Ieri sera mentre, sotto Palazzo di Giano, la consigliera Lavinia Ferrari registrava un video social sul tema delle sue dichiarazioni sui "bambini mai nati" , video che poi mi avranno inviato in cento (non sono un suo follower) mi trovavo, casualmente, proprio in Piazza Duomo.
Con la mia bicicletta, infatti, stavo per dirigermi verso l'oratorio Carlo Acutis, espressione della realtà ecclesiale di San Bartolomeo (che si trova dietro a Piazza Duomo a Pistoia) per dare una mano in occasione dell'uscita dei bambini e delle bambine (momento da vivere attentamente anche per questioni di sicurezza) in vista dell'inizio dei miei turni che partiranno, allerta meteo permettendo, nella giornata di venerdì (siamo nella prima settimana di attività dell'oratorio).
Lo preciso solamente perchè sono certo che questa compresenza del tutto casuale potrebbe essere biecamente utilizzata con ferocia e senza alcun pudore come già altre volte è successo, ovviamente con la commissione di atti gravi, a mio parere, poi saranno altri a dover valutare, reati.
Non l'avrei in realtà probabilmente vista, ma alcuni giovani consiglieri di maggioranza e di opposizione che si apprestavano, credo, a un aperitivo dopo una commissione consiliare sui rifiuti, mi hanno fatto notare, da lontano, la sua presenza, mettendomi in guardia e chiedendomi, tra il serio e il faceto, senza ovviamente che io facessi alcun riferimento a lei, se non ne "avessi paura".
Devo essere sincero, si, a ragion veduta, è un sentimento soggettivo e razionale, ne avevo e ne ho quasi paura, quasi terrore, ma ho imparato, fin da piccolo, e non me ne vergogno, perchè vengo da una storia familiare complessa e difficile, a vivere le difficoltà, le umiliazioni, le calunnie, gli atti di bullismo, la violenza a testa alta e senza mai portare rancore o spirito di vendetta verso chi mi fa o fa del male.
Avvenga questo involontariamente o sapientemente, scientificamente, forse persino brillantemente.
Non mi ritengo nè un eroe, nè un super uomo e so, nella mia vita, di aver sbagliato mille volte e di averne, un po' come tutti/e, fatte soffrire di persone, con un gesto o una parola inopportuni, un momento, a volte ripetuto, di superficialità, un tradimento di fiducia, un silenzio complice, un conformismo egoista.
Molte volte ci ho messo davvero troppo a chiedere scusa, imbevuto di infantile orgoglio e di cieca autoreferenzialità.
Nessuno/a è perfetto/a, nessuno deve essere perfetto/a, nemmeno i consiglieri e le consigliere comunali, nemmeno i sindaci, nemmeno, ovviamente, le vittime.
Nemmeno le vittime di violenza.
E' questo un assunto che abbiamo sempre (pur nella nostra breve frequentazione politica) fermamente condiviso con Lavinia: colpevolizzare le persone fragili, vittimizzarle secondariamente, magari a partire dalle loro abitudini di vita, sentirsi di poter commentare o anche solo "salvare", il corpo dell'altro/a, a partire da quello delle donne, è sempre totalmente sbagliato, altamente superficiale, decisamente controproducente, immediatamente e radicalmente da correggere.
Il corpo di una persona, a partire da quello delle donne, a mio parere come quello di un feto, non è mai a disposizione, nemmeno per la battaglia più nobile, è soggetto, non oggetto.
E, infatti, io non pubblico mai una foto, non mia personale, che non sia già stata postata, dai diretti interessati/e e in forma accessibile a tutti/e, su internet.
Le mie riflessioni, ovviamente, non comportano alcuna critica alla pratica dell'aborto, come ho scritto, non sono nelle personalmente condizioni, su questo punto, di insegnare ipocritamente nulla a nessuno/a.
Ho una posizione molto laica su divorzio e aborto: siamo in uno Stato non confessionale, i cattolici e i cristiani sono una minoranza fra minoranze in un contesto secolarizzato e nessuno/a, uso le parole del fondatore della Cisl, il cattolicissimo Giulio Pastore, deve sentirsi mortificato, giudicato, corretto per la propria concezione di vita.
