sabato 3 ottobre 2026

FINE DELLA STORIA? MERCANTI E SERVI: L'IPOCRISIA AL POTERE. L'ALTERNATIVA E' UN SOGNO "GENIALE" CON SIMONE E FRANCESCO (SENZA "FATTURARE"...)

Oggi, persino a Pistoia, la città che mi "ospita", è il 4 di ottobre, memoria di San Francesco d'Assisi.

Già dalla mezzanotte e un minuto ho cominciato a ricevere su whatsup automatici e standardizzati auguri di buon onomastico anche proprio da chi, da quando è iniziato il mio contenzioso politico e di lavoro con la Cisl (realtà che ho servito con impegno e passione, mestiere e missione, e con i limiti che hanno tutti, per venti lunghi bellissimi e complessi anni) è magicamente sparito.

Magari dopo avermi confidato, sussurrando e biascicando, che "sì, la pensava totalmente come me", ma; "aveva il mutuo" o: "doveva mantenere i figli o le figlie all'università" o "come faccio, poi, a finire di pagare le rate della macchina nuova?".

Immagino, più semplicemente, che ci sia qualcuno/a che abbia, distratto/a, dimenticato di togliermi dalla sua rubrica. 

Pazienza.

Ho imparato a non chiedere più agli altri alcun atto di eroismo, ma direi nemmeno di decenza, soltanto quando misuro a camionate l'ipocrisia dei gesti, dopo mille e mille vacue e inutili parole, provenienti da chi dovrebbe esercitare con onestà il potere, non riesco a trattenere, nessuno è perfetto, un modesto riflesso di ribrezzo, un sobrio conato di vomito.

Così oggi, giorno e anniversario di San Francesco, novella festività anche civile, sfortunatamente caduta di domenica, ricordando il santo che porta il nome che, immeritevole, provo ad onorare dalla nascita, senza riuscirci, avevo pensato di riflettere sul bel saggio di Sabina Moser: "Una santità geniale. Simone Weil in dialogo con San Francesco".

Un libro nato, insieme a tanti altri (d'altronde anche San Francesco a modo suo "tira" e nell'ottocentesimo anniversario dalla sua terrena morte, in questo bellico 2026, fa pure "fatturare", ma io feci lo stesso tre anni fa con la terza edizione del mio libro su Don Lorenzo Milani, chi è senza peccato scagli la prima pietra...).

Simone Weil, nel suo tempo, scriveva che: "Il mondo ha bisogno di santi che abbiano genio come una città dove infierisce la pesta ha bisogno di medici".

Come sempre Weil utilizzava immagini e metafore molto reali e concrete, non parlava o, semplicemente, scriveva, viveva. Sino all'ultimo respiro della sua anima, tra le stelle.

Quando Simone affermava che: "il momento presente esige una santità nuova, anch'essa senza precedenti", quando cercava "d'improvviso una invenzione più prodigiosa" ci indicava una strada che, pagando i prezzi anche più alti possibili, era pronta, prontissima a tentare lei stessa di percorrere, di portare fino al compimento. Cammino e meta.

Nessuno vuole assimilare una pensatrice anarchica, pur intrisa fino al midollo di spiritualità, a San Francesco senza cogliere anche le differenze e le difformità.

Però la rivoluzione, il cambiamento radicale, il mantello che viene posato affrontando la nudità attiva della vita, li accomunano eccome,

Ci indicano, senza alcun moralismo, senza pretendere alcuna santità perfetta, una via stretta di futuro.

No, oggi non parlerò solo di Simone Weil, o di San Francesco.

D'altronde, penso ad esempio alle stragi di Stato o a quelle nazifasciste alla fine del secondo conflitto mondiale, sono da sempre uso ricordarle o il giorno prima o il giorno dopo il loro anniversario.

Penso, infatti, che la memoria opportuna si viva e si costruisca giorno per giorno, non una volta all'anno o, addirittura, mezza volta ogni ottocento anni.

In questi mesi, in queste ultime roventi e sanguinose settimane, fin troppo imbevute delle due difficili e, forse troppo solitarie lotte, che sto combattendo come un leone inerme, spesso mi è venuta in mente una canzone del gruppo dei Nomadi risalente al 1990: "Mercanti e servi".

Cantava Augusto Daolio nel bravo contenuto nell'album "Solo Nomadi", immediatamente successivo alla riorganizzazione interna del gruppo emiliano:

"In casa dei mercanti sembra sempre grande festase c'è il maiale gli tagliano la testa,la casa dei mercanti, nascosta, blindatadal resto del mondo, protetta isolata".

Ci spiegava con la sua indimenticabile e calda voce, che il potere protegge se stesso.

Non per forza il potere dei giganti, il dominio delle grandi multinazionali, ma anche quello dei nani e delle ballerine, quello che, a volte, si insinua persino dentro di noi.

Continua il brano...

"In casa dei servi si aspetta la festama se non è quel giorno la speranza resta,la casa dei servi, casa da rifare,ai primi scossoni, può anche crollare".

Questo passaggio ci spiega e ci da speranza, perchè anche il potere che sembra più saldo o che è appena arrivato, può anche crollare, magari bastano anche solo i primi scossoni.

