non sono il solo, non mi faccio intimorire. 

Da nulla e da nessuno/a.

Proprio come Sigfrido Ranucci, come Claudia Di Pasquale, come tutto lo staff di Report.

Perchè io nel sindacato, quello vero, ci credo ancora.

Francesco Lauria

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