Proprio in queste ore, venticinque
anni fa, con un caldo enorme, uscivo dalla fabbrica metalmeccanica tra
Parma e Reggio Emilia in cui lavoravo per l'estate.
Avevo chiesto un giorno di ferie, il giorno prima, un giovedì (uno
dei due giorni di ferie a cui avevo diritto) per partecipare alla
bellissima manifestazione dei migranti a Genova.
Di lì a due ore e mezzo sarebbe
stato ucciso Carlo Giuliani in Piazza Alimonda.
Di lì a poche ore molti partiti,
organizzazioni, sindacati della sinistra (non tutti ovviamente) avrebbero
deciso di fare marcia indietro e di non partecipare all'ultima
grande manifestazione di sabato 21 luglio contro il G8 di Genova e
per un altro mondo possibile.
Io, invece, con alcuni amici avrei preso alle cinque del mattino
il pullman della Rete di Lilliput di Parma e a Genova a
manifestare ci sarei tornato l'indomani, con tutti gli annessi e i connessi.
Portando a casa la cicatrice e la ferita che,
come tanti e tante, ancora mi porto tatuate dentro, nel profondo.
E allora quest'anno ho pensato, venticinque anni dopo, di provare
a curarla questa ferita.
Di parlare, dialogare non solo con una generazione militante precedente alla mia, a Genova avevo da una settimana compiuto 22 anni, ma soprattutto con chi, oggi impegnato in tutto il mondo nella lotta al cambiamento climatico, nel luglio 2001, non era ancora nato/a.
Ha scritto il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, in un articolo pubblicato postumo, citando la politologa e attivista Susan George, che la gran parte dei manifestanti di Genova ha rappresentato “il primo movimento di massa della storia che non chiese nulla per sé, voleva solo giustizia per il mondo intero”.
Ma, al di là della retorica degli anniversari e dei reducismi, che cosa rimane di quel grande movimento di massa, represso brutalmente dal potere?
Che cosa rappresenta oggi Genova per chi l’ha vissuta e che cosa per chi, impegnato/a nella lotta al cambiamento climatico e nella ostinata costruzione di un mondo più giusto, nel 2001 ancora non era nato/a?
Ne ho discusso con LOTTA, classe 2002, giovane artista e attivista “vegan e queer” e Aluisi Tosolini, classe 1959, filosofo dell’educazione e coordinatore nazionale delle Scuole per la pace.
Tre diverse generazioni in dialogo.
Sono davvero molto orgoglioso, contento, direi felice di quello che è venuto fuori che, a breve, verrà anche pubblicato in lingua inglese.
Ringrazio in particolare Emanuele Leonardi e la rivista culturale: "Le parole e le cose".
Buona lettura!
Francesco Lauria
GENOVA 2001-2026 "DETONAZIONE"
CONVERSAZIONE CON LOTTA E ALUISI TOSOLINI





.jpg)
Nessun commento:
Posta un commento