domenica 16 agosto 2026

MONTALE: NEL TEMPO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO, IL RADDOPPIO DELL'IMPIANTO SI PUO' E SI DEVE DEMOCRATICAMENTE E RESPONSABILMENTE EVITARE.

Il tema del c.d. "raddoppio" del termovalorizzatore di Montale sta monopolizzando l'attenzione dell'opinione pubblica di tutta la provincia di Pistoia (e non solo...) con fratture trasversali a tutto il mondo politico di centrosinistra e centrodestra.

Va ricordato che, alla fine del 2025, undici partiti del centrosinistra-campo largo di Pistoia hanno sottoscritto, anche sulla gestione del ciclo dei rifiuti, un accordo programmatico, poi fatto integralmente proprio dai candidati alle primarie Giovanni Capecchi (vincente) e Stefania Nesi.

Sul tema, annoso e complesso, della gestione dei rifiuti gli undici partiti (poi diventati dodici con l'arrivo di Azione di Calenda...) scrivevano, riprendendo la parola d'ordine: "Rigenerare Pistoia"...

"Rigenerare Pistoia significa anche rigenerare il rapporto tra servizio pubblico e comunità. Per questo vogliamo una nuova stagione di politiche sui rifiuti, basata sulla prossimità ai cittadini, sulla sostenibilità ambientale e su scelte fondate su  efficienza e innovazione." Sulla raccolta la questione appariva piuttosto lineare e il programma si sviluppava correttamente così: "il modello porta a porta dovrà essere il riferimento del sistema, ma con un principio chiaro: ogni territorio ha bisogni, densità e morfologie differenti. La gestione in montagna non può essere uguale a quella dei quartieri urbani o del centro:    per    questo    dovranno    essere    pianificati    servizi    calibrati,    misurati    su    percorrenze    reali,    costi,    distanze    e    capacità    di    conferimento." Il campo larghissimo aggiungeva: "il Comune dovrà contrattare con Alia le modalità di raccolta dei materiali in modo da essere meno invasivi e più rispettosi nelle strutture storiche della città e degli agglomerati periferici". 

Oltre ad un generico impegno sulla riduzione dei costi della Tari non mancava una riflessione più ampia: "Accanto all’organizzazione tecnica, serve un investimento culturale e digitale: percorsi informativi con la cittadinanza, strumenti semplici per monitorare il servizio, ascolto attivo delle esigenze locali e trasparenza sui risultati del ciclo di raccolta. Vogliamo fare di Pistoia una città modello nell’economia circolare, con un’attenzione concreta al recupero dei materiali, alla riduzione degli sprechi, al ciclo completo del rifiuto: un obiettivo prioritario, dopo aver rimediato ai disastri    della destra, è creare le condizioni per andare verso la strategia rifiuti zero. (...) Una città che migliora il sistema dei rifiuti rigenera la fiducia dei cittadini e rigenera l’ambiente, trasformando un servizio essenziale in una leva di innovazione, partecipazione e sostenibilità sociale."   

Va sinceramente riconosciuto che la proposta attualmente in discussione sulla gestione del ciclo dei rifiuti non è semplicemente il "raddoppio" dell'impianto esistente. Lo scenario gestionale "ottimizzato" prevede la realizzazione a Montale di un nuovo termovalorizzatore da circa 100.000 tonnellate annue, quindi con una capacità circa doppia rispetto all'attuale impianto, ma considerato che il vecchio impianto verrebbe progressivamente dismesso/smantellato e sostituito dal nuovo, caratterizzato (e ci mancherebbe dopo tanti anni...) da tecnologie più avanzate.

Il problema di fondo è la carenza di impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti nell'ATO Toscana Centro. La Regione Toscana stessa ha evidenziato che l'attuale capacità di trattamento termico di Montale è insufficiente rispetto al rifiuto urbano residuo prodotto nell'ambito.

Il sindaco di Montale Ferdinando Betti ha, come noto, assunto una posizione nettamente favorevole poichè:

  • il nuovo impianto sarebbe un'opportunità per Montale;
  • la chiusura dell'impianto senza una soluzione alternativa produrrebbe problemi di smaltimento;
  • potrebbero aumentare i costi per i cittadini;
  • ci sarebbero conseguenze occupazionali;
  • Montale potrebbe ottenere benefici economici e ambientali dalla nuova struttura;
  • il nuovo impianto sarebbe tecnologicamente più moderno dell'attuale.

Betti ha quindi votato favorevolmente in sede ATO allo scenario dei 100.000 tonnellate, sostenendo, un po' frettolosamente, che la sua amministrazione sia (compresa Avs?) compatta sulla scelta.

Il PD locale di Montale ha poi, invece, preso le distanze dal proprio sindaco, contestando non tanto la necessità di affrontare il problema dei rifiuti, quanto il metodo e la scelta specifica delle "100.000 tonnellate" a Montale.

Il PD chiede un referendum consultivo sulla questione e accusa lq (sua...) amministrazione di avere assunto una posizione definitiva troppo presto.

