domenica 31 maggio 2026

IL PROBLEMA DI CAPECCHI NON SONO I NONNI, IL PROBLEMA DI CAPECCHI E’ CAPECCHI.

Capisco che con tutti/e i/le Capecchi che ci sono a Pistoia, anche in politica, a destra, come a sinistra si possa fare confusione.

Ma qui parliamo di Giovanni Capecchi, mister laboratorio nazionale, eletto trionfalmente una settimana fa, sindaco della città.

Ieri, alla fine della Messa di commiato del Vescovo Fausto Tardelli, sono stato avvicinato dal neo sindaco mentre ero con un amico e, sinceramente, ne avrei anche volentieri fatto a meno (peraltro tutti, tutti i sacerdoti della diocesi erano presenti, anche malati, anche in sedia a rotelle, tranne uno, indovinate chi?).

Platealmente Giovanni Capecchi mi ha voluto stringere la mano dichiarando a voce alta: “Francesco non ce l’ho con te, io sono uno che non porta rancore, dai stringiamoci la mano!”

Non sarebbe stato coerente, dopo aver celebrato l’Eucarestia (Capecchi mi ha detto in campagna elettorale di essere un credente che non va a Messa, ma, evidentemente, ieri aveva anche un ruolo di rappresentanza politica cittadina) negare, anche se ne ero sinceramente tentato, la stretta di mano a chi mi aveva e mi ha profondamente deluso, sia dal punto di vista umano che politico. Così, pur senza grande entusiasmo, non l’ho rifiutata.

Peraltro ero appena stato fermato da una cittadina del centro storico che mi voleva fare i complimenti per l’intervento durante la campagna elettorale nell’incontro con i residenti: un intervento che, tra i vari punti, non era contrario ad un possibile graduale ampiamento della Ztl e che, almeno in quel momento, sembrava essere stato condiviso anche dallo stesso Capecchi. 

Quel mio intervento, di meno di quattro minuti, mi è stato contestato violentemente ex post sui social da una degli hoolingan digitali di Capecchi (già assessora provinciale) che mi imputava, abitando solo ai confini del centro, di aver rubato preziosi minuti (quattro!) ad inesistenti altri relatori (tutti avevano potuto parlare e contribuire a quell’incontro in piena serenità).

Solo per dire che molti fanatici “capecchiani” di spargimenti di fango, digitale e non, se ne intendono perfettamente.

Tornando a noi, sempre in Chiesa, dopo un paio di minuti in cui non avevo minimamente parlato di cose che lo riguardassero, Capecchi è tornato sui suoi passi, scuro in volto e mi detto esattamente il contrario di quanto affermato pubblicamente due minuti prima: “Francesco, mi hai attaccato a testa bassa, hai attaccato la mia famiglia colpendo mio nonno, così non si fa!”.

Dentro di me si sono aperte le ipotesi più disparate: 1) è stato morso da un serpente; 2) ha letto cose di una settimana prima, telepaticamente (si sa, molti tra i fan di Capecchi gli attribuiscono superpoteri e facoltà taumaturgiche); 3) è così stressato dal braccio di ferro con i partiti sulla nuova giunta che da non risultare, provvisoriamente per carità, particolarmente equilibrato e lucido.

Uscito dalla cattedrale, mentre lui era marcato strettissimamente, come sempre, dalla onnipresente Simona Querci, consigliera regionale nominata nel listino bloccato del candidato Presidente Giani, gli ho scritto un messaggio chiedendogli conto della sua piazzata, peraltro in un edificio sacro (per fortuna aveva già tolto la fascia tricolore).

Il vocale di risposta è stato un capolavoro: “Francesco se vuoi parlare della mia famiglia non ti affidare ad ex sindaci di Pistoia, ma parla direttamente con me. Per questo blocco il tuo numero”.

Vista la palese incoerenza anche psicologica di questo messaggio, ho optato, quindi, per una delle ipotesi uno e tre e mi sono messo il cuore in pace, in questo periodo, Giovanni Capecchi è forse l’ultimo dei miei problemi, ho anche diradato i miei commenti su di lui.

