No, non lo scorderò.
Non scorderò il momento in cui G, quasi alle 23 di domenica sera, mi invita a fare silenzio e a guardare fuori dalle grandi finestre della ex scuola elementare di Villa di Baggio, sede delle sezioni elettorali 97 (la nostra, al secondo piano) e 98.
Già, perchè Pistoia non si ferma, come è noto e come abbiamo ripetuto alla noia, alle belle vie del centro, a quella Piazza Spirito Santo o a quella Chiesa di San Giovanni (dove fino a pochi anni fa erano stanziali i padri domenicani) luoghi ormai "capecchiani", per le iniziative, i comizi e i festeggiamenti.
Il comune di Pistoia va molto oltre, arriva alla mia Emilia, all'Orsigna, si incunea a Nord nelle Valli della Bure, Iano, Baggio e, appunto, Villa di Baggio.
Ne avevo sentito parlare di Villa di Baggio e di Baggio, dei piccoli musei dedicati ai lavoratori del carbone, altro secolo, altri tempi, altra Pistoia. Non ci ero mai stato, tranne, forse, per una cena, una quindicina di anni fa.
A Iano, invece, ero stato il 2 maggio nel pomeriggio e sarebbe stato un momento di svolta, negativo e doloroso, nel mio impegno durante la campagna elettorale per Giovanni Capecchi e non solo.
Sono posti bellissimi, lo scrissi anche a Capecchi, mentre, proprio al circolo Arci di Iano, lo aspettavo, quel pomeriggio, dopo aver parlato, purtroppo, con i massimi vertici di Avs-Sce.
A Villa di Baggio, poco prima delle 23 di domenica 24, un giovane filosofo delle Fornaci, mio compagno scrutatore, un attimo prima della prima provvisoria campanella, dopo sedici ore di quasi silenzio, mi invitava al silenzio e allo sguardo.
Si perchè il cielo stava per diventare buio, ma non aveva avuto ancora la meglio del tutto sulla nostra giornata di luce a Villa di Baggio.
Una giornata passata ad aspettare i pochi, pochissimi votanti di Baggio, il paese più spopolato, più in alto, privato del seggio in loco alcuni anni fa.
Un paesi prevalentemente di anziani che faticano a percorrere i due chilometri e mezzo che lo separano dalla più bassa Villa.
Pochi sanno che a Villa di Baggio non prendono i cellulari (nemmeno i più moderni e ostinati) e non funziona internet.
Salvo alcuni momenti catartici in cui, spingendosi quasi all'esterno delle finestre della ex scuola, con relativo pericolo, si raggiungeva un pericolante e quasi sempre beffardo segnale 1G, non c'era proprio verso.
Tablet comunale silente. Al suo posto l'utilizzo del vecchio, insostituibile e novecentesco telefono fisso, per comunicazioni e risultati.
Niente Google Maps, solo richieste a voce agli abitanti, nel piccolo centro della collina pistoiese.
E silenzio, tanto silenzio.
Due circoli (uno Acli e, uno, ovviamente più grande, Arci) che aprono ad orari strani, ad esempio, a "un toc e mezzo" che, da immigrato emiliano, imparo, significa alle 13.30.
Stare due giorni abbonanti nel silenzio di Villa di Baggio, con i compagni/e delle due sezioni, in parte autoctoni ed in parte importati, come me, da Viale Adua e dintorni, è stato, per me, salvifico.
Pochissimi i momenti in cui rispondere agli hater, hooligan capecchiani, e in cui anche io, lanciarmi all'attacco all'arma bianca del candidato che, nei giorni precedenti al voto, mi aveva sconvolto e deluso e che avrebbe, certamente, stravinto, trionfato.
Ma quel momento, quello in cui azzero i pensieri e il bel panorama della disconnessa e semplice Villa di Baggio mi conquista e zittisce, non lo dimenticherò mai.
Se, per due giorni, essere disconnessi dal mondo può risultare, come lo è stato per me, salvifico e autotutelante, esserlo sempre (certo, ci si fa l'abitudine) non è la stessa cosa.
Certo, ormai c'è il wi-fi, c'è Starlink. Elon Musk, arriva persino a Baggio, Iano e Villa di Baggio.