Parole dei primissimi anni Cinquanta del Novecento, tanto per essere chiari.
Nella laicità della Legge, però, tutto questo, tutta questa libertà e riconoscimento di dignità, deve valere anche per i cattolici, che non devono avere paura di professare la loro fede e le loro idee, con rispetto, ma non come "fatto privato".
Che non devono rendere conto a fantomatici e arroganti, intolleranti tribune o tribunali laicisti che, come se fossimo ancora durante l'epoca del terrore etico della seconda parte della Rivoluzione francese, hanno sempre pronta una ghigliottina, magri di Stato, per tutti/e, senza grandi distinzioni e senza appello.
Un cattolico, nel 2026, lo dico con le parole contenute in un'intervista che svolsi una quindicina di anni fa con il fondatore (poi allontanato) della comunità di Bose, Enzo Bianchi, non deve, in verità, mai avere paura.
Allora cosa c'entra tutto questo con la comunicazione social, come sempre brillante e comunicativamente efficace (non avevo alcun dubbio) della consigliera di Avs che, peraltro, di mestiere fa proprio la social media manager, proprio come il suo amico Alessio Dolfi?
C'entra, perchè nel video lanciato sui social ieri da Lavinia Ferrari, c'è molto di volutamente costruito, con una narrazione sapiente, opportunista, narcisista e vittimista (in stile Giorgia Meloni-Giovanni Capecchi), abilmente dimessa.
Allora io non ho paura, nonostante tutto e nonostante la mia, per me, inquietante esperienza con lei, di provare a correggere le manipolazioni incluse nel video di ieri di Lavinia Ferrari che, ad esempio, trasforma una pubblica e regolare convenzione tra Comune di Pistoia (sì quello ora a guida Che Guevara Capecchi) e Misericordia, in una sorta di patto privato, quasi segreto, tra cattolici integralisti, complici e protagonisti i cappellani (quanti sarebbero per curiosità?) dell'Ospedale (privato, ma stabilmente convenzionato con il Comune di Pistoia) della Misericordia.
Come è stato spiegato sull'emittente locale Tvl, ma come era già stato illustrato benissimo già nella comunicazione (che ho riascoltato e che trovo davvero bella, profonda, delicata, per nulla integralista) della capogruppo Cinzia Cerdini non si tratta nemmeno di un "cimitero dei bambini e delle bambine mai nate".
Cerdini ha, fin da subito, parlato, correttamente, di luogo, spazio della memoria all'interno del cimitero gestito dalla Misericordia.
Come ha spiegato chiaramente la Diocesi di Pistoia sui media, si tratta di un piccolo spazio, in cui nessuno, davvero nessuno, si sognerebbe di svolgere attività di propaganda o di colpevolizzare chi ha, più che legittimamente, praticato un' interruzione di gravidanza.
I feti contenuti in questo spazio, ha spiegato ieri la Misericordia a Tvl provengono nella sostanza, pur prima delle venti settimane come sancisce peraltro la legge, da aborti spontanei (qui il servizio: https://tvl.it/notizie/cronaca/sepolture-bambini-non-nati-parla-la-misericordia/?utm_id=97757_v0_s00_e0_tv2_a1demo0jgz8sk6&fbclid=IwY2xjawUzqZpleHRuA2FlbQIxMQBwZG9mBWJyaWQRMVV2Mm5FYUptcnB2RzM1TG5zcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeOK0jh6JlgxpyNNbevWWiWl6OJcctI448mIpNAlkxD2ipVh_Uk6cmdiwRde0_aem_YBl9wAhfv3HQGUgu2qqzlA .
Peraltro nessuno/a si può mettere a fare, mi rivolgo ancora a Ferrari, non a Cerdini che su questo è stata correttissima e chiarissima, la classifica del dolore, perchè anche un aborto voluto (o subito) provoca, infatti, un dolore spesso immenso, spesso indelebile.
Faccio presente, per onor di verità, alla consigliera Ferrari. che omette sapientemente questo particolare e anzi lo manipola stravolgendola la verità, che le settimane dal concepimento in cui, in Italia, è possibile praticare legalmente un'interruzione di gravidanza, sono poco più di dodici, poco più della la metà di venti, non venti.
