venerdì 31 luglio 2026

OLTRE IL SINDACATO CHE LICENZIA PER RITORSIONE E REPRESSIONE. E CHE VIENE CONDANNATO: PER DIRITTO E COSTITUZIONE.

Ieri, quando ho sentito Stefano Pisetta al telefono (era la prima volta) ho ascoltato una voce sollevata, come quella di chi, nell'ultimo anno e mezzo, ha subito davvero qualsiasi cosa e che ora, finalmente,, anche se solo al 99%, perchè su dieci punti richiesti se ne è visti riconoscere dal giudice nove, si sente risarcito, di nuovo visto. Mi sento persino di dire, giustamente riabilitato.

Ascoltandolo mi sono immaginato la sua solitudine, il suo isolamento, la macchina del fango contro di lui, la quasi totalità di colleghi e colleghe che non ti salutano più, chi per conformismo, chi per interesse, chi per mera paura mista a vigliaccheria e bieco opportunismo.

Ho anche pensato, con immenso dolore, a Fabrizio Scatà, ex segretario nazionale Fai Cisl, che oggi, purtroppo credo non casualmente, non c'è più, dopo le tantissime e pesantissime umiliazioni subite.

Fabrizio, colpito dalla mia gravissima vicenda personale, mi aveva raccontato, insieme alla moglie, la beffarda e devastante, umiliazione subita dal sindacato cui aveva dedicato la vita e lo aveva fatto, durante una lunga e soffertissima telefonata che, ovviamente, non potrò mai più dimenticare.

Perchè Fabrizio è finito polverizzato, frantumato (termine che piace tanto ad alcune "dirigenti" sindacali...) pochi giorni dopo il nostro doloroso colloquio, tra le lamiere fracassate della sua auto.

Come ha spiegato ieri il, sempre sia lodato, blog il9marzo.it (sì, ho cambiato opinione, solo gli stupidi non lo fanno mai...), se la vogliamo raccontare molto in breve, semplificando, Stefano Pisetta, già segretario generale per dodici anni, era stato licenziato dalla Filca Cisl trentina (il sindacato dei lavoratori edili) con l’accusa (non ci crederei se non conoscessi storie simili, tipo la mia...) di aver mandato un messaggio privato ad un collega in cui criticava il segretario generale in carica e ne auspicava la sostituzione. 

Poco più di un anno dopo, il licenziamento è stato giudicato illegittimo dal Tribunale di Trento che ha riconosciuto il diritto ad un risarcimento pari a 12 mensilità.

Vai al link su Youtube: https://youtu.be/vPB4A8KxqKg 

E' quindi l'avvocato di Stefano, Marco Cianci, a entrare nel merito, con una dichiarazione pubblica ripresa da numerose agenzie di stampa:

"La recente sentenza n.86/2026 del Tribunale di Trento sezione lavoro, emessa dal Giudice dott. Giorgio Flaim in data 21/07/2026, ha affrontato un caso molto particolare: l’illegittimità del licenziamento di un proprio dipendente da parte di un’importante federazione sindacale del Trentino.

Il sig. Stefano Pisetta, assistito dall’avv. Marco Cianci, ha infatti impugnato il licenziamento irrogatogli dalla Filca-Cisl del Trentino in data 06/03/2025 e basato su diverse motivazioni, tutte per lo più riconducibili alle critiche manifestate dallo stesso Pisetta al segretario generale dell’organizzazione.

In particolare, il sindacato ha contestato a Pisetta di aver inviato un messaggio whatsapp a un collega (uno che NdR pare fosse molto interessato ad occupare proprio il posto di Pisetta...) in cui suggeriva l’opportunità per il bene dell’organizzazione di sostituire il segretario, ritenuto non idoneo. 

Inoltre, veniva contestato che in altre occasioni Pisetta avrebbe espresso pareri critici nei confronti del segretario al cospetto di colleghi e di soggetti esterni all’organizzazione. 

La sentenza ha riconosciuto innanzitutto l’inutilizzabilità ai fini del giudizio del messaggio whatsapp in quanto tutelato dal diritto costituzionale alla segretezza della corrispondenza.

Il Giudice ha ritenuto comunque pienamente legittimo per un associato al sindacato (pure laddove ne sia lavoratore dipendente) rivolgere critiche nei confronti del segretario davanti ai membri dell’organizzazione e anche formulare progetti volti alla sua sostituzione. 

Ciò anche alla luce dello stesso Codice Etico della CISL che esprime principi organizzativi democratici che garantiscono la partecipazione degli associati alla vita dell’associazione.

Di conseguenza la sentenza ha dichiarato illegittimo il licenziamento e ha condannato Filca CISL a corrispondere a Pisetta un risarcimento pari a 12 mensilità.

Stefano Pisetta, che ha lavorato alle dipendenze di Filca CISL sin dal 1999 e ne è stato segretario generale per 12 anni, ha dichiarato:

Questa vicenda mi ha amareggiato, mi ha danneggiato sia economicamente, sia professionalmente, ed è anche stata calpestata la mia dignità. 

