"Disonorare la guerra. Percorsi e proposte per una maschilità di pace", curato da Marco Deriu e da Maschile Plurale, è un libro importante.
Perchè, come scrivono gli autori e le autrici: "contrastare la cultura bellica non significa solamente opporsi all'effettivo impiego delle bombe, dei missili, alla mobilitazione, ma contestare l'intero orientamento di una società verso la militarizzazione e la normalizzazione della guerra come strumento di gestione dei conflitti. (...)
L'obiezione di coscienza nel nostro tempo, si sottolinea nel volume collettivo, non è solo alla leva militare, ma anche alla militarizzazione dell'uomo, della società, del pianeta.
Avremmo dovuto presentare questo libro a Pistoia, il 20 maggio scorso in un'orizzonte di pace e militanza condivisa.
Non è stato possibile per una molteplicità di ragioni (anche molto dolorose), a partire dal ritardo della pubblicazione del volume, edito da Multimage.
Ci riproveremo anche perchè i tempi ci chiamano a una riflessione di pensiero e azione, non rimandabile: non vogliamo diventare inconsapevoli soldati-macchina, proni ad adeguarci, magari nostro malgrado, a un immaginario maschile autoritario e neo patriarcale, e privo dell'orizzonte della cura, della sensibilità, dell'alterità, dell'empatia, dell'accoglienza.
L'appuntamento con la presentazione del libro è fissato per il 12 luglio dalle ore 18, è online (a meno che non ci si trovi in Capitanata...) a questo link:
Aggiungo un'ulteriore riflessione, solo in parte personale, e scaturita dalla lettura e dall'ascolto del Vangelo di oggi, domenica 28 giugno: Matteo 10, 37-42.
Di commenti online ne ho letti diversi (sono anche andato fisicamente a Messa, ma sono arrivato in ritardo perchè bloccato dal passaggio dei partecipanti della ultramaratona Pistoia-Abetone, sinceramente, in un giorno così caldo, realizzata o da eroi o da incoscienti...).
Un commento però, distaccandosi da tutti quanti, mi ha molto colpito e mi permette un parallelo con l'incontro sul volume curato da Marco Deriu e da Maschile Plurale.
Si tratta della riflessione di Don Dario Viganò, trasmessa questa mattina (proprio mentre aspettavo gli ultimi ritardatari della manifestazione sportiva) da Rtl 102, 5 e recuperabile a questo link: https://play.rtl.it/rubriche/1/il-pensiero-della-domenica/amare-oltre-i-legami-di-sangue/
Nella sua rubrica: "Il pensiero della domenica", il suo commento ci ha invitato, coerentemente con la Parola, a mettere Cristo al centro dei propri affetti.
E fin qui tutto normale.
Poi Viganò ha articolato la sua riflessione su alcuni ulteriori punti chiave.
Gesù non ci chiede di amare meno la nostra famiglia, ma di fissare i nostri sentimenti a un "centro" solido anche se non immobile.
Per fare ciò, ci spiega don Viganò, commentando il Vangelo di Matteo, dobbiamo "andare oltre i legami di sangue" e vivere allargando lo spettro, non solo di noi stessi, ma anche di "clan", associazioni, ideologie, famiglie "acquisite", pregiudizi condivisi.
Sviluppando personalmente il commento del sacerdote, aggiungerei che restare umani in tempi di "corpi-arma" e di "soldati-,macchina" significa sapersi introdurre in un nuovo ordine di relazioni.
Più libero e magari anche più rischioso.
Un ordine dove, appunto, consapevoli del nostro Credo (o, laicamente, del nostro bagaglio di valori e di esperienza) possiamo, finalmente, rischiare l'alterità, contaminarci, incontrare.
L'identità diventa in questo modo una valigia aperta, non un bagaglio chiuso, egoista e fine a se stesso.
Il dialogo con gli altri diventa strumento, musica di Pace, nella scoperta piena di se stessi e nel confronto esterno, sotto la guida di una logica che non può che essere di dono.
Chi cerca (individualmente o collettivamente) di difendere egoisticamente la propria vita la perde, mentre chi la dona, per amore (di Dio, dell'altro/a da sè...) la trova veramente.
E anche i gesti piccoli possono svelare un valore immenso... disonorando la guerra.
Appuntamento al 12 Luglio, ore 18.00:
Francesco Lauria

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