domenica 5 aprile 2026

PER MILLE CAMICETTE AL GIORNO: MARZO 1911 - PASQUA 2026. L'UNICO PIANETA CHE ABBIAMO.

Come chi mi conosce anche solo un po' sa, io la mattina sono solito svegliarmi molto, molto presto.

Questa abitudine è ancor più peculiare nei giorni di festa, come oggi. 

La città dove, in qualsiasi caso, mi trovi (che sia Parma, Pistoia, in passato Firenze od, oggi, Roma, Bruxelles...) dorme e io comincio, di solito, a scrivere o a leggere.

Qualche rara volta, invece, accendo la televisione, incuriosito da programmazioni di solito originali/improbabili, giustificate dalla collocazione in un palinsesto destinato, davvero, a pochi sonnambuli.

Oggi è stato lo stesso. Parma dormiva, la mia famiglia dormiva (non parliamo di mio figlio Jacopo che, a differenza mia, apprezza, tantissimo il sonno festivo) ed io ero, inesorabilmente, sveglio.

Dopo aver rinunciato, quasi subito, a seguire un improbabile e già iniziato film Western anni Sessanta (quasi pre John Wayne) ho virato su un canale locale, modenese, che raccontava, peraltro in maniera profonda e non didascalica, una storia vera.

Questa: Per mille camicette al giorno

1911: la Triangle Waist Company occupa i tre piani più alti dell’Asch Building di New York.              

La compagnia produce camicette e occupa circa 500 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate. Il 25 marzo scoppia un incendio. 

I proprietari si mettono in salvo e lasciano morire le donne e gli uomini intrappolati. 

L’incendio fa 146 vittime di cui 129 giovani donne italiane e ebree dell’Europa orientale. 62 di loro muoiono lanciandosi dalle finestre.

All'alba di Pasqua 2026, la tv locale modenese raccontava, promuovendo un bel libro illustrato, adatto anche a ragazzi e ragazze, il racconto del più grave incidente industriale della storia di New York, per voce di una di quelle camicette che, esposta in una vetrina davanti al grattacielo, vede tutto e tutto sa. 

Parole che illuminano sulle condizioni di sfruttamento delle lavoratrici, ma anche sulle lotte per l’emancipazione delle donne (Vogliamo il pane, ma anche le rose!)

Parole non destinate solo ad un lontano passato, ma, specialemente nella mia collocazione geografica prevalente, a pochi passi da Prato e dall'hinterland industriale e artigianale pratese che lambisce anche qualche territorio pistoiese, parole che raccontano del disastro delle condizioni di lavoro nel settore tessile che, purtroppo, sembrano non conoscere nè tempo, nè spazio.

Ci avvicianiamo all'ennesimo anniversario dell'immane tragedia del Rana Plaza, in Bangladesh, dove, sempre in una fabbrica tessile, in condizioni simili a quelle di New York 1911, il 24 aprile 2013 morirono oltre 1.300 lavoratrici e lavoratori, in grandissima parte impiegate/i come "terzisti", per marchi occidentali e, anche, italiani.

Ho seguito per oltre dieci anni, come componente sindacale del Punto di Contatto Nazionale Ocse presso il Ministero dello Sviluppo Economico (ora Made in Italy) la vicenda successiva al disastro del Rana Plaza.

Qualche settimana fa, comunemente mobilitati di fronte al vergognoso intento (per fortun per ora fallito) della maggioranza italiana di Governo di costruire uno "scudo penale" per le aziende italiane della moda, abbiamo approfondito, con due amici, il tema della costruzione di ponti di dignità nella globalizzazione del fashion.

Ho potuto interloquire, sul canale Youtube Rosso Fastidio, con due persone speciali: Deborah Lucchetti, ex sindacalista, anima e coordinatrice in Italia della Campagna Abiti Puliti ed Emanuele Leonardi, attivista sociale, ricercatore militante e docente presso l'Università di Bologna.



L'occasione è stata la presentazione del prezioso rapporto, proprio sull'industria globale tessile in Bangladesh: "Fabbriche Verdi, Lavoro Grigio"https://www.abitipuliti.org/wp-content/uploads/2026/02/FAIR_FabbricheVerdiLavoroGrigio_Sintesi_Report2026.pdf

Nel giorno della Resurrezione, non possiamo non coltivare un seme di ostinata speranza:  la costruzione di una rete, un'alleanza per la dignità, a partire dalla filiera tessile, dalle sue lavoratrici, troppo spesso afone o inascoltate, a partire dal Bangladesh, per arrivare fino noi.

Per arrivare alla Politica e al Sindacato. Quelli veri, che non si voltano dall'altra parte, che non fischiettano, o peggio, di fronte alle catene globali di fornitura e del valore.

Tutto ciò vale ancora di più nel triangolo della moda: Prato-Pistoia-Firenze (e nel ricordo non rituale di Luana D'Orazio, giovanissima lavoratrice uccisa sul lavoro a Oste, proprio tra le Province di Prato e di Pistoia). 

 

Se ci riflettiamo, se guardiamo i vestiti che indossiamo, noi non possiamo ignorare che portiamo quotidianamente sui nostri corpi i risultati macabri dello sfruttamento globale del "turbocapitalismo nichilista" e di quella che Papa Francesco chiamava: "economia dello scarto".

Pensiamoci, quando compriamo una maglietta a sette euro. Chiediamoci da dove viene, come e da chi è stata prodotta.

Cosa produrre, come produrre, sono dilemmi che il sindacato (quello vero...) si è posto già alla fine degli anni Settanta e che sono oggi al centro del "Manifesto per una transizione giusta nella filiera della moda". Genesi, contenuti, obiettivi del documento sono ben spiegati nel corso del filmato da Deborah Lucchetti.

Giunti nella seconda parte dei "furiosi anni Venti", come li ha correttamente definiti qualche tempo fa lo studioso americano Alec Ross, ci troviamo, andando oltre al settore tessile, di fronte alla Volkswagen in Germania che riconverte, proprio in questi mesi, importanti stabilimenti di auto in fabbriche, avanzate, di armi.

La guerra è prodotta dall'economia di guerra, non possiamo dimenticarlo.

Ed è solo un altro lato della medaglia dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, proprio come nel 1911 a New York.

Per una "moda dei diritti", non deve rappresentare solo uno slogan azzeccato, ma diventare un tatuaggio indelebile, permanente, che fa, finalmente, la differenza. 

Democrazia politica e democrazia economica hanno realmente senso, solo se ci propongono orizzonti compiuti e progressi sostanziali, non attacabili ogni giorno, in ogni tempo ed in ogni luogo.

Buona Pasqua di Resurrezione a tutti/e.

In particolar modo, a chi non rinuncia, in ogni parte del Pianeta (l'unico che abbiamo) alla costruzione di un Altro Mondo Possibile.

E Necessario.

Francesco Lauria

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