E' impossibile raccontare la ricchezza del bell'incontro di ieri sera a Pistoia su Alexander Langer e il concetto di "convivenza-coesistenza" che ha visto protagonisti, dopo un reading poetico, Giorgio Mezzalira e Maria Chiara Rioli.
Conoscevo e ho sempre apprezzato il pensiero di Mezzalira su Langer, ma Maria Chiara, docente dell'Università di Modena e Reggio Emilia e mia amica di lunga data, mi ha sorpreso perchè ha approfondito un tema non così comune anche fra chi conosce bene il grande ecologista sudtirolese e su cui sinceramente ho misurato la mia scarsa conoscenza: l'impegno costante e il pensiero profondo di Langer rispetto al conflitto israelo-palestinese.
Le utilissime riflessioni di Maria Chiaria sono peraltro contenute, almeno in parte, in un suo prezioso saggio pubblicato, nel 2025, dalla rivista Italia Contemporanea, organo della "public history" italiana.
Lateralmente, sempre ieri sera, nell'ambito del festival Farestoria organizzato dall'Istituto Storico della Resistenza cittadino, è stata poi ricordata la lettera aperta al Pds di Langer pubblicata su Cuore del 25 giugno 1994.
Ne avevo discusso, nel corso degli anni, anche pubblicamente, con alcuni amici e collaboratori di Langer, a partire da Uwe Staffler, suo ultimo assistente al Parlamento Europeo.
Come è noto, nel 1994, dopo la rovinosa sconfitta da parte di Silvio Berlusconi della "gioiosa macchina da guerra" costituita dai Progressisti guidati dal segretario del Pci-Pds Achille Occhetto, si era aperta nel partito una discussione aperta sulla successione che vide tre possibili esiti:
- un "papa straniero" figura di garanzia e di libertà totalmente esterna al gruppo dirigente postcomunista (come in parte sarà la candidatura di coalizione di Romano Prodi l'anno successivo);
- la disfida dei fax tra gli eterni rivali Walter Veltroni e Massimo D'Alema, con palese, ma effimera vittoria del primo;
- una scelta tutta interna al gruppo dirigente che finirà per convergere proprio su D'Alema.
Durante il periodo di transizione Langer ruppe gli indugi e lanciò la sua candidatura da esterno alla guida del Partito Democratico della Sinistra, allora ancora dotato di falce e martello all'ombra del simbolo della Quercia. (non era ancora giunta la mozione del cattolico, ex democristiano Ermanno Gorrieri nel 1998 che la cancellò sostituiendola con la rosa, simbolo del socialismo europeo).
Con la sua proverbiale serietà e il suo consueto rigore Langer, in quell'estate post elettorale e di cura delle ferite nella sinistra italiana, lanciò il cuore oltre l'ostacolo e inviò una lettera aperta al settimanale satirico Cuore, diretto da Michele Serra.
La lettera, intitolata dal giornale: “Voglio quel posto a Botteghe Oscure”, affermava tra l’altro:
“Bisogna far intravvedere l’alternativa di una società più equa e più sobria. Compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia, anche tra i popoli.
Da molte parti si trovano oggi riserve etiche da mobilitare che non devono restare confinate nelle “chiese”, e tantomeno nelle sagrestie di schieramenti e ideologie (…).
Un “Papa straniero” può agire con candore, determinazione e libertà inedite (…)
Se oggi vi offro di esaminare – nei modi che riterrete più congrui – una mia candidatura alla vostra guida, non lo faccio per presunzione o brama di una poltrona tutt’altro che comoda, ed in ogni caso chiederei un mandato a tempo determinato.
Un gesto rivoluzionario del PDS, quale quello di affidarsi a una guida “esterna” (non ostile) per cultura e militanza, con la disponibilità ad utilizzare appieno le potenzialità di rottura e diversa ricomposizione all’interno e verso l’esterno (anzi, forse questi due termini non conserverebbero il loro valore), potrebbe mettere in moto una reazione a catena e restituire a molti tra coloro che oggi si sentono sconfitti e delusi un senso di riscoperta e di nuova motivazione a rimettersi in cammino”.
Come detto, era il 25 giugno del 1994 e queste parole erano intese sul serio: proprio per questo Alex le aveva indirizzate a Cuore, giornale satirico della sinistra, con una nota di accompagnamento che diceva: “Certe proposte, proprio per la loro serietà, possono essere fatte solo attraverso mezzi d’informazione estremamente seri”.
