Ieri sera, a differenza di quanto successo con Giovanni Capecchi, a cui si può dire tutto, ma non che riempia ovunque sale e piazze, non c'era proprio il pienone alla Festa dell'Unità della frazione di Torbecchia ad ascoltare l'on. Marco Furfaro.
E' stata quindi l'occasione di una chiacchierata più informale del solito, in cui il deputato del territorio, alla sua prima legislatura, ma considerato vicinissimo alla segretaria Pd Elly Schlein, ha potuto raccontarsi un po' anche a livello personale: dalla famiglia ad Agliana abituata ad avere difficoltà ad arrivare a fine mese, agli studi di ragioniere (sempre ad Agliana) e in Economia, alla scelta di tornare in Italia da Bruxelles dove lavorava al Parlamento Europeo, dopo la vittoria, post primarie (come a Pistoia...) di Nichi Vendola in Puglia, fino al "senso di colpa" di stare spesso lontano dai figli piccoli, a causa della sua attività parlamentare, comunque da "privilegiato".
Furfaro ha anche concluso con un pieno mea culpa personale sull'aver sostenuto il taglio dei parlamentari, azione improvvida che ha privato tantissimi territori in Italia di una rappresentanza in Parlamento, di qualunque colore essa sia.
Colpito, direi positivamente, da questo approccio piuttosto sincero e conoscendo, pur indirettamente, Furfaro da tantissimi anni, quando è stato aperto il dibattito, ho riavvolto i nastri della memoria.
Mia e sua.
Sono tornato ai tempi in cui lavorava, a Bruxelles, ma in tutto il mondo in realtà, anche con Luisa Morgantini, ex sindacalista pasionaria della radicale Fim Cisl di carnitiana e tiboniana memoria, pacifista, femminista, all'epoca, con Rifondazione Comunista, vice presidente del Parlamento Europeo.
Non si può non associare Luisa alle battaglie nonviolente nei Balcani, ma soprattutto in Palestina, con le "donne in nero", all'immagine viva del mettere il proprio corpo a disposizione di ogni lotta impegnativa, volta a costruire pace, ponti, speranza, contraddizione negli ingranaggi del potere e dell'autoritarismo.
Pane e Rose come spesso, citando Ken Loach e un'antica rivendicazione di operaie americane, conclude i suoi interventi il deputato pistoiese.
Al di là di sterili etichette, sintetizzando, la mia domanda è stata: "tu che vieni dal femminismo politico e dal pacifismo radicale, a fianco di Luisa, e che hai avuto un percorso politico che dall'estrema sinistra ti ha portato nel Partito Democratico, come combini, oggi, radicalità e riformismo?
Poco prima, credo volutamente, anche se in forma implicita, Furfaro aveva citato Alexander Langer e quel suo infinito e impegnativo, paradossalmente immortale lascito: "non siate tristi, continuate in ciò che era giusto".
Il deputato ha risposto rivendicando i suoi contenuti radicali e un percorso che lo ha portato sempre a credere, al di là dei suoi posizionamenti che sono cambiati nel tempo, nella dimensione politica di un "campo largo" nel quale possono coesistere e anche confliggere, con delle regole (e sempre come a ... Pistoia) istanze maggiormente radicali e posizioni più moderate.
Pensando a Luisa che con il proprio corpo si è mille e mille volte "messa in mezzo", noncurante dei fucili spianati sul suo volto; al manuale, incompiuto, ma attualissimo sulla creazione dei corpi (parola non casuale) civili di Pace ad opera di Alex,ad Antonella Bundu sulla flottilla, con il volto a terra, legata, mentre i militari fascisti israeliani la sbeffeggiavano, ma anche agli operai pachistani dell'Acca di Seano con cui ho dialogato intervenendo a nome della Cub (Confederazione Unitaria di Base) durante la manifestazione a Prato contro la repressione, ho guardato negli occhi Furfaro che, giustamente, ha rivendicato le sue battaglie di contenuto, a partire dall'impegno e dalla legge (approvata, ma inattuata) per fornire una residenza (e quindi un'assistenza medica di base) ai senza fissa dimora.
Ma anche dall'incredibile e infame scelta del Governo Meloni di azzerare non solo il fondo affitti, ma anche quello sulla morosità incolpevole (solo 50 milioni...).
