venerdì 19 giugno 2026

"GRAZIE PER TUTTE LE LACRIME CHE MI AVETE FATTO VERSARE".

In questi giorni, lo ammetto, sto barcollando.

Trovarsi a combattere contro due sistemi è, forse, troppo anche per me.

Ricordo che dopo il settimo, incredibile, lodo dei probiviri nazionali Cisl, da me attivati, proprio quello relativo a Roberto Pezzani, segretario generale nazionale Fnp Cisl, presi una decisione difficile, non so ancora oggi se giusta, visto che di procedimenti aperti, in sei collegi diversi, ne erano rimasti circa una trentina.

Capii, però, che per me era troppo: troppo umiliante confrontarmi con un sistema, quello dei probiviri, apparentemente anche cordiale, ma che mi guardava davvero come un ufo, un vero extraterrestre. 

Era davvero impensabile che, nel 2026, per di più nella Cisl, potesse esistere qualcuno/a che, incredibilmente, pensasse che, con la "magistratura interna" di una organizzazione, in questo caso la Cisl nazionale, fosse possibile ottenere una qualsiasi forma di giustizia, anche calmierata, anche parziale, financo prudente.

No, non era possibile.

Mi era stato spiegato, ma io imperterrito, sostenuto anche da centinaia di sottoscrittori/sottoscrittrici alla mia raccolta fondi per le spese legali e, appunto legate ai probiviri (tutte rendicontate) avevo voluto andare avanti.

Proprio rispetto a Pezzani, da me considerato davvero figura esemplare in negativo, durante tutta la sua lunga carriera sindacale, avevo davvero dato l'anima, profuso ogni sforzo morale, impiegato ogni risorsa di energia disponibile.

Non si trattava di un'azione contro una persona, perchè anche la persona peggiore del mondo non merita il male, ma proprio contro un sistema, dal mio punto di vista perverso e, senza alcun dubbio, anticostituzionale (ricordiamo, rispetto al funzionamento interno dei sindacati, la mancata piena applicazione dell'articolo 39 della nostra Costituzione).

Non sto denunciando alcun reato, ma in particolare rispetto alla figura di Pezzani, più che ad altre (erano i giorni in cui ANCHE in rapporto alla mia vicenda veniva fatto dimettere Onofrio Rota, segretario generale nazionale Fai Cisl) riscontravo una sorta di terrore, timore reverenziale, come se potesse arrivare una sorta di King Kong furibondo e tutti, ma proprio tutti, dovessero solo scappare.

Ricordo che, probabilmente anche a causa di queste suggestioni (magari c'è anche un po' di mito da corridoio sindacale) la notte prima dell'incontro con i probiviri in Via Lancisi a Roma, sognai davvero Pezzani, alla guida di una schiera di carri armati, tutti con disegnati una P bianca, e che muovevano, con convinzione e virile belligeranza, verso la storica sede della Cisl di Parma, in Via Lanfranco.

Il sogno, comunque, si interruppe, prima che vi accadesse alcun evento cruento, non vorrei che Pezzani o, qualcuna del suo staff, mi querelassero anche per: "sogni proibiti".

Venendo alla realtà, nel lodo di totale "assoluzione" di Pezzani emesso dai probiviri confederali era scritto che il collegio aveva deciso anche sulla base della sua "memoria difensiva".

A differenza di Daniela Fumarola, Danilo Battista, Alessandro Spaggiari, Ignazio Ganga, Sauro Rossi, lo stesso Onofrio Rota, etc. che avevano prodotto, in quasi tutti i casi, corpose e dotte memorie difensive nei miei confronti, (quanto devo averli fatti penare però...) e che, correttamente rispetto allo Statuto me le avevano per tempo e per Pec fatte pervenire, Pezzani, violando spudoratamente Statuto, Regolamento, Codice Etico non si era scomodato.

Lui, infatti, credo (io la penso così)  si consideri al di sopra della Legge. Qualsiasi Legge, compresa quella associativa.

Non potevo farmi sfuggire questa occasione e non lo feci.

Protestai formalmente e devo sottolineare, che il Presidente dei Probiviri nazionali Cargnino, da me ovviamente compulsato, provò in tutti i modi a convincere Roberto Pezzani, segretario generale Fnp Nazionale a rispettare lo Statuto della Cisl.

Ci provò e riprovò, anche perchè era consapevole che si metteva formalmente e oggettivamente in discussione la piena legittimità di un lodo dei probiviri confederali, precedente pericoloso, soprattutto in caso di ricorsi alla magistratura ordinaria.

Niente, testimone anche la struttura organizzativa del collegio dei probiviri che, devo sottolineare, con me è stata sempre formalmente, ma anche umanamente impeccabile, non ci furono ragioni.

Pezzani era oltre, sopra, fuori.

Fu così che fu lo stesso Cargnino a farmi inviare dal collegio, del tutto irritualmente, la, sinceramente non memorabile, memoria difensiva di Roberto Pezzani da Parma, rispetto alle mie documentatissime accuse.

