domenica 18 ottobre 2026

"DETONAZIONE": "LETTERA APERTA AI DISOBBEDIENTI CHE MI HANNO AGGREDITO". UN TESTO ANCORA ATTUALE DI FRONTE ALLA VIOLENZA E AL POTERE.

Pur avendo contrastato personalmente e con vigore, in decenni di impegno e di attivismo politico e sociale, anche con il mio corpo, tutte le politiche repressive dei Governi (di ogni colore) e delle forze militari e di polizia, non ho mai, mai giustificato la violenza in piazza, in qualsiasi luogo e tempo.

Mai. Radicalmente, senza se e senza ma. Senza balbettare.

Oltre ai motivi etico-morali e, aggiungerei, spirituali anche per un motivo molto semplice e pratico: la violenza quando la realizzano, magari anche gratuitamente, i manifestanti è funzionale, direbbe Michel Foucault, alle politiche repressive e securitarie del potere (di turno), alla cancellazione, anche mediatica, delle giuste ragioni delle proteste.

La violenza di piazza è assurdamente funzionale ad allontanare le moltitudini pacifiche che, purtroppo, trovano così l'alibi per non impegnarsi, per smobilitare, per lasciare il campo all'indifferenza o, peggio, al fastidio, al giudizio.

In questo senso il "battesimo del fuoco", i lacrimogeni, le manganellate, la paura, i black block, il sangue e la ferita di Genova 2001 sono stati e sono tuttora per me indelebili. 

Tutto ciò vale per gran parte della mia generazione mobilitante e mobilitata, che a Genova c'era e c'era stata, ad esempio, nella bellissima, gioiosa, colorata manifestazione dei migranti del giovedì, che aveva poi sofferto per la morte violenta subita da Carlo Giuliani e per gli scontri e la successiva gravissima repressione militare e di polizia nel weekend di quel rovente luglio 2001.

La mia è anche la generazione della scuola Diaz, di manifestanti, attivisti, giornalisti nonviolenti, massacrati e denigrati, vilipesi attraverso una "macelleria messicana" e la messa in atto (è dimostrato da sentenze definitive) di false prove da parte delle forze dell'ordine.

Io, all'epoca, ero un giovane studente lavoratore che, da allora, non ha mai dimenticato.

Perchè lo stato repressivo, quando vuole fare davvero male, lo ha dimostrato, nel nostro Paese, la neofascista strategia della tensione con le sue stragi violente, non si fa remore e non rispetta, purtroppo, è gravissimo, nemmeno le proprie regole, le proprie leggi, i diritti umani fondamentali.

Poi è chiaro, occorre anche contestualizzare storicamente e geograficamente, altrimenti, sbagliando, prenderemmo anche le distanze dalla Resistenza partigiana tra il 1943 ed il 1945.

Su tutto questo, su questa "detonazione", a venticinque anni da Genova 2001, abbiamo riflettuto e discusso sulla rivista "Le parole e le cose", con il filosofo dell'educazione e della pace Aluisi Tosolini e con Lotta, musicista e attivista contro la crisi climatica, nata nel 2002, che quindi, a differenza nostra, a Genova 2001 non ha proprio potuto esserci!

Qui il link al testo della rivista: https://www.leparoleelecose.it/genova-2001-2026-detonazione-conversazione-con-lotta-e-aluisi-tosolini/  e qui il link alla versione internazionale in lingua inglese della conversazione, pubblicata dal portale di ecologia politica e sociale "Undisciplined Environments": https://undisciplinedenvironments.org/2026/08/06/genoa-2001-2026-detonation/

Quanto ho scritto, però, non giustifica mai, e sottolineo mai, almeno per me, alcuna violenza, nemmeno dimostrativa.

Ieri, non comprendendo la cautela di alcuni leader politici e sociali nel condannare le cieche violenze di piazza, ancor più gravi, inquietanti e interroganti perchè spesso realizzate da giovanissimi, mi è venuta in mente una mia lettera aperta che fece abbastanza scalpore nel c.d. mondo "No Global" cui appartenevo e in cui rivendico, ancora oggi, il mio pieno coinvolgimento.

2005, Gorizia-Gradisca d'Isonzo, Nord Est, vicino al confine orientale, allora il confine di Schengen, dell'Europa fortezza.

Avevo da poco terminato l'Università e mi ero laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con una tesi sull'impegno nonviolento e popolare nella guerra civile e nella successiva "pace fredda" dei Balcani, da parte dell'"Europa minore", quella degli enti locali, della società civile, del volontariato, del Consiglio d'Europa.

Quella che, anche sotto le bombe e tra le mine antiuomo, costruiva, ostinata e coraggiosa, Ambasciate, poi Agenzie della Democrazia Locale.

