venerdì 20 febbraio 2026

SIMONA LAING: RI-GENERARE PISTOIA CON IL SORRISO (e con competenza, ostinazione, coinvolgimento, visione, Speranza... che libera talenti ed energie!).

Una delle critiche fondate che vengono fatte al centrosinistra (in senso larghissimo) pistoiese è l'essersi mobilitato per le raccolte firme, lasciando troppo sullo sfondo i programmi, le idee, le aspirazioni, gli obiettivi e la Speranza.

Certo, a mio parere, non si può per nessun motivo paragonare una raccolta firme che voleva chiudere, peraltro da fuori, la scelta del candidato sindaco (al di là della valutazione sulla persona che può essere articolata) e una raccolta firme che è stata ed è un'operazione di servizio alla città, alle cittadine e ai cittadini per ridare loro voce, parola, ascolto.

Con Simona Laing ci siamo detti che, al di là della gara tutta maschilista "a chi ce l'ha più lungo" (inteso come foglio di firme) con Giovanni Capecchi, sarebbe bello ascoltare la voce e dare la parola ai bambini e agli adolescenti, ma anche ai migranti, quelli che nel 2026, fra qualche mese non voteranno, ma che, anche per questioni demografiche e amministrative, sono i veri protagonisti di queste elezioni che devono guardare alla Pistoia del 2036, non solo a quella del 2026.Bisogna pensare, peraltro, anche a coloro che, per scelta o sfiducia, non votano più.

Simona ha risposto da "gigante". 

Questa intervista con Luciano Pallini apparsa un paio di giorni sul sito SOLORIFORMISTI.IT fa delinea proprio quell'idea di RIGENERAZIONE VIVENTE di PISTOIA (al 2036, almeno...) di cui c'è assoluto bisogno.

Sarebbe interessante ascoltare, leggere anche le idee di Giovanni Capecchi e di altri possibili candidati/movimenti/partiti, ben sapendo che arrivati ad ora, non conta lo sponsor più illustre (esterno o interno alla città e al suo territorio), ma la capacità di convincimento e mobilitazione delle persone, non solo quelle che vivono di politica o per la politica, ma di quelle che abitano la città e il suo vasto e complesso territorio comunale.

Vi invito a leggere l'intervista di Simona Laing a Luciano Pallini, in fondo, solo in fondo, perchè non sia una scelta di schieramento, ma di convincimento troverete il link per sostenere (e ce ne è bisogno!) la candidatura a sindaco di una persona speciale, che non si scoraggia di fronte alle sfide difficili e che le affronta sempre allo stesso modo: con impegno, competenza, un po' di sana ostinazione e... sorriso!

Francesco Lauria

PISTOIA: PRESENTE & FUTURO: - SIMONA LAING

Leggi direttamente l'intervista sulla rivista online "Solo Riformisti" all'indirizzo: 

https://url-shortener.me/DRAN

Le opinioni di alcune personalità pistoiesi: SIMONA LAING intervistata da Luciano Pallini.

 di Simona Laing | 20 Febbraio 2026

Un programma chiaro, con obiettivi verificabili nel loro avanzamento per una nuova idea di città. Altrettanto sul metodo: “ …partire da un programma chiaro e condiviso per Pistoia, con le misure essenziali che rispondono ai bisogni reali della città, e poi costruire la coalizione attorno a quei contenuti. Ovviamente il Sindaco deve contribuire con tematiche proprie. No a puzzle di compromessi ma al centro sempre il cittadino”

1.      In una Toscana che arretra in un Paese che è fermo, che lettura dai della situazione economica e sociale del Comune? Quale futuro per le attività economiche nel panorama di una galoppante deindustrializzazione? E quale futuro lavoro, in particolare per i giovani e le donne? In uno scenario che sarà dominato dalla diffusione delle applicazioni della Intelligenza artificiale

“Pistoia deve fare Pistoia” Ritrovare la sua identità più profonda e coniugarla con un piano strategico coraggioso riconoscendo il bello che c’è. Aprire un nuovo sguardo sulla città.

Con un approccio speranzoso e competente, partecipativo e determinato, deve saper guardare ai suoi stakeholder interni (cittadini, anziani, bambini, commercianti, artigiani imprese associazioni di categoria, volontariato, la fondazione bancaria…) e a quelli esterni (turisti, pendolari, multinazionali (es Hitachi Rail), azienda con sede altrove ma operative in città…).  Tutti questi soggetti sono attori determinanti per la riuscita di un progetto di ampio respiro. Aprire tavoli di ascolto e mediazioni per trovare una sintesi no di stallo ma di slancio.

