“Da una parte c’è il neoliberismo, dall’altra l’umanità”.
Dobbiamo essere grati al progetto editoriale "Cronache Ribelli", per averci riproposto un importante ed evocativo video, tratto da un documentario curato anche dal compianto Gianni Minà.
Il filmato, esattamente trenta anni dopo, riporta un parte del discorso del Subcomandante Marcos durante il primo “Encuentro Intercontinental por la Humanidad y contra el Neoliberalismo”, che si svolse in Chiapas tra il 27 luglio e il 3 agosto 1996.
Erano passati pochi mesi dagli storici accordi di San Andrés sull'autonomia e i diritti dei popoli indigeni, successivi all'insurrezione zapatista del 1 gennaio 1994 e in cui aveva avuto un ruolo fondamentale Samuel Ruiz García, vescovo di San Cristóbal de las Casas, chiamato dagli indigeni Tatic ("padre") per la sua strenua difesa dei diritti umani e della dignità delle popolazioni maya.
Come racconta Cronache Ribelli, il discorso di Marcos del luglio-agosto 1996: "fu uno degli appuntamenti fondativi della dimensione internazionale dello zapatismo: l'obiettivo era mettere in relazione esperienze di resistenza molto diverse, costruendo una rete globale contro il capitalismo neoliberista.
Una rete senza una struttura gerarchica o un centro dirigente.
Marcos ci spiega come il neoliberismo trasforma ogni Paese, città, campagna, casa e persona in un possibile campo di battaglia e contrappone alla sua potenza l'essere umano che resiste ovunque nel mondo.
È un passaggio particolarmente significativo perché condensa una delle idee centrali dello zapatismo: il vero conflitto non è quello tra gli Stati, ma quello tra le oligarchie globali neoliberiste e l'umanità che cerca di autodeterminarsi.
Il conflitto esplode quando “in qualsiasi parte del mondo, in qualsiasi momento, un uomo o una donna si ribellano e alla fine si strappano di dosso gli abiti che il conformismo ha tessuto per loro e che il cinismo ha tinto di grigio.
Un uomo o una donna, di qualsiasi colore e in qualsiasi lingua, dice e ripete a se stesso: Basta!”.
Marcos è stato per la mia generazione, fino al suo ritiro nel 2014, un punto di riferimento fondamentale, insieme alla storia collettiva del movimento zapatista in Chiapas.
Pochi ricordano che, prima di lui, gli zapatisti avevano avuto, per parecchi anni, una subcomandante donna: la subcomandante Elisa (pseudonimo di María Gloria Benavides Guevara) e che la rivoluzione zapatista è stata spesso anche definita la rivoluzione dei bambini e, soprattutto, delle bambine senza paura.
Conosco più di una coppia di miei/mie coetanei/coetanee o poco più grandi, che, tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, ha realizzato il proprio viaggio di nozze in Chiapas, nelle zone occupate dalla guerriglia zapatista, indigena e libertaria dell'EZLN.
Noi, chiedendoci, camminando, quale fosse, nel momento presente, il "significato della rivoluzione", aspiravamo, con lui, e con tutti gli zapatisti e le zapatiste a: "cambiare il mondo senza prendere il potere".
Anche se, in realtà, la riflessione politica e filosofica, debitrice al sociologo John Holloway, è sempre stata più complessa di questo affascinante titolo relativo a un saggio che tutti, davvero tutti e tutte, tenevamo, custodivamo nei nostri zaini, insieme ai nostri taccuini e ai nostri sogni.
Le nostre pagine, nell'Occidente delle "passioni tristi", si riempivano, si entusiasmavano, si coloravano delle "Istruzioni per cambiare il mondo" scritte dal subcomandante: dalle definizioni, alle istruzioni per "dimenticare e ricordare", "andare avanti", "non piangere", "scrivere una canzone", per "la morte", "innamorarsi", "provare compassione", "avere successo scrivendo un libro", "accomiatarsi", "misurare il silenzio", per "le lacrime", "cadere e risollevarsi", per "misurare la vita"...
Peraltro Marcos parlava a tanti mondi differenti: nel 1995, un anno prima del filmato riportato da Cronache Ribelli, era stata Edizioni Lavoro, allora casa editrice interamente della Cisl (che aveva tra i propri autori anche Andrè Gorz e Serge Latouche) a pubblicare un testo importante del subcomandante, intitolato: "Dalle montagne del sud-est messicano".
Il volume raccoglieva comunicati, lettere e messaggi inviati dal portavoce dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) alle autorità messicane, alla stampa e alla popolazione.
Non va dimenticato che Marcos usava spesso per comunicare racconti, poesie e favole.
Una sua raccolta ha come titolo, bellissimo a mio parere, "Racconti per una solitudine insonne"; si tratta di un davvero irripetibile, intreccio di impegno rivoluzionario e narrazione fantastica che, nei racconti del subcomandante, vedeva spesso come protagonista il coleottero Don Durito de la Lacandona o un vecchio di nome Antonio.
Il manifesto con il subcomandante Marcos e la sua firma, realizzato dalla casa editrice della Cisl in occasione dell'uscita del libro, era stato affisso in diverse sedi sindacali in tutta Italia.
Io lo ricordo, a Bologna, anni dopo (e in tempi sindacalmente più difficili per il pluralismo nella confederazione che era sta guidata in anni ormai lontani da Pierre Carniti...) ancora orgogliosamente al centro della parete, nell'ufficio di Nicola Bagnoli, allora segretario generale regionale emiliano-romagnolo dell'Alai Cisl, il sindacato dei lavoratori "atipici" e interinali.
Con un po' di sana nostalgia, ma anche con la consapevolezza che non c'è una sillaba di Marcos e degli zapatisti a non essere ancora di assoluta attualità, lasciamo la parola a lui (e a loro...), dalla selva Lacandona...
Immagini e audio del video sono tratti dal documentario/intervista di Gianni Minà “Aqui Estamos”.
Link al VIDEO del SUBCOMANDANTE MARCOS: https://www.facebook.com/watch/?v=2039993106621602
Francesco Lauria





Nessun commento:
Posta un commento