Fu lì che decisi. 

Vista l'inconsistenza (a mio parere) della memoria rimasta "segreta"  almeno per un paio di mesi, rinunciai alle mie macroscopiche ragioni e comunicai che non sarei andato oltre.

Con le lacrime agli occhi e le mani che tremavano, misi fine alla mia iscrizione ventennale alla Cisl e ad altrettanti anni di lavoro, passione, impegno, mestiere e missione, come direbbe il sociologo cislino Bruno Manghi.

La vicenda con Pezzani (e anche con il suo staff, risultato poi non appartenente, incredibilmente alla Cisl, proprio grazie alle mie denunce ai probiviri che, a qualcosa sono servite) non è chiusa. 

Rimangono le mie querele e rimangono le sue/loro.

Ho avuto modo, in questi giorni, di constatare alcune, almeno per me, anomalie giuridiche/procedurali nel percorso giudiziario che ci accomuna. 

Tutte, ovviamente, a favore del dirigente apicale sindacale. Alcune (una in particolare) mi appaiono così sfacciate che, essendo state giuridicamente contestate e rilevate, un po' come la memoria difensiva segreta, saranno molto probabilmente corrette/integrate.

Certamente Pezzani conta su una schiera di yes man e di yes woman amplissima che, ovviamente, e direi inopinatamente, arriva fino a Parma, dove non mi risulta essere particolarmente amato (da decenni e con alcune significative eccezioni, per carità), ma, certamente, è molto temuto.

Non mi ha nemmeno stupito nemmeno scoprire chi sia l'avvocato di Roberto Pezzani (immagino, magari mi sbaglio, pagato dalla Fnp Cisl nazionale).

Direi uno dei massimi avvocati italiani, forse il più importante, certamente uno dei più costosi.

Una figura che ha difeso (e gli fa onore, tutti hanno diritto alla difesa) personaggi del calibro, ad esempio, di Massimo Carminati ex Nar, il principale imputato del processo Mafia Capitale, o, pensate un po' del giudice Giuseppe Prestipino, procuratore nazionale aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia, cui sono state revocate, nel 2025, le inchieste e il coordinamento investigativo. Prestipino è indagato (non ancora condannato, per carità) per gravissime violazioni del segreto istruttorio e si è avvalso, nel corso delle indagini, come suo diritto, della facoltà di non rispondere.

L'avvocato del segretario generale Fnp Cisl è noto anche, legittimamente per carità, cito direttamente da Wikipedia: "per le circostanze che lo hanno portato a scontrarsi anche pubblicamente con noti giornalisti d'inchiesta".

E anche questo, almeno a me, conoscendo Pezzani, non stupisce.

Così come non mi stupisce, ognuno si sceglie l'avvocato che vuole, Pezzani ed Fnp compresi, che il noto avvocato, cito sempre Wikipedia: "è stato un attivo promotore e sostenitore del al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. È stato tra i fondatori del comitato "Sì Riforma",

Che dire di più?

Scriveva, facendomi di nuovo commuovere, subito dopo le mie dimissioni da socio della Cisl , il 28 novembre 2025, il blog www.il9marzo.it in un articolo significativamente intitolato: "Le organizzazioni non perdono mai".

"Le organizzazioni non perdono il sonno.

Le organizzazioni non si stressano.

Le organizzazioni non si ammalano, non si consumano nell’attesa di una notizia, non si chiedono ad ogni passo perché devo fare quello che sto facendo, se avrò il tempo e le forze e le risorse che servono per farlo.

Lo fanno e basta, perché sono organizzate apposta per farlo.

Ecco perché le organizzazioni contro le persone vincono sempre. Le persone sono reali, quindi sono fragili, le organizzazioni sono creazioni artificiali e sono forti. Sono forti perché sono cose.

Francesco Lauria ha provato a fare dall’interno la battaglia di una persona contro “la Cosa” che è diventata la Cisl. Che non è più quella cosa che prometteva il suo nome, una confederazione di sindacati di lavoratori. Un nome, anche se ce lo siamo dimenticati, che era da leggere al contrario: prima ci sono le persone che lavorano, queste si associano nei sindacati, i sindacati si associano nella confederazione. Ma solo le persone danno senso a tutta la costruzione. Questo vuol dire sindacato associazione.

Quando non è così, del sindacato associazione resta il nome (che qualcuno a Via Po 21 aveva definito, con notevole sincerità, il “brand”. Cioè il nome di qualcosa da vendere per farci i soldi). E resta l’organizzazione fine a se stessa. Che vince sempre contro le persone.

La battaglia all’interno è finita. Con le dimissioni da socio di Francesco, la Cosa ha vinto. Fuori è un’altra storia, e tutto può succedere (ma è nella logica della Cosa stringersi verso l’esterno anche più forte che all’interno).

Nessuna sorpresa è arrivata, nessuna sorpresa era possibile.

