Alla fine di agosto 2026 sono scaduti i termini per i consiglieri comunali, i candidati sindaci e, almeno in teoria, tutti i candidati e le candidate al consiglio, per rendicontare pubblicamente le spese sostenute in campagna elettorale.
Si tratta di un preciso obbligo di legge, non di un atto volontario, così come è obbligatorio che il Comune, sulla pagine di "amministrazione trasparente" renda fruibili e facilmente accessibili tutti i rendiconti.
Proprio per questo, avendo potuto visionare a fine agosto i rendiconti pdf, debitamente firmati, delle spese da parte dei candidati, alcuni dei quali, divenuti anche assessori, si pensi, solo per fare un esempio, a Mattia Nesti, stavo predisponendo un articolo molto dettagliato che segnalava, come avevo annunciato pubblicamente, diverse anomalie, trasversali, ma prevalentemente nel centrosinistra.
Preciso che mi riferisco ad anomalie da spiegare, non automaticamente ad aspetti illegittimi o illeciti.
Quello della rendicontazione delle spese elettorali, è un tema interessante dal punto di vista politico e partecipativo, se non altro per le polemiche furiose all'interno del campolargo di centrosinistra che ha portato all'elezione a sindaco di Pistoia di Giovanni Capecchi.
Mi riferisco, in particolare, al disorientamento diffuso rispetto alla salatissima consulenza, se ho capito bene saldata dai vari partiti di centrosinistra, lista civica compresa, da parte di un noto studio di comunicazione politica milanese che, peraltro, ha rivendicato ufficialmente sui propri canali social il proprio contributo fondamentale sia all'elezione di Giovanni Capecchi a sindaco di Pistoia che di Matteo Biffoni a sindaco di Prato.
Le polemiche interne al centrosinistra, come al solito non ancora sopite, sono relative al fatto che molti dei compiti affidati allo studio di comunicazione politica milanese, potessero, a detta di molti/e, essere svolti internamente e con spese significativamente inferiori.
Dico subito che non sono particolarmente concorde con questa critica: l'essersi rivolto allo studio Acumeh di Stefano Origlia, spin doctor di fama internazionale, è stata, a mio parere, la fortuna (o la scelta) decisiva per Giovanni Capecchi.
Qui un interessante approfondimento: https://pratosfera.com/2026/06/01/lo-spin-doctor-dei-vincitori-i-segreti-del-consenso-elettorale-nel-metodo-origlia/
Un candidato, come Giovanni Capecchi, sostanzialmente assente dal dibattito pubblico della città da quasi vent'anni, che aveva, quindi, una conoscenza scarsa e deficitaria di tantissimi aspetti, anche tecnici, sia da un punto di vista amministrativo che politico, è riuscito a colmare questo vuoto, almeno secondo me, con un poderoso storytelling.
Una narrazione affascinante, anche se visibilmente "costruita", furbamente indirizzata della propria storia e della propria visione che ha irretito e convinto molti, a lungo anche il sottoscritto.
Soldi, quelli per lo studio Origlia, quindi, assolutamente ben spesi.
Le mosse sono state sapienti e tutte legittime: nulla vieta, infatti, di valorizzare al meglio, estremizzandole, eventuali competenze possedute o dichiarate, di enfatizzare aspetti "paganti" dal punto di vista elettorale, come parte della propria storia familiare, o il proprio presunto "venire dal basso", dai cittadini e dalle cittadine, come piace affermare al neo sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi.
I fattori che hanno portato alla larga vittoria del professore associato dell'Università per stranieri di Perugia sono stati molti, comprese le divisioni latenti di un centrodestra che si è presentato, incredibilmente impreparato, frammentato e "bollito" alle elezioni del maggio 2026, nonostante nove anni di governo.
Sondaggi pro Capecchi commissionati a livello nazionale, ampiamente comunicati dai media a livello locale e sapientemente diffusi ben prima del voto (persino delle primarie) che sovrastimavano l'estrema sinistra di Pistoia Rossa addirittura sopra il 5 per cento (più del doppio del risultato effettivo che è stato il 2,53, peraltro con una campagna elettorale in crescendo e il progressivo aumento di credibilità del proprio candidato sindaco) hanno poi scatenato la tempesta perfetta del "voto utile".
