Diciamocela tutta ci sono due aspetti che il quotidiano Domani, in data odierna, mette in risalto accusando Luigi Sbarra (ex segretario generale, approdato nel Governo Meloni) e la Cisl.
Il primo è probabilmente frutto di dimenticanza, sciatteria.
Dopo molti mesi, infatti, Sbarra risulta, dati della Camera di Commercio di Roma alla mano, ancora negli organismi di governance della Fondazione Ezio Tarantelli.
Molti ricorderanno che in realtà il traghetto preso da Sbarra tra le dimissioni dalla segreteria (indelebili i bouquet di fiori e le ovazioni dei delegati Cisl per Giorgia Meloni) fu un'altra Fondazione Cisl quella dedicata a Franco Marini, già leader della confederazione di Via Po dopo Pierre Carniti, Ministro del Lavoro e Presidente del Senato.
La Presidenza Sbarra della Fondazione Marini (ora lasciata all'ex segretario della Cisl Lombardia Ugo Duci) ha scatenato mille polemiche, ad esempio:
In realtà il tema è che, all'improvviso, Marini per Sbarra era diventato memoria scomoda: Marini rapresentava, infatti, colui che si era opposto strenuamente, infatti, a Rocco Buttiglione, quando il filosofo ciellino aveva deciso di spostare forzatamente il PPI di stuziana memoria a destra, nelle braccia di Berlusconi e Fini, opposizione realizzata, da Marini, proprio in nome dell'antifascismo.
In precedenza Sbarra si era addirittura paragonato, senza alcun pudore, a Marini, lo aveva fatto, ad esempio, presso il Consiglio Regionale dell'Abruzzo, nel discorso di chiusura di un campo scuola giovani da me coordinato e diretto, dedicato proprio alla figura del sindacalista marsicano.
In quell'occasione, eravamo alla vigilia del varo del Governo più a destra della storia repubblicana, persino più a destra di quel Governo Tambroni, votato anche dall'Msi, che provocò, nel 1960, le dimissioni da Ministro di Giulio Pastore, primo leader e fondatore della Cisl e Sbarra affermava: non vedo l'ora che Giorgia Meloni vari sul suo Esecutivo (poi abbiamo capito anche perchè di tanta fretta...)
Insomma qualsiasi Fondazione tocchi Sbarra (per fortuna non si è occupato, più di tanto, proprio della Fondazione Pastore, altra realtà di area Cisl...) sembra fare danni.
Il Domani, però, ha scoperto una fatto che, se confermato, appare molto più grave.
Ci sarebbe stato un affidamento diretto, di non poco conto (90.000 euro, più di molti finanziamenti a bando) da Palazzo Chigi alla Fondazione Tarantelli che è una Fondazione della Cisl, sia che Sbarra ne faccia ancora parte sia che si sia in effetti dimesso, come probabilmente, pur tardivamente, ha fatto.
Peraltro il tema riguarda un argomento: "Il Piano per la famiglia" del Governo, in cui, salvo recentissimi ingressi, non risultano, sinceramente, professionalità specifiche nella Fondazione, in grado di portare avanti con la dovuta scientificità l'argomento, mai affrontato prima, ci risulta, dalla Fondazione stessa.
Ultimo fatto del patto di ferro Cisl, Cnel Brunetta, Fumarola Sbarra (qui ritratti insieme durante il recente convegno in memoria di Marco Biagi) è il recentissimo finanziamento da parte del Cnel sempre, guarda un po' alla Fondazione Tarantelli di un premio per tre borse di studio.
Intendiamoci, assolutamente niente di male che vi siano tre borse dedicate alla memoria dell'economista barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse, nel 1985, anzi, ma la stranezza è che un ente istituzionale e costituzionale come il Cnel, che poteva tranquillamente bandirle autonomamente, abbia deciso di finanziare la Fondazione che è solo uno degli organismi che portano avanti la memoria di Ezio Tarantelli (si pensi all'opera continuativa che ha, da sempre, svolto l'Università La Sapienza).
Peraltro Tarantelli che aveva avuto in tasca, per lungo tempo, la tessera del Pci, collaborò anche con i socialisti della Cgil e con la Uil, non solo con la Cisl di Carniti (che è, vero, gli creò ad hoc, un piccolo istituto di ricerca, l'ISEL).
Insomma le commistioni tra Cisl e Palazzo Chigi non finiscono mai, così come la luna di miele tra il sindacato di Via Po e il Governo Meloni.
Basti pensare al recente referendum: mentre uno stimato cattolico democratico come Giovanni Bachelet, a capo del comitato della società civile per il No, si chiedeva, pubblicamente, "dov'è, con chi sta la Cisl", Daniela Fumarola, solo apparentemente neutrale, presenziava platealmente solo ad iniziative per il Sì, tra cui quelle organizzate dal plenipotenziario governativo Mantovano.
Contemporaneamente alcune Ust Cisl, come quella di Parma e Piacenza, più realiste del re (o meglio, in questo caso, della regina...) organizzavano dibattiti con solo rappresentate le ragioni del sì al Referendum.
Come è lontana la Cisl che aderiva con forza e competenza al Comitato Salviamo la Costituzione contro le riforme costituzionali del Governo Berlusconi (era persino la Cisl di Bonanni, non quella di Ugo Chavez...) e che, dieci anni prima (ai tempi non del subcomandante Marcos, ma di Sergio D'Antoni) aveva ristampato scritti, fondamentali sulla Costituzione, di Giuseppe Dossetti con la sua casa editrice (allora del tutto di proprietà) Edizioni Lavoro.
Altri tempi.
Tutt'altra Cisl.
Francesco Lauria



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