Ho imparato a mie spese e in prima persona che, in particolare a Pistoia, persino i numeri, gli intervalli temporali, le date del calendario! sono pienamente manipolabili, per tutelare un privilegio o un gruppo di potere o per colpire, annientare, frantumare vigliaccamente un innocente.
Ma ho anche imparato che, prima o poi, la verità viene fuori, con le dovute e necessarie, talvolta dure, conseguenze.
Tutto l'assunto, davvero fantasioso e, a mio parere, anche un po' ossessivo, potenzialmente strumentale, sul "cimitero" dei bambini mai nati/e di Pistoia, prodotto dalla consigliera comunale di Avs cade, vittima delle sue manipolazioni, sapienti e pur ben costruite graficamente, narrativamente.
Peraltro stiamo parlando di una realtà, come correttamente comunicato dalla consigliera Cerdini che a Pistoia esiste da tempo, non una novità su cui alzare scudi e dispensare con leggerezza risatine istituzionali.
Il fatto, ricordato da me per primo che, a Roma e a Brescia, si siano verificati episodi davvero incresciosi su cui, giustamente e opportunamente, è intervenuta anche la magistratura, e da cui si è tempestivamente e duramente dissociata la stragrande maggioranza del mondo cattolico di entrambe le città, non autorizza in alcun modo a fare di tutta l'erba un fascio.
Sarebbe come terminare per sempre di giocare a calcio perchè ogni tanto viene commesso un fallo, pur grave, sul terreno di gioco, smettere del tutto di bere vino perchè ci si può ubriacare, magari in piazza, non occuparci più di politica, perchè esistono anche l'opportunismo e la corruzione del potere.
Di parole, penso a quelle, davvero inopportune non solo di Ferrari, ma del sodalizio Giovanni Capecchi-Avs-Sinistra Pd, ne sono già state spese davvero troppe e sbagliate.
Ricordo a Lavinia Ferrari che come la Legge della Repubblica, per fortuna e grazie alle lotte in primis delle donne, tutela il diritto all'aborto, essa tutela, anche, il diritto di obiezione di coscienza nei confronti della sua pratica, non solo dei medici, ma anche degli infermieri e di tutto il personale sanitario e ausiliario.
E' stato questo un, opportuno, alto a mio parere, compromesso politico e di coscienza che nessuno/a dovrebbe mettere in discussione.
Nessuno/a si può permettere di giudicare una donna che, spessissimo con grande ed intimo dolore abortisce, ma nemmeno un medico o un infermiere/a obiettore/obiettrice. Mi spiace.
Ci vorrebbero, davvero, un po' più di rispetto, di silenzio, di umanità.
La politica, lo dirò fino allo spasimo deve avere, riconoscersi essa stessa dei limiti.
Non viviamo, per fortuna, in uno Stato etico, sia esso confessionale o laicista, ateo, razionalista.
Dobbiamo tutti e tutte, reimparare ad essere più umani.
Il dialogo, in una società complessa, molteplice, frammentata, multietnica, multireligiosa (e ci metto dentro ovviamente anche atei e agnostici) è assolutamente necessario. Tra diversi, tra "reciprocamente difficili", non tra uguali.
Non come le casse eco di risonanza di facebook o di instagram.
Le guerre etiche non hanno ragione di essere, mai.
Non è tra i libri che in passato le ho regalato (meno male perchè ho rischiato, per un gesto gentile e disinteressato, il patibolo) ma mi permetto l'ardore e l'ardire, dato che Lavinia non ha difficile accesso alle librerie, di consigliare la, ovviamente parziale lettura di uno dei miei tanti libri: "Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli", un mattone storico-sociale di oltre 500 pagine, pubblicato alla fine del 2020, in piena pandemia che, tra l'altro, inizia con la "Canzone delle domande consuete", di Francesco Guccini...
A partire da pagina 151 comincia un capitolo che si intitola: "Cristiani nella sinistra e i "cattolici per il no" nel referendum sul divorzio"..
