Devo dire che, senza esagerare nel dargli credito perchè non ha senso "nobilitare" una figura qualunquista e opportunista come il generale Vannacci, mi ha piuttosto colpito la sua proposta programmatica di promozione del: "patriarcato mediterraneo".
Ho cercato di comprendere meglio questa posizione volutamente iper-provocatoria e ho notato che è stata ampiamente analizzata dalla scrittrice e biblista Rosanna Virgili su Famiglia Cristiana.
Chi volesse leggere tutta l'interessante riflessione della nota teologa può raggiungere questo link: https://www.famigliacristiana.it/famiglia-educazione/vannacci-patriarcato-mediterraneo-gesu-famiglia-bibbia-glpoxsnm
In sintesi la tesi è questa: il “patriarcato mediterraneo” evocato da Vannacci non coincide con la famiglia cristiana. Dalla Bibbia al Vangelo, la storia racconta un'evoluzione, un percorso ancora non del tutto compiuto: il passaggio dal potere del padre alla responsabilità della paternità: non dominio, ma cura, servizio e fraternità.
Virgili sottolinea, non senza una punta di ironia: "immagino che l’ex generale Vannacci quando nel suo Programma, in una parte dedicata alla famiglia e alla relazione uomo-donna, parla della necessità di difendere il “patriarcato mediterraneo” alluda ad una forma tradizionale di famiglia legata alle generazioni precedenti gli anni Cinquanta del Novecento".
Quella, per intenderci, raccontata magistralmente anche da Paola Cortellesi nel suo film di grande successo nazionale ed internazionale: "C'è ancora domani"
Partendo anche dalla propria storia familiare sui monti Sibillini Rosanna Virgili smonta, fa a pezzetti, il concetto di Vannacci, vago e vacuamente uniformante, statico nel tempo e impreciso nello spazio, di patriarcato mediterraneo.
La scrittrice abruzzese accenna anche a modelli del tutto alternativi come le aree di matriarcato presenti storicamente in alcune aree interne della Sardegna e non solo.
C'è poi un passaggio chiave della riflessione di Rosanna Virgili su Vannacci e il suo vetusto "patriarcato mediterraneo" che preferisco riportare letteralmente:
"Egli (Vannacci ndR) imputa, inoltre, alla scomparsa del patriarcato l’aver determinato un aumento della violenza sulle donne. Ed auspica che la legge sul femminicidio venga abolita prima possibile.
La violenza sulle donne è allora oggi aumentata forse perché nel patriarcato quella violenza era legittimata ed il femminicidio si chiamava “delitto d’onore” che permetteva – sino al 5 agosto 1981 – di riservare pene ridotte a chi uccideva la moglie od anche la sorella e la figlia, per l’onore della famiglia?!"
Virgili aggiunge:
"Vorrei che Vannacci e tutti coloro – uomini e donne – che in Italia sono già od aspirano a governare, conoscessero e, quindi, maturassero rispetto verso l’arduo cammino della nostra civiltà, verso le sue radici e le sue conquiste, che si rendessero consapevoli di quanto impegno, quanto travaglio, quanto coraggio, quanta sapienza sia stata spesa proprio nel bacino del Mediterraneo sin dai tempi “biblici”, per dare un ruolo vitale alla famiglia, per regolare e rendere dignitosi e fecondi i rapporti uomo-donna, moglie-marito, padri, madri e e figli, nonni e nipoti".
Tralasciando molte altre riflessioni di profondo valore per le quali rimando al testo integrale pubblicato da Famiglia Cristiana riporto un'ulteriore citazione di Rosanna Virgili:
"Vorrei dire a Vannacci che più maschilità non vuol dire più paternità, al contrario, più paternità vuol dire più umiltà, più ascolto, più educazione alla fratellanza, alla giustizia, alla mitezza, alla cooperazione, alla pace, più cura degli altri, più responsabilità verso il bene comune e, quindi, verso i figli di tutti, siano o non siano greco-romani, cristiani o mediterranei".
Dando valore all'evoluzione della società la biblista non dimentica il patriarcato mediterraneo antico – che probabilmente è proprio quello che auspicherebbe Vannacci.
Un patriarcato antico – che si trasformò presto in potere del padre sui figli e del marito sulla moglie.
Qui la Bibbia ci può dire molto. Nel matrimonio dei patriarchi biblici l’amore non interveniva – se non del tutto casualmente – nel matrimonio, ma lo scopo del prender moglie era quello di ottenere da lei una discendenza. I figli erano per i padri e non viceversa.
La moglie - ci ricorda sempre Virgili - doveva essere “acquistata” pagando un prezzo al padre che l’aveva generata e cresciuta e che di lei era proprietario sinché non venisse ceduta al marito.
I figli di una donna erano appartenenti a suo marito che considerava la prole la sua prima ricchezza e proprietà e per questo nel patriarcato biblico era prevista la poligamia, come era previsto il ripudio (un diritto del marito e non della moglie, salvo in casi rarissimi) specialmente quando la donna risultava sterile.
C'è poi un passaggio della teologa che ci fa comprendere pienamente la vera e propria rivoluzione rappresentata da Gesù:
"La legge, poi, che regolava l’adulterio era terribile: se trovata in flagrante la moglie doveva esser lapidata, presa a sassate, appunto: “assassinata”. Questo era il patriarcato mediterraneo antico e biblico: è proprio sicuro Vannacci che “non dev’essere criminalizzato?”. Vorrei ricordare che il primo a farlo è stato proprio Gesù! (cf. Gv 8,7).
L'articolo ci ricorda poi che non soltanto, dunque, Vannacci per difendere il patriarcato dovrebbe abolire il vigente e riformato diritto di famiglia (la legge del 19 maggio 1975, n. 151) e cancellare molti articoli della Costituzione Italiana (Articoli 3, 29, 37, 51, eccetera) nonché misconoscere i fondamenti delle carte dei Diritti Umani e Civili universali che gli Stati e le grandi Organizzazioni Internazionali hanno insieme prodotto, ma nessun italiano od italiana che fosse d’accordo con lui potrebbe dirsi “cristiano”.
Gesù, infatti, abbatte i fondamenti antropologici, socio-economici, giuridici, e persino teologici del patriarcato biblico.
Le conclusioni di Virgili sono illuminanti: "Gesù non fu mai patriarca nella sua vita terrena ma si fece eunuco per il Regno dei cieli: “figlio nel cuore del padre” in quanto amico e fratello, in virtù non di un potere né di una potenza, non della ricchezza, non della proprietà, non della differenza, ma di una Umanità che l’Amore trasforma. In un battesimo dove: “non c’è più giudeo né greco, schiavo né libero, maschio né femmina” (Gal 3,28).
L'ex generale Vannacci sicuramente obietterà che la Virgili è donna (e quindi, secondo lui, magari poco si può intendere di maschi e patriarcato); penso quindi possa essere utile riprendere il rapporto con il femminismo ed il potere in generale di due figure maschili, molto significative e diverse fra loro, come il compianto cantautore e poeta Francesco Guccini, da pochi giorni scomparso, ed il filosofo francese (quindi mediterraneissimo) Michel Focault.
Francesco Lauria (continua...)




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