Ora resta una domanda: ma ve l’immaginate Franco Marini (ma anche gente molto meno sveglia di lui) che spreca il prestigio da segretario generale in una vertenza con un dipendente? Uno scontro al termine del quale l’organizzazione vince, perché può solo vincere, ma non ci ha guadagnato nulla, se non l’immagine pubblica di “un sindacato che licenzia” (e non per la prima volta)?

Ma la verità è che le organizzazioni vincono sempre perché sono forti, sì, perché sono cose, sì, ma anche perché sono stupide. E sanno solo vincere anche quando con un pareggio otterrebbero molto di più.

Qualsiasi sindacalista, anche mediocre ma autentico, sa che vincere non serve a niente, serve il risultato che ottieni. E se sei intelligente, o anche solo furbo, lasci agli altri il prestigio della vittoria e tu porti a casa tutto il resto.

Nella vicenda Lauria l’unico risultato ottenuto dalla Cisl è di aver dimostrato che “la Cosa” ha preso il posto dell’associazione e delle persone.

Quelle che perdono, ma che sono l’unica ragione per cui un sindacato ha diritto di esistere. E che se si uniscono in un’organizzazione che non si riduca a “cosa” possono essere fortissime.(...)

Non credo di dover aggiungere molto.

Preferisco tacere e, senza voler in alcun modo paragonare l'enormità del suo dolore al mio, far parlare Ilaria Cucchi, ribadendo che, almeno in queste circostanze, non sono a contestare a Roberto Pezzani alcun ulteriore reato/violazione, non c'è alcun legame diretto, per carità, con la vicenda Cucchi.

Sto parlando del contesto e del potere.

Inteso come dominio. Come buio, piramide diritta, direi rigida, come tenebra senza vita.

Scriveva, qualche ora, fa, la stupenda Ilaria Cucchi, in un dolorissimo post sui social intitolato amaramente: "Grazie per tutte le lacrime che mi avete fatto versare".

"Oggi la Cassazione ha scritto la parola fine sull’uccisione di Stefano Cucchi e sull’annientamento morale e fisico della mia famiglia che ne è conseguito.
Queste lacrime le dedico ai Generali Alessandro Casarsa e Vittorio Tomasone.
Il primo, nel momento in cui le versavo, era diventato niente di meno che il comandante dei Corazzieri del Quirinale. Il secondo era in pole position per la carica di Comandante Generale dell’Arma.
Casarsa ha scritto la causa di morte di Stefano ancor prima che venisse effettuata l’autopsia con parole esatte che verranno riportate poi dai medici legali di un processo che il pm Musarò ebbe a definire kafkiano. I testimoni erano i responsabili del suo omicidio mentre gli imputati erano i suoi testimoni.
Tomasone, nel giorno in cui comunicò a tutta la stampa nazionale la telefonata di condoglianze a mia madre non mancò di aggiungere falsamente, dall’alto della sua autorevolezza, che però Stefano Cucchi era un tossicodipendente, anoressico, sieropositivo.
Tomasone ci ha condannati a vita alle infamie degli haters della carta stampata e del web.
Casarsa ha costretto la mia famiglia a consumarsi la vita in 16 anni di udienze.
Per il primo le agenzie di stampa oggi riportano: “Chiara volontà di impedire di ricondurre responsabilità a carabinieri” e “Dai carabinieri falso per coprire responsabilità”.
Per il secondo rimangono le scuse verbalizzate nel processo sulle domande del mio avvocato per aver detto quelle parole false ai giornalisti.
Tutto qui.
Ciao mamma e ciao papà.
Ciao Stefano."

Nonostante tutti e nonostante la terribile morte, meglio, uccisione, di Stefano, la nuda vita di Ilaria e con questo ha riportato la Luce anche su suo fratello, è, in se stessa un segno potentissimo, importantissimo, pedagogico di Speranza.

Un segno che ci dice che sì, il Potere può essere sconfitto e che non ha senso smettere di credere nella Verità.

Che bisogna soffrire, non si può non piangere,

Nel piccolo della mia vicenda, rispetto a quella enore di Stefano e Ilaria, so che non è una confessione da maschio alfa, capita di piangere, da un anno, ogni giorno.

Ogni mattina.

Però poi penso a persone come Ilaria.

Mi alzo dalle mie lacrime e dal mio letto e sono grato e pieno, ridondante di Speranza.

Una Speranza, sogno fatto da svegli, che magari può anche essere sconfitta, ma che non muore, perchè si nutre non della prepotenza della morte, ma della fragilità della Vita.

Della gratuità dell'Amore.

Stefano non c'è più, ma il suo sorriso è nel cuore di ogni essere umano che sia riuscito a rimanere tale.


E questo perchè qualcuno, di fronte a più sistemi perversi e violenti, non ha mai smesso, pur tra le lacrime, non solo di cercare, ma di pretendere coraggiosamente, civilmente, costituzionalmente, la Verità.

Con la forza, la rabbia, la tenacia, ma soprattutto l'Amore di una Donna.

Perchè la Speranza è: "una Risposta che risuona nel Vento"...



Francesco Lauria

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