Ricordo che, nel 1974, essere "cattolici per il no", significava difenderlo il divorzio, lo slogan vaticano, vescovile e democristiano, infatti, era, un po' ridicolmente: "Sì, come il giorno delle nozze".
Quel "dissenso cattolico" che si alimentava del fuoco del Concilio Vaticano II e che a Pistoia era davvero forte, con anche l'esperienza dei preti operai, vedeva tra i suoi "leader" Giuliano Capecchi, il padre dell'attuale sindaco Giovanni.
Giovanni Capecchi si chiama con questo nome, me lo ha ricordato lui stesso, in onore di Giovanni Vannucci, sacerdote pistoiese dell'ordine dei Servi di Maria, considerato una delle voci più emblematiche e profetiche proprio del c.d. "cattolicesimo del dissenso" anche se, sinceramente, leggendo e ascoltando le dichiarazioni del sindaco sul caso in questione, a me sembra averlo totalmente dimenticato.
Come scrivo nel mio libro già citato (p. 159, sempre per evitare troppe perdite di tempo), dopo profonde e documentate ricerche sui documenti dell'epoca, riporto che, nel 1974, nell'imminenza del voto sul divorzio, il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana aveva diramato una nota che, secondo le intenzioni dei vescovi, avrebbe dovuto costituire la base della campagna referendaria antidivorzista.
Il documento si fondava sul fatto che: "il cristiano, come cittadino, aveva il dovere di proporre e difendere il suo modello di famiglia".
Il sindacalista cattolico Pippo Morelli, mettendosi, come gli altri "cattolici per il no" contro le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana, la pensava in maniera radicalmente diversa rispetto ai vescovi del nostro Paese..
Durante la campagna referendaria sul divorzio Morelli si esprimeva non "come dirigente del sindacato" e nemmeno al "seguito di un partito", ma proprio come "cattolico, pagando di persona".
Tutto il contrario del leader del Movimento Sociale Italiano, l'ex repubblichino Giorgio Almirante, che faceva campagna, con il suo partito e con la Dc, contro il divorzio, da divorziato (in Brasile...)
La fede, per Morelli, ancora in tempi di collateralismo, non pregiudicava il pluralismo delle scelte politiche, delle "idee forza", come piaceva dire a lui che tendeva a non parlare moralisticamente di "valori".
Per il sindacalista metalmeccanico, il matrimonio, per i cattolici, avrebbe dovuto rappresentare un "sacramento non una imposizione giuridica anche per i non credenti e, in ogni caso, il "modello cristiano andava proposto (con convincimento e testimonianza) non imposto con integrismo".
Tutto ciò valeva per il divorzio, sarebbe valso, quattro anni più tardi, certo in un crinale ancora più delicato, per dei cattolici che vivevano l'impegno sociale, politico, sindacale, per il diritto delle donne all'aborto, sostenuto con forza, ad esempio, dalla leadership delle donne della Cisl.
Scriveva Morelli, con parole che possiedono piena attualità, oltre cinquant'anni dopo il loro pronunciamento, in una traccia usata per difendere il diritto al divorzio all'interno dei consigli di fabbrica:
"(...) La stabilità e l'unità della famiglia è certamente messa in crisi, più che dal divorzio, dalle condizioni di disoccupazione che obbligano all'emigrazione e quindi alla forzata divisione di decine di migliaia di famiglie, dal sottosalario e dalla diminuzione del potere d'acquisto che impediscono il costituirsi di nuove famiglie o creano condizioni familiari insopportabili, dalla depressione economica che provoca crisi dei comportamenti sociali (soprattutto nelle campagne e nei quartieri di periferia e nelle zone di industrializzazione e inurbamento), dalle conseguenze del tipo di sviluppo capitalistico che, da un latom provoca disagi (turni, orari diversi, fatica e salute, pendolarità ecc.) esagerando le spinte individualistiche e di ricerca del benessere piuttosto che la valorizzazione di obiettivi sociali e di crescita culturale e civile".
Concludeva con grande efficacia così Morelli le sue decine di instancabili comizi per difendere il diritto al divorzio nei consigli di fabbrica di tutta Italia:
"Il referendum può e deve aprire gli occhi ai militanti e ai dirigenti sindacali; non bastano le lotte economiche per far crescere la coscienza di classe, occorre collegare le lotte economiche ad obiettivi sociali e di crescita civile (...)
