sabato 1 agosto 2026

IMPERFETTA RICERCA DELLA VERITA’ TRA RATISBONA E ORSIGNA. CONDIVIDERE PANE E PESCI: UN'ECONOMIA DI COMUNIONE

Succede a volte che il destino ti riservi incroci fortunati.

Erano forse tre anni che non ci vedevamo con padre Arnaldo de Vidi, il missionario saveriano, allora direttore della rivista Cem Mondialità, quando, per caso, non ricordo esattamente il tragitto, condividemmo un viaggio su un treno regionale.

Sono passati circa venti anni e padre Arnaldo aveva già, di fatto, lasciato la direzione della rivista, si apprestava a tornare in missione in Brasile, dove, peraltro, ha collaborato in passato anche con la Fim Cisl

Il mondo era, allora, scosso dalle reazioni al controverso discorso di Papa Benedetto XVI° a Ratisbona, rispetto ai rapporti con l’Islam, eravamo nel settembre 2006.

Ratzinger, nella sua Baviera, aveva sostenuto il forte nesso con il pensiero filosofico greco del cristianesimo, attraverso la sintesi tra Fede e Ragione.

C'era stato poi il passaggio, nel complesso discorso del Papa, sul rapporto tra Violenza e Natura di Dio, con la critica alla religione musulmana, attraverso il dialogo tra l'imperatore bizantino Manuele il Paleologo e un dotto persiano, dove si esprimeva un giudizio critico sull'uso della violenza per diffondere la fede nell'Islam. 

Quest'ultimo passaggio che sembrava delineare un automatismo proprio tra Islam e violenza (dimenticando, peraltro, secoli e secoli in cui il cristianesimo, in tutte le sue varianti, dal cattolicesimo, al mondo ortodosso, al protestantesimo, anche se su questo ultimo punto di possono fare dei distinguo, si era imposto pesantemente con la spada), scatenò durissime reazioni nei paesi musulmani e il successivo "dispiacere" del Papa tedesco.

Padre Arnaldo era rimasto molto, molto perplesso dal discorso di Ratzinger, certamente, pesavano su di lui i durissimi trascorsi da cardinale di quest'ultimo, quando, a capo dell'ex Sant'Uffizio era risultato fondamentale e particolarmente punitivo nella reiterata condanna teologica di Papa Giovanni Paolo II rispetto alla teologia della liberazione, nelle sue varie forme.

Una delle critiche più severe di padre Arnaldo e Papa Benedetto era la totale, quasi per lui perversa, "occidentalizzazione" del cristianesimo e del cattolicesimo.

Un grave errore di fondo, secondo il missionario veneto, causa di strabismo e di non aderenza alla Parola.

Padre Arnaldo mi fece un esempio che collima, perfettamente, con il Vangelo di Matteo di oggi:

"Ricorderai, Francesco la parabola dei pani e dei pesci. Qui in Occidente detta della "moltiplicazione".

In Amazzonia la narrazione è diversa, più aderente al Vangelo.

Gesù, non moltiplicò, infatti, proprio nulla.

Nulla di nulla.

Se non una cosa: la "fiducia".

E lo fece ottenendo il superamento della paura.

La paura della condivisione.

Ognuno infatti, aveva un pane e un pesce, anche di più, tra coloro che erano accorsi ad ascoltarlo.

Ma ogni persona temeva di essere tra i pochi ad essere dotata di cibo e che, tirando fuori il mangiare dalla sacca, gli altri, affamati, la potessero aggredire.

La Parola di Gesù, scioglie, invece, la paura.

E così si scopre che il cibo c'è, ed è abbondante, anche se non deve essere sprecato.

Il miracolo di Gesù, mi disse padre Arnaldo, non è quindi quello individuale del capitalismo della crescita infinita (e dell’incultura dello scarto e della guerra avrebbe echeggiato, anni più tardi, Papa Francesco), ma quello collettivo della circolarità dell'essere compagni e compagne – “cum panis” , coloro che, letteralmente, "spezzano il pane – (e puliscono i pesci), insieme."

E così, in questa ottica, quasi due millenni dopo, che due grandi maestri come Don Lorenzo Milani ed Ermanno Gorrieri ci hanno spiegato che: "NON si possono fare parte uguali tra disuguali".

Il valore spirituale, politico ed economico dell'uguaglianza, nasce da un'economia della fiducia e della felicità cooperativa (“oikos”, in greco antico significa “casa” e “famiglia”), un'economia di comunione, in sintesi.

Il capitalismo neoliberale non è l'unica via, non è vero, come affermavano Ronald Reagan e Margareth Thatcher, negli anni Ottanta del Novecento, che non esistano alternative o che, come rincarò, nel 1987, la lady di ferro inglese: “la società non esiste, esistono solo gli individui”.

Le alternative ci sono, magari diverse, perchè il concetto di ricchezza e povertà, ad esempio, non può essere lo stesso a Parma o a Pistoia, rispetto ad Antananarivo o a Belem.