Ma non è la stessa cosa.
E' più difficile svolgere, ad esempio, una giornata in smart working, è pericolosissimo, magari per colpa di un branco inaspettato di cervi e dopo aver schiacciato un povero istrice, rimanere in panne la sera/notte con la macchina.
Non puoi telefonare a nessuno e, ovviamente, nemmeno la vecchia cabina telefonica esiste più.
Se, come ho fatto io questa mattina, si cercano notizie su questi disagi e disservizi, si trovano lamentele dei cittadini almeno dal 2016.
Più di dieci anni.
Mi chiedo, qualcuno magari c'è morto in dieci anni, aspettando più del lecito e necessario, un'ambulanza dispersa tra le curve.
Stando più leggeri, quanto tempo, magari, un innamorato/a ha aspettato, invano, la risposta su whatsup dell'amata/o, dovendo, invece, procurarsi degli antichi francobolli, ormai introvabili anche dai tabaccai?
Mi dicono che il problema verrà presto risolto, che ci sono state una serie, imbarazzanti, di circostanze sfortunate, beghe di paese, permessi mai accordati/concessi per i pali telefonici, antenne realizzate e poi rimaste spente.
Ma la politica è rimasta lì, ferma o, comunque, inconsistente per oltre un decennio (quindi centrodestra, ma anche uno scampolo di centrosinistra) senza mai risolvere un problema, concretissimo, direi di cittadinanza delle persone, di borghi che si vanno spopolando.
Sono le famose, vituperate, abbandonate aree interne, anche a Pistoia, orfane di servizi: uffici postali (aprono meno dei circoli, quando ci sono...), presidi medici, scuole, edicole etc.
Il silenzio è bellissimo, in questi nostri tempi, forse una vera e propria rivoluzione. Ma quando è solo forzato lo è, certamente, meno.
No, non ho ovviamente avuto nè tempo (ero ancora al seggio), nè voglia di mischiarmi, inopportunamente, alla festa di Capecchi e dei suoi nella Ztl del centro cittadino.
Come mi si è fatto notare, Capecchi, tranne in una sezione a Ramini e in alcuni pochi altri posti, ha vinto ovunque, anzi ha stravinto anche nella mia montana sezione 97.
Dove non c'è la Ztl, se non per il fatto che, per un pezzo, a Baggio, dopo i lavori per il metano, manca proprio un pezzo di strada. Meno di cento metri, ma fondamentali, anche per i pochissimi autobus pubblici.
Chissà se quando tornerà, come promesso, a Baggio, Villa di Baggio, Iano, magari nella "sua" Castello di Cireglio, Capecchi metterà la cravatta che gli ha regalato, credo, Eugenio Giani, da indossare nei loro tavoli importanti e decisivi.
Non che sia fondamentale, in realtà.
Qui basta che la politica rialzi un palo, riaccenda un'antenna spenta per problemi burocratici.
E quando il silenzio, a Villa di Baggio, sarà cercato, non forzato, sarà ancora più bello di quella domenica, poco prima delle 23.
Qualche ora prima del trionfo, annunciato, anche a Villa di Baggio, anche a Baggio, anche a Iano, di Giovanni Capecchi.
Io, credo che ci tornerò a Villa di Baggio, magari per camminare, così come tornerò, mi auguro di poterlo fare, al parco letterario di Castello di Cireglio, nel bosco, alle fontanelle.
Farò certamente silenzio, se non altro per la fatica della salita e del cammino.
E, se come mi è capitato sempre domenica, poco dopo le 23, incontrerò una giovane volpe, quasi al buio, sarò comunque felice della mia scelta.
Con o senza il necessario e dovuto (agli abitanti) 5G...
Con o senza cravatta arancione, non importa.
Ma la Politica, a Iano, Baggio e Villa di Baggio, deve tornare prima che sia troppo tardi, prima che lo spopolamento e la morte (per vecchiaia, per carità...) vincano, non alle elezioni, ma sulla cittadinanza e sulla vita.
Problemi che, come è noto, non sono nè di destra, nè di centro, nè di sinistra.
E quando torneranno, la Politica e Capecchi, al di là della cravatta, potranno farlo in un modo solo: concretamente.
Francesco Lauria
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