Ho già raccontato, in altri scritti, del ruolo importante del sindacato nelle lotte per il diritto allo studio, per quelle del diritto alla casa, ma anche per il superamento delle scuole e delle classi differenziali per disabili, per il ribaltamento dei concetti cardine della psichiatria tradizionale e oppressiva, totalitaria e l'approvazione, nel 1978, della c.d. "Legge Basaglia".
Contrapporre diritti sociali e diritti civili, come qualche dissennato/a, prova a fare ancora oggi, è quanto di più sbagliato si possa pensare/proporre.
Propongo, sempre dal mio libro, non solo a Lavinia (che, per rispondere alla sua domanda, certo retorica, di inizio filmato instagram, nonostante tutto quello che ho subito, non ritengo, come nessuna persona al mondo, un "mostro") , ma a tutti/e, me in primis, questo frammento di Don Primo Mazzolari, altro ecclesiastico, peraltro amico del grande sindacalista Fim e Cisl Pierre Carniti e della sua famiglia, che tanto ha dovuto subire persecuzioni dalle autorità ecclesiastiche per la sua libertà e il suo annuncio di profezia.
E' importantissimo, oggi, comprendere il valore dell'obiezione di coscienza, che io ritengo fondamentale, in tempi di ritorno, drammatico, della guerra e della militarizzazione oltre che di crisi profonda della democrazia e dei suoi istituti, anche locali:
"Se la buona fede basta a giustificare la coscienza personale di chi dà il comando, non basta a far tranquilli sulla bontà di esso coloro che ne vengono impegnati per obbedienza.
La coscienza non può abdicare interamente nelle mani di nessuna creatura, fosse il più grande degli uomini o il più santo. (...)
Non ci si salva per delega. Ognuno risponde della propria anima, come risponde del proprio prossimo". (Primo Mazzolari, Risposta ad un aviatore, 1941).
E' urgente recuperare anche, ovviamente mai a scapito di verità e giustizia, la dimensione del perdono e della riconciliazione.
Che è un processo paziente, non una dichiarazione.
Un percorso che va vissuto con reciproca profondità e responsabilità, altrimenti è meglio lasciar perdere subito.
Abbiamo bisogno, lo dico con il verso di una canzone, di un "cuore capace di nuovi desideri".
Concludo, immagino non sorprendendo nessuno, proprio con una canzone del gruppo emiliano dei Nomadi, risalente al 1977: "Fiore nero", cantata live, con la consueta profonda leggerezza, intelligente ironia, dall'indimenticabile Augusto Daolio.
Link: https://www.youtube.com/watch?v=LhcQ406zXa8&list=RDLhcQ406zXa8&start_radio=1
Così, quando il sole muore
Fiore, perdi il tuo colore
Le qualità che ti hanno reso vero
Ma chi lo dice che il fiore è nero?
Come un popolo sotto l'oppressione
Come un asino sotto il bastone
Come un bimbo sotto l'educazione
Come uno schiavo sotto il padrone
Così, quando il sole muore
Fiore, perdi il tuo colore
Le qualità che ti hanno reso vero
Ma chi lo dice che il fiore è nero?
Come il corpo sotto la morale
Come il lavoro sotto il capitale
Come il diverso sotto l'uguale
Come l'imprevisto sotto il normale
Così, quando il sole muore
Fiore, perdi il tuo colore
Le qualità che ti hanno reso vero
Ma chi lo dice che il fiore è nero?
Come Dio sotto la religione
Come l'amore sotto la convenzione
Come la realtà sotto l'illusione
Come un mattone sotto la distruzione
Così, quando il sole muore
Fiore, perdi il tuo colore
Le qualità che ti hanno reso vero
Ma chi lo dice che il fiore è nero?
Ma chi lo dice che il fiore è nero?
Così, quando il sole muore
Fiore, perdi il tuo colore
Le qualità che ti hanno reso vero
Ma chi lo dice che il fiore è nero?"
Già. Noi preferiamo, di norma, altri colori.
Mille colori...
Francesco Lauria


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