E' stata cos' tagliata l'erba sotto i piedi alla compagine ben guidata del Prof. Fabrizio Mancinelli, che ne ha avuto, a mio parere, un danno enorme.
Tornando alla rendicontazione delle spese elettorali c'è oggi, primo ottobre 2026, salvo miei sempre possibili errori, una grave anomalia sul sito del Comune di Pistoia relativo all'amministrazione trasparente.
Poche ore dopo il mio annuncio della pubblicazione di aspetti "scottanti" o quantomeno discutibili, relativamente alla rendicontazione delle spese dei candidati consiglieri, il sito è finito, e risulta tuttora, off line.
Da almeno un mese...
Si tratta, a mio parere, di un vulnus democratico significativo: il principio di responsabilità e di rendicontazione trasparente è, infatti, un aspetto per nulla secondario della politica odierna.
Capire chi è stato finanziato/a, quanto, da chi e perchè, peraltro in una città storicamente molto opaca e "paludosa" come Pistoia, è, a mio parere, fondamentale.
Siccome a me piace essere preciso e inattaccabile (almeno da chi è in buona fede...), preciso che i candidati a cariche comunali (sindaco e consigliere), non solo gli eletti, devono rendicontare le spese per la campagna elettorale ai sensi della Legge 6 luglio 2012, n. 96 e della Legge 10 dicembre 1993, n. 515.
La Legge n. 515/1993: disciplina le spese per la campagna elettorale e individua le tipologie di beni e servizi tracciabili mentre la Legge n. 96/2012: estende e adatta tali obblighi di rendicontazione e trasparenza anche alle elezioni amministrative nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, come, ovviamente, è il comune di Pistoia.
Rientrano nel rendiconto tutte le spese di propaganda e comunicazione sostenute direttamente o per il tramite di un mandatario elettorale.
Nello specifico (secondo l'articolo 11 della L. 515/1993), si tratta di:
• Produzione e acquisto di materiali: cataloghi, manifesti, volantini, gadget e opuscoli di propaganda.
• Affitto di spazi e mezzi: noleggio di spazi pubblicitari, cartelloni, impianti di amplificazione o locali per comizi e incontri.
• Spazi sui mezzi di informazione: inserzioni su giornali, radio, televisioni private, cinema e teatri.
• Servizi di comunicazione digitale: gestione di campagne pubblicitarie online, social network o siti internet dedicati alla propaganda.
• Organizzazione di eventi: costi logistici per manifestazioni, riunioni pubbliche e spettacoli di supporto alla campagna.
Vengo ora alla prima parte del titolo di questo articolo: "gli zeristi" (e a Paolo Tosi...)
Ricordo che, nel 1990, quando si votò a Parma per le elezioni amministrative, controllai con attenzione, pur giovanissimo (undicenne), i risultati elettorali perchè il nostro dirimpettaio di condominio era candidato nelle file del Partito Liberale Italiano.
Io mi ero, infatti, preso una cotta per sua figlia di cinque anni più grande di me e volevo avere un argomento di conversazione quando ci invitavano a cena e lei, pensandomi più piccolo di quello che ero, mi mostrava sorridente i suoi vecchi album di figurine dei cartoni animati...
Il nostro vicino prese cinquanta preferenze, risultando peraltro uno dei primi della lista del Pli che normalmente viaggiava, come è noto, su percentuali non sontuose.
Mi colpì, visionando i voti di preferenza sull'emittente televisiva locale, che nella lista del Pli vi fossero molti "zeristi".
Cioè candidati/e che non avevano raccolto, magari non essendo nemmeno residenti a Parma e quindi non votanti, nemmeno una preferenza.
Il caso del Pli non era l'unico, anche la lista di sinistra dei Verdi Arcobaleno che si sarebbero fusi, di lì a pochi mesi, con i Verdi del Sole che Ride, presentava, addirittura otto "zeristi".
Si tratta peraltro dell'area politica in cui militava, a Pistoia, dopo lo scioglimento di Democrazia Proletaria, anche il giovane Giovanni Capecchi.
Qui, però, parliamo di voti di preferenza, non di spese rendicontate per la campagna elettorale: sono due aspetti molti diversi.
A Pistoia, nel 2026, gli "zeristi" sono stati, infatti, ben altro.
