Dedicato a Silvano Fedi,
partigiano, anarchico, antifascista, ragazzo.
(Pistoia, 25 aprile 1920 - +29 luglio 1944)
Proprio in questi tempi, venticinque
anni fa, con un caldo enorme, uscivo dalla fabbrica metalmeccanica tra
Parma e Reggio Emilia in cui lavoravo per l'estate.
Avevo chiesto un giorno di ferie, il giorno prima, un giovedì (uno
dei due giorni a cui avevo diritto) per partecipare alla
bellissima manifestazione dei migranti a Genova.
Di lì a due ore e mezzo sarebbe
stato ucciso Carlo Giuliani in Piazza Alimonda.
Di lì a poche ore molti partiti,
organizzazioni, sindacati della sinistra (non tutti ovviamente) avrebbero
deciso di fare marcia indietro e di non partecipare all'ultima
grande manifestazione di sabato 21 luglio contro il G8 di Genova e
per un altro mondo possibile.
Io, invece, con alcuni amici avrei preso alle cinque del mattino
il pullman della Rete di Lilliput di Parma e a Genova, "scortati" per tutti il viaggio da due macchine della polizia, a
manifestare ci sarei tornato con loro l'indomani, con tutti gli annessi e i connessi.
Portando a casa la cicatrice e la ferita di un potere che frantuma e annichilisce e che, come tanti e tante, ancora mi porto tatuate dentro, nel profondo della mia anima.
Quest'anno ho pensato, venticinque anni dopo, insieme alla bellissima rivista culturale: "Le parole e le cose", di provare a prendermi cura di questa ferita.
Di parlare, dialogare non solo con una generazione militante precedente alla mia, che a Genova avevo, da una settimana, compiuto 22 anni, ma soprattutto con chi, oggi impegnato in tutto il mondo nella lotta al cambiamento climatico, nel luglio 2001, non era ancora nato/a.
Ha scritto il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, in un articolo pubblicato postumo, citando la politologa e attivista Susan George, che la gran parte dei manifestanti di Genova ha rappresentato: “il primo movimento di massa della storia che non chiese nulla per sé, voleva solo giustizia per il mondo intero”.
Ma, al di là della retorica degli anniversari e dei reducismi, che cosa rimane di quel grande movimento di massa, represso brutalmente dal potere?
Che cosa rappresenta oggi Genova per chi l’ha vissuta e che cosa significa per chi, impegnato/a nella lotta al cambiamento climatico e nella ostinata ri-costruzione di un mondo più giusto, nel 2001 ancora non era nato/a?
Ne ho discusso con LOTTA, classe 2002, una forza dolce della natura, una giovane artista e attivista “vegan e queer”, coltissima e mai banale, una di quelle "frecce" che ti fa sperare, come nel suo spettacolo "Detonazione", che, davvero, il potere fossile e autoritario possa essere almeno scalfito. Ma, insieme a lei, ne ho parlato anche con Aluisi Tosolini, classe 1959, friulano di nascita, ma parmigiano di adozione, filosofo dell’educazione, co-fondatore nei primi anni Novanta della rivista e dell'associazione antimilitarista Alfazeta e oggi coordinatore nazionale delle Scuole per la pace.
Tre diverse generazioni in dialogo...
Sono davvero molto orgoglioso, contento, direi felice di quello che è venuto fuori che, a breve, verrà anche pubblicato in lingua inglese.
Ringrazio in particolare l'amico e prof. Emanuele Leonardi e, ancora, la rivista culturale: "Le parole e le cose".
Buona lettura!
Francesco Lauria
GENOVA 2001-2026: "DETONAZIONE"
CONVERSAZIONE CON LOTTA E ALUISI TOSOLINI

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