Ci sono parabole personali (e, almeno in parte, purtroppo, collettive), legittime per carità, ma pubbliche e che, come tali, possono essere vagliate, commentate e criticate, che riescono a rivestire i connotati più grotteschi.
Sono parabole, ovviamente, di potere che annientano una vita precedente, ammainano i propri ideali, la propria esperienza, le proprie (vecchie) relazioni, per abbracciare nuovi orizzonti di dominio e di conquista del potere.
Queste parabole non sono, sia chiaro, appannaggio della sola destra razzista e xenofoba o dei sindacati concertativi, ce ne sono di molto subdole anche nella sinistra, persino nella sinistra c.d. "radicale" (ed io le ho dovute sperimentare, mio malgrado, nella recente campagna elettorale per le elezioni amministrative a Pistoia, ad esempio in Alleanza Verdi Sinistra (anche rispetto a figure molto giovani, pur con qualche sparuta, lodevole, eccezione).
Ce ne sono, purtroppo, anche nel frammentatissimo sindacalismo di base.
La ricerca del potere per il potere che, femministicamente viene definito, da un collettivo peraltro veneto: Diotima, ricerca ostinata e perversa del dominio, di quel cosiddetto "potere su" e non "poter per" e/o "potere con" è una caratteristica antica di quella politica che il dirigente socialista craxiano, Rino Fornica, definiva, con ostentata assuefazione: "sangue e merda".
Venendo a noi, fece scalpore, una decina di mesi fa, la scelta di Valeria Cittadin, neosindaca/o di Rovigo, eletta con Fratelli d'Italia e, sino ad un attimo prima della campagna elettorale, esponente apicale (la numero due...) della più grande Cisl d'Italia, la Cisl del Veneto, quasi 500.000 iscritti, di cui era segretaria organizzativa, ma in cui ricopriva, tra l'altro, le deleghe all'immigrazione, alla cooperazione internazionale e alle politiche di genere.
La decisione della neosindaca/o era stata quella di rinunciare deliberatamente e sorprendentemente a cospicui fondi del Pnrr, già deliberati e stanziati a favore del Comune di Rovigo, pur di non doversi occupare di integrazione degli immigrati, e dei richiedenti asilo in particolare, mettendo la parola fine a progetti ventennali dell'amministrazione locale, peraltro da lei ampiamente sostenuti quando, in passato, aveva svolto il ruolo di sindacalista nella sua città.
Una buona ed equilibrata, sobria, sintesi di tutto ciò può essere ritrovata in questo articolo de Il Post: https://www.ilpost.it/2025/10/29/migranti-sicurezza-rovigo-valeria-cittadin/
La traiettoria verso la destra politica e sindacale della Cisl, nazionale, ma anche del Veneto, è nota a tutti e a tutte.
Essa è stata sancita anche dall'ingresso nel Governo Meloni del calabrese Gigi Sbarra (peraltro oggi quasi invisibile da un punto di vista dei contenuti politici), ex leader maximo del sindacato che fu, tra gli altri, di Pastore, Carniti e Marini, ma anche, pensiamo al Veneto, della partigiana e sindacalista Tina Anselmi (proveniente dal sindacato della scuola, proprio come la/il neosindaca/o di Rovigo).
Un ingresso nel Governo più a destra della storia repubblicana, sia chiaro, pubblicamente benedetto e lodato dall'attuale segretaria generale nazionale della Cisl, la tarantina Daniela Fumarola.
Ma, anche in questo doloroso contesto, il percorso di Valeria Cittadin merita un'attenzione e una menzione peculiari.
La battuta perfida che gira in Regione e a Rovigo, dove, bisogna riconoscerlo, alle ultime elezioni ha preso tantissimi voti, è che la Cittadin, intuita, per ragioni di regolamenti di conti interni alla Cisl del Veneto e nazionale, a lei abbastanza indipendenti, la fine prossima della propria ambiziosa carriera sindacale, sarebbe stata pronta e disponibile a candidarsi con chiunque, adeguando i propri programmi e il proprio profilo politico a qualsiasi partito e coalizione, purchè potenzialmente vincenti.
Da persona pragmatica e operativa quale è, Cittadin non ha perso tempo: ad esempio, ottenendo l'effetto contrario, e cioè di trasformare un piccolo, piccolissimo gay Pride in un occasione di rilievo nazionale, la/il sindaca/o Valeria Cittadin ha definito l'evento, per usare solo una delle sue affermazioni più delicate e gentili, una: "manifestazione tribale".
Anche qui, andando in contraddizione piena con la sua precedente esperienza sindacale, anche recente, in una confederazione che, ancorchè spesso definita con un errore da matita rossa (o nera...) cattolica, è, invece, da sempre, un sindacato pienamente laico ed aconfessionale, dove il leader e fondatore Giulio Pastore, l'ho riportato anche in un mio libro a lui dedicato, voleva con forza che mai: "fosse mortificata la concezione di vita di qualsiasi lavoratore o lavoratrice".
E' chiaro che Valeria Cittadin questa lezione di vita, di sindacato, ma anche di politica, ad opera di Giulio Pastore, che volutamente, negli anni Cinquanta del Novecento, dismise, insieme al suo storico collaboratore Mario Romani, la cappella religiosa presso il Centro Studi Nazionale del sindacato a Fiesole, l'abbia (volutamente?) drammaticamente dimenticata.
Quello stesso Giulio Pastore che, ricordiamolo, lasciata la Cisl anche lui per l'impegno politico (ma con ben altra postura e ben altri obiettivi) ci mise un secondo, insieme ad altri due altri ministri della sinistra democristiana, a dimettersi, nel 1960, dal Governo presieduto da Fernando Tambroni (altro grande camaleonte della politica...), con i voti, determinanti, della destra del Movimento Sociale Italiano.
