I nodi stanno per venire al pettine, con ritardo, ma prima o poi la nuova Giunta del comune di Pistoia sarà varata.
Nonostante un timidissimo, quasi impercettibile, aumento dell'affluenza rispetto ai deludenti numeri che portarono alla scontata riconferma (per mancanza di competitor adeguati) di Alessandro Tomasi al primo turno nel 2022, il tema della (mancata) partecipazione dei cittadini e delle cittadine, non è stato quasi toccato nelle analisi delle trionfanti truppe capecchiane (di diversa osservanza), ma è stato anche poco dibattuto nello spelacchiato centrodestra pistoiese, alle prese con l'abbaglio autoconsolatorio e creativo del c.d. "voto ideologico".
Fin dalla sciagurata e davvero provinciale scelta di "chiudere", quasi unici in Italia nel centrosinistra, le primarie pistoiesi a giovani e immigrati - contro la quale ho scritto in tempi non sospetti su Report - mi sono interrogato su quali fossero i motivi di tanta disaffezione e disattenzione, certo radicata e nazionale, non solo pistoiese, dei cittadini alla politica.
Visti i risultati dell'affluenza, infatti, la tanto osannata "macchina da guerra" di Giovanni Capecchi, sia alle primarie (dove, nonostante la buona partecipazione, comunque inferiore ad altre tornate simili, il divario con Stefania Nesi è stato molto meno netto del previsto) che alle elezioni, ha riportato, è vero, gente di centrosinistra alle urne, ma si è limitata, visti i numeri, al cerchio di simpatizzanti e militanti, con la fisiologica aggiunta di qualche parente cammellato di candidati/e.
Il tema non è banale: di fronte alla crisi dei circoli culturali, alla separatezza con il mondo del volontariato (con l'eccezione, in questa tornata, dell'Arci per il centrosinistra e dell'Mcl per il centrodestra, oltre ad alcuni singoli), al sempre più forte ridursi della stampa libera e indipendente, di fronte alla disaffezione e alla diserzione alla militanza dei cittadini e delle cittadine "normali", come, quando e dove viene selezionata la classe dirigente?
E' noto che le sedi vere e permanenti di partito siano sempre più rare, anche movimenti studenteschi giovanili di destra e di sinistra che avevano, in autonomia, provato ad aprire propri spazi, li hanno dovuti chiudere per mancanza di partecipazione e di risorse.
Tutto, o quasi, diviene digitale, temporaneo, virtuale, provvisorio.
Avrebbe detto un Leoluca Orlando d'annata: "tutto diviene tenda dell'eterno presente".
Un esempio sono le vetrine delle sedi temporanee di liste e comitati elettorali: se è comprensibile che quelli dei singoli candidati/e siano stati subito chiusi, mette un certe tristezza, ad esempio, vedere l'immediato smantellamento e svuotamento della sede della Lista Capecchi che, era stato promesso, non sarebbe stata una meteora elettorale che accomunasse le diverse elites pistoiesi, ma un esperimento politico più profondo e duraturo.
Nulla tutto chiuso, serrato.
Anche il Pd in centro ha mantenuto i manifesti, ma tiene la sede sempre serrata, in attesa, probabilmente di seguire (una volta tanto) l'esempio dei fedelissimi pasadaran del nuovo sindaco.
Al mercato, poi, non ci sono più i militanti e i candidati alla disperata ricerca, magari in ticket uomo-donna, della preferenza personale, ma un deserto e un silenzio che, pur distrattamente, viene di certo percepito dal cittadino comune, di nuovo lasciato solo con i propri problemi, sempre più individuali e, donmilianamente, sempre meno affrontabili, almeno in apparenza, con la "Politica", come arte del "sortirne insieme".
La preferenza doppia di genere ha poi creato una serie infinita di distorsioni e di lotte intestine ed è, peraltro, palesemente fuorilegge perchè contraria agli esiti del referendum del 1991 che di preferenze ne aveva indicata una sola, per bloccare i "giochi" da Prima Repubblica, in cui, qualcuno ricorderà, non si votavano, tanto i nomi dei candidati (che nemmeno si scrivevano sulla scheda), quanto i numeri della tombola della preferenza multipla, appannaggio specialistico delle correnti dei partiti.
Con l'"andate al mare", improvvido, di quel referendum, i leader socialista Bettino Craxi, iniziò il proprio declino politico e di potere.
Oltre alla tristissima "politica dei selfie", non possiamo però non considerare anche gli improvvidi e crescenti adepti del listino bloccato, per la prima volta, nel 2025, utilizzato dal Partito democratico regionale, paracadutante candidati e candidate che, in particolare, su Pistoia e provincia, avevano subito sonore e plurime batoste per quel che riguardava il consenso...
“Non mi ha mai convinto, nonostante la motivazione nobile con la quale fu pensato – spiegava qualche mese fa lo storico dirigente Pci, Pds, Pd Paolo Bruni -: offrire la possibilità a un soggetto di particolare competenza e/o prestigio professionale o culturale di portare il proprio contributo senza passare dal vaglio elettorale.
Aveva un suo perché.
Temevo però che dietro questo velo nobile potesse celarsi una verità di real politik: la compensazione. Scegliere, per la prima volta, di utilizzarlo per candidare rappresentanti istituzionali e dirigenti di partito (Simona Querci, ndr) ne è la conferma”.
Infine un ulteriore elemento di riflessione due "cavalli di razza", piuttosto giovani, quindi non privi di energie, hanno, del tutto rinunciato a correre, almeno in prima persona, nelle amministrative 2026.
Si tratta di Riccardo Trallori (prima garantito vicesindaco, poi garantito assessore pesante, poi...?) per il centrosinistra e di Gabriele Sgueglia nel centrodestra/Fratelli d'Italia che, se è vero che ha sostenuto i propri "fratelli e sorelle minori" di Gioventù nazionale, non è che abbia macinato i chilometri in questa campagna elettorale, nonostante il ticket dei ticket con Annamaria Celesti (uomo-donna, giovane-matura- destra-moderata).
Mi sbaglierò, ma questa balzana idea del "salto un turno, mi riposo", in tempi in cui tutto si misura in estemporanee, ma ricercatissime preferenze individuali, non porterà politicamente bene a nessuno dei due (rispettivi premi di consolazione comunque dati per scontati).
Un'ultima riflessione: alle ultime elezione i cittadini hanno avuto poche scelte anche per il candidato/candidata sindaco.
Mai, davvero mai, si erano avuti solo tre candidati e la scusa delle primarie per il centrosinistra, che tutto erano tranne che una novità, non regge.
Siamo ad una "americanizzazione" semplificatoria della politica?
Due soli schieramenti/cartelli elettorali, comitati provvisori, campagne a suon di reel di pochi secondi solo sulla persona, e mai sulle idee, sul partito, sulla politica?
Io, purtroppo, temo di sì, nonostante quanto sia variegato, ad esempio, il campolargo.
Ed il primo a dover fare i conti con le proprie evidenti contraddizioni, il primo che non potrà più mettere la polvere sotto il tappeto, non mi si dica che è diventata la mia ossessione, è semplicemente, stato eletto è, ovviamente, il neo sindaco Giovanni Capecchi.
Che, se ne accorgeranno presto anche i suoi hooligans, super/pieni poteri, anche per indole, non li ha o non è in condizione di esercitarli/mantenerli.
Francesco Lauria, Presidente Associazione Sognare da Svegli.




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