Che devo dire, in una Toscana che arretra e in un Paese sostanzialmente fermo dal punto di vista della crescita, anche il Comune di Pistoia vive una fase di transizione delicata. La nostra realtà soffre di un rallentamento strutturale: meno investimenti industriali, difficoltà per le piccole e medie imprese, contrazione del potere d’acquisto delle famiglie e un progressivo indebolimento del tessuto produttivo. La deindustrializzazione non è solo un fenomeno economico: è un fatto sociale. Quando si riduce la presenza manifatturiera, si impoverisce la qualità del lavoro, si frammentano le filiere locali e aumenta la precarietà. Pistoia deve necessariamente interrogarsi su come riposizionarsi in modo competitivo senza perdere identità.

In merito all’IA non deve essere subita, ma governata. Può rappresentare un’opportunità straordinaria di crescita e produttività se accompagnata da: formazione continua, riqualificazione professionale, investimenti pubblici e privati.

La sfida non è difendere il passato, ma costruire una nuova fase di sviluppo sostenibile, inclusiva e tecnologicamente avanzata. Un Comune non può risolvere da solo dinamiche globali, ma può creare condizioni favorevoli, fare rete con il territorio, semplificare procedure, investire in competenze e mettere al centro la qualità del lavoro.

2.      Nessuno, o quasi, parla più o, peggio, pensa più in termini di area metropolitana Firenze Prato Pistoia. È stato un tema, che qualche decennio anni fa agitava Pistoia, quando si parlava della sua marginalità in questa area. Su quali interventi, non solo di infrastrutture fisiche, Pistoia dovrebbe puntare per rientrare in questa partita e sviluppare le sue potenzialità? E come dovrebbe atteggiarsi Pistoia di fronte lo sviluppo dell’aeroporto di Firenze-Peretola, per dirne una?

Per anni Pistoia ha assistito in silenzio alle scelte dell’area metropolitana, subendole più che guidandole. Si è parlato molto di centralità fiorentina e poco di equilibrio territoriale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: investimenti concentrati, decisioni strategiche prese altrove, mentre Pistoia rimane ai margini.

Il tema dell’area Firenze–Prato–Pistoia non può essere una formula vuota. O è un progetto politico reale, oppure è un sistema sbilanciato che accentua le disuguaglianze territoriali.

Pistoia deve smettere di inseguire e iniziare a pretendere un ruolo. Ma lei stessa deve avere consapevolezza di chi è. Non possiamo limitarci a chiedere infrastrutture: dobbiamo reclamare investimenti in innovazione, formazione e sviluppo produttivo. Se l’area metropolitana è davvero tale, allora le funzioni strategiche devono essere distribuite, non concentrate. Essere nell’area metropolitana non significa essere periferia. Significa essere protagonisti. Rafforzamento dei collegamenti ferroviari e della mobilità integrata. Valorizzazione delle vocazioni territoriali: economia verde, vivaismo, cultura, artigianato evoluto. Collaborazione strutturata con università, ITS e centri di ricerca dell’area vasta. Presenza attiva nei tavoli decisionali metropolitani.

3.       Un tema ineludibile è quello del rapporto con il privato per la gestione dei servizi (acqua, rifiuti): c’è nella sinistra un evidente ritorno al passato sia la gestione pubblica dell’acqua che per la quotazione in borsa della multiutiliy, su base esclusivamente ideologiche, per dire qualcosa di sinistra, ma non per migliorare il servizio ai cittadini. Cosa ne pensi?

Premettendo che io mi sono schierata a favore dell’acqua pubblica, il tema del rapporto tra pubblico e privato nella gestione dei servizi essenziali – acqua e rifiuti in particolare – non può essere affrontato in modo ideologico. È una questione che riguarda la qualità della vita delle persone, l’efficienza, gli investimenti e la sostenibilità ambientale.

Negli ultimi anni si è riaperto un dibattito che tende a riproporre la gestione interamente pubblica come soluzione che io condivido a pieno e ne comprendo le ragioni storiche e culturali di questa posizione, ma dopo aver gestito per anni aziende pubbliche e miste credo che oggi il punto non sia “pubblico contro privato”. Il punto è: quale modello garantisce servizi migliori, tariffe eque, investimenti adeguati e trasparenza?