In particolare sono contestati:

  • i tempi della decisione;
  • l'insufficiente partecipazione dei cittadini;
  • il fatto che il Consiglio comunale non abbia avuto, secondo il partito, un ruolo adeguato;
  • il fatto che il sindaco abbia espresso in ATO un consenso netto allo scenario delle 100.000 tonnellate;
  • la mancanza di una discussione sufficientemente approfondita sulle alternative.

E' noto poi che, almeno a Montale, anche le opposizioni di centrodestra, con notevoli dosi di strumentalità siano in larga parte fortemente contrarie al cd. "raddoppio dell'inceneritore" con posizioni che. peraltro, si differenziano da quelle del centrodestra sia in provincia, che in Regione che a livello nazionale.

Si è delineata, quindi, una frattura politica trasversale poichè vi sono almeno quattro questioni politiche diverse che si sono sovrapposte.

Il Comune di Montale, come è noto, ospita già da molti anni l'inceneritore e una buona parte della popolazione e delle forze politiche ritiene che il territorio abbia già dato il proprio contributo.

La nuova struttura da 100.000 tonnellate viene quindi percepita come una stabilizzazione e un ampliamento del ruolo di Montale nel sistema regionale dei rifiuti.

Una sorta di enorme e permanente: "ingiustizia geografico-territoriale".

Secondo una visione "tradizionale" della gestione dei rifiuti, l'ATO Toscana Centro ha effettivamente un problema di capacità impiantistica: la documentazione regionale segnala che l'attuale sistema non è sufficiente per garantire l'autosufficienza nello smaltimento.

La contestazione prevalente al raddoppio dell'impianto di Montale non è semplicemente:

"Non vogliamo il termovalorizzatore."

ma... "non si può decidere un impianto da 100.000 tonnellate senza una vera discussione con la popolazione e senza valutare pubblicamente le alternative."

Da qui la richiesta di referendum, non priva di incognita politiche, ad esempio: quale sarà, alla fine, la posizione del Pd?

Gli oppositori al termovalorizzatore mettono naturalmente in discussione anche l'opportunità di aumentare significativamente la capacità di incenerimento proprio nell'area della Piana Prato-Pistoia, già caratterizzata da problematiche ambientali e storicamente sottoposta a particolare attenzione per la qualità dell'aria.

La Regione Toscana, peraltro, ha recentemente aggiornato la situazione dei comuni della Piana: Montale era tra quelli individuati nell'area di superamento Prato-Pistoia per la qualità dell'aria.

Già da molti anni si è poi discusso se mantenere il termovalorizzatore di Montale oppure trasformarlo per altre funzioni, ad esempio per il trattamento dei fanghi.

Nel dibattito regionale è emerso che alcune proposte di gestione prevedono il mantenimento della funzione di termovalorizzazione, mentre un'altra ipotesi punta alla trasformazione dell'impianto.

Nel 2025, in Consiglio regionale, Montale veniva ancora descritto come un impianto importante per evitare il ricorso alle discariche, ma bisognoso di una trasformazione della propria configurazione.

Nel marzo 2026 c'è stata, peraltro, una convergenza trasversale contro l'ipotesi di prolungare ulteriormente la vita dell'attuale impianto oltre la scadenza prevista anche se il problema oggettivo dell'ATO permane poichè l'attuale sistema di trattamento non apparirebbe sufficiente a garantire l'autosufficienza e quindi, se si esclude il nuovo impianto di Montale, occorre individuare concretamente altre soluzioni.

Sintetizzando: la questione in gioco non appare solo: "inceneritore sì/inceneritore no". È diventata una partita su chi decide, con quale mandato e sulla base di quale alternativa/visione industriale e politica.

Oltre al Partito Democratico, per comprendere, ad esempio, la posizione del sindaco di centrosinistra di Pistoia Giovanni Capecchi, non va dimenticato l'orientamento di Alleanza Verdi e Sinistra, che, in particolare nella campagna per le elezioni regionali del 2025, ha sostenuto la chiusura dell'inceneritore di Montale, indicando come obiettivo il 100% di raccolta differenziata.

La posizione di AVS è quindi vicina a quella degli ambientalisti che a quella del PD.

Nel luglio 2026 si è costituito un vero e proprio fronte contro il raddoppio, con associazioni che hanno iniziato una mobilitazione coordinata e straordinaria:

  • Medicina Democratica
  • Rifiuti Zero
  • IoNonCiSto di Agliana e Montale
  • Associazione Beni Comuni
  • Attiva Prato
  • TAT – Tutela Ambiente e Territorio di Montefoscoli

Queste organizzazioni hanno organizzato assemblee pubbliche e stanno lavorando alla costituzione di un comitato esteso ai territori di Montale, Agliana, Prato, Montemurlo, Quarrata e Pistoia.

È dunque attivo un fronte territorialmente molto più ampio del solo Comune di Montale e che coinvolge sia Pistoia che Prato.

