sabato 11 luglio 2026

TIZIANO CARRADORI IL PORTAVOCE DEL POTERE NELLA (NUOVA) PALUDE PISTOIESE. ORA ANCHE BASTA.

Tutti/e conoscono, al di là del fatto che alcune delle ultime uscite del giornalista-ex assessore comunista abbiano creato qualche imbarazzo al neo sindaco di Pistoia, quanto stretto sia stato in questi mesi il rapporto tra Tiziano Carradori e Giovanni Capecchi.

Hanno, insieme, con metodo, ostinazione e scaltrezza, scalato Pistoia.

Soprattutto a partire dall'occasione in cui, il 28 febbraio scorso, nella famosa epica, affollata riunione nel convento di San Domenico che ha sancito l'inizio della rincorsa vittoriosa alla poltrona di sindaco sono state affermate alcune cose. Rilevanti.

Si tratta dell'evento pubblico nel quale lo stesso Capecchi aveva definito Pistoia una "palude", riferendosi, sia chiaro, principalmente ad altri ambienti di centrosinistra da lui ritenuti: "contrarissimi, anche realizzando dossier artefatti, alla mia candidatura."

Ora c'è un punto che non è chiaro a Carradori che non mi pare un'aquila (pur stando vicino a un condor...) e che gli andrebbe spiegato da qualcuno/a che abbia più pazienza del sottoscritto.

Un conto è quando si è candidati o proto-candidati (come erano a San Domenico), un conto è quando, legittimamente perché si è stati votati, si detiene il potere.

Non è possibile/corretto/lecito in questi casi stabilire se qualcuno in una città possa o non possa parlare e attaccare continuamente sul piano personale (peraltro mai frontalmente, ma sempre in maniera bieca e subdola, normalmente nelle bacheche di altri).

Carradori lo ha fatto infinite volte con me, ma anche ad esempio con figure non secondarie che non stanno nel famoso cerchio magico di Capecchi, pur appartenendo all'area in prevalenza moderata/riformista del Pd e del centrosinistra (che, per quello che conta, non è la mia).

Questo atteggiamento insopportabile, irritante di Tiziano Carradori non può che finire per coinvolgere lo stesso Giovanni Capecchi, almeno fino a quando il sindaco non ne prenderà finalmente pubblicamente le distanze (avvertenza: i sottovoce timidi non bastano).

Per carità, io non sono certo un maestro della comunicazione nonviolenta ed, esasperato, ho finalmente scritto a Carradori quello che penso di lui (in grande compagnia in città, mi pare), ma qui siamo su un piano più ampio e non meramente personale.

Ovviamente Carradori ha subito minacciato querele, ma, avendo definito le mie riflessioni politiche: "vaneggiamenti", credo non abbia molto filo, poi si vedrà, per carità.

Io non conto nulla, anzi sono sceso da un carro vincente mentre tanti, sgomitando, vi salivano, anche all'ultimo minuto, fiutando la vittoria.

Ho fatto le mie nette scelte motivate da accadimenti ben precisi e che ritengo di una gravità etica e politica incommensurabile e su cui attendo, ovviamente, con pazienza, sviluppi che, ormai, in gran parte non dipendono da me.

Non pretendo che tutto ciò sia considerato la verità, ma il mio sentire motivato dalla mia esperienza che, probabilmente, è diversa da quella di altri/e (e meno male, sarò stato sfortunato...)

Vincere un'elezione non significa, però, mettere le mani su una città ("perché Pistoia è nostra" etc. ) e annichilire, frantumare non nel merito, ma sul piano personale, chi non la pensa come la nuova maggioranza al potere, da qualunque parte provenga o si collochi.

Ciò, se si vuole innovare un po' la politica, come afferma pedissequamente Giovanni Capecchi, dovrebbe valere anche per Carradori e per il ruolo che, pur senza incarichi formali, (non è stato nominato portavoce del sindaco e ci sarà un perchè...) continua indiscutibilmente a rivestire.

Parliamo di un uomo pubblico che, coerentemente con la propria "cultura politica" che, nei fatti, al di là delle parole, è quella di un comunista stalinista puro, ha passato una vita, a Pistoia e a Firenze (almeno questa è la mia opinione) a fare lo scendiletto e il portavoce acritico del potere di turno.

Ora, è chiaro, come fossimo ancora prima del ventesimo congresso del Pcus, in cui Nikita Chruščëv (che Carradori, infatti, oltre settanta anni dopo, non sa nemmeno come si scriva) rivelò la verità su Stalin e le sue purghe, che una figura come Carradori faccia davvero fatica a concepire un pensiero altro, il pluralismo, il dibattito, la legittimità e la compresenza di opinioni diverse, magari anche in una colazione larga o comunque nello spazio pubblico di una media città.


No, l'altro, è un ostacolo, un folle, un "deviato", per usare un antico termine che negli anni Cinquanta e Sessanta (anche dopo, quindi, il ventesimo congresso) veniva ancora utilizzato anche nel Pci italiano.

L'idea, poi, che si possano esprimere idee senza un diretto tornaconto, senza incassare qualcosa, detto in senso ampio, ovviamente, è un altro aspetto del tutto alieno, avulso da figure come lui (ed è in buona compagnia, non dimentichiamocelo).

C'è, infatti, anche una "mistica", un po' povera, un po' provinciale, in questa nuova, rinnovata, multiforme, direi arricchita e allo stesso tempo miserevole, palude del potere pistoiese.

In questa sfrenata corsa all'occupazione del dominio e dei poteri ci si ritiene anche, persino, di buon cuore, generosi, prestati al bene comune (che coincide, ovviamente, con il proprio, ci mancherebbe).

Però, mi si conceda un pensiero, una volta tanto sintetico: non prendiamoci per il culo.

E chi, come il nuovissimo, bravissimo, encomiabile sindaco, pronuncia tanti discorsi su pace, temperanza e nonviolenza prenda nota e cerchi di frenare chi è rimasto senza freni e senza misura (ammesso li abbia mai avuti...), visto che, a differenza del coraggiosissimo Chruščëv non si hanno, nemmeno lontanissimamente, nè la forza nè la visione di cambiare il metodo e la sostanza del fare politica a Pistoia.

 

D'altronde, come scriveva, George Orwell: «Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire»

Con preventiva, e direi anche generosa (da parte mia intendo...) gratitudine.

Francesco Lauria

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