"Guardi, per visualizzare i canti e le letture deve inquadrare il Qr code predisposto dalla Diocesi..."
Alla consegna del minuscolo fogliettino, peraltro brandizzato con logo della vaglia, Valentina, una giovane insegnante consacrata seduta vicino a me sui banchi della Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, si mette a ridere vedendo il mio disagio: le dico che anche al ristorante mi dichiaro anziano e, quando possibile, mi faccio dare il menù cartaceo, magari impolverato, magari nemmeno aggiornato...
La veglia guidata dal vescovo Augusto Mascagna, che comunque appare quasi subito in semiborghese a gestire democraticamente i canti (lo sento chiedere un "canto nazionalpopolare" che tutti conoscano..., magari anche lui non si trova tantissimo con il Qr code, chissà...), è un po' in ritardo.
Con Valentina, mentre accendiamo con tutti i fedeli un lume, custodendo la fiamma tra le nostre mani, abbiamo tempo di raccontarci un po' delle nostre vite, dei nostri Cammini verso Santiago, delle conoscenze in comune, peraltro al Borgo Tutto è Vita, dei nostri approdi a Pistoia, di fatto in tempi simili e dalla stessa città, Roma...
Avevo notato altre volte lo sguardo acceso e accogliente di Valentina, che mi racconta il suo carisma, l'essere una "suora immersa nel mondo", con una propria casa, un proprio lavoro, testimoniando con la vita e con lo sguardo. Appunto...
Augusto, con la consueta semplicità, prende la parola, la veglia della "Notte di tutti i Santi!" ha inizio...
Prima della veglia, sul sagrato della Chiesa di San Filippo c'erano state l'adorazione eucaristica e una cena condivisa, un'altra idea geniale del nuovo vescovo, ma io non avevo fatto in tempo...
Mentre mi incamminavo verso Piazza Spirito Santo (uno dei luoghi, con i suoi comizi, ormai "storici", della sconfitta del centrodestra in città...) avevo incontrato, con la moglie, l'ex sindaco Alessandro Tomasi. Alessandro mi aveva chiesto se, come lui, fossi un "taxista di adolescenti ad Halloween" e gli avevo risposto di no, ero stato dispensato...
Già fuori dalla chiesa è un andirivieni a tratti gioso e a tratti un po' ripetitivo di dolcetti e scherzetti, travestimenti noir, suore finte che si confondono con le suore tradizionali, quelle con "l'abito", mica Valentina :-)
Alla fine mi rassegno, guardo le poche copie cartacee della veglia, svanire davanti a me, in quanto, in gran parte appannaggio del clero pistoiese, e inquadro il Qr code...
Troviamo la concentrazione e la contemplazione, la preghiera condivisa.
La veglia ha questo titolo: "Santi, pellegrini di speranza".
E un sottotitolo che anticipa il Vangelo della domenica 1 novembre, Matteo, le Beatitudini: "Camminiamo nella luce di Cristo. Beati i puri di cuore perchè vedranno Dio". (Matteo, 5, 8).
In pochi minuti ci trasferiamo dalla Chiesa alle case, alle strade, alle piazze...
Camminiamo nella luce di Cristo, con le nostre luci tra le mani, proteggendole dal vento leggero, scottandoci ogni tanto con la cera che si scioglie lentamente...
C'è un po' di confusione, ma non importa, il distacco con il "mondo" è evidente, ma subito la veglia ci richiama, non siamo a parte, siamo nel mondo, immersi, con le nostre contraddizioni, nel mondo.
Ci dirigiamo, a tappe, verso la Chiesa di San Paolo.
Chi volesse leggere l'intero testo della veglia lo trova qui, al link di approdo del famoso Qr code...: https://www.diocesipistoia.it/wp-content/uploads/2026/10/vegliasanti2026.pdf
Leggo, Non camminiamo da soli: Cristo è la nostra luce, i santi sono nostri fratelli e sorelle, la Speranza è la nostra strada.
Anche all'apertura della scuola teologica, il vescovo Augusto ci ha richiamato a due aspetti: la santità come quotidianità, quasi come normalità, approdo naturale del dare la propria vita vivendola pienamente, e l'interrogativo che non può non accompagnarci, come una "sentinella nella notte": "tu, tu che cammini, che leggi, che preghi, che cosa stai facendo della tua vita?"