Mi auguro che un fatto così grave non succeda mai più nel sindacato. 

Al Sindacato dove ho dato molto e ricevuto altrettanto fino a questo spiacevole episodio”.

Va ricordato, e ne parlo per esperienza diretta, che quello di Stefano Pisetta, non è certo il primo caso di provvedimenti motivati dall’espressione di opinioni critiche interne all’organizzazione sindacale, in questo caso, come frequentemente accade, la Cisl. 

Lo stesso ex segretario generale Cisl Luigi Sbarra, quando era commissario della categoria dei lavoratori agricoli, la Fai Cisl, dopo che essa era stata commissariata collettivamente, anche da lui, soltanto per un libero e sacrosanto voto espresso in un congresso nazionale, allontanò lo studioso e formatore Giampiero Bianchi portando come prova alcuni sms passatigli da un paio di servi del potere …

Come scrive il9marzo.it, il problema non è l’inidoneità del segretario della Filca di Trento (o di quelli del Piemonte che “non parevano inconsapevoli” della presenza di chi era legato alla ‘ndrangheta tra i dirigenti locali della loro organizzazione a Torino), o di quella del segretario generale nazionale, ma della Cisl in quanto tale. 

Una Cisl dove i dirigenti pro tempore si comportano come i padroni della ferriera e non come chi riveste un mandato democratico, potendo quindi sempre essere mandato a casa da chi lo ha eletto.

Per questo, questi pseudo-dirigenti sindacali non si rendono nemmeno conto del fatto che certe questioni non devono essere decise in tribunale, ma nei congressi o, almeno, negli organismi deputati.

In vista della mia prima udienza presso il Tribunale del Lavoro di Firenze (21 ottobre prossimo) contro la Cisl confederale, a seguito del mio licenziamento nullo, illegittimo, ritorsivo, discriminatorio, infame e politico, lo dico anche sulla base della sentenza del Tribunale del Lavoro di Trento, non mi sento, sinceramente, non solo per scaramanzia, di cantare prematuramente vittoria.

Non certo perchè non sia convinto delle mie lapalissiane, evidenti, inscalfibili ragioni.

Ma perchè il potere, le "organizzazioni" si adattano, colpiscono in silenzio con risorse illimitate, anche utilizzando leccaculo sempre pronti all'uso e sono in grado, come è stato scritto non da me, ma citando la mia vicenda personale e sindacale da altri, di annientare, frantumare le persone, non tanto per cattiveria, ma per autoconservarsi.

Per difendere lo status quo, per sopravvivere ai propri fallimenti valoriali e operativi, per reprimere qualsiasi idea, non solo di motivato e democratico dissenso, ma proprio in generale.

E la Cisl, a mio parere, almeno finchè ci saranno questo sciagurato governo di centrodestra e questa dirigenza nazionale ad esso devota, categorie comprese, rappresenta, pertanto, un pezzo di potere che mi fa paura (non ritengo migliori, peraltro, nel metodo, le gestioni del potere dei governi del centrosinistra, il potere, ahimè, è potere...)

Non canto quindi vittoria e non smetto, lo dico con sincerità, di avere paura.

Di sentirmi dentro la solitudine, l'abbandono, l'ipocrita vigliaccheria.

E però, mi hanno insegnato, che occorre, come ha fatto benissimo a Trento Stefano Pisetta, forte della sua dignità e della sua storia sindacale, delle tante volte che ha rischiato e lottato non per se stesso, ma per i lavoratori più fragili e deboli: "resistere anche un solo minuto più del padrone".

Anche, anzi soprattutto, quando questo padrone si qualifica sfacciatamente come sindacato: avendo rovinosamente dimenticato, del sindacato, l'etimologia ("fare, essere giustizia insieme", dal greco antico), i valori, la mission, financo, sinceramente, la memoria e il ricordo.

Un sindacato, quello vero, che, deve sapersi e potersi riconoscere come: "comunità inclusiva ed educante".

Un sindacato, come insegna la storia della Cisl (quella vera): in cui il "guscio fragile" e prezioso della formazione sia rivolto alla costruzione comune, dal basso, con libertà, responsabilità e protezione, del pensiero critico, non alla trasmissione di una misera "dottrinetta" dei capi.

Un sindacato che, come affermava con estrema modernità, il fondatore della Cisl, Giulio Pastore (che, pur da cattolico, fece dismettere la cappella interna del Centro Studi Nazionale Cisl di Firenze), non deve mai rischiare di: "mortificare la concezione di vita di ciascun lavoratore."

Un sindacato: "mosaico", "carovana", non caserma autoritaria.

Un sindacato che come ricordò Papa Francesco, proprio ai delegati e alle delegate del congresso nazionale della Cisl, nel giugno 2017, una settimana dopo aver pregato, a Barbiana, sulla tomba di Don Lorenzo Milani, ispiratore di tanti sindacalisti, sappia, collocandosi "tra profezia e innovazione", non lasciare mai indietro chi si trova: "ai margini della città del lavoro".