Avevo anche contribuito in maniera importante, insieme a tanti amici e compagni universitari e universitarie, alla carovana della Pace dei missionari comboniani partita, nel 2004, proprio da Gorizia e da Gradisca d'Isonzo, uno dei borghi più belli d'Italia, in cui era stato aperto un famigerato Cpt (Centro di Permanenza Temporanea per Migranti, ora Cpr).

Un luogo di "stato di eccezione", di sospensione del diritto, cui fare, civilmente e nonviolentemente resistenza, disobbedienza.

Un luogo istituito, nel 1998, dal Governo di centrosinistra guidato da Massimo D'Alema, attraverso la c.d. "Legge Turco Napolitano" sull'immigrazione, poi emendata, ma neanche tanto, nella altrettanto celebre e famigerata: "Legge Bossi Fini".

A cavallo dei fatti di Genova 2001, Luca Casarini e i suoi disobbedienti (le "tute bianche"), spesso funzionali al potere dominante, cercavano di egemonizzare, soprattutto mediaticamente, il movimento "per un altro mondo possibile e necessario".

Ero forti soprattutto nel Nord Est, ma anche a Napoli e si appoggiavano alla politica dei partiti, "infiltrando" i Verdi, nel Triveneto e la bertinottiana Rifondazione Comunista nel centro sud.

Memore di Genova 2001, mi opponevo all'idolatria di subdolamente affascinanti "cattivi (e sopravvalutati) maestri", come Toni Negri, fin dall'inizio del 2002, rischiando più volte e in prima persona, tra Gorizia e Trieste, di subire atti di violenza politica.

Non ho mai avuto paura reverenziale, ieri come oggi, di sfidare i poteri, fossero essi politici, militari, accademici o di movimento.

Provammo, all'inizio del 2005 (io collaboravo, dopo la laurea, con l'insegnamento di Scienze della Politica presso l'Università di Trieste) ad opporci all'utilizzo della violenza in piazza, agli scontri organizzati e mediatici con le forze dell'ordine.

Provammo, provai, esponendomi molto durante le riunioni preparatorie della manifestazione "anti Cpt" organizzata da un movimento complesso e davvero plurale, molteplice, a far togliere ai disobbedienti, alle tute bianche di Luca Casarini, la testa del corteo.

Volevamo depotenziare la voglia, il desiderio perverso di scontri, di violenza.

Purtroppo non ci riuscimmo, se non all'inizio della manifestazione.

Fu un disastro.

Ricordo Gradisca d'Isonzo blindata, tutti i negozi chiusi, la popolazione che ci guardava di nascosto dalle finestre e dalle saracinesche abbassate.

Un grande, enorme errore, da noi pagato duramente per anni.

E io, risalendo, solo e arrabbiato, il corteo dopo gli scontri, ne pagai il prezzo, come racconta la mia (per nulla tenera) lettera aperta di allora, cui, peraltro, rispose non Luca Casarini, ma, in maniera stupenda, uno storico grande pacifista italiano come Enrico Peyretti.

Ma voglio scrivere un'ultima cosa. 

Quest'anno a Milano, epicentro degli scontri di piazza di questi giorni, al convegno del quarantesimo anniversario di Ipsia, la Ong delle Acli nazionali presieduta dal mio amico Marco Calvetto, ancora oggi molto attiva nei Balcani e in Bosnia in particolare, ho reincontrato Luca Casarini.

E' molto cambiato. 

Ha capito tante cose; ha vissuto un profondo e sincero percorso di conversione accompagnato, a suo tempo, da Papa Francesco che ha anche curato la prefazione ad un suo libro.

Non so, non credo che Luca Casarini, dopo tanti anni, mi abbia riconosciuto.

Ma ci siamo comunque scambiati un sorriso e, siccome doveva scappare, gli ho pure ceduto il microfono, facendo in modo che lasciasse ad Ipsia il suo messaggio di "buon compleanno" proprio prima del mio.

I casi, belli, della Vita. 

La Speranza che non si arrende mai. (F.L.)

LETTERA APERTA AI DISOBBEDIENTI CHE MI HANNO AGGREDITO (27 Febbraio 2005).

https://liste.peacelink.it/pace/2005/02/msg00323.html

LA STORIA APPARTIENE A CHI AMA, NON A CHI GRIDA PIU'
FORTE.

Egregi disobbedienti,
scusate, ma non riesco ad essere ipocrita.

E rivolgermi a voi in maniera più amichevole.

Siete calati, in centinaia su Gradisca d'Isonzo.

Per la manifestazione unitaria contro l'apertura del
Centro di Detenzione/Permanenza per Migranti.