Il fronte ambientalista propone una prospettiva di dismissione del termovalorizzatore, non la sua sostituzione con un impianto più grande.

Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe, figura storica del movimento Rifiuti Zero, ha definito il raddoppio una scelta sproporzionata e ha sostenuto che, dopo decenni di attività dell'impianto, sarebbe necessario valutare ciò che esso ha prodotto anziché progettare un nuovo impianto di dimensioni maggiori. 

Non si discute quindi soltanto delle emissioni del nuovo impianto, ma del modello generale e regionale di gestione dei rifiuti.

Medicina Democratica ha, poi, una storia molto lunga di opposizione all'impianto.

Già nel 2009 l'associazione ha pubblicato approfondimenti sulla contaminazione da diossine collegata all'inceneritore e, negli anni successivi, ha sostenuto la necessità della chiusura dell'impianto.

Nel 2017 Medicina Democratica e il Comitato per la chiusura dell'inceneritore di Montale hanno portato all'attenzione della Procura della Repubblica di Pistoia le gravi criticità gestionali evidenziate dall'ARPAT sottolineando anche come: non si potesse ragionare sul nuovo impianto come se Montale fosse un territorio ambientalmente neutro.

Nel 2015, ad esempio, l'impianto è stato chiuso precauzionalmente dopo il superamento dei limiti di legge relativi alle emissioni di PCDD/F (diossine/furani).

Se, a maggioranza, l'ATO Toscana Centro sostiene, in sostanza che la raccolta differenziata funziona, ma rimane una quantità significativa di rifiuto indifferenziato e pertanto gli impianti disponibili (solo Montale...) sono insufficienti, con la conseguente necessità di aumentare la capacità di trattamento, gli ambientalisti rispondono, giustamente, che questa è una conseguenza delle scelte sulla gestione dei rifiuti, non una necessità naturale.

Anziché dimensionare il sistema sulla quantità di rifiuto oggi prodotto, bisognerebbe ridurre progressivamente il rifiuto residuo, aumentare riuso, riciclo, raccolta differenziata e recupero di materiali.

Si tratta della filosofia Rifiuti Zero, quella cui, secondo l'orientamento programmatico proposto agli elettori e alle elettrici nel maggio 2026, dovrebbe tendere, senza indugi, anche il Comune di Pistoia.

Un'altra forte e motivata critica trasversale è quella relativa al fatto che il mantenimento dell'impianto attraverso un affidamento pluriennale a un soggetto industriale, rischia di finanziarizzare la gestione del servizio rifiuti e di trasferire profitti al gestore anziché massimizzare il beneficio per il territorio.

C'è quindi un'opposizione politica e soprattutto sociale al "raddoppio" di Montale basata su tre diversi livelli:

1.    ambientale: no al nuovo impianto;

2.    sanitario: che vede come ineludibile la chiusura dell'impianto esistente;

3.    economico-politico: che si oppone alla trasformazione della gestione dei rifiuti in un'attività industriale orientata al profitto.

La questione di Montale sembra diventata, inoltre, un caso nazionale di frattura interna al centrosinistra e al centrodestra sulla politica dei rifiuti.

Concludendo: la domanda e la sfida decisive appaiono: quanto è realistico lo scenario alternativo al raddoppio? 

Davvero, con raccolta differenziata, riciclo, riduzione dei rifiuti e impianti di trattamento alternativi, con, insomma, lo scenario "Rifiuti Zero", si possono evitare le famigerate 100.000 tonnellate di capacità termica?

Il referendum, poi, può riguardare davvero solo i cittadini e le cittadine di Montale, pure tenendo giustamente conto del loro enorme contributi di questi ultimi decenni?

Sono questi i temi su cui il fronte ambientalista deve approfondire, comunicare, convincere, senza farsi invischiare dalle plurime contraddizioni dei partiti e di molti amministratori.

L'alternativa al raddoppio non è semplice, ma con la volontà e la coerenza politica e programmatica, appare, a detta di chi scrive e per le ragioni esposte, senza alcun dubbio possibile/desiderabile.

La politica del "raddoppio" dell'impianto di Montale è solo apparentemente quella più responsabile, ma è, invece, solo quella più semplice e ingannevolmente redditizia.

Una politica vera, non solo sui rifiuti tiene, invece, presente come caposaldo, l'impatto delle politiche sulle nuove e sulle future generazioni. A Montale, a Pistoia, in tutto il Pianeta, l'unico che abbiamo.

Nel tempo del rovinoso, incontestabile, vorticoso cambiamento climatico è infatti importantissimo imboccare decisamente, consapevolmente, responsabilmente il percorso verso i Rifiuti Zero, anche per gli inevitabili e positivi effetti sulla gestione democratica, ecologica e partecipativa dello stesso ciclo dei rifiuti.

Tutto questo considerando anche la questione della sostenibilità economica e dei forti costi attualmente sostenuti, sia per la raccolta che per lo smaltimento, da tutti i cittadini e dall'intero tessuto economico e produttivo.

Francesco Lauria, Presidente Associazione Sognare da Svegli.

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