vergogna, questa sconosciuta".
Ho ascoltato, come sempre con attenzione la comunicazione delicata, attenta, equilibrata della consigliera Cinzia Cerdini sull'apertura del "cimitero dei bambini e delle bambine mai nati/e" presso la Misericordia di Pistoia e la preghiera del Vescovo Augusto Mascagna.
Quando lei interviene, essendo una esponente della Lega, direi forse il partito più lontano dalla mia concezione di vita e politica, sono sempre attento a quanto lei dice e a come lo dice.
Ho ascoltato, come sempre, con ammirazione la reazione alle parole della consigliera di Avs Lavinia Ferrari di Francesca Capecchi (a me dispiace per chi ci vuole male, magari la iscriverò d'ufficio alla quarta internazionale trotskista, ma è davvero brava, profonda, competente e, di norma, ineccepibile).
A me Francesca, a differenza di imbarazzanti esponenti del mondo radical chic della sinistra da salotto pistoiese e Ztl, non ha mai "fatto ribrezzo" e devo dire, che proprio come il sindaco Alessandro Tomasi, non la considero sinceramente una terribile "fascista dagli occhi celesti", ma, pur nelle nostre iper radicali differenze politiche, una risorsa preziosa e, suggerirei alla sua parte politica, da non sprecare per la sua città.
Credo che sia, però, troppo semplice (e, invero, facile) prendersela con le sole gravi e lesive affermazioni di Lavinia Ferrari.
Dovrei essere abituato, anche per esperienza diretta, alla mancanza di coraggio politico e alla naturale pavidità di alcuni esponenti apicali del centrosinistra pistoiese, incapaci di prendere le distanze, per mero opportunismo politico, anche dall'indicibile.
Invece, non sono abituato, non mi abituerò mai rispetto a una postura sbagliata, sia dal punto di vista umano che da quello politico, che, ad esempio, Giovanni Capecchi a me sembra abbia deciso di assumere ancor prima della propria elezione a sindaco.
Le parole del sindaco Giovanni Capecchi in consiglio comunale, sono state, a mio parere, cerchiobottiste, prudentissime, completamente prive di direzione e capacità di correzione (non occorreva, infatti, trascinare nessuno/a al patibolo), mancanti di onestà intellettuale, e anche prive del necessario, urgente, opportuno, minimo, senso di responsabilità.
Mi permetto, infine, un non richiesto consiglio al Consiglio :-) a chi lo vorrà (o meno) cogliere, sintetizzando il pensiero di Arturo Paoli contenuto nel suo preziosissimo libretto: "La pazienza del nulla".
"Si può stare nella verità, senza avere la verità.
Ogni persona deve "fare la verità" e la può fare solo se ama.
Quando qualcuno ritrova la luce che relativizza tutto e nello stesso tempo assolutizza tutto, diventa ecumenico.
Ecumenico non per una specie di decisione esterna, perchè stanco di fare baruffe o perchè scopre che quel tale o quel talaltro se non vanno in chiesa (o, al contrario, anche se vanno in chiesa NdR...) sono persone correttissime.
L'ecumenismo nasce dal sentirsi pietra tra le pietre, come tutte le altre pietre che, tutte, contengono l'oro.
E l'oro, nella pietra, è in grado di scoprirlo solo quest'occhio o questa luce che sta fuori di noi e sopra di noi.
L'oro è dappertutto, non solo sulla stretta riva del fiume dove si accampano i garimpeiros. L'oro è dappertutto.
Quante volte saremmo tentati di gettare al vento i cumuli di sabbia in cui abbiamo frugato con cura senza trovarvi nulla; poi passandola tra le dita ancora una volta con attenzione, vi scopriamo la pietra preziosa.
Federico Fellini ci ha interpellato fortemente, scuotendoci di dosso la sicurezza di identificare noi stessi con la verità (...)
Ed è una sorpresa permanente e una gioia forte incontrare la verità a ogni passo in tutti i tipi di ricerca dell'uomo (...)
L'osservare ogni uomo che viene a questo mondo e ogni realizzazione umana illuminata dalla luce della Verità è fonte di gioia permanente.
Sarei potuto divenire facilmente un cristiano ringhioso e intransigente, uno di quelli che un antico maestro chiamava i cristiani al vetriolo.
E invece mi ha reso spettatore felice delle infinite apparizioni della verità nella complessità della storia e nelle infinite creazioni di quell'essere che non finirà mai di stupirci: l'uomo.
Perciò ho detto sopra che questa luce relativizza tutto e assolutizza tutto.
Perchè ogni esperienza umana è relativa e nello stesso tempo contiene questo frammento d'infinito, l'oro, sia pur infinitesimo, nascosto in una manciata abbondante di sabbia".
