giovedì 17 settembre 2026

PIU' TRASPARENZA O LA POLITICA MUORE. DEMOCRAZIA, RENDICONTAZIONE, PARTECIPAZIONE A PISTOIA E NON SOLO (prima puntata...)

Il tema della regolazione per legge dei partiti e dei sindacati è antico quanto la Repubblica.

L'articolo 39 (sindacati) e l'articolo 49 (partiti) della nostra Costituzione non sono, infatti, mai stati applicati pienamente anche per la comprensibile prudenza adottata da chi veniva da vent'anni di fascismo e di Partito e sindacato di Stato..

Trovare il giusto equilibrio tra regolazione della rappresentanza sociale e politica e libertà e autonomia associativa non è mai stato semplice.

Il degrado del sistema dei partiti italiani, ben descritto negli anni Ottanta del Novecento dallo storico cattolico-democratico Pietro Scoppola, e il successivo collasso degli stessi all'inizio degli anni Novanta, ha dato spazio a partiti personali, partiti azienda, partiti civetta, partiti effimeri etc.

Partito Democratico e Fratelli d'Italia paiono le realtà più strutturate, ma, ad esempio, anche a Pistoia, non mancano i commissariamenti o i ripetuti rinvii dei legittimi congressi, anche per eventi per nulla imprevedibili come le elezioni politiche a scadenza naturale.

A cercare di incidere sullo stallo della democrazia sostanziale dei partiti politici italiani hanno provato, negli anni scorsi, le Acli.

La proposta di legge di iniziativa popolare presentata dalle Acli negli anni scorsi ha, infatti, puntato ad applicare pienamente l'Articolo 49 della Costituzione italiana

L'obiettivo principale è stato quello di regolamentare la vita interna dei partiti politici attraverso i principi di trasparenza, democrazia interna e tracciabilità finanziaria, colmando un vuoto legislativo storico che in Italia dura, appunto, fin dalla nascita della Repubblica.

I punti cardine della proposta sono i seguenti:
1. Definizione e Registro Nazionale
  • Riconoscimento giuridico: i partiti vengono definiti come associazioni di cittadini deputate a organizzare la rappresentanza e formulare programmi.
  • Registro pubblico: istituzione di un Registro nazionale obbligatorio per i partiti che intendono presentare candidati alle elezioni o accedere ai benefici economici.
2. Democrazia Interna e Statuti
  • Metodo democratico reale: gli statuti dei partiti devono garantire la contendibilità delle cariche interne e la tutela delle minoranze.
  • Selezione trasparente: procedure chiare, tracciabili e democratiche per la scelta dei candidati alle elezioni.
  • Parità di genere: garanzie di equilibrio tra uomini e donne negli organi direttivi e nelle liste elettorali.
3. Trasparenza e Bilanci
  • Bilanci certificati: obbligo di redazione del bilancio d'esercizio sottoposto a revisione contabile esterna e indipendente.
  • Anagrafe degli eletti: pubblicazione dei curricula, dei patrimoni e dei potenziali conflitti di interesse di candidati ed eletti.
4. Finanziamento alla Partecipazione Politica
  • Tracciabilità dei contributi: divieto assoluto di finanziamenti occulti o provenienti da stati esteri.
Sostegno pubblico indiretto: incentivazione della partecipazione dei cittadini attraverso detrazioni fiscali mirate e il rafforzamento di strumenti come il 2x1000, vincolati però al rispetto dei requisiti di democrazia interna e trasparenza.

In un contesto del genere, i cambiamenti strumentali delle leggi elettorali, il sempre più scarso utilizzo dello strumento delle primarie, le liste bloccate a livello nazionale e regionale, il discutibile utilizzo dell'aumento delle firme da richiedere per rendere complessa la partecipazione alle elezioni di nuove liste, non fanno che avvelenare  e indebolire il clima democratico.

Non c'è, poi, solo la questione interna ai partiti.
C'è un tema di trasparenza e di ruolo degli eletti.
I c.d. "partiti degli amministratori", trasversalmente, hanno spesso condizionato il libero dibattito nei partiti stessi e, spesso, la visione è stata sacrificata di fronte al pragmatismo della governabilità.

Una governabilità spesso confinante con la gestione del potere per il potere e sistemi sussidiari non raramente opachi come quelli delle società partecipate. 

Un tema, importante in tutto il mondo, è quello dei costi della politica.

Gli stipendi degli eletti, i gettoni nelle società partecipate, la composizione e il finanziamento degli staff, sono tutti elementi che, se non ben gestiti, possono lasciare spazio al populismo e alla sfiducia della cittadinanza.

Capire come si finanzia la politica, tracciarne i percorsi non rappresenta un esercizio di ossessivo controllo di qualche livoroso.

Rispetto ai costi e più in generale alla "postura" della politica, gli eletti/le elette (e, in teoria, anche i meri candidati) hanno grandi responsabilità:

- non devono promettere ciò che poi non provano nemmeno a realizzare; 

- devono sempre rendere conto di come riescono a fare politica, chi li finanzia e perchè, non celare se sono o meno componenti di organizzazioni segrete come la massoneria (e il recente caso di Prato, che ha portato al commissariamento del Comune, è lì come monito per tutti e per tutte).

Giusto per fare un esempio, l'obbligo di rendicontare le spese elettorali per i candidati a sindaco e a consigliere comunale è disciplinato principalmente dalla Legge 6 luglio 2012, n. 96, che richiama e modifica le disposizioni della Legge 10 dicembre 1993, n. 515 (in particolare l'art. 7).
L'obbligo di rendicontazione pubblica vale per i candidati nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti.
Tutti i candidati, sia eletti che non eletti, ne sono sottoposti e l'obbligo sussiste anche se il candidato non ha sostenuto alcuna spesa o ha usato solo fondi propri.
Il rendiconto e la relativa documentazione vanno trasmessi entro tre mesi dalla proclamazione degli eletti al Collegio Regionale di Garanzia Elettorale istituito presso la Corte d'Appello competente per territorio.
Non si tratta di un adempimento formale e burocratico, ma di un tassello decisivo di democrazia e di partecipazione.
E' purtroppo facile, infatti, spezzare la corda della fiducia nel tempo dell'individualismo e del ritrarsi dal sociale.
I tre mesi sono passati e alcuni risultati delle rendicontazione relativi ai consiglieri del Comune di Pistoia (limitiamoci agli eletti e alle poche elette donne...) appaiono davvero sorprendenti, per usare un eufemismo.
Ma di questo parlerò, dati e dichiarazioni alla mano, nella prossima puntata....
Francesco Lauria (continua...)

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