domenica 25 ottobre 2026

"TUTTO E' VITA", RINATI NEL BOSCO E NEL BORGO. "IL CUORE BRUCIA E NON SI SVELA": "COME AS YOU ARE", "SIMILI AL VENTO"...

Ricordo come fosse oggi quando ascoltai per puro caso e su Radio1, durante un lungo e solitario viaggio in macchina, padre Guidalberto Bormolini.

Ci sono momenti e persone, che non per forza sono perfette o comunque perfette per te, che hanno la capacità, con il sorriso, di spostare le montagne e, rispetto alle altre di persone, di cambiarle nel profondo, accendere dentro di loro il fuoco.

E Guidalberto, certo non da solo,  senza essere e voler essere in alcun modo un leader carismatico, ma un fratello tra fratelli e sorelle, un umile monaco, con lo strano ordine dei Ricostruttori, perfetto per questo tempo strappato e ferito, è uno che riesce, nelle mani di Dio, a ridare vita alla morte.

Perchè l'antico borgo di Mezzana, nel comune di Cantagallo e al confine con quello di Barberino del Mugello, sulle montagne sopra Prato che sfiorano l'Emilia Romagna, era completamente disabitato, apparentemente morto.

Da decenni.

Tutto era stato riavvolto nel bosco, potremmo dire dalla foresta.

E il carisma, assolutamente ecumenico, non confessionale di Guidalberto e dei Ricostruttori (e Ricostruttrici) di nome e di fatto è quello di accompagnare chi ha perso la vita o, nel caso dei malati terminali e dei loro familiari, chi la sta, inesorabilmente, perdendo.

Ma il carisma del Borgo che, non a caso, si chiama "Tutto è Vita!" si può riassumere con il titolo di un libro che, tra poesia e prosa, Bormolini ha scritto con il poeta dei crinali Franco Arminio, camminando negli Appennini, da Nord a Sud: "Accorgersi di essere vivi".

Ci sono luoghi che parlano e ci parlano, sia nel silenzio quanto allegramente travolti da migliaia di persone in cerca di senso e di vita, in cerca di parola e di ascolto, di preghiera e lavoro, di terra e di cielo.

Tutto è Vita, nonostante una strada, per ora, non agevole è un luogo insieme naturale e terapeutico, poetico e laborioso, un alveare e una grotta di luce.

"Vuoi che il mondo cambi? Smetti di gridare la tua rabbia, inizia a cantare la tua canzone d'Amore, e forse parteciperai alla ri-creazione del mondo".

Ma che strani questi monaci e monache, pochissimi sacerdoti, in buona parte formatisi in India, tutti vegetariani, indossanti vestiti riciclati, di seconda mano...

Perchè Tutto è Vita è uno spazio di ascolto e condivisione, meditazione, non una bolla, una tappa nel mondo e non un approdo, un mero rifugio rassicurante.

Per rimettersi in piedi dopo aver perso la vita bisogna ascoltare e rielaborare a modo nostro quanto ci confidano, sottovoce, senza imposizioni, senza paternalismi Bormolini e Arminio: 

"Guardare gli angoli nascosti del mondo dà più vita dello stare dalla parte dei migliori, dei riusciti. Il grande stile degli umani è piangere, ridere, camminare, sentire di non avere nulla tra le mani. Se vogliamo abitare degnamente il mondo dobbiamo dare grande spazio alla poesia e alla spiritualità nella nostra vita".

Ieri mattina, prestissimo come sempre, dopo aver letto il bellissimo Vangelo della Domenica ho pensato che per vivere davvero il comandamento dei comandamenti avevo bisogno che il Borgo mi accarezzasse, mi sollevasse dal pozzo, dalla paura, dal rancore, dal mio buio buio.

Così, dopo aver scritto ai monaci ho attraversato volutamente solo piccole strade, quasi tutte di collina e di montagna e mi sono diretto verso il Borgo, sicuro di essere accolto, come altre volte, ascoltando, immaginando con fiducia e abbandono un abbraccio che arrivava già fino al mio garage di Pistoia.

Che cosa ci dice, infatti, il Vangelo di Matteo con parole che valgono, almeno nella seconda parte, davvero per tutti/e, credenti e non credenti? 

"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Queste parole ci affidano un messaggio universale: prima della Legge, prima dei profeti c'è l'Amore.

Tre volte l'Amore.

Guidalberto, durante la Messa. ha svolto una predica di meno di un minuto:

"Un solaio per stare in piedi ha bisogno, almeno, di tre punti d'appoggio.

Così è l'Amore che poggia su tre pilastri: l'Amore verso se stessi, l'Amore verso l'altro/a, l'Amore verso l'Alto".

In Tutto è Vita, l'Amore, in tutte le sue forme, si vive (la ripetizione è voluta) in contatto con la natura, nel bosco, con il bosco.