La festa, l'orgia del potere è la falsa e illusoria speranza che pervade il nichilismo individualista o di clan,  un istinto di sopravvivenza e di riconoscimento della nostra dignità ci spinge a provare a "rifare la casa fin dalle fondamenta".

Continuano Augusto e i Nomadi...

"La casa dei mercanti è alta su quel montela casa dei servi è in basso dopo il ponte.Ma le paure, scendono giùmentre i sogni, salgono su,salgono su..."

C'è chi, senza pudore e senza vergogna, prova persino a fatturarli i sogni, a monetizzare la resistenza della Speranza.

Chi produce lentezza a parole e sputa, invece, catene di montaggio, "spazio" di eventi e penosi favori, in cui, magari, ognuno/a presenta il libro dell'altro/a, con reciproci, sperticati, elogi fasulli ed ipocriti.

Catene di montaggio dove i libri diventano bulloni di acciaio rovente, da tirare in faccia un po' a caso, così per mero divertimento o agile consumo della propria rabbia disperata o complice, falsamente repressa.

Ma i sogni, pur se si possono forse fatturare, bagnare, sporcandoli, con il vino scaduto e scadente dell'inedia e dell'ipocrisia, non si possono nemmeno soffocare.

Risalgono dal pozzo, anche quello più nero, risalgono su, verso il cielo e verso le stelle, magari dagli abissi del mare. Con energia.

Persino a Pistoia o, che ne so, a Bottegone.

Continua l'iper progressista Augusto Daolio che oggi, per questi versi, verrebbe lapidato senza pietà in piazza in quanto potenziale sessista dalle frange più radicalizzate di "Non una di meno" o, peggio, del movimento estremista, patriarcale e pure un po' fascista mediterraneo: "Sorella io ti credo...":

"Le figlie dei mercanti, pallide e belleapron le finestre è normale ci son le stelle,sembrano felici ma la noia è in agguatonel loro dorato privilegio incantato.

Le figlie dei servi hanno guance rosse,soffrono tingono gonne rosse,leggono romanzi con intrecci rosa,sognano palazzi e abiti da sposa."

La canzone si conclude così:

"La casa dei mercanti è alta su quel montela casa dei servi è in basso dopo il ponte.Ma le paure, scendono giùmentre i sogni, salgono su,salgono su.Mercanti e servi,la stessa vita,sogni o denari,sabbia fra le dita,sabbia fra le dita".

Allora i sogni attraversano le paure e le pianure, la solitudine e le menzogne.

Risalgono, resuscitano.

I mercanti e i servi, talvolta, lo ripeto possiamo anche essere noi stessi, con la nostra vigliaccheria, il nostro conformismo, la nostra disattenzione, il nostro non avere tempo in questo tempo,

Nessuno è bianco, nessuno è nero, tutti/ ci dividiamo tra: "sogni o denari".

Tutti/e: "abbiamo la sabbia tra le dita".

Ma possiamo scegliere.

Dobbiamo scegliere se solcare il mare, affrontare e ricercare con umiltà il senso nella vita, "cercare un fine, praticare l'amore" come, in forme diverse ma convergenti hanno provato a fare San Francesco e Simone Weil.

L'alternativa è abbandonarci al comodo oblio, ebbro e consumato da un vino scadente, ubriachi/e e presidenzialisti/e di noi stessi/e, senza speranza, senza un futuro possibile.

Preferendo il potere dell'ipocrisia e l'ipocrisia al potere.

E' questa è anche la "fine della storia".

 "Dormi amore che hanno fatto fuori Cappuccetto...

E quella isterica di Alice è rimandata al suo paese".

E' la "cruda verità".

Link: https://www.youtube.com/watch?v=4IQRvAs1COU

Per aprire gli occhi, sognare da svegli, la mattina presto o la sera all'imbrunire sempre più incalzante dell'autunno, dobbiamo avere la "pazienza del nulla" e, ai confini della storia, "dormire e non pensarci più".

Dobbiamo anche: "Stringere i denti, perchè anche i principi son stanchi..."

Sono i versi, in musica, del mio amico e concittadino Francesco Camattini.

Che, se abbiamo la pazienza di ascoltarli tutti e fino in fondo, sanno anche restituirci, dal pozzo, la Speranza, l'Amore e la Santità.

Non una santità distante, frutto stantio di una reliquia da adorare come un idolo, segno del potere, anche nella Chiesa,

Invece una: "santità geniale, quotidiana, minore".

Un frammento che facciamo nostro, aprendo le mani e il cuore, la terra concreta della nostra anima vissuta, una fragilità attraverso la quale possiamo "aspirare" e "creare capacità".

E, aspirando, questo frammento fragile ci aiuta a camminare, pur tra cadute , deviazioni e smarrimenti, nella "grandezza delle piccole cose", non dimenticando: "le colombe che chiedono il pane".

Nomadi, Pellegrini di Speranza.

Con San Francesco.

Con Simone Weil...

Con Augusto Daolio.

Con Francesco (Camattini...)

Con noi. 

Tutti/e noi.

Francesco Lauria

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