sabato 20 giugno 2026

NEI CAMPI DA CALCIO TRA CONDOR E GUFI: CAPECCHI (GIOVANNI) E AGOSTINI (MASSIMO). "IF I COULD..."

Succede, a volte, che ti capitino frasi, direi non fondamentali, che, però, ascolti e non dimentichi mai più.

A me capitò proprio quella volta.

Stadio Ennio Tardini, Parma, Curva Sud, era la stagione 1991-1992, se non ricordo male agli inizi, una delle prime giornate di campionato.

Era il Parma spumeggiante di Nevio Scala, da poco, per la prima volta nella sua storia approdato in serie A, c'erano i soldi di Tanzi e della Parmalat, il crollo era ancora lontano.

L'entusiasmo in città era alle stelle, la "piccola Parigi", come ai parmigiani piace chiamare un po' ottimisticamente la loro città)  da due anni finalmente stava nelle serie adatta (almeno per i parmigiani), inutile dirlo: la serie A e nemmeno da comprimari.

Quasi tutti i miei amici, che da piccoli erano chi interista, chi milanista (pochi gli juventini, erano gli anni di vera magra post Platini, ma con Maifredi e Rush...) divennero dei perfetti piccoli ultrà della Curva Nord (quella seria...) e le maglie gialloblu (ancora non era stata recuperata quella storica, con la croce nera in campo bianco....) si erano sostituite in fretta alle altre.

Io no, simpatizzavo ovviamente per il Parma, ma ero rimasto, nella disgrazia di quei primi anni e nella crescente rivalità con la mia squadra, juventino (e che potevo fare abbandonare Gigi Maifredi e Ian Rush?....)

In quella stagione il Parma andò bene, arrivando settimo a fine campionato, ma ci fu, soprattutto, il primo trofeo della squadra.

Contro una Juventus di nuovo ai massimi livelli si giocò una decisiva finale di Coppa Italia con ribaltamento del risultato dell'andata e trionfale vittoria del Parma 2-0 sulla Juventus con goal dei beniamini locali Sandro Melli e Marco Osio (quest'ultimo entrato così nel cuore dei tifosi da divenire "sindaco" morale della città anche nei cori della curva Nord...)

Ma quella stagione, a Parma, ebbe anche un protagonista mancato che, a fine anni, pur essendo ancora nel pieno della carriera, dovette fare le valige per trasferirsi ad Ancona e recuperare il fiuto del goal: Massimo Agostini, un romagnolo (e già qui l'Emilia è terra straniera) che aveva fatto grandi cose a Cesena nelle annate precedenti, ma che, lontano dal mare, rendeva poco (anche al Milan, nella stagione prima, non era andata granchè bene...)

Detto questo, Massimo Agostini era un signor attaccante, alto, capello abbastanza lungo, ottima capacità di lettura del gioco, bravo di testa, nella stagione 1985-86, quando il Parma ancora lottava per salvarsi in serie B, aveva conosciuto, ancora molto giovane, il boom personale, nella "sua" Cesena, segnando 13 reti nel massimo campionato, in una sola stagione.

Grande fiuto per il gol, slanciato, inesorabile: da allora fu soprannominato, un po' come Capecchi (Giovanni) a Pistoia, sempre sui campi da calcio: "Il Condor".

Quando, già in campagna elettorale, Giovanni Capecchi, ricordando le sue grandi abilità sportive e calcistiche, aveva rivelato che anche lui aveva questo soprannome: "il Condor", Massimo Agostini, che era un attaccante che a me piaceva molto, mi è venuto subito in mente, anche se nell'85-86, io viaggiavo tra i sei e i sette anni (ma facevo le elementari, almeno i primi anni, nella scuola della figlia di Arrigo Sacchi e ogni volta che lui la veniva prendere in Via Santa Fiora a Parma attaccavo dei pipponi incredibili all'allora allenatore del Parma, consigliando pure alcuni possibili acquisti a buon mercato...)

Quando ieri il Tirreno, con tutte le colonne, ha accostato, nella sua intervista fiume, Giovanni Capecchi al Condor, non ho potuto resistere...

E mi è venuta in mente quella beffarda frase allo stadio Tardini, all'inizio della stagione 1991-1992.

Agostini non sempre partiva titolare e non era ben visto dai tifosi del Parma perchè a volte era stato impiegato in alternativa all'idolo locale, il parmigiano Sandro Melli, artefice, come Osio, dell'apoteosi della promozione in serie A con il 2-0 alla rivalissima Reggiana, squadra delle odiate "testa quadre" di Reggio Emilia.

Quella sera, lo ricordo perfettamente, ciccò il pallone a non più di dieci-dodici metri dalla porta.

Un errore che possono fare tutti, ma che non gli venne perdonato dalla curva locale.