Da alcuni anni si sperimenta la "spiritual green therapy" e anche io, insieme ad un gruppo intergenerazionale di trenta persone, ieri mattina mi ci sono immerso, guidato da Padre Matteo, anch'egli ricostruttore.

Una camminata, una meditazione e poi, una radura, quasi una cattedrale immersa di alberi, foglie, muschio, sapori, da ascoltare e da abitare, con rispetto, senza alterare l'equilibrio, ma costruendo, lentamente, una relazione.

Una relazione di reciprocità che parla senza aver bisogno di troppe parole, è operosa senza avere fretta, conosce anche la fatica fisica, ma ti riempie dentro, ti trasforma, cura, libera lo sguardo.

Uno sguardo interiore e sul mondo, certo un istante, un'ispirazione da manutenere e confermare, nulla di sicuro, "rischio della fede".

La "spiritual green therapy" ci aiuta ad educare uno sguardo contemplativo. Sono pratiche, molteplici pratiche di aiuto che provano a mostrarci un atteggiamento possibile che deve essere poi vissuto con naturalezza, libertà, semplicità.

Nulla di artefatto, separato, altrimenti non vale.

Dopo la camminata, il lavoro condiviso, la meditazione nella natura, l'ascolto di noi stessi "nell'intelligenza del bosco" o, per citare un bel libro di Mario Calabresi di un paio di anni fa: "Il tempo del bosco" padre Matteo, per farci capire meglio, cita un monologo teatrale di Giorgio Gaber...

Si tratta di "Sogno in due tempi" (scritto insieme a Sandro Luporini e contenuto nello spettacolo del 1995/1996: "E pensare che c'era il pensiero").

In questo monologo Gaber analizza le insidie e l'esibizionismo che spesso si nascondono dietro l'altruismo superficiale:

"Ho capito quanto sia pieno di insidie il termine 'aiutare'. C'è così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione, nel volere a tutti i costi aiutare gli altri, che se per caso mi capitasse di fare del bene a qualcuno, mi sentirei più pulito se potessi dire: 'Non l'ho fatto apposta'."

Ed è proprio vero quello che scrive Mario Calabresi in "Il tempo del bosco": 

"Se non si fanno atti di fiducia e piccole scommesse, allora la vita si riduce a ciò che è programmato e si finisce per giocare in difesa. E' negli interstizi della vita che accadono cose inattese, e arriva la grazia".

Dopo un'ulteriore meditazione guidata e il pranzo vegetariano condiviso, si raccoglie in uno scambio di sguardi molteplici, la promessa di tornare, ma anche di andare verso, fuori, ricominciare il cammino, accorgersi di essere vivi.

Attraverso, nel Borgo, la "Casa del grano", l'"isola di Peter Pan", la falegnameria, la stanza del pane, la cassetta dei colori. 

I colori non in teoria, ma intesi come materia, acquerelli, creatività, dipinto, giardino multisensoriale della creatività e dell'alba.

Ritrovare, riscoprire, ri-amare la Vita.

Il vento di una giornata fresca, ma ricca di calore, sposta, ai confini del Borgo, i post-it colorati con i messaggi dei pellegrini, dei camminatori, dei ricostruttori, di chi è in ricerca.

Ce ne sono tre, nessuno in italiano, a Tutto è Vita, in quella Mezzana che sopra Prato era già la fine del mondo, oggi si arriva, ormai, da tutto il mondo:

"Estamos pà las cosas que valgan la pena".

"Dream is destiny".

Ma c'è un ultimo cartoncino azzurro, in un inglese forse imperfetto, che mi ha fatto venire in mente uno strano binomio.

Il vescovo delle Diocesi di Pistoia e Pescia Augusto Mascagna e il cantante dei Nirvana, icona della mia generazione: Kurt Cobain.

Se Augusto ci ha detto, opportunamente, che essere santi significa vivere appieno la vita, la nostra vita e donarla vivendola, Kurt, con i Nirvana, è stato ancora più efficace e sintetico: "Come as you are".

Mentre sorrido pensando a questo strambo binomio, il vento mi accompagna verso il chilometro e mezzo supplementare a piedi nel bosco che ho scelto di attraversare, parcheggiando volutamente un po' più lontano la mia macchina. 

Sono, inaspettatamente, circondato da un gregge di capre osservato da bianchi cani pastore e, passato un attimo di timore, mi torna alla mente un testo di Rilke, "Simile al vento", che ho trovato, dieci anni fa, in un bel libro su Etty Hillesum, intitolato: "La forma perfetta".

"Non devi attendere che Dio venga a te

e dica: eccomi.

Un dio che professi la sua forza

non ha senso.

Devi sapere che Dio soffia in te come il vento

sin dagli inizi,

e se il cuore ti brucia e non si svela,

c'è lui dentro, operante".

D'altronde, leggo solo l'ultimo post it giallo, prima di lasciare il Borgo e ritornare verso Pistoia...

"La speranza mette radici anche NELLA ROCCIA" (Bułatowicz)

Francesco Lauria

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