L’acqua è un bene comune, e questo principio non è in discussione. Ma la natura pubblica del bene non coincide automaticamente con l’efficienza della gestione. Servono capacità industriale, competenze tecniche, solidità finanziaria e programmi di investimento di lungo periodo. Lo stesso vale per il ciclo dei rifiuti, dove la sfida ambientale impone innovazione e infrastrutture moderne.

La vera domanda che dobbiamo porci è: il servizio funziona meglio? Le perdite idriche si riducono? Le tariffe sono sostenibili? La raccolta differenziata migliora? Gli impianti sono adeguati alla transizione ecologica?

Il cittadino è soddisfatto del servizio?

4. Cosa metteresti al centro del programma come impegno prioritario e prevalente, come asse strategico principale per la nuova amministrazione: la casa piuttosto che la cultura? Servizi per la natalità ed i bambini o servizi per l’assistenza agli anziani (i bambini non votano, gli anziani si…? Il sostegno alle attività economiche o l’ambiente?  Oppure la scuola, per adeguarla alle nuove sfide?  Per non dire delle sfide per la nuova medicina territoriale.

La scelta non può essere tra casa o cultura, tra anziani o bambini, tra economia o ambiente. Un programma serio deve individuare un asse strategico unico, capace di tenere insieme le priorità dentro una visione coerente.

5. Uno dei temi più avvertiti dai cittadini è la questione dell’abitare, affrontata spesso senza tener conto del cambiamento profondo della domanda. Quali proposte potrebbero venire dagli enti pubblici in collaborazione con i privati, profit e non profit, con il supporto delle aziende del credito e le Fondazioni bancarie per elaborare un programma a medio-lungo termine e curarne la realizzazione? Anche per evitare la (s)vendita del patrimonio immobiliare del Comune, storico e di recente donazione (es. Villini Desii)

Il tema dell’abitare oggi non è più solo “case popolari” o “emergenza sfratti”. La domanda è cambiata profondamente: più nuclei monopersonali, giovani lavoratori precari, famiglie monogenitoriali, anziani soli, lavoratori temporanei e nuove fragilità sociali

Serve quindi una politica abitativa strutturale di medio-lungo periodo, non interventi spot.

Se dovessi delineare una proposta concreta per il Comune di Pistoia, la imposterei su cinque pilastri operativi.

Primo passo: mappatura completa e aggiornata di: patrimonio pubblico disponibile o recuperabile, immobili dismessi o sottoutilizzati, domanda abitativa per fasce di reddito e tipologia familiare. Senza dati, non si governa il fenomeno. Il piano dovrebbe definire: quota ERP (edilizia residenziale pubblica), quota housing sociale, quota locazione calmierata, quota cohousing e soluzioni innovative.

Partenariato pubblico–privato regolato. Non basta il Comune da solo. Servono: investitori istituzionali, cooperative, soggetti del terzo settore, fondazioni bancarie, sistema del credito.

Strumento possibile: fondi immobiliari etici o territoriali, società di scopo pubblico-privata con controllo pubblico, accordi di programma per rigenerazione urbana. Il principio deve essere chiaro: il privato investe, ma dentro vincoli di destinazione sociale e durata pluriennale.

Rigenerazione invece che vendita. La vendita del patrimonio immobiliare comunale è spesso una soluzione finanziaria di breve periodo che impoverisce il futuro.

Immobili storici o di recente donazione (come i Villini Desii) possono diventare: residenze per giovani lavoratori, housing intergenerazionale, spazi misti abitare–servizi, residenzialità temporanea legata a formazione o lavoro, micronido.

Il patrimonio pubblico va valorizzato, non alienato per coprire spese correnti. Senza politiche abitative: i giovani non restano, le imprese non trovano lavoratori, il centro storico si svuota, aumenta la fragilità sociale.

La vera alternativa non è tra vendere o non vendere il patrimonio. La vera scelta è tra: fare cassa oggi oppure, costruire una strategia urbana per i prossimi vent’anni.

6.  Il rapporto con i privati per gli investimenti: si afferma, si invoca ma poi nella pratica non riesce a decollare perché si pretende di imporre obblighi e adempimenti del pubblico e perché scattano sempre, regolarmente, le pregiudiziali ideologiche, dimenticando la lezione di un dirigente che ha fatto il suo paese grande, forse anche troppo: «Non importa che il gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i topi». Come metterlo in pratica, ad esempio, per il recupero e la riqualificazione urbana? Le ex Breda non sono un esempio incoraggiante…

Ovvio che non possiamo pretendere di trasferire al privato tutti gli obblighi e adempimenti del pubblico, ma deve prevalere il giusto equilibrio. Dobbiamo evitare tassativamente progetti bloccati, come purtroppo è accaduto con le ex Breda, che non sono diventate un esempio positivo di rigenerazione urbana o le Ville Sbertoli.

