sabato 21 febbraio 2026

“E NON PECCARE PIU'". LA VERITA' E LA GRAZIA (di Jessica Todaro - La Barca e il Mare).


La prima domenica di Quaresima non può che aprirsi con riflessioni su tentazioni e peccato.

Don Umberto Cocconi, commentando Matteo 4, 1-11, ci chiede: "se il tentatore si accostasse a noi, che cosa ci proporrebbe? Su che cosa ci provocherebbe?

Io so che uno dei miei grandi punti deboli, delle mie grandi tentazioni è il giudizio sull'altro/a.

Una serie di fortunate circostanze mi hanno fatto imbattere in Jessica Todaro, una dirigente della Cub, Confederazione Unitaria di Base, dai mille colori, vissuti e interessi, che ha scritto importanti e opportune riflessioni sul peccato nell'ambito del rapporto tra verità, grazia e perdono, pubblicandole sulla sua rubrica in un sito davvero prezioso: "La Barca e il Mare".

“E NON PECCARE PIU'. LA VERITA' E LA GRAZIA (di Jessica Todaro)

L’incontro tra l’adultera e Gesù con il mirabile congedo di Gesù alla donna: Va’ e non peccare più, offre lo spunto a Jessica Todaro per riflettere sul rapporto tra la verità - il peccato dell’adultera - e il perdono - totalmente gratuito, che Gesù le dona. 

E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. 

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più» (Giovanni, 8, 7-11)

“Neanch’io ti condanno" 

Nel Vangelo di Giovanni troviamo una frase di Gesù che vibra come una corda tesa tra due poli: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. 

È una delle scene più potenti delle Scritture. 

Una donna colpevole di adulterio, una folla pronta ad aggredirla, una tensione morale che si taglia con il coltello. 

Mentre la dirigenza politica e spirituale ebraica rumoreggia per lapidarla, Gesù non scaglia pietre, non umilia e non espone al pubblico ludibrio. 

Questa è la Grazia: il perdono concesso per amore anche quando immeritato, la sospensione della condanna, la possibilità di rinnovarsi e ricominciare. 

 “Va’ e non peccare più” 

La frase, però, non finisce lì, ma prosegue inequivocabilmente: “Va’ e non peccare più.” 

Questa è la Verità: la richiesta di cambiamento, la chiamata alla responsabilità, l’affermazione che ciò che è stato fatto non è semplicemente “una scelta personale”, ma un peccato, cioè un atto che ferisce se stessi e gli altri e che devia inevitabilmente dalla pienezza per cui siamo stati creati. 

Grazia e Verità sono come due ali: senza una, non si vola. 

Coesistono e si equilibrano nella complessità del fallace agire umano. 

Forse per comodità, forse per educazione, si fa spesso una curiosa scelta di campo, per cui si sceglie di favorire la prima metà della frase e si mette in sordina la seconda. 

È facile appoggiarsi alla meravigliosa gratuità della Grazia, di un Gesù sempre sorridente, accogliente, che non giudica mai, che convalida ogni scelta in nome dell’autenticità individuale. 

L’idea di dire a qualcuno “stai sbagliando, non farlo più” appare socialmente inaccettabile, quasi violenta. 

Parlare di peccato suona arcaico, oppressivo e offensivo. 

Eppure, senza Verità, la Grazia si svuota 

Se non esiste più il peccato, che senso ha il perdono? 

Se tutto è giustificabile, se ogni desiderio è sacro in quanto “mio”, allora la Grazia diventa semplice approvazione - un abbraccio che non chiede nulla. 

L’amore che non chiede nulla, però, non trasforma, ma conferma. 

Sull'onda della cultura moderna del positive mindset, in questo contesto si inserisce anche il mantra del “segui il tuo cuore”. 

È il cuore, si dice, a sapere cosa è giusto per te! 

Ed ecco che le emozioni diventano bussola morale, il sentirsi bene diventa il bene, e la scomodità diventa il male. Cristo, invece, dice: crocifiggi la tua carne e i tuoi desideri, lascia tutto e segui me. 

Il cristiano è chiamato a dire: non io, Signore, ma tu; non la mia volontà, ma la tua. 

Il cuore, meraviglioso e fragile 

Il problema è che il cuore umano non è un oracolo infallibile. 

È meraviglioso, ma anche fragile e incline all’autoinganno. 

Le emozioni sono importantissimi indicatori, ma non giudici supremi, perché possono condurci tanto alla generosità, quanto all’egoismo. 

Possono ispirare il sacrificio, ma anche giustificare la vanità. 

Seguendo solo ciò che “sentiamo”, rischiamo di legittimare qualsiasi impulso, positivo o negativo. 

Siamo tutte, tutti fallaci e imperfetti. 

Tutti abbiamo bisogno tanto del Perdono, quanto del Bene a cui aspirare. 

La Grazia, privata della Verità, diventa mollezza. 

Una carezza pietosa che evita la ferita, ma anche la chirurgia necessaria. 

La Verità introduce una parola scomoda: la responsabilità. 

Ci rende responsabili non solo di fronte ai nostri errori, ma anche (e soprattutto) della riparazione degli stessi, del rinnovamento di sé, del cambiamento. 

Ammettere l'esistenza della Verità implica riconoscere che non tutto ciò che desidero è buono per me o per gli altri, e che esiste un bene oggettivo verso cui tendere, anche quando non coincide con il mio egoismo. 

Dire a qualcuno “non peccare più” oggi sembra impensabile, perché viene percepito come una lesione della libertà individuale. 

Presuppone che la libertà sia capacità di orientarsi verso il bene, e non semplice espressione del desiderio. 

Eppure, paradossalmente, è proprio la Verità a rendere la Grazia potente. 

Se Gesù avesse detto solo “non ti condanno”, la donna sarebbe rimasta prigioniera del suo passato. 

Il “va’ e non peccare più” apre un futuro migliore; è la fiducia che il cambiamento sia possibile. 

Abbiamo un’altra possibilità 

Una società che parla solo di accettazione rischia di produrre individui fragili, incapaci di tollerare la critica, allergici al sacrificio. 

Una società che parla solo di verità senza grazia, al contrario, diventa crudele, giudicante, spietata. Il cristianesimo sa tenere insieme entrambe. 

Grazia: siamo perdonati, abbiamo un'altra possibilità. 

Verità: siamo chiamati a cambiare, ad assumerci la responsabilità di fare buon uso della possibilità offerta. 

Tra queste due parole si gioca la maturità della persona, spiritualmente, socialmente e psicologicamente. 

È un equilibrio difficile, una tensione dinamica, come quella tra il cuore e la ragione, tra la compassione e la giustizia. 

Eppure, è proprio in questa tensione che l’essere umano cresce, smette di essere schiavo delle proprie pulsioni e inizia a diventare davvero libero. 

"Non io, Signore, ma tu. Sia fatta la tua volontà, non la mia". 


Jessica Todaro, classe 1993, laureata in scienze giuridiche, ha conseguito un master in sicurezza informatica. Sposata. Da oltre dieci anni attiva nella cooperazione internazionale, ha collaborato in progetti tra Africa, Kurdistan, Ucraina e Palestina. Si interessa dei movimenti sociali e lavora come sindacalista per la CUB a Milano.

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