Fischi su fischi, anche ingenerosi, (ma c'era il problema Melli) e soprattutto improperi in dialetto.

Uno su tutti di un anziano che era al mio fianco e che, come detto, non ho mai più dimenticato:

"Agostini, se a Zizéna t'er al còndor, chè a Pärma t'at pär bombén un gùf!" che tradotto in italiano suona inesorabilmente così: "Agostini se a Cesena eri il Condor, qui a Parma ci appari giusto un gufo!"

A questa frase urlata, tutta la curva era venuta giù a ridere, a testimonianza che, nemmeno tanto per colpa sua, nelle stagioni successive Agostini dimostrerà di essere ancora un gran giocatore, il "condor riminese" a Parma non era per nulla amato/apprezzato.

Perchè scrivo questo, mi si chiederà, oltre a ricordare tempi antichi di super gioventù?

Perchè, appunto, mi ha colpito non poco l'intervista sostanzialmente riparatoria sue due paginone al neo sindaco di Pistoia Giovanni Condor Capecchi sul Tirreno....

Alcuni articoli nei giorni precedenti, in particolare sugli stipendi degli assessori, avevano fatto imbestialire l'agguerritissima fanbase digitale di Capecchi, con insulti al giornale e ai giornalisti e, addirittura, proposte di querele.

Il giornale, come capita nella stampa italiana, ha voluto farsi perdonare dal nuovo dominus pistoiese, eletto a suon di voti, apparecchiandogli un'intervista piuttosto prona in cui, tra diverse proposte programmatiche interessanti, è uscito da Capecchi un autocompiacimento in sincerità imbarazzante, peraltro ulteriormente accentuato dal giornalista intervistatore.

Il Tirreno, per esempio, si è guardato bene dal chiedere a Giovanni Condor Capecchi se, come promesso, ad esempio si ridurrà lo stipendio da sindaco, ma ha sottolineato, prospettando mirabolanti novità di inizio consiliatura, come Capecchi sia "ancora il Condor" e ci sia da aspettarsi da lui grandi e magari, persino inaspettate, sorprese.

Ai pistoiesi, forse con maggiore umiltà e giusto per fare un esempio, basterebbe sapere se quest'anno si farà o meno, il cinema all'aperto ad agosto, tradizionale meta di tante famiglie e cittadini che, magari, non possono permettersi costose vacanze in Italia o all'estero.

Colpa dell'amministrazione precedente e dei bandi andati deserti, si dirà, ed è probabilmente vero.

Ma una sorpresa positiva dal Condor pistoiese dobbiamo pur aspettarcela, altrimenti, inevitabilmente, anche a Pistoia, lo slanciato uccello, senza nulla mal volere al rapace notturno, si trasforma, come nella "piccola Parigi", in un più goffo e certamente meno prolifico sotto porta, "gufo".

Gufo che, come goleador, fino a prova contraria, ma lasciamo, per carità a Capecchi e al suo stormo (ma i Condor tendono a essere solitari) non dovrebbe essere granchè.

Francesco Lauria

P.S. Quando penso al Condor, come tutti quelli di una certa età, non possono non pensare a una famosa canzone di Simon & Garfunkel: "El condor pasa (If I could).

Il condor non deve farsi notare, non deve autoelogiarsi. Il condor c'è, sorvola, arriva in picchiata quando serve. Non è un avvoltoio, è una figura, un uccello planatore.

Certo un necrofago, ma che sa sfruttare le correnti termiche, svolge un ruolo ecologico ed è sacro per le culture andine.

Paul Simon nello scrivere e riscrivere il testo della canzone, non lo inserisce, alla fine, tra le parole.

Ne El Condor Pasa, infatti, la parola Condor non c'è mai.

C'è il suono degli strumenti andini che ci ricorda il suo grande, maestoso, ma anche veloce volo.

Il Condor, quello vero, non ha bisogno di annunci/interviste fiume, c'è. 

E tutta la cordigliera delle Ande non è consapevole e ammirata.

EL CONDOR PASA (IF I COULD)  -   IL CONDOR PASSA (SE POTESSI)  https://www.youtube.com/watch?v=QqJvqMeaDtU&list=RDQqJvqMeaDtU&start_radio=1

Preferirei essere un passero che una lumaca
Sì, preferirei
Se potessi
Sicuramente lo preferirei

Preferirei essere un martello piuttosto che un chiodo
Sì, preferirei
Se potessi
Sicuramente lo preferirei

Lontano, preferirei salpare
Come un cigno che viene e va
Un uomo viene legato a terra
Dà al mondo il suo suono più triste
Il suo suono più triste

Preferirei essere una foresta piuttosto che una strada
Sì, preferirei
Se solo potessi
Sicuramente lo preferirei

Preferisco sentire la terra sotto i piedi
Sì, preferirei
Se solo potessi
Sicuramente lo preferirei

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