Dal Piemonte, dall'Emilia, dal Veneto, dal Friuli
Venezia Giulia.

Come dicono ossessivamente i vostri capi : una
moltitudine.

Avete preso treni, contrattando di non pagare
biglietti (solo voi, però, i comuni mortali, il
biglietto sullo stesso treno lo hanno pagato, magari
controvoglia...), siete giunti con potenti mezzi,
aveti zittito tutti con i vostri watt.

Avete finto uno scontro patetico con la polizia.

Due tre manganellatine di fronte alle telecamere,
giusto il minimo necessario per "egemonizzare giornali
e telegiornali", e poi ...

Poi nulla.

Io queste cose le avete denunciate prima, le sapevo.

Succede a Gorizia, quando ci siete di mezzo voi sempre
così.

I vostri capi, i Casarini e gli Olivieri (il capetto
locale di Trieste) erano scuri in volto.

Quelle persone che vanno avanti per la loro strada,
senza curarsi di nulla di quello che hanno attorno, di
nulla e di nessuno.

Avete violato i patti con tutti, non tanto con gli
"sbirri"(chi se ne...), ma quelli con tutte le altre
moltitudini di cui a voi non frega nulla.

Poi a Gradisca d'Isonzo era finito tutto.

In silenzio i compostissimi e numerosi anarchici
(compostissimi, silenziosi, veramente, non ci sono più
gli anarchici di una volta...), silenziosi i giovani
comunisti, impauriti i confederali.

Io raggiungevo i pochi cattolici di base presenti.

Ero solo.

Nella vostra moltitudine.

Poi, accerchiato, ho subito una aggressione fisica
(una testata sul volto), sono strattonato da una
decina di voi e mi è stato detto che siccome avevo
offeso i vostri fratelli (cioè il capetto bulletto di
periferia Andrea Olivieri, di Trieste)se non me ne
andavo mi avreste ammazzato.

Non era un esagitato, nè un conflitto, era una
precisa, intimidazione collettiva di stampo mafioso.

Tra voi e i boss della camorra di Scampia non c'è
nessuna differenza.

Tra voi e le squadracce fasciste di ogni età e
latitudine non c'è alcuna differenza.

Poi, guardavo i vostri capoccia.

Tutti maschi.

Siete anche pedine del potere.

Utili, finanziati, foraggiati, coccolati.

In particolare nel Nord-Est, un anno fa avete potuto
girare con mazze nel pieno centro di Gorizia, in una
città in cui anche starnutire forte viene sanzionato,
segnalato.

Siete, pedine della strategia della tensione di questo
governo.

I vostri leader sono rivoluzionari di professione, nel
senso che per organizzare le vostre recite (quanto
diverso è il conflitto sociale vero!) sono finanziati,
e sostenuti.

Beh, io sono proprio stufo.

Non starò in silenzio di fronte alle vostre botte e
alle vostre minacce ed intimidazioni.

So bene di essere solo l'ultimo di una lunga serie,
anche al vostro interno i dissidi li regolate così,
branco altro che moltitudine...

Lo faccio senza rancore, alle vostre mazze e alla
vostra collusione, funzionalità al potere e ai potere
non posso che opporre questa frase di Albert Camus che
in un periodo di grandi lotte affermava:

"Non essere amati è soltanto cattiva sorte; non amare
è una tragedia. Tutti noi oggi stiamo morendo di
questa tragedia. La violenza e l'odio infatti
disseccano il cuore nel profondo; la lunga lotta per
giustizia e l'amore che pure l'aveva ispirata. Nel
clamore in cui viviamo, l'amore è impossibile e la
giustizia non basta".  (A. CAMUS, Les justes, 1950).

Ecco cari disobbedienti.

Imparate un po' ad amare.

Io non è che ce l'abbia con voi.

Solo, non sopporto i prepotenti.

Si chiamino Bush, Putin, De Gennaro, Fini, Sharon, Al
Sistani, Casarini, Caruso od Olivieri. - e non dite
visto con chi vi ho messo in compagnia che non vi dò
peso :-) ...

Francesco Lauria
(aggredito a Gradisca d'Isonzo sabato 26 febbraio, nel
pressi del muro del CPT in costruzione, da un folto
gruppo di disobbedienti, dopo una fatwa emessa il
giorno prima dal capo locale Andrea Olivieri.
Aggredito negli unici dieci minuti in cui ero solo.)

Ecco diciamo anche che oltre che prepotenti siete un
pochino vigliacchi.

Ma quindi potete anche (solo) migliorare... 

P.S. 2026: E, almeno Luca Casarini, parecchio migliorato lo è!

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