giovedì 9 aprile 2026

IL SOGNO DI GIOVANNI PUO' DIVENTARE IL SOGNO (DA SVEGLI!) DI UN'INTERA CITTA'


"Ma lo sai, devo ammetterlo, che a me mi garba un monte?"

Mi giro e lo guardo, non ci conosciamo, non ci siamo mai parlati prima.

Ho in mano i volantini rossi di Giovanni Capecchi, per questo motivo sono stato: "riconosciuto"...

L'uomo avrà forse qualche anno meno di me e poco indietro a lui c'è una donna che scoprirò, qualche minuto dopo, essere sua moglie.

No, non siamo più abituati a parlare con gli sconosciuti per strada, ci hanno inculcato la paura dell'altro, la diffidenza rispetto all'incontro inatteso.

Ora stiamo camminando insieme in tre e ci avviamo a terminare Via Curtatone e Montanara, la via della libreria indipendente Lo Spazio, quella con il pianoforte che provo ogni tanto a suonare e le tartine strane, in mezzo ad oceani di libri.

Un posto dove, in questi anni, a mio parere, si è fatta più cultura rispetto all'intera giunta di centrodestra, ma magari sono di parte.

Passata la libreria la mia nuova conoscenza continua: "io erano anni, ma che dico, decenni che non ero così coinvolto in politica, oggi non riuscivo a non commuovermi!".

Raggiungiamo Piazza San Francesco, li guardo entrambi.

Penso che, appena qualche minuto prima, proprio al comizio in Piazza Santo Spirito di Giovanni Capecchi, in uno spazio gremito e gioioso, anche io mi sono commosso.

Non dovevo essere lì, stasera avrei dovuto cenare nella piazza principale di Bilbao che, in basco, si chiama Piazza Barrìa, non Piazza Santo Spirito.

E non ha certo al centro l'austera statua del cardinale Niccolo Forteguerri.

Invece, per cause di forza maggiore, ero lì anche io con quella coppia pistoiese e tantissime altre persone, cittadine e cittadini, ad ascoltare la "politica dell'abbraccio" di Giovanni Capecchi.

E ne sono stato contento: perchè ho ascoltato un'idea di Politica che non trascura le "cose piccole", ma che parte dall'ineluttabilità di un sogno, radicale e concreto, di cambiamento.

Una Politica del Noi che non è meramente uno slogan facile, ma un vestito quotidiano che Giovanni porta con sè da Orsigna a Bottegone, dalla sua Candeglia (San Rocco) a Bonelle, da Torbecchia a San Mommè.

Il comizio, introdotto e presentato da una strepitosa Lavinia Ferrari (un esempio di valore di giovane pistoiese nel mondo...) è stato, come sempre, bellissimo, profondo, mai urlato, franco a tratti, ma sorretto dalla forza dolce della gioia.

Capecchi era determinato e felicemente consapevole di aver riportato in piazza, nell'agorà, tanti e tante che, alla politica, nella politica, anche per gli errori della sinistra (a Pistoia e non solo), non credevano più.

Rispondo ai miei due nuovi conoscenti: "Si, anche io, da San Domenico, avverto che qualcosa in me e intorno a me è cambiato". (il 28 febbraio nel Convento di San Domenico c'è stato il lancio della candidatura che, con la forza prima di centinaia e centinaia di cittadini, poi migliaia, ha ottenuto, strappato le primarie unendo, in un campo larghissimo il centrosinistra della città. Un centrosinistra che sembrava destinato per l'ennesima volta a frantumarsi e, sicuramente, a riperdere...).

La donna (si, non ci siamo detti i nomi) mi risponde: "sento anche io, da San Domenico, un'energia incredibile, ma non molliamo fino alla fine, il risultato non è acquisito!".

Ci salutiamo: io dico loro: "scappo a casa, devo cenare con mio figlio, che è da solo...". 

Mi sorridono: "Sì, anche noi, per Giovanni, abbiamo ritardato la cena ai nostri figli, ma ora li raggiungiamo subito!"

Rido anche io e, da lontano, ci facciamo il reciproco: "Viva il lupo!"

D'altronde Giovanni lo ha detto chiaramente e io gli credo: "a noi il potere non interessa, nemmeno i risultati estemporanei, a noi interessa la Pistoia dei nostri figli e dei nostri nipoti".

Oggi eravamo lì anche per loro, con loro, sia pur non fisicamente.

Due saranno i possibili primi provvedimenti di Capecchi sindaco: l'aumento del fondo per gli affitti, ma anche il gemellaggio di Pistoia con una città palestinese.

Pensando a quanto mi è appena successo mi torna alla mente un altro passaggio del discorso odierno di Giovanni che, anche da docente di Letteratura italiana, ha voluto parlare di Dante per ricordare l'importanza dell'incontro.

"Io, tutti noi,proprio come ci ha insegnato il sommo Poeta, siamo il risultato delle nostre esperienze, dei nostri incontri, dei nostri dialoghi.

Non ci dobbiamo vergognare di nulla, anche dei momenti difficili, delle cadute, delle sconfitte. Noi siamo quello che siamo stati, noi siamo chi abbiamo incontrato".

Danilo Dolci scriveva: "Ciascuno cresce solo se sognato"  e Giovanni Capecchi ha concluso l'incontro tornando a parlare di sogno e di sogni.

Un sogno che quando diventa comunità, ci ha detto, si avvera, continua ad accompagnarci anche da svegli, aggiungo io.

Il sogno di Giovanni, attraversa un'intera comunità, sempre più grande.

Può, davvero, cambiare in meglio la realtà.

Può, potrà, diventare il sogno condiviso, sconfinante, di un'intera città.

Una città nel Mondo, la Pistoia Possibile di Giovanni Capecchi.

Sarebbe il primo sindaco senza tessera di partito, senza demonizzarli i partiti, ma sapendo anche andare oltre, pescando non tanto nella rabbia, ma nella stanchezza, trasformandola in capitale di fiducia e di speranza.

I volantini che mi hanno fatto incontrare la coppia li avevo presi al gazebo in Piazza.  Chiara, nel darmeli mi ha anche chiesto come mai non fossi a Bilbao.

Le ho risposto che mi dispiaceva molto non essere potuto partire, ma che, nonostante tutto, ero contento di essere in quella piazza e di poter sostenere ancora di più il suo grande papà.

Un bellissimo sorriso mi ha raggiunto. Un sorriso che vale più di mille parole, anche per Giovanni che, con i sorrisi sui media è, a volte, un po' impacciato.

Quello che conta, al di là dei social, è il sorriso vero, quello che si specchia negli occhi dell'altro/a.

Magari un sorriso inaspettato, una gentilezza sincera, proprio come la poesia politica di Giovanni.

Sì, la Speranza è un sogno bellissimo che si fa da svegli.

E la Speranza, a Pistoia, si chiama, senza alcun dubbio: Giovanni Capecchi. 

Il 12 aprile alle primarie, intanto... 

Ma, con tutti gli scongiuri del caso, certamente anche oltre...

Francesco Lauria

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