Perchè camminando nel centro della città, tra una suora tradizionale, una innovatrice e una falsa, di Halloween, è facile sentirsi sicuri, al centro, "giusti".
E' facile giudicare comodamente, guardare dall'alto in basso la notte che "dal vino è bagnata", i ragazzi, le ragazze, ma anche gli adulti, presi della frenesia di Halloween, quasi smemorati del fatto che è, anche, la Notte di tutti i Santi...!
Con il punto esclamativo, lo ha voluto, immagino, il Vescovo Augusto...
La veglia ci chiede di "imparare a riconoscere", di liberarci dall'egoismo e dalla divisione, aprirci al futuro.
Il tempo ci è, infatti, vicino.
La prima sosta ci ha parlato dei "martiri e della fede che resiste".
Con la mente torno al giorno di Santo Stefano e a Maresco Ballini, ragazzo di San Donato, il primo dei "figli" di Don Lorenzo Milani a diventare sindacalista, già fin con la Libera Cgil, che ha anticipato, tra il 1948 e il 1950, la nascita della Cisl.
Ne ho scritto in: "Spendersi per un ideale. Il Kairòs di Maresco: sindacalista, discepolo e testimone di un disegno sapiente" qui: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2022/12/il-kairos-di-maresco-discepoli-e.html
Maresco era scomparso nella notte di Natale del 2018.
E il 27 dicembre 2018 Don Sandro Lagormarsini nel celebrarne il funerale a San Donato di Calenzano, parlò di un disegno sapiente nelle tre feste che seguono il Natale: Santo Stefano, San Giovanni Evangelista, i Santi Innocenti.
Il prete, amico di vecchia data di Maresco Ballini, aveva ricordato come Santo Stefano sia da considerare un’avanguardia nell’ascolto dello Spirito Santo. Il primo martire cristiano aveva capito prima degli altri che la fede doveva staccarsi dalla sua matrice mosaica. Un modello, forte nella parola ma generoso nel perdono verso i persecutori: «Signore, non imputare loro questo peccato».
I Santi Innocenti – recita un antico poeta cristiano – rappresentano, poi, tutti gli esseri umani travolti senza colpa dal turbine della Storia e dall’odio dei potenti (...)
Ho pensato, durante la preghiera, al Santo Scolaro della Chiesa di Barbiana, un mosaico, arte povera, realizzata da Don Lorenzo e dai suoi ragazzi e ragazze.
E ai ragazzi e alle ragazze che, anche a Pistoia, come in tutta Europa, hanno manifestato pacificamente e creativamente nelle piazze, tra le case, hanno urlato al cielo il loro concreto desiderio di Amore.
Al mio desiderio di spiegare, con l'esempio, non con le parole che cosa sia questo, per loro, "alieno", sindacato che il priore definiva una delle strade maestre per "praticare l'amore e cercare di dare un fine alla vita".
La veglia, coerente con il calendario e le letture liturgiche vira sull'Apocalisse di Giovanni (7,13-14):
"Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?».
Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione, i martiri e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello.
Risuonano, durante la veglia, le parole di Papa Francesco:
«Il martire può essere pensato come un eroe, ma il fondamentale del martire è che è stato un “graziato”: c’è la grazia di Dio, non il coraggio, quello che ci fa martiri».
La testimonianza diventa vicinanza, Amore.
Alla santità, è scritto nella Veglia, "rispondiamo con la Vita"...
Le Beatitudini recitate durante la Messa successiva alla veglia, mentre io vacillavo dal sonno, ci raccontano che la felicità nasce dall’affidarsi a Dio, dalla misericordia, dalla giustizia e dalla pace.
Continua la Veglia, spargendo sale sulle mie ferite, sui miei errori, sulle mie debolezze: "(...) Essere misericordiosi significa non ridurre nessuno ai suoi errori. Essere operatori di pace significa cominciare dalle parole, dall’ascolto e dalle divisioni che ci impegniamo a superare".
Ecco la mia beatitudine:
"Liberaci dalla voglia di apparire e dal bisogno di avere sempre ragione. Donaci occhi capaci di vedere, orecchie capaci di ascoltare, mani pronte a servire e un cuore disposto a perdonare. Fa’ della nostra vita una piccola Beatitudine vissuta".