Parlo di quei consiglieri eletti trionfalmente, magari dopo una sontuosa/robusta campagna elettorale, non con zero preferenze, ma con quasi mille.
Risultati che hanno indirettamente portato, ad esempio, alla loro elezione di Presidente del Consiglio Comunale.
Parlo, ovviamente, di Paolo Tosi, già esponente (sempre molto votato) della "destra" renziana di Roberto Bartoli e poi riconfluito nel Partito Democratico pistoiese, peraltro, nonostante le foto di rito, non in "quota" Giovanni Capecchi.
Io ho fatto lo scrutatore a Villa di Baggio, in condizioni singolari (non prendeva nè il cellulare, nè internet e si comunicavano i risultati o attraverso il telefono fisso come negli anni Ottanta o inerpicandosi verso il circolo delle Acli che offriva, gratuitamente, il wifi...) che è zona, bacino elettorale di Tosi.
Per esempio, ogni otto secondi otto, passava qualcuno/a dal seggio a chiedere quante preferenze (tante) stesse prendendo lo stesso Tosi.
Il "controllo" del territorio mi è apparo assoluto, scientifico, nemmeno l'andreottiano Vittorio Sbardella, soprannominato a Roma "lo squalo", ai tempi d'oro della Prima Repubblica, credo, fosse, ai suoi tempi, riuscito a fare tanto.
E questo nonostante un coraggiosissimo, direi temerario, quanto asfaltatissimo, altro candidato locale nella lista di Fratelli d'Italia.
Non lo scrivo in senso solo negativo, con tanti intellettualini da strapazzo, essere radicati nei territori, peraltro fragili, come ad esempio le Valli delle Buri, non è, di per sè, un elemento da condannare, certo con qualche limite.
Ebbene, dopo una trionfante, pervasiva, diffusa campagna elettorale, vissuta casa per casa, ma anche non poco digitale, Paolo Tosi, il cui rendiconto ho potuto visionare, prima che la pagina del Comune di Pistoia, dopo le mie anticipazioni, del tutto casualmente, fosse messa offline ("a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca", diceva qualcuno più esperto e titolato di me...), pare aver rendicontato, ma spero davvero di sbagliarmi io, ZERO EURO.
Zero euro.
Insomma Paolo Tosi, novello "zerista", pare non abbia rendicontato, pare, ripeto spero di essere da lui smentito, nemmeno la benzina della propria Vespa.
Se questo fosse vero, sinceramente, visto anche il ruolo istituzionale e di garanzia di Tosi in qualità di Presidente del Consiglio Comunale, credo vada, comunque, ampiamente ed esigentemente spiegato ai cittadini e alle cittadine.
Tutti/e, non solo, ovviamente, gli elettori di centrosinistra, non solo i quasi mille che hanno scritto Tosi sulla scheda elettorale a fianco del simbolo (questa volta eh, non siamo nel 2017 di Bertinelliana memoria...) del Partito Democratico.
Non userei, come scusa, la mancanza di linea internet e/o cellulare.
Recentissimamente Paolo Tosi e il sottosegretario Bernard Dika hanno inaugurato con grande enfasi, proprio nelle Valli delle Buri, infatti, un mega antennone 5G.
E l'antennone pare funzionare anche se ha già causato assurde e gravi (e un po' comiche a dirla tutta...) interferenze a tutti i televisori della zona...
Non è, ovviamente, solo Paolo Tosi a dover rendicontare trasparentemente e pubblicamente le spese elettorali: a norma delle leggi che ho citato, lo devono fare, ripeto, tutti i candidati e le candidate sindaco/a, i/le consiglieri/e eletti/e e i candidati/e.
Mi auguro che le pagine "trasparenti" del Comune di Pistoia, a detta di alcuni vero "Laboratorio Nazionale di partecipazione e del futuro del centrosinistra/campolargo", tornino presto online.
Scopriremo così, un po' come per le liste del Pli e dei Verdi Arcobaleno nel 1990, quanti e chi sono gli "zeristi"/le "zeriste", rispetto alle spese.
Nel centrosinistra, come nella sinistra, come nel centrodestra.
La trasparenza, anche come fattore democratico e partecipativo, deve valere, infatti, per tutti/e.
Senza sconti per nessuno/a, senza l'apparire di lati opachi e senza ambiguità.
Francesco Lauria





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