Tornando all'oggi, quello che appare più grave è che Valeria Cittadin, dopo le sue gravissime dichiarazioni, in cui si diceva anche sostanzialmente rammaricata che le regole costituzionali le impedissero di far vietare la manifestazione per i diritti civili, sia stata pubblicamente omaggiata da quella che più che una successora, sembra il suo clone: la nuova segretaria organizzativa della Cisl del Veneto, Stefania Botton, rodigina come lei e proveniente (sic, ahimè...) dalla Cisl Scuola ancora come lei.
Nessuno vuole permettersi, per carità, di giudicare un'amicizia, peraltro antica, ma il selfie condiviso da entrambe, proprio nel pieno delle polemiche per le oggettivamente incredibili dichiarazioni di Valeria Cittadin che hanno offeso non solo la comunità Lgbt, ma tutte le persone minimamente attente ai diritti (non solo civili...), ha assunto il significato, anche, di una (ulteriore...) benedizione politica e sindacale.
E' vero, siamo nel pieno della polemica, orchestrata magistralmente da Repubblica in pieno agosto, sulla c.d. "sinistra woke" e sui suoi eccessi.
Chi scrive, sin da tempi non sospetti, sperimentatolo sulla propria pelle e sulla propria carne, ha preso le distanze da un crescente femminismo estremo, separatista, inutilmente aggressivo nei confronti degli uomini e delle donne non ad esso allineate, denunciandone gli eccessi e, soprattutto, gli aspetti paradossali, violenti e controproducenti.
Ma, in questo davvero singolare dibattito sulla inventata e strumentale contrapposizione tra diritti sociali e diritti civili, tra diritti al lavoro e diritti di cittadinanza, mi sono venute in mente due figure femminili particolarmente importanti: la prima, inevitabilmente e per ovvie ragioni, non può che essere la veneta Tina Anselmi, nominata solo nel 1976 (ed è sinceramente incredibile ci sia voluto tanto...) prima Ministra donna della nostra Repubblica (al lavoro, peraltro...) , la seconda è la grande socialista (e medico ginecologo) nata in Crimea, ma naturalizzata italiana, Anna Kuliscioff, vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Se le battaglie di Tina Anselmi, nella seconda metà degli anni Settanta del Novecento, per la parità nel lavoro tra uomo e donna e per la sanità pubblica e di dimensione nazionale, non possono, in alcun modo, essere messe in contrapposizione, anche l'impegno militante e riformisticamente rivoluzionario della Kuliscioff ha, da sempre e molto prima, messo insieme diritti sociali e diritti civili.
Benissimo ha fatto la casa editrice Cronache Ribelli a pubblicare un agile e opportuno volumetto di Anna Kuliscioff (intitolato: "Il monopolio dell'uomo e altri scritti") dove questa grande ed incredibile donna ha analizzato il tema della condizione femminile legandolo direttamente alla "questione sociale". (di lei, da poco scomparsa, scrisse Carlo Rosselli in "Quarto Stato": "eternamente giovane, indescrivibile il fascino e la suggestione che esercitava. Il Suo dono più prezioso fu quello di poter capire tutto e tutti").
Infatti, partendo dalle trasformazioni economiche dovute all'industrializzazione e dalla crescente partecipazione femminile al lavoro retribuito, Anna Kuliscioff mise in luce come la subordinazione delle donne non fosse un fatto naturale, ma il risultato di un monopolio del potere maschile consolidato da norme sociali, culturali e giuridiche.
Per lei, e siamo nel 1890, solo l'indipendenza tanto sul piano economico che su quello dei diritti, poteva consentire alle donne di emanciparsi dal dominio maschile e partecipare pienamente alla vita collettiva.
Ma, qui sta il punto, già nel pensiero della socialista nata in Crimea, ovviamente in stato embrionale, si poteva scorgere una saggia e visionaria prospettiva intersezionale, tra i diritti civili e la lotta per la giustizia sociale per tutti e tutte.
Ora, con pochi, ulteriori commenti, ma avvertendo tutti e tutte che si tratta di "roba" davvero forte, inadatta a chi avesse qualsiasi minima, anche moderatissima, sensibilità sociale e civile, posto il link, segnalatomi dal Veneto da alcuni increduli e costernati amici, alle ultime riflessioni della/del sindaca/o Valeria Cittadin, a partire proprio dal rifiuto dell'accoglienza e dell'impegno del sostegno istituzionale ai più fragili (oggi solo in quanto immigrati e rifugiati, ma domani, chissà...)
Il punto più amaro è che queste parole, per me dissolute, della ex numero due della Cisl regionale del Veneto, sono state accompagnate da migliaia di like.
Ho già scritto più volte di come, condividendo le riflessioni di Laura Pennacchi nel suo ultimo libro, non credo che la politica, oggi, sia destinata a seguire inevitabilmente nè Machiavelli, nè Hobbes... (link: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/nonostante-hobbes-e-machiavelli-lavoro.html ).
Ma ho scritto anche di come, tra gli altri, Rosanna Virgili, Francesco Guccini e Michel Foucault ci indichino strade e speranze alternative, link: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/non-innamoratevi-del-potere-patriarcato.html e successivi...)
Nel frattempo, ripeto, allontanando tassativamente i bambini e le persone particolarmente sensibili e non per forza di sinistra, proviamo ad ascoltare, come esempio paradigmatico di assoluta negazione, ad ogni livello, del senso e della missione della politica, Valeria Cittadin, a questo, almeno per me, terribile link:
https://www.facebook.com/share/v/1GDyHa7qS1/
Francesco Lauria (affranto e radicalmente, esistenzialmente, alternativo...)



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