Un sindacato che NON ha sempre tutte le risposte, ma che non rinuncia mai a farsi e a fare tutte le domande necessarie.

Un sindacato, infine, che, come la politica, uso una bellissima frase di Tina Anselmi, che prima che personalità di partito e delle istituzioni è stata partigiana e sindacalista: "deve saperci far sperimentare la gioia condivisa dell'impegno, della passione".

Oggi brindiamo con Stefano, pur con il dispiacere che non ci sia stata la ciliegina sulla torta della reintegra sul posto di lavoro.

Un tema, quest'ultimo, molto complesso e dibattuto che ci riporta, come ha giustamente ricordato l'avvocato Cianci, ai diritti costituzionali.

Ad un articolo 39 non pienamente e non integralmente attuato, per fondate ragioni storiche (la vicinanza con l'era fascista e con il sindacato fantoccio di stato, subordinato al Partito e al Governo, subordinato al potere).

Oggi, però, siamo in una fase del tutto diversa, in cui, peraltro, si stanno riscrivendo, come fossero questioni solo private, le regole della rappresentanza e della rappresentatività nei luoghi di lavoro.

Passando dai casi individuali al senso collettivo anche qui occorre vigilare e lottare.

Il sindacato, visti anche i finanziamenti pubblici che riceve soprattutto attraverso il sistema dei servizi individuali, deve rendere conto, essere trasparente, e lo deve essere davvero, non per finta.

Non solo: il sindacato, i sindacati, pur combattendo strenuamente, ovviamente, il dumping contrattuale, non possono godere di privilegi, monopoli e riserve acquisite della rappresentanza, senza inquinare, profondamente, la nostra democrazia.

Proprio in Cisl mi è stato insegnato e io stesso ho insegnato, formando centinaia, migliaia di sindacalisti e sindacaliste, il valore democratico del sindacato come associazione, patto tra pari, che si mettono insieme per riequilibrare i rapporti di forza e, appunto, di potere.

Non solo: il valore democratico del sindacato come soggetto di trasformazione sociale radicale e collettiva.

Io mi riconosco, infatti, nel sindacato in chi trasforma il potere non in dominio arbitrario, ma in servizio e bene comune, tutelando, per primi, i più fragili, i più deboli.

Ci ho, come Stefano, dedicato la vita. Per me  il sindacato non è, citando il sociologo cislino Bruno Manghi, solo un mestiere, ma una missione.

E' la Vita.

Non un "potere su" (sopra gli altri), ma un "potere con" e un "potere per" (insieme e con un orizzonte condiviso di senso).

Proprio in Cisl mi è stato insegnato che il sindacato, infatti, non è solo fare tessere e/o archiviare numeri (iscritti e soldi), magari ora con l'algoritmo, e che il sindacato, quello vero, non può non confrontarsi con la totalità dei lavoratori e delle lavoratrici, a partire dagli ultimi (sì, dagli ultimi, non dai penultimi).

Il sindacato, quello vero, proprio perchè riconosce valore all'associazione dei soci, non può mai ricercare benefici e risultati solo per se stesso e per i propri iscritti/e (o peggio ancora, soltanto per i propri dirigenti apicali).

Quando restituii, per mia scelta e con dolore immenso (un mio collega che fece la stessa cosa, poco prima, dopo quarant'anni di militanza mi confidò di aver pianto tutta la notte...) affermai che credevo (e credo) che il vero militante, politico o sindacale, sia colui o colei che fa, senza ideologismi o inutile moralismi, ma con determinazione: "della differenza tra fatti e valori una questione personale".

Oggi sono stanco, ferito, assetato di Pace, lo ammetto.

Ma non mi piegherò.

Perchè, proprio come scrissi lasciando la Cisl, ricordando il celebre paradosso del volo del calabrone, io, nel sindacato, quello vero, ci credo ancora.

Fin nelle budella. A caratteri scolpiti nell'anima.

E resisto, pensando anche ai tanti e tante, sindacalisti e sindacaliste (Delio, Simone, Margherita, fermandomi alla sola Cub...) che vengono massacrati e licenziati da padroni spietati (che non possono essere definiti imprenditori o aziende) per il loro solo essere al servizio, attenti al bene dei lavoratori e delle lavoratrici e al bene comune.

E oggi, però, brindo, insieme a Stefano Pisetta, alla sua famiglia e agli amici veri, quelli, pochi, che rimangono, restano, resistono insieme a te anche nei momenti di grave, disperata difficoltà. 

Quelli che restano anche nelle sconfitte, come mi ha insegnato personalmente l'indimenticabile segretario generale della Cisl (quella vera...) Pierre Carniti.

Quelli che ti guardano, sempre, negli occhi, ti vedono e ti sanno dire, restando, anche quando sbagli.

Restare nelle vittorie, me lo ricordava spesso Pierre con il suo sorriso sornione e il suo immancabile sigaro, invece, "è troppo facile".

Francesco Lauria

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