Quello che vorrei ribadire e che Capecchi Giovanni, studioso di Pinocchio, nonostante la sua proverbiale intelligenza, non ha capito o non ha voluto capire, è che il suo problema non sono i nonni, uno maestro e docente, l’altro, Ilvo, esponente della Democrazia Cristiana locale, primo Presidente della Casa di Risparmio di Pistoia e Pescia e pure saggista (si veda l'illustrazione...)

Ilvo Capecchi: un importante democristiano in tempi in cui il Pci a Pistoia deteneva il potere politico (e a cui era affidato il famoso tre su quattro alla Breda: tre assunzioni a noi e una alla Dc…) e la Dc quello economico (Camera di Commercio, Asso Industria, Caript, Iacp, Copit, etc.)

La mia affermazione, in campagna elettorale, sui nonni di Capecchi non era certo mancanza di rispetto (saranno stati anche, come afferma Giovanni e anche diversi testimoni che ho incontrato, “bravissime persone”), ma un dato lapalissiano.

Giovanni Capecchi è establishment pistoiese, è nato per fare il sindaco, l’assessore, il componente di Cda della Fondazione Caript, il Presidente di Uniser etc.

Questa è un’arma a doppio taglio: se da un lato può rivendicare un “humus culturale” favorevole, dall’altro, guidando, tra l’altro, un’ampia coalizione progressista, la favola del candidato trovato sotto un albero, mentre un paio di cittadini pistoiesi ormai in pensione, andavano a funghi nel settembre 2025, regge, a mio parere, poco.

Pistoia, soprattutto nel centrosinistra (ma non mancano esempi nel centrodestra, anche in questa ultima tornata…) è fatta di dinastie politiche, di mancanza di mobilità sociale, di un ruolo, assolutamente non secondario, nella selezione della classe dirigente, della massoneria (parola che, in città, andrebbe, peraltro, declinata al plurale).

Con questo sto dicendo che Giovanni Capecchi è espressione dei poteri forti e, addirittura, delle potenti logge della città di Licio Gelli?

Ovviamente no.

Sto solo dicendo che la vocazione politica nata da ragazzetto nella sede di Democrazia Proletaria a Pistoia, guardando i doposcuola per i ragazzi svantaggiati e occupando l’Università di Firenze con il movimento della Pantera nel 1990 è una storia vera, ma solo parziale, diciamo sapientemente narrata.

Nessuno, peraltro, nega che Giovanni Capecchi, una parte del suo consenso se lo sia costruito da solo, che abbia saputo mobilitare energie e competenze e creare entusiasmo e mobilitazione intorno a sé (anzi, in un primo momento aveva contagiato anche il sottoscritto, sempre pronto, troppo, a dare credito alle persone).

In sintesi, come già detto, il problema politico di Capecchi non sono tanto i rispettabilissimi (ma anche affermatissimi) nonni, ma Capecchi stesso, nella sua bambagia.

La sua incapacità di decidere, schierarsi, esporsi (un po’ come è successo non molto più di un anno fa con l’illuminazione farlocca installata dalla giunta Tomasi, e poi, dopo ampia mobilitazione, sostituita, nel borgo medioevale di Castello di Cireglio dove Capecchi presiede il Parco Letterario).

Quanto scritto è valido, ovviamente, a meno che in gioco non ci siano lui stesso e la sua carriera, in questo caso le cose, ovviamente, cambiano.

Tutto qui, come dice il neo sindaco, salvo poi subito pentirsi: “senza rancore”.

Per quel che mi riguarda, in conclusione, faccio mia una poesia di Franco Arminio, dato che anche lo stesso Capecchi, citando Sciascia ha ricordato in campagna elettorale che: “i poeti danno il certificato di esistenza in vita ai luoghi”.

“Se arriva un lutto, una grande delusione,

se il mondo si fa brutale

è il tempo della grande alleanza

con te stesso,

fuggi con i tuoi piedi, con le tue ciglia,

porta via il tuo sguardo,

portalo in salvo,

attraversa il muro dei passanti,

il silenzio, il gelo, il vento

che si getta in faccia come una cassa

di coltelli.

Questa paura sia l’ultima che ti sta cercando”. (F. Arminio).

Francesco Lauria

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