Lungi, da garantista sempre, dal voler compiere processi sommari, ma anche consapevole che, spesso, in casi simili la verità è stata occultata (pensiamo, solo per fare due esempi fra i tanti, a Federico Aldovrandi o a Stefano Cucchi) mi ha molto colpito il comunicato stampa che ho ricevuto, di prima mattina, sul mio cellulare da parte della Cub, il sindacato a cui, da novembre, aderisco, su quanto avvenuto ieri a Bologna, quando una persona, Abderrahim Fakir, è morta durante un fermo di polizia.
Ripeto, nessuno processo sommario, il fatto è avvenuto, peraltro, il 19 luglio, giorno in cui, oltre al giudice Paolo Borsellino si ricordano gli agenti e la agente della sua scorta caduti/a con lui: Agostino Catalano, Emanuela Loi, (prima donna caduta in servizio della Polizia di Stato), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Tornando a Bologna e ai fatti tragici di ieri, tutti da verificare con oculatezza e senza pregiudizi, ma anche senza sconti, praticamente nessuno ci ha raccontato, oltre alle "origini marocchine" e alle "escandescenze" non ben precisate, chi fosse: Abderrahim Fakir, l'uomo di quarantatre anni morto, completamente disarmato, durante il fermo.
Intanto non era uno sbandato (non che la cosa cambi qualcosa ovviamente sulla dignità della vita umana), ma un lavoratore, un ex militante sindacale e non lavorava in un posto qualsiasi, ma nel luogo principe, a Bologna, della postmodernità turbocapitalista, ma anche di alcune pratiche sindacali innovative: l'interporto.
Era in Italia dall'età di sette anni, quindi, non so se di diritto, certamente di fatto, era cittadino italiano (e anche questo non cambia nulla sulla dignità della vita umana, ma è bene ribadirlo).
Questo il testo del comunicato della Cub:
La Confederazione Unitaria di Base condanna fermamente quanto accaduto a Bologna, dove Abderrahim Fakir, lavoratore ed ex iscritto al SI Cobas, è morto durante un intervento della Polizia di Stato.
Le immagini diffuse sollevano interrogativi gravissimi sulle modalità dell’immobilizzazione e sull’uso della forza. «Basta, aiuto», si sente urlare nel video, mentre l’uomo viene trattenuto a terra. È necessario accertare rapidamente e con piena trasparenza la dinamica dei fatti e tutte le eventuali responsabilità.
Quanto avvenuto si inserisce in una successione sempre più preoccupante di episodi caratterizzati da un uso sproporzionato della forza, che rischiano di rendere il nostro Paese sempre più simile agli Stati Uniti di Trump e alle pratiche repressive dell’ICE.
La CUB esprime solidarietà alla famiglia, ai compagni di lavoro e al SI Cobas e sosterrà lo stato di agitazione proclamato nella provincia di Bologna e lo sciopero indetto per lunedì 20 luglio, dalle ore 22, in tutte le aziende dell’Interporto di Bologna.
Invitiamo le lavoratrici, i lavoratori e i compagni, anche provenienti da altri luoghi di lavoro e da fuori Bologna, a partecipare affinché sia forte e ampia la denuncia per la morte di Abderrahim Fakir.
IO SARO' PRESENTE! #cubnazionale #cubbologna #sciopero #giustizia
Anche se stasera non potrò, per ragioni familiari, essere presente fisicamente a Bologna ho deciso che, come ho fatto con Riccardo Magherini, la cui vicenda, risarcimento alla famiglia da parte dello Stato italiano compreso (quando morì, Magherini aveva un figlio, Brando, di soli due anni...) non ho mai più smesso di seguire, non mi dimenticherò, anche quando i riflettori si saranno spenti e gli scioperi di solidarietà terminati, di Abderrahim Fakir.
Parlando in generale, a un giorno dall'anniversario del corteo del G8 di Genova, nel ricordare anche la morte di Carlo Giuliani (senza renderlo un eroe, cosa che, da nonviolento, non ho mai voluto fare) non possiamo mai accettare che, per citare il libro/conversazione su polizia e democrazia, ad opera del mio amico, poliziotto e sindacalista parmigiano Luigi Notari, le forze dell'ordine operino, come, senza alcun dubbio è successo a Genova, e come dovrà essere accertato rispetto a quando è avvenuto a Bologna: "al di sotto della legge".
Riuscimmo, pur a fatica, ad evitare questa deriva al tempo del terrorismo politico, degli anni di piombo e delle stragi (nere, di Stato e di mafia), a maggior ragione dobbiamo farlo oggi, ai tempi dell'ICE e delle folli giustificazioni/strumentalizzazioni politiche delle pallottole in libertà e degli omicidi compiuti a sangue freddo, come nel caso, sinceramente incredibile, di Mario Roggiero.
Anche le forze dell'ordine, non così di rado, sbagliano.
E, come ha ammonito la Corte Europea dei diritti dell'uomo, come è successo al giovane Placanica durante il G8 di Genova del 2001, può capitare di non essere adeguatamente formati e, anche, semplicemente, di commettere errori (gravi).
Nel ricordare che ieri è morto un uomo: c'è una cosa che non possiamo assolutamente permettere, anche perchè, come hanno ben capito gli abitanti di Minneapolis durante i raid e gli omicidi deliberati dell'ICE, (non sto affermando che ieri a Bologna sia avvenuta la stessa cosa) tutti, cittadini e cittadini, siamo a rischio, insieme alla democrazia, alla libertà, alla giustizia, alla stessa umanità.
Nessuna impunità quindi, si faccia piena luce su quanto successo ad Abderrahim Fakir.
Anche per rendere la giusta memoria a chi, giudice antimafia o poliziotto/a di una scorta, il 19 luglio 1992, ha perso la vita per difenderla, la nostra fragile, imperfetta, precaria, inadeguata democrazia.
Francesco Lauria
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