Ha scritto, mi avvio alla conclusione, il poeta Franco Arminio, persona di grande spiritualità, ma non credente in senso classico. Rivolgo questi versi in primis a me stesso:
"Vuoi che il mondo cambi? Smetti di gridare la tua rabbia, inizia a cantare la tua canzone d'Amore, e forse parteciperai alla ri-creazione del mondo".
E allora, nel ricordare come ha fatto benissimo in consiglio comunale Matteo Pomposi, Norma Cossetto e la sua tragica, terribile morte, dopo essere stata stuprata, gettata ancora viva in una foiba nel Carso, facciamo memoria, cito un bellissimo libro del parlamentare triestino del Partito Democratico Gianni Cuperlo della nostra "frontiera ferita".
Non dobbiamo avere paura di ricordare, senza distinguo Norma Cossetto (non Crosetto, consigliera Antonella Cotti, quello è un altro...) e, da antifascisti radicali, senza alcuna contraddizione, anche tutti i martiri e le martiri delle foibe.
Così è stato opportuno, duramente interrogante e per nulla rituale, ricordare in consiglio comunale Ion Romanu, grazie al, come sempre significante intervento della capogruppo del Partito Democratico Irene Bottacci.
Ion Romanu, 43 anni, arrivato a Pistoia da Asti, è morto sul lavoro a Sant'Agostino a Pistoia, cadendo fatalmente dall'alto in un capannone industriale il primo di ottobre.
1 ottobre 2026, non 1826.
Importante è stata certamente la riflessione sulla violenza di genere operata nel consiglio comunale.
Certo, sarebbe bene, sarebbe molto meglio, utilizzo i prudenti, ma giusti concetti di Non Una di Meno Pistoia: "non strumentalizzare e usare a fini politico-individuali i simboli condivisi".
Concetti espressi, lo ricordo, dopo quanto successo sul palco di Piazza dello Spirito Santo in occasione del comizio di chiusura della campagna per le primarie di Giovanni Capecchi lo scorso 9 aprile.
I simboli, infatti, specialmente quelli importanti, anche indirettamente, non si deridono, un po' come non si deridono le persone, tutte le persone, a partire da quelle che la pensano in maniera significativamente diversa da noi, a partire, senza fermarsi ad essi, dai contesti istituzionali.
Non ci si può, infatti, appropriare dei simboli, come qualcosa di personale, realizzando nei fatti oggettivi quella cultura del possesso, del dominio e della violenza che, spesso solo a parole, si dice o si pretende di combattere e che, invece, si finisce, paradossalmente, per impersonare e rappresentare, fin nell'abisso.
I simboli sono importanti, concordo con quanto detto ieri in consiglio su questo, non vanno profanati, con quello che di fondamentale, vitale, autentico rappresentano.
Penso, in particolare, ad un segno importantissimo, dalle radici profonde e assolutamente attuali come quello del panuelo rosa, storicamente proveniente dalla lotta delle donne contro la dittatura argentina, fascista, violentissima e patriarcale.
La dittatura della Giunta militare guidata dal generale Videla, quella dei decapecidos gettati nell'oceano in pasto ai pescecani dagli aerei, quella dei bambini e delle bambine rubati/e e delle Madri e delle Nonne coraggio, le "pazze" di Plaza de Mayo.
Tornando all'argomento che ha assunto, inaspettatamente, centralità nel consiglio comunale di ieri, non dobbiamo avere paura, senza alcun giudizio, rispettando la riservatezza e le scelte di ognuno/a, di ricordare, pregare, amare i bambini e le bambine mai nati/e.
Una preghiera, anche laica, non per forza confessionale, non è mai, non può essere mai, se sincera, contro qualcuno o qualcuna.
Abbiamo il coraggio, caro Capecchi (Giovanni), cara Ferrari, cari noi tutti/e, sempre con Franco Arminio di:
"Guardare
gli angoli nascosti del mondo
dà più vita dello stare dalla parte
dei migliori, dei riusciti.
Il grande stile degli umani
è piangere, ridere, camminare,
sentire di non avere nulla tra le mani".
Restiamo umani, cari Giovanni Capecchi e Lavinia Ferrari, caro Paolo Tosi.
Cerchiamo di tracciare un sentiero che vada in direzione contraria.
Impariamo dalla sofferenza, facciamo nuove tutte le cose, prendiamo il volo, cogliamo la meraviglia.
"Accorgiamoci di essere vivi".
Come ha ben detto ieri Adele Iozzelli di Avs-Sce, sempre in consiglio comunale, pensando anche a Gerico... "possiamo ancora sperare. La Pace nasce dal basso. Nasce dalle persone".
Francesco Lauria (nonostante tutto ancora vivo e intero eh... :-) )
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