Lungi da me biasimare chi il 16 agosto, peraltro di domenica, ha dormito qualche ora in più.
Io, però, da ex pendolare, mi sveglio sempre presto senza fatica e domenica 16 agosto, prima di scendere al mare con un mio famigliare adolescente, ho scelto di assecondare, con la "rivolta tra le dita", un verso particolarmente famoso e citato del compianto Francesco Guccini, tratto dalla sua bellissima e piuttosto recente canzone Don Chisciotte: "solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora..."
Così fondendo nel mio immaginario Guccini e Foucault ho deciso di "evadere" dalle strade consuete e ho iniziato le numerose curve in salita che, dai margini alla Versilia, portano a Sant'Anna di Stazzema.
Lo so, il 12 agosto è appena passato: gli anniversari possono avere grande potenza e grande significato, sono importanti, ma mi hanno insegnato, in particolare nel ricordo della strage di Piazza Fontana e dell'"Italia del 12 dicembre", che contano molto anche gli altri 364 giorni dell'anno, specialmente quelli, come questa mattina presto a Sant'Anna di Stazzema (a parte i pochi abitanti apparentemente ancora dormienti) in cui non si incontra nessuno/a.
Ha fatto benissimo, comunque, il Comune di Pistoia, il 12 agosto scorso, a tornarci a Sant'Anna, dopo anni e anni di colpevole e grave assenza.
Ma che cosa è successo a Sant'Anna il 12 agosto 1944?
Che cosa ci dicono, oggi che stanno scomparendo uno ad uno gli ultimi bambini di allora superstiti, le cinquecento sessanta vittime civili e innocenti di quella abominevole strage nazista, che non risparmiò nemmeno la piccola Anna Pardini, nata da soli venti giorni?
Lasciamo che sia il racconto di Neri Marcorè a ricostruire sul filo della memoria...
ttps://www.facebook.com/watch/?v=420912560011211
Ma che come ci parla oggi quel luogo, cosa ci dicono i resistenti "fiori di Sant'Anna"?
La salita all'ossario monumentale che è anche, per i credenti, una via Crucis, è, in questi mesi, costellata di disegni di bambini e bambine provenienti da tutto il mondo e, in particolare, dai tantissimi contesti di guerra: a partire da Gaza e dalla Cisgiordania palestinese, dall'Ucraina, dal Congo...
Ci sono anche i disegni dei bambini delle Isole Salomone, vittime della guerra climatica e dell'azione dell'uomo sugli oceani che, fra non molto, cancelleranno ogni traccia di molte isole e arcipelaghi...
Uno dei simboli di Sant'Anna, luogo europeo della memoria, è, infatti, il girotondo, purtroppo interrotto per sempre, dei bambini e delle bambine, tanto che proprio il girotondo, insieme a questo luogo, è il protagonista di una significativa canzone de La Casa nel Vento: "Girotondo a Sant'Anna":
Link: https://www.youtube.com/watch?v=Ydwuk9hBUWg
Mentre salivo a Sant'Anna, in una solitaria mattinata domenicale d'agosto, tenevo tra le mani un piccolissimo e prezioso libro, edito da Cronache Ribelli:
Contiene le intime parole dell'anarchico calabrese Bruno Misefari e si intitola: "Diario di un disertore".
Non è un caso che il testo sia stato inserito nella collana: "Pane e rose - sentieri di liberazione".
Misefari che, proprio come Guccini, decenni dopo, professava ideali libertari e antimilitaristi, pagò con il carcere, in Italia come in Svizzera, il rifiuto all'arruolamento e le sue azioni nonviolente antiinterventiste.
E scontò con la detenzione e il confino, prima di morire giovane, anche la sua strenua opposizione al fascismo.
Nella postfazione di questo prezioso e per nulla comodo, rassicurante diario viene citato un altro, famoso testo, si tratta di "Guerra alla guerra" di Ernst Friedrich, anarchico tedesco, internato in manicomio (un po' come si faceva in Italia e anche a Pistoia all'inizio degli anni Sessanta del Novecento, vent'anni dopo la strage di Sant'Anna di Stazzema) per aver disertato la chiamata alle armi.
Nel 1924 Ernst decise di mostrare al mondo il vero volto del primo conflitto mondiale. Il suo testo contiene un'ampia rassegna di fotografie che mostrano i corpi deformati dei reduci della Grande guerra; una condanna senza appello verso la propaganda bellicista e nazionalista.
Eppure, esattamente venti anni dopo, la pubblicazione di quel fondamentale e coraggiosissimo volume, avviene la terribile strage di Sant'Anna di Stazzema.
A Sant'Anna il cammino verso l'ossario è costellato anche di piccoli monumenti che mostrano lo strazio delle guerra in sè e delle rappresagli sui civili indifesi in particolare.
Eppure Sant'Anna non ci dice solo questo.
Il suo silenzio parla, diventa voce.
Non è solitudine, ma monito.
Salire a Sant'Anna, nel rispetto e nella preghiera per le vittime, a partire dalla piccola Anna (Santa Anna a sua volta...) significa anche pensare, credere che, ancora oggi, le idee e le azioni possono cambiare il mondo.
Sognare e lottare concretamente per un futuro senza eserciti.
Sognare e lottare perchè il potere non sia dominio, violenza, tortura, reclusione, punizione (torniamo a Foucault), ma spazio, condivisione, servizio, cura, ascolto.
Sognare e lottare per una "maschilità" , come quella impersonata da Bruno ed Ernst, che non abbia timore, senza indugi, di: "disonorare la guerra" ed affermare la Pace".
Da Sant'Anna là dove, come nella canzone de La Casa nel Vento, le nuvole carezzano il cielo, si scorge il mare tra gli alberi, l'orizzonte ci mostra un azzurro che si confonde con quello del cielo.
A Sant'Anna si ascolta anche il vento, quello stesso vento bambino che Francesco Guccini ha immortalato per sempre cantando coraggiosamente Auschwitz.
Il mistero e il messaggio di Sant'Anna stanno proprio in quel girotondo bambino, istante ed eternità allo stesso tempo.
Non si tratta di un girotondo che cancella il terrore o che ci porta al sicuro.
La tempesta continua.
Si tratta di un girotondo che, nella sua fragile e imperfetta gioia, ci ricorda che il destino dell'umanità non è rappresentato dal potere della guerra, ma dalla mano tesa, aperta, fiduciosa della Pace.
Il girotondo di Sant'Anna è, infatti, una scelta. Politica.
La memoria, il lutto ci accompagnano nella discesa, verso il mare, verso la quotidianità della terra.
Il girotondo di Sant'Anna,però non si e non ci ferma alla morte, ma è come un'opportunità colta in una domenica di aurora:
è un sogno.
Che si fa, insieme, concretamente, da svegli.
Tornando alla città, con dentro un orizzonte, musica, disegno di Pace.
Senza smettere mai di porci: "domande consuete"...
(Con questa terza puntata il racconto finisce e al tempo stesso ricomincia: link alla prima puntata: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/non-innamoratevi-del-potere-patriarcato.html
link alla seconda puntata: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/seconda-parte-non-innamoratevi-del.html
Francesco Lauria





Nessun commento:
Posta un commento