Il Comune individua immobili o aree dismesse. Il privato realizza la riqualificazione con investimenti propri, assumendosi rischi industriali.

Il Comune mantiene controllo sulla destinazione d’uso, accessibilità e qualità.

Però è chiaro che dobbiamo essere attrattivi rispetto a partner privati solidi, dobbiamo pensare ad eventuali sgravi fiscali locali, contributi per ristrutturazione, scuole di formazione mirate rispetto alle esigenze di know how.

Bisogna stabilire obiettivi chiari, misurabili e condivisi. In questo modo Pistoia può fare decollare partenariati pubblico–privato funzionali, trasformando aree dismesse in spazi vivi, senza svendere patrimonio e senza fermarsi sulle pregiudiziali ideologiche.

7.      I sindaci, di fronte a problemi quali la sicurezza ed il contrasto della criminalità, in campagna elettorale tendono ad atteggiarsi a Superman, promettendo l’impossibile su temi dove hanno competenze residuali, ma, una volta eletti, ridiventano il timido Clark Kent schiacciato da ostacoli burocratici ed impossibilitato a mantenere. Cosa si dovrebbe fare per il contrasto alla criminalità e per la sicurezza ed il decoro della città?

Hai ragione: la questione sicurezza urbana e contrasto alla criminalità non può ridursi alle promesse elettorali di “super‑eroi” oppure a slogan di facciata. Per il Comune di Pistoia serve un approccio realistico, strategico e coordinato, che sappia tenere insieme: la legislazione vigente (dove il sindaco ha competenze limitate), la collaborazione con Prefettura, forze dell’ordine, Polizia locale, magistratura, politiche sociali di prevenzione e coesione, decoro urbano e controllo del territorio, indicatori chiari per misurare risultati.  

Azioni pratiche: Patti per la sicurezza urbana con Prefettura, forze dell’ordine, Polizia Municipale, associazioni di categoria e cittadini. Intensificazione dei controlli in sinergia tra Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia Municipale in aree critiche. Joint patrols e protocolli di scambio informazioni (anche con istituti di vigilanza privata secondo modelli come “Mille occhi sulla città”).

Indicatore utile: numero di pattugliamenti coordinati mensili. 2. Potenziamento e modernizzazione della Polizia Municipale. La Polizia Municipale non è solo agente accertatore di violazioni stradali: può agire anche nel monitoraggio di fenomeni di degrado, sicurezza stradale e segnalazioni tempestive.

Presenza diffusa nei quartieri con sedi decentrate o “punti di ascolto urbano”. Formazione e tecnologie (body cam, app di segnalazione civica).

Coordinamento con servizi sociali per situazioni di marginalità.

Un sindaco non è Superman, ma può essere un regista efficace di un sistema di sicurezza che: si basa su cooperazione reale con Prefettura e forze dell’ordine, integra polizia locale, decoro urbano e politiche sociali, usa dati, indicatori e rendicontazione pubblica, non lascia spazio a slogan elettorali fine a sé stessi.

Questo approccio, se ben strutturato, permette di aumentare la sicurezza effettiva e la percezione di sicurezza di chi vive e lavora a Pistoia, con effetti positivi sul benessere collettivo e sulla qualità della vita urbana.

8.      Sulla questione migranti infuria lo scontro politico in tutto il mondo occidentale (nessun si domanda perché non vogliono andare in Russia o in Cina o perché scappano da Cuba): l’estrema destra raccoglie consensi sempre più ampi, in Europa governi a guida liberale e progressista tendono a restringere l’accoglienza. A Pistoia in questi anni si è consumata la vicenda di Vicofaro che ha diviso la comunità pistoiese e lacerato la Chiesa locale. Quale potrebbe essere una politica di sinistra per l’accoglienza a Pistoia che possa fare dei migranti una risorsa?