Una piccola Beatitudine vissuta, come in una: "scuoletta".
Una piccola, grande, infinita, eterna, ma anche finita, imperfetta scuola di montagna.
A Barbiana, un puntino nell'universo.
Ma non solo a Barbiana, scendendo nelle città, nelle classi multietniche di Prato, nella piana come nelle montagne dove, anche nei paesi un tempo abbandonati, come Mezzana, sopra Vernio, vicino a Barberino, dove: "Tutto è Vita".
La veglia sembra davvero scritta da Don Lorenzo:
"Non basta sono testimoni di Cristo. Non basta trasmettere parole: siamo chiamati a rendere visibile il Vangelo".
Risuona la riflessione della catechesi di Papa Francesco del 22 marzo 2023:
«L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, [...] o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni».
L’evangelizzazione è più che una semplice trasmissione dottrinale e morale. È prima di tutto testimonianza: non si può evangelizzare senza testimonianza;
E' così, come nella veglia di Maresco Ballini: "siamo discepoli e testimoni, ben prima che maestri".
Ognuno di noi è chiamato a rispondere a tre domande fondamentali, così formulate da Papa Paolo VI: “Credi a quello che annunci? Vivi quello che credi? Annunci quello che vivi?”. C’è un’armonia: credi a quello che annunci? Tu vivi quello che credi? Tu annunci quello che vivi?
La santità, è scritto nella Veglia, non è riservata a pochi.
Lo ripete sempre Augusto, la santità è, almeno in potenza, in ognuno/a, ciascuno/a.
Nulla di semplice! Anzi, un grande portato di responsabilità.
Con San Francesco, testimone di Pace, preghiamo anche per Pistoia, "città da illuminare con la speranza".
Ogni luogo, ogni angolo di Pistoia può diventare spazio di incontro, ogni persona un fratello o una sorella da amare.
Come si fa, con tutti i nostri limiti a diventare, essere strumenti di dialogo e di Pace, in primis per le persone ferite dalla violenza, dalla guerra, dall’ingiustizia e dall’indifferenza?
Come si fa, ci chiede Augusto, facendo risuonare le Beatitudini del Vangelo di Matteo a far sì che "la nostra città diventi una casa aperta, dove nessuno sia dimenticato?"
Camminiamo ancora, con le nostri luci, per le strade di Pistoia.
Cerchiamo, portiamo e troviamo una luce nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, negli ospedali e nelle case di riposo.
Respirare è come camminare, come desiderare un volto di fronte a noi.
No, non è il nostro.
Non è la nostra eco.
E', proprio come il Santo Scolaro, proprio come nel Piccolo Principe che, durante la stesura del mosaico, Don Lorenzo leggeva, con i ragazzi e le ragazze, con i bambini e le bambine nella scuola alle pendici del Monte Giovi.
Accompagnaci, accompagniamoci nel cammino.
Ricerchiamo il mare, l'oceano
Persino una piccola piscina, un po' storta, nella città.
Siamo come bambini e bambine, figli e figlie di mezzadri che non hanno mai nuotato, non hanno mai visto il mare.
E che devono imparare a nuotare, superare la paura.
E la paura la superi, vivendola, in un solo modo.
Nuotando insieme.
Nella piscina di prima montagna, come nelle città.
Oltre la paura, sostenuti/e, bracciata dopo bracciata, da un Amore imperfetto.
E proprio perchè imperfetto, santo, quotidiano. Senza fine.
Cercare un fine. Praticare l'amore, Dare un senso alla vita.
Una meta per il cammino.
Un cammino che è esso stesso meta.
Bracciata paziente nell'oceano d'Amore della Vita...
Francesco Lauria
P.S. A proposito di volti che ti fanno sentire "a casa", anche senza averle mai parlato, uno di questi è quello di Annagiulia Ghinassi, psicologa, psicoterapeuta, docente e direttrice didattica del Master Tutto è Vita in accompagnamento spirituale nella malattia e nel morire.
Annagiulia, in un podcast del quotidiano Avvenire ci spiega, perchè oggi, tra un dolcetto e uno scherzetto,: "andiamo ancora al cimitero".
Ecco il link: https://www.avvenire.it/podcast/dentro-lavvenire/perche-andiamo-ancora-in-cimitero_114938


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