Però la politica è, ahimè, anche tanto altro: è dolore, finitezza, purtroppo, come dice spesso brutalmente l'ultranovantenne ex deputato socialista Rino Formica: "sangue e merda".
Spesso è schiacciare l'altro, annientarlo, tanto più se è un affine, se può essere un concorrente o un ostacolo, anche per un, certo importante, ma piccolo, piccolissimo seggio in consiglio comunale, magari in una città, altrettanto piccola, chiusa, spesso non libera, spesso bastardamente, maledettamente giudicante e omertosa, come, senza alcun dubbio, almeno dalla mia personale esperienza, è Pistoia.
Così, lasciata in tutta fretta Torbecchia per andare a prendere, a proposito di amore e sensi di colpa, mio figlio nel vicino paese di Arcigliano, mentre camminavo verso la macchina, ho ripreso e riletto le domande trovate, dopo la morte, sul computer di Alexander Langer.
Sono domande, quesiti esistenziali, che, cambiando luoghi (del mondo e della politica) e tempi, tutti/e noi non possiamo smettere di farci, soprattutto se, tra radicalità e riformismo, non sempre in contraddizione, ma a volte alleati, come dice Furfaro, badiamo, con tutti i nostri limiti, non solo ai nostri meri interessi personali o di gruppo/clan e crediamo nel potere non soltanto come dominio, ma come servizio, qualcosa non "su", ma "per" e, soprattutto, "con".
Sulle tracce di Luisa. Nel solco di Alex. Affrontando la radicale, violenta brutalità e solitudine del nostro tempo.
Senza, però, mai perdere una ostinata, smarginata, Speranza di Pace.
| In questa serie di domande, trovate nel suo computer e datate 4 marzo 1990, intravvediamo il travaglio di un uomo che continuamente si interroga, non solo riguardo alle possibili soluzioni, ma anche riguardo alle motivazioni della sua lotta. Riteniamo superfluo ogni commento, e lasciamo quindi la parola ad Alex, ascoltando in rispettoso silenzio il procedere della sua ricerca. "Cosa ci può realmente motivare? Cambiare il mondo o salvaguardarlo? Solidarietà come autocompiacimento? Abbandonare la radicalità? Etica della rivoluzione? Conseguenze della rivoluzione nonviolenta all'est Navigare a vista? Esiste da qualche parte una linea di demarcazione tra amici e nemici? A chi ci si può affidare? Esiste un'ascesi che uno aiuta e uno forgia? Negare se stessi - credibile o pericoloso (disumano, burocratico, ipocrita)? Cosa ti dice il sud del mondo? Solo cattiva coscienza? Perché cercare la salvezza altrove (perché poi dover andare lontano...)? Vivresti effettivamente come sostiene si dovrebbe vivere? Passeresti il tuo tempo con coloro ai quali rivolgi la tua solidarietà? Professionalità. Potresti vivere anche senza politica? Ti sei davvero domandato cosa ti procura e ti ha procurato? Altruismo/egoismo? Quali costanti? Quali sintesi (p. es. giustizia, pace, salvaguardia del creato)? Cosa faresti diversamente? Potenzialità della disobbedienza civile... Tu che ormai fai "il militante" da oltre 25 anni e che hai attraversato le esperienze del pacifismo, della sinistra cristiana, del '68 (già "da grande"), dell'estremismo degli anni '70, del sindacato, della solidarietà con il Cile e con l'America Latina, col Portogallo, con la Palestina, della nuova sinistra, del localismo, del terzomondismo e dell'ecologia - da dove prendi le energie per "fare" ancora?" Chiediamocelo davvero e senza sconti qual è il fondamento, l'energia del nostro fare politica. Dove sta la nostra ferita. E come, sinceramente, questa ferita, può trasformarsi in feritoia di luce. Per noi stessi e per ogni altro/a. Anche ogni altro/a difficile, non per forza amico/a, fratello/sorella, compagno/a. Tra fare, essere, ed esistere. Non dimenticare... La mia voce di Francesco Camattini, liberamente ispirata a Mahmud Darwish" "La mia voce risale dagli abissi del mare. La Poesia, la mia "patria", il mio tetto, il cantare... Mentre conti le stelle..." https://www.youtube.com/watch?v=R8pgO2hQJ58&list=RDR8pgO2hQJ58&start_radio=1 Francesco Lauria |
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