Di lì a poco le fallaci sirene del blairismo, connesse a una figura ancora legata al centralismo democratico comunista come quella di D'Alema saranno per almeno sei anni la guida della sinistra italiana in difficile e conflittuale coesistenza con l'altra "anima" guidata, anche lì non senza contrasti e difficoltà, da Romano Prodi.
Ci sarà la sfida del governo, prima di Prodi e poi di D'Alema e, infine, di Giuliano Amato.
E un ulteriore cambio di leadership con la candidatura (sconfitta) alle elezioni politiche del 2001 di una figura come Francesco Rutelli.
Un Rutelli pur trasformatosi e ruinizzatosi, ma paradossalemente proveniente proprio dai partiti di Alex (Verdi, ma anche Partito Radicale), nel frattempo purtroppo tragicamente scomparso, con il drammatico suicidio perpretato nelle colline di Firenze, il 3 luglio 1995.
Chissà come sarebbero stati diversi la storia e lo sviluppo della sinistra italiana, se quella "folle", ma seria" proposta di Langer fosse stata, imprevedibilmente, presa in considerazione e non sdegnatamente ignorata.
La prospettiva non settaria, non ideologica, ma radicalmente riformatrice di una "alternativa di una società più equa e più sobria, compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia, anche tra i popoli", è infinitamente, dannatamente attuale in questo rovente e bellico 2026.
Trentuno anni dopo la sua scomparsa, che va rispettata, pur nel dolore, Langer ci manca tremendamente, tra l'altro proprio mentre la storica sede del Pci di Togliatti, in via delle Botteghe Oscure, vicina all'altrettanto storica sede della Democrazia Cristiana in Piazza del Gesù, è stata, trasformata, paradosso della storia, in un hotel di lusso a cinque stelle.
Le proposte, le intuizioni, il "metodo" di Langer ci sono ancora, le possiamo, senza costruire santi e santini, fare ancora nostre, magari aggiornandole, arrichendole, interpretandole senza tradirle.
Sta a noi, tirando le somme, essere fedeli allo stupendo e impegnativo lascito di Alex: "non essere tristi e continuare in ciò che era giusto".
Anche per lui. Anche con lui.
"C'è tempo.": https://www.youtube.com/watch?v=4iA6g0rHhUo&list=RD4iA6g0rHhUo&start_radio=1
"Dicono che c'è un tempo per seminare
E uno che hai voglia ad aspettare
Un tempo sognato che viene di notte
E un altro di giorno teso
Come un lino a sventolare
C'è un tempo negato e uno segreto
Un tempo distante che è roba degli altri
Un momento che era meglio partire
E quella volta che noi due era meglio parlarci
C'è un tempo perfetto per fare silenzio
Guardare il passaggio del sole d'estate
E saper raccontare ai nostri bambini quando
È l'ora muta delle fate
C'è un giorno che ci siamo perduti
Come smarrire un anello in un prato
E c'era tutto un programma futuro
Che non abbiamo avverato
È tempo che sfugge, niente paura
Che prima o poi ci riprende
Perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
Per questo mare infinito di gente
Dio, è proprio tanto che piove
E da un anno non torno
Da mezz'ora sono qui arruffato
Dentro una sala d'aspetto
Di un tram che non viene
Non essere gelosa di me
Della mia vita
Non essere gelosa di me
Non essere mai gelosa di me
C'è un tempo d'aspetto come dicevo
Qualcosa di buono che verrà
Un attimo fotografato, dipinto, segnato
E quello dopo perduto via
Senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
La sua fotografia
C'è un tempo bellissimo, tutto sudato
Una stagione ribelle
L'istante in cui scocca l'unica freccia
Che arriva alla volta celeste
E trafigge le stelle
È un giorno che tutta la gente
Si tende la mano
È il medesimo istante per tutti
Che sarà benedetto, io credo
Da molto lontano
È il tempo che è finalmente
O quando ci si capisce
Un tempo in cui mi vedrai
Accanto a te nuovamente
Mano alla mano
Che buffi saremo
Se non ci avranno nemmeno
Avvisato
Dicono che c'è un tempo per seminare
E uno più lungo per aspettare
Io dico che c'era un tempo sognato
Che bisognava sognare"
Francesco Lauria

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