"Ma non solo - concluse padre Arnaldo, prima di raccogliere i suoi libri e scendere dal treno:

tutto questo ci dimostra che, se è vero che c'è una sola Verità, (non siamo dei relativisti!) esistono tanti modi, tanti cammini, tante culture, tanti doni, tante comunità ("cum munus") attivabili per raggiungerla, o, almeno, per camminare verso di essa."

Ho pensato a Padre Arnaldo, purtroppo, come tanti suoi confratelli, scomparso in tempi di Covid, anche ieri, durante la meditazione guidata nel bosco presso la casa di Tullio, vicino a Pian dell’Osteria, sopra l’Orsigna di Tiziano e Fulco Terzani.

Mi trovavo, al bellissimo, stupefacente Arum Festival, che, da sette anni, impreziosisce con il suo: “mondo prima di essere sciupato”, quel frammento di montagna, protetto, ma panorama sul mondo, nel Comune di Pistoia.

Arum: non un mondo perfetto e di perfetti, come ci ha ricordato ieri, proprio al festival, al calar del tramonto, nel confronto con Sandra Gesualdi sull’abitare la Pace, l’abate benedettino di San Miniato al Monte, padre Bernardo Gianni.

Nella postfazione al mio libro: "Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli", Ivo Lizzola, nel paragrafo "La parola e il potere", sottolinea che:

"Nei luoghi di parola, di ricerca e di orientamento, di confronto e discussione (come dovrebbe essere il sindacato, come è, certamente, l’Arum Festival ad Orsigna), occorre vivere la franchezza di quello che Raimòn Panikkar avrebbe chiamato: "dialogo dialogale", non orientato a convergere, all'uniformare, tanto meno al vincere sulle ragioni dell'altro; piuttosto teso a fare vivere nella agorà della parola spostamenti di visione e posizionamento, processi di approfondimento e scoperta di legami tra pensieri e aspetti diversi, ampliamenti delle prospettive. Sempre un po' incompiuti, ma nella consapevolezza del valore delle differenze, con ridisegni di proposte, di strategie e di posizionamenti organizzativi e personali".

Quella volta, ormai venti anni fa, rimasi solo sul treno.

Cominciava anche a fare buio, forse anche un po' freddo, indossavo solo una maglietta.

Ma quella conversazione e quel saluto mi hanno accompagnato silenziosamente opportunamente per venti anni. 

In ogni gesto, in ogni respiro, in ogni percorso, personale, di fede, sindacale e politico.

La Verità esiste e va oltre la paura, ogni paura.

Ma non esiste un unico modo, un’unica verità, per raggiungere la Verità.

Quel Vangelo sulla condivisione dei pani e dei pesci favorita maieuticamente da Gesù, resomi autentico da Padre Arnaldo de Vidi, missionario e poeta, ha abitato, da allora, profondamente in me. Anche se, ovviamente, non sempre sono riuscito ad esservi fedele.

Ho portato spesso con me anche il suo più famoso libro di una significativa produzione, poetica e non solo: “Sapore di terra e di cielo. Poesie da pregare e gridare”.

Fino ad oggi, domenica in cui la Chiesa, attraverso l’evangelista Matteo, proprio quel Vangelo ci dà l’opportunità di rileggerlo, ma, soprattutto, di riviverlo, anche, come ho appreso meglio ad Arum, attraverso l’arte, la poesia, la musica, il silenzio.

Con la nostra, imperfetta, Vita, alla ricerca, ostinata, plurale, molteplice, della Verità.

Come una tenda imperfetta, che a Pian dell’Osteria, Orsigna, Pistoia, Mondo, almeno per alcuni giorni, diventa famiglia, casa, “oikos”.

Comunione scelta e condivisa, pane e pesci dell’anima.

Per concludere: "Ma chi lo dice che il fiore è nero?"

"Noi ci saremo"https://www.youtube.com/watch?v=b-Fg_Ggnxfw&list=RDb-Fg_Ggnxfw&start_radio=1


IL FIORE NERO (I Nomadi)

Così, quando il sole muoreFiore, perdi il tuo coloreLe qualità che ti hanno reso veroMa chi lo dice che il fiore è nero?
Come un popolo sotto l'oppressioneCome un asino sotto il bastoneCome un bimbo sotto l'educazioneCome uno schiavo sotto il padrone
Così, quando il sole muoreFiore, perdi il tuo coloreLe qualità che ti hanno reso veroMa chi lo dice che il fiore è nero?
Come il corpo sotto la moraleCome il lavoro sotto il capitaleCome il diverso sotto l'ugualeCome l'imprevisto sotto il normale
Così, quando il sole muoreFiore, perdi il tuo coloreLe qualità che ti hanno reso veroMa chi lo dice che il fiore è nero?
Come Dio sotto la religioneCome l'amore sotto la convenzioneCome la realtà sotto l'illusioneCome un mattone sotto la distruzione
Così, quando il sole muoreFiore, perdi il tuo coloreLe qualità che ti hanno reso veroMa chi lo dice che il fiore è nero?Ma chi lo dice che il fiore è nero?
Così, quando il sole muoreFiore, perdi il tuo coloreLe qualità che ti hanno reso veroMa chi lo dice che il fiore è nero?

Francesco Lauria

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