sabato 6 giugno 2026

GIOVANNI CAPECCHI: PISTOIA E LE DUE PALUDI.

Giovanni Capecchi è una persona abile.

Non intendo alla leva (immagino abbia fatto obiezione di coscienza, visto che in famiglia: "facevano obiezione alle spese militari"), ma in generale.

Sicuramente con la parola, ma anche con lo sguardo, i silenzi, l'ascolto.

Uno a cui, abbastanza facilmente, dai fiducia, credito.

C'è una data che per la storia recente di Pistoia e di Giovanni Capecchi è uno spartiacque: il 28 febbraio 2026.

Lo ha detto spesso anche in campagna elettorale, Capecchi: lì è cambiato tutto.

A San Domenico c'ertano 400-500 persone, una vera folla per Pistoia.

C'era anche io, di più, sono tra i cinque-sei che sono intervenuti: annunciando il mio personale sostegno al candidato che chiedeva, finalmente e a gran voce, le primarie di coalizione.

Quella di San Domenico fu una grande prova di forza e una pesante sfida alla maggioranza del Pd pistoiese che aveva respinto sdegnosamente la candidatura Capecchi e aveva proposto l'allora poco conosciuta consigliera comunale ed insegnante Stefania Nesi.

Mentre osservavo la sala mi rendevo conto che su cinquencento persone ne conoscevo forse una ventina, ero consapevole che Capecchi non rappresentava del tutto il mio mondo e i miei valori, ma il suo intervento mi convinse pienamente.

Anche se non pienamente riportato, ma per fortuna ci sono le registrazioni, annunciandolo all'inizio dell'intervento e tornandovi alla fine, il professore trapiantato (in parte) a Perugia si impegnò molto a descrivere la "palude" di Pistoia.

Scelse l'immagine del fatto che il Palazzo Comunale sia stato in tempi medioevali costruito su una palude e che si risvolti si erano fatti sentire fin nel ventunesimo secolo.

Capecchi promise (ma poi non lo fece) di lasciare un foglietto in cui fosseri scritti i vari dossier/macchine del fango in preparazione su di lui.

Dossier, fece capire chiaramente, non a opera del centrodestra, ma di chi: "nel centrosinistra è non contrario, ma contrarissimo alla mia candidatura".

Un esempio: la sua incompatibilità rispetto al ruolo (questione di famiglia) nella Fondazione Cassa di Risparmio legata al pesante ritardo nelle sue dimissioni, in chiara violazione del codice etico.

Capecchi si difese non nel merito (non poteva farlo) ma facendo presente che nella sua stessa situazione vi erano politici della provincia di Pistoia sia di centrodestra che di centrosinistra (ed era vero...)

Gli altri temi sono noti: gli articoli di giornali e le voci sui concorsi all'Università di Perugia, fantomatiche ville all'estero, etc.

Fu molto chiaro Capecchi: promettendo di bonificare, nemmeno fosse il lago del Fucino di mussolinana memoria, la palude della politica pistoiese, a partire da quella rappresentata da una non piccola parte di centrosinistra.


Come è andata si sa: Giovanni Capecchi è stato più forte delle voci (vere e false) che giravano su di lui, ha incassato via via sostegni sempre più alti (fino ad Elly Schlein) e ha vinto prima le primarie del campolarghissimo pistoiese e poi le elezioni contro il timido e rassegnato centrodestra di Annamaria Celesti.

Un centrodestra uscito in città vincitore per vera disperazione, quasi solo dove regna incontrastato e incontrastabile un altro personaggio davvero peculiare del microcosmo pistoiese: Don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro, rimosso dal Vescovo Fausto Tardelli, per fatti gravissimi, nell'agosto 2025 ed ora, come se nulla fosse, plenipotenziario a Ramini.

Dopo le mie vicissitudini con un potente datore di lavoro che mi aveva messo alla porta per motivi politici e discriminatori dopo vent'anni di impegno e passione, personalmente, in quello scampolo di inverno che bussava alla primavera, non potevo non essere sensibile a chi, come "San" Giovanni Capecchi, diceva di opporsi alla "macchina del fango".

Ma pur da "neocapecchiano" seppi prendere le distanze dal futuro sindaco quando, con una scelta di inarrivabile incoerenza, lui e Avs-Sce-Possibile espropriarono gli immigrati residenti e i giovani universitari e non, del diritto di veto alla primarie, contrariamente a quanto avveniva a Viareggio la settimana prima.

Con grande abilità, poi, Capecchi avvicinandosi il voto, ha mantenuto il concetto della palude, capovolgendo, però, completamente la narrazione.

La palude non era più rappresentata dalle trame oscure della maggioranza del Pd comunale e di alcuni ex sindaci/poteri forti della città, ma dai nove anni del centrodestra.

E così, nuovo storytelling perfetto e ben confenzionato, a bonificare, ridare energia, soffio di vita ai territori, tutti i territori, dal Manzanarre al Reno, da Bottegone all'Orsigna, passando per Cireglio, arrivava proprio lui: il taumaturgico, buono, onesto, competentissimissimo Giovanni Capecchi da Candeglia, Perugia, Pistoia, Mondo.

L'uomo della Pace, ma anche delle buche e delle varianti.

Delle regole a targhe alterne (dehors e ztl sì, Biancalani viediamo...) e della grande responsabilità sociale e ambientale del vivaismo pistoiese, descritto senza remore, come una sorta di grande associazione benefica pronta a salvare l'Amazzonia dalla deforestazione e il mondo dal cambiamento climatico.

Insomma Giovanni Capecchi diventa l'uomo delle due paludi prosciugate: prima i cattivissimi, oscuri, terribili schizzi del centrosinistra e poi gli esiti deludenti degli ignavi, tendenzialmente un po' incapaci e da poco usciti dalle caverne, politici e amministratori uscenti di centrodestra.

Già questi primi giorni post elezioni ci hanno dimostrato che Capecchi non ha i super poteri che gli hanno frettolosamente attribuito i suoi hooligans, molto attivi anche sul web, da veri e propri leoni digitali.

Lui che proprio un pischello non è, si è peraltro affidato ad un capo di gabinetto alle soglie della pensione, rodato decenni fa dal fido Agostino Fragai.

Quella che rimane orfana una volta che termina la fascinosa narrazione è la Politica.

Quella vera.

Quella di visione e di concretezza. Che affronta i bisogni ed i desideri delle persone, accompagna le loro aspirazioni.

Assicura il pane, ma non si dimetica delle rose.

Si esprime in poesia, ma sa vivere anche la quotidianità faticosa ed estenuante della prosa.

Una politica portata avanti da persone che sappiano fare "della contraddizione tra fatti e valori", una questione personale.

A me, sinceramente, di tutta la narrazione capecchiana (intesa come gruppo, cerchio magico, elite delle elites, amici nel potere e nei poteri, non come singola persona) rimane davvero poco.

Forse un po' di melma politica paludosa nelle mani, cui contrappongo un sapone di quelli grossi, grossi, antichi.

Per pulirmele.

Francesco Lauria

Nessun commento:

Posta un commento