«Una politica di accoglienza di sinistra a Pistoia deve essere pragmatica e integrata. Non basta dare un tetto: servono percorsi di inserimento abitativo, formazione e lavoro, inclusione sociale e sicurezza urbana. I migranti possono diventare una risorsa se li aiutiamo a partecipare alla vita della città, collaborando con associazioni, scuole e imprese. Così l’accoglienza non divide, ma rafforza la comunità, produce opportunità economiche e costruisce coesione sociale.»

9.      Che giudizio dai della sanità pistoiese nel contesto di una super ASL dove Pistoia è il vaso di coccio? Ed i tanti, troppi progetti di medicina territoriale, perfetti sulla carta ma spesso destinati a naufragare per mancanza di risorse, finanziarie ed umane? Su cosa il Comune dovrebbe focalizzare il suo impegno? e come superare la ritrosia che si avverte, nonostante apprezzamenti formali, nei confronti del Terzo Settore che può dare un contributo importante nell’ambito della programmazione dei servii da parte del soggetto pubblico? 

«La sanità pistoiese si trova oggi in una posizione delicata: all’interno di una super ASL. Pistoia è spesso il “vaso di coccio”, con risorse limitate e progetti di medicina territoriale che sulla carta sembrano perfetti, ma nella pratica rischiano di naufragare per mancanza di personale e fondi. Tuttavia, credo che la questione non risieda nel fatto che non esista più la ASL 3 ma bensì nell’incapacità di svolgere un ruolo all’interno del tavolo di trattativa regionale sulla Sanità. Non sappiamo cosa vogliamo pertanto come possiamo chiederlo.

Il Comune può fare la differenza concentrandosi su coordinamento, integrazione e semplificazione: facilitare la collaborazione tra ospedale, medicina di base, servizi sociali e Terzo Settore; dare priorità a interventi che hanno impatto concreto per i cittadini; sostenere le strutture che già funzionano e potenziare quelle carenti.

È fondamentale superare la ritrosia verso il Terzo Settore, riconoscendone il valore come partner nella programmazione e nell’erogazione dei servizi. Questo significa passare da apprezzamenti formali a accordi operativi chiari, con ruoli definiti, risorse dedicate e monitoraggio dei risultati. Solo così Pistoia può costruire una sanità territoriale efficace, sostenibile e vicina ai cittadini.»

10   Indicami tre interventi prioritari, chiari e definiti oltre che monitorabili nel loro avanzamento, che inseriresti nel programma per la città, le periferie, la montagna.

Gli interventi prioritari sono molteplici ma provo a elencarne quattro:

INTERVENTO SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI, togliere il Porta a Porta introdurre i cassonetti intelligenti affinché il cittadino abbia un servizio continuo e non sia costretto a trasformare la propria abitazione in una discarica.

INTERVENTI A FAVORE CENTRO STORICO. Un centro senza abitanti diventa solo vetrina.

Interventi concreti: Incentivi IMU/TARI per affitti a canone concordato. Contributi per ristrutturazione di fondi trasformabili in abitazioni. Regolamento per limitare eccesso di affitti brevi.

Indicatore monitorabile: +5% residenti in 5 anni.

Commercio di qualità (non desertificazione). Serve differenziare rispetto ai centri commerciali.

Azioni: Bando “Fondo Sfitto Zero” con contributi per nuove attività artigiane.

Canone calmierato per botteghe storiche. Stop a eccessiva concentrazione di attività tutte uguali.

Indicatore: –20% fondi sfitti in 3 anni.

Cultura continua, non solo eventi spot. Dopo l’esperienza di Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017 serve continuità.

Proposte: Calendario annuale stabile (musica, teatro, festival diffusi).

Aperture serali coordinate dei musei. Collaborazione con scuole e associazioni.

Indicatore: +25% presenze culturali annuali.

Accessibilità intelligente. Centro vivo sì, ma raggiungibile.

Parcheggi scambiatori con navette elettriche. Abbonamenti residenti agevolati. Logistica urbana per consegne in fasce dedicate.

Indicatore: Riduzione traffico di attraversamento –15%.

QUARTIERI SICURI E CONNESSI

Piano straordinario per periferie vivibili entro 36 mesi

Quartieri coinvolti prioritariamente: Bonelle, Bottegone, Sant’Agostino, Le Fornaci Candeglia e zone precollinari come Valdibure. Obiettivo politico chiaro

Ridurre il degrado percepito e reale, migliorare sicurezza, qualità urbana e collegamenti tra quartieri e centro. Interventi concreti:

1. Illuminazione 100% LED. Sostituzione di tutti i punti luce obsoleti. Nuovi pali nelle zone carenti. Riduzione consumi energetici del 40%. Target: completamento entro 24 mesi.

2. Piano Marciapiedi e Strade Sicure 5 km l’anno di marciapiedi rifatti. Eliminazione barriere architettoniche. Rifacimento segnaletica e attraversamenti illuminati. Target: 15 km riqualificati in 3 anni.

 3. Verde pubblico curato e presidiato Rigenerazione di 3 parchi degradati.

Zone dedicate agli animali. Installazione giochi inclusivi. Patto con associazioni per gestione condivisa. Target: 3 aree completate entro 30 mesi.

4. Sicurezza intelligente. Videosorveglianza mirata nei punti critici. Pattugliamenti coordinati.

Numero verde di quartiere per segnalazioni rapide. Target: -30% segnalazioni di degrado entro fine mandato.

MONTAGNA PISTOIESE

“Montagna tutto l’anno” – Economia 4 stagioni

Area di riferimento: Montagna Pistoiese

Obiettivo Contrastare spopolamento e stagionalità economica. Azioni concrete. Incentivi per coworking e smart working in montagna. Contributi a giovani imprenditori turistici e agricoli.

Piano sentieristica e bike tourism. Accordi con operatori per eventi sportivi estivi.

11. Se ti dico Università a Pistoia che reazione hai?

Pistoia può diventare una città universitaria diffusa: non serve un grande ateneo tradizionale, ma poli tematici e corsi professionalizzanti legati alle imprese locali, laboratori e master specialistici, spazi di coworking e residenze per studenti. Così tratteniamo i giovani, favoriamo innovazione e occupazione, valorizziamo il territorio e rendiamo Pistoia più viva e attrattiva.

12.  Come ha lavorato l’amministrazione Tomasi? Ha usato al meglio gli strumenti e le risorse che ha avuto a disposizione? Dove ha fatto meglio e quali le carenze che risultano più evidenti?

Ci sono due cose che mi sono piaciute del mandato Tomasi, la prima è che ha tolto il lampione della luce alla barriera ridonando armonia all’architettura di quel pezzo di città, la seconda è l’illuminazione natalizia in Piazza del Duomo.

Criticità serie le abbiamo sull’area ex Breda che in nove anni è bloccata, le Ville Sbertoli che cadono a pezzi, i servizi per le famiglie carenti, l’investimento per formazione dei giovani e attrattività delle imprese è a zero. Smania di cementificazione e desertificazioni di idee e talenti. Per poi passare all’infelice scelta del Porta a Porta che vede le case inondate di rifiuti.

Alcuni progetti pubblici, come quelli legati al quartiere di San Lorenzo o al parcheggio scambiatore della stazione ferroviaria, hanno subito ritardi o aumenti di costo che hanno alimentato critiche sulla capacità di gestione e supervisione dell’amministrazione. Il centro storico ha continuato a soffrire per la chiusura di molte attività commerciali, sollevando domande su misure efficaci di rilancio economico e attrattività urbana.

Una Pistoia che non sa più chi è.

13.   Quale il percorso che preferisci per arrivare all’appuntamento elettorale: prima la coalizione con il candidato sindaco e poi un programma tagliato sulla coalizione con infinite mediazioni? Oppure prima un programma di misure essenziali per il futuro di Pistoia, su quale si costruisce la coalizione che lo condivide e che esprime il sindaco?

La seconda strada è decisamente più solida e coerente: partire da un programma chiaro e condiviso per Pistoia, con le misure essenziali che rispondono ai bisogni reali della città, e poi costruire la coalizione attorno a quei contenuti. Ovviamente il Sindaco deve contribuire con tematiche proprie. No a puzzle di compromessi ma al centro sempre il cittadino.

Simona Laing: attualmente direttore generale Farmacie Comunali di Grosseto. Precedentemente Amministratore unico Farmà S.r.l. Napoli; Direttore generale Farmacie Comunali di Roma Capitale; Amministratore delegato Farmacie Comunali di Pistoia S.p.A.; Collaboratore Amministrativo a tempo indeterminato Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze; Presso SDA Bocconi School Management Crisis Management in Sanità e nella PA; SDA Bocconi di Milano. Corso di formazione in “Progettazione organizzativa”; Laurea Magistrale. Università degli studi di Firenze. Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri. Indirizzo storico politico.

🖊 Io sostengo Simona Laing come candidata Sindaca del